Fabrizio Carcano.
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IN NOME DEL MALE.
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2011. Ugo Mursia Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Io sono Dio, il motto dei satanisti, la base del loro credo.
Ma non di quello di Ardig, che non credeva in Dio e, soprattutto, non credeva di essere Dio.
Un cimitero abbandonato, un cadavere carbonizzato, segni di messe nere e riti satanici.
Il demonio  tornato per fare giustizia: sei peccati, sei peccatori, sei delitti annunciati.  cominciata l'indagine pi difficile del commissario Bruno Ardig su cui incombe una sentenza di morte.
Da cacciatore a preda, con un solo alleato, il demonologo Dario Vanner, dovr sprofondare negli abissi del Male per scoprire chi uccide nel suo nome.
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L'AUTORE.
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FABRIZIO CARCANO (Milano, 1973)  giornalista professionista, scrive per Il Giorno, Superbasket, Bergamo&Sport e Affari Italiani.
 uno dei giallisti pi apprezzati dal pubblico milanese e lombardo nell'ultimo decennio. Il cacciatore di Caino  il suo dodicesimo romanzo noir dedicato ai misteri e al fascino di Milano dopo Gli Angeli di Lucifero (2011), La tela dell'eretico (2012), Mala Tempora (2014), L'ultimo grado (2014), L'erba cattiva (2015), Una brutta storia (2016), Il Mostro di Milano (2017). In nome del male (2018). Il codice di Giuda (2018), Milano Assassina (2019) e Nemesi Nera (2019), tutti pubblicati con Mursia.
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IN NOME DEL MALE.
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Dedica.
A tutti i malati. A tutti coloro che combattono contro una malattia.
A tutti i medici e gli infermieri, in trincea ogni giorno, per far trionfare la salute e la vita sulla malattia e sulla morte: grazie a ognuno di voi.
Ai miei genitori e a Liliana.
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PROLOGO.
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Milano, domenica 9 settembre 2001.
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Il primo sole di una giornata che si preannunciava splendida stava illuminando quello scorcio incerto, dove la citt finisce e la campagna inizia.
Un prato verde, a una ventina di metri uno steccato di legno separava l'area incolta da quella recintata della discoteca. Stessi fili d'erba, stessi alberi a punteggiarla.
Uno strano silenzio circondava gli agenti impegnati nei primi rilievi. Nessuno commentava.
Eppure ne avevano viste parecchie di ragazzine come quella, finite male. Non era la prima, non sarebbe stata l'ultima.
Non molto lontano la statua del Cristo Redentore, il Cristun, o El Signurun de Milan, come lo chiamavano gli abitanti del quartiere, guardava in un'altra direzione e non aveva uno sguardo pietoso da rivolgerle.
L'aveva trovata un anziano che andava nel suo orto: era abbandonata sotto gli alberi, vicino al recinto.
Sembrava dormisse. Un sonno eterno.
I rumori della ferrovia in sottofondo, in lontananza la sagoma dell'abbazia di Chiaravalle.
Nuda, solo un paio di sandali chiari ai piedi.
Sull'esterno della spalla sinistra un tatuaggio, un cuore intrecciato da un gambo di rosa, con due angeli alati.
Sul polso destro l'inchiostro sbiadito di un marchio: quello del Parco delle Stelle, il classico timbro degradabile impresso all'entrata dai buttafuori, da esibire per dimostrare di essere entrati regolarmente e non essere portoghesi che hanno scavalcato.
Era fuori dalla discoteca, lontana solo qualche decina di metri per cui lei doveva essere uscita.
Viva.
Qualcuno poi l'aveva lasciata l.
Morta.
Le gambe piegate innaturalmente come una bambola disarticolata.
Il medico legale, il dottor Brasca, stava gi effettuando la prima sommaria ispezione in quell'insolito silenzio infranto solo dal cinguettare degli uccellini.
Il giovane commissario, un novellino non ancora ventottenne, alto e robusto dagli occhi scuri e l'aria imbronciata, scrutava la scena.
Era ansioso come un segugio che tira il guinzaglio. L'adrenalina pompava nelle vene, trasmettendogli un'euforia quasi esaltante.
Il giorno prima aveva infilato le manette ai polsi di un assassino, un violento, un pervertito, un culturista che aveva strangolato a mani nude due prostitute in pochi mesi. Per il secondo omicidio lo avevano colto sul fatto, appena uscito da un albergo fetido a una stella, zona Porta Venezia; per il primo omicidio sarebbe crollato negli interrogatori e avrebbe confessato. Questione di ore.
E ora, subito, un nuovo caso.
Aveva gi deciso dove andare a cercare.
Nella discoteca alle loro spalle, il Parco delle Stelle. Due piste, una interna per i mesi invernali e una esterna per quelli estivi. L'ultima costruzione del quartiere Corvetto prima del verde della campagna milanese. Poco lontano un piccolo boschetto schiacciato tra la strada e la massicciata ferroviaria.
Il poliziotto osservava impaziente il medico legale.
Inginocchiato, il pancione trattenuto dalla cinta dei pantaloni di lino, ansimava per la scomoda posizione stantuffando come una locomotiva mentre esaminava il corpo della sventurata, tastandola con le dita infilate nei guanti di lattice.
Da una prima palpazione non rilevo nessun trauma osseo evidente. Nessun riscontro di percosse o lacerazioni esterne...
Il giovane commissario della Mobile lo ascoltava senza commentare.
Attendeva il secondo responso anatomopatologico della sua carriera investigativa.
Brasca delicatamente spalanc la bocca della giovane donna e scost le narici.
Questa  crepata per un'overdose. Ha ingerito qualche maledetta pasticca di ecstasy e non ha retto.
Le manipol la lingua.
Devo sottoporla agli esami tossicologici aggiunse.
 stata stuprata? domand il poliziotto, indicando l'area vaginale.
Ha consumato un rapporto... ma l'emorragia  limitata. Non mi sbilancio,  presto per dirlo, potrebbe essersi trattato di un rapporto consenziente, pur ugualmente lacerante. Forse nella fretta non si  inumidita borbott il coroner, mentre faticosamente tentava di rialzarsi.
Il commissario gli allung la mano per aiutarlo e si present.
Bruno Ardig. Sostituisco il commissario Masciarelli che  in permesso.
Ah,  quello nuovo. Complimenti per l'arresto del culturista.
Grazie.
Per cui sar lei a seguire anche questa indagine, giusto?
Il giovane investigatore annu senza proferire parola, l'espressione tesa per nascondere la preoccupazione mal celata dalla foga di fare, di scoprire, di chiudere il caso. Si spost di qualche metro per accendersi una sigaretta.
L'ispettore capo Lino Velluti, uno esperto, sulla cinquantina, stava coordinando i rilievi insieme a quelli della Scientifica.
Gli fece cenno di avvicinarsi.
Sentiamo il personale della discoteca, per identificarla possiamo...
Si interruppe, il Motorola 8900 a sportello cominci a squillare in quell'istante. Velluti si allontan e rimase incollato all'apparecchio per circa un minuto, bofonchiando monosillabi.
Chiuse ripetendo due volte: Sul serio?.
Poi si avvicin al commissario.
Era la Polstrada. C' stato un incidente un paio d'ore fa in circonvallazione. Un'auto si  schiantata contro un furgone della nettezza urbana. Guidava un ragazzo. Adesso  gi sotto i ferri al Policlinico,  messo male...
Il commissario lo fiss, intuendo che non fosse tutto.
Ha in tasca delle pasticche e...
E?
...ha un tatuaggio che sembra identico a quello della ragazza e sull'avambraccio ha un timbro della discoteca Parco delle Stelle.
Indic l'avambraccio della sventurata sottoposta all'esame del coroner e agli obiettivi del fotografo della Scientifica.
Non era ancora finita.
Velluti prese un respiro: Sul sedile della vettura c' una borsetta da donna, con portafoglio e documenti. Sono quelli della proprietaria dell'auto.
Gli elenc un nome e un cognome che passarono da un timpano all'altro. Inutile presentargliela, lei era l, davanti ai suoi occhi.
 una studentessa di ventidue anni.  lei! aggiunse Velluti.
Il commissario dall'aria incazzata finalmente sorrise e si rilass e improvvisamente si sent sollevato.
E il ragazzo  lui, quello che dovevamo cercare. Lo abbiamo gi trovato concord Velluti intuendo i suoi pensieri.
Aveva risolto anche il secondo caso della sua carriera, in poche ore aveva fermato due Caini.
Era diventato un predatore di assassini.
Nizza, marzo 2017
Il dottor Blanchard in oltre venticinque anni di carriera da oncologo aveva vissuto un'infinit di volte quel momento difficile.
Anche per lui.
Annunciare la pi nefanda delle diagnosi  uno strazio a cui non ci si abitua mai. Nemmeno quando la barba grigiastra racconta che ne hai incrociati tanti di pazienti come quello dall'altra parte della scrivania, con gli occhi traboccanti di paura e una luce di speranza che si sarebbe spenta non appena avesse colto dalla sua espressione mortificata che le notizie in arrivo erano le peggiori.
Come quella mattina.
Anche se stavolta era diverso.
Per quelli come lui Blanchard provava una sorta di repulsione, di disgusto.
Per cui fu tranciante nel comunicare la diagnosi, senza neppure tentare di addolcire la pillola.
Come temevo purtroppo la sua Epatite B cronica ha sviluppato una rara e maligna forma tumorale che ha aggredito il suo fegato.
 curabile?
No, purtroppo no. Mi spiace.
L'altro non comment.
Possiamo soltanto rallentarne l'avanzamento.
Non intendo sottopormi a chemioterapie.
Blanchard scosse la testa: Il tumore  a uno stadio troppo avanzato e la chemioterapia non produrrebbe effetti significativi. No, semplicemente la affronteremo con una terapia farmacologica a effetto lenitivo e ritardante e, mi creda, la qualit della sua vita in questa fase iniziale non ne risentir molto. Parliamo di un periodo ancora relativamente lungo.
Il paziente rivolse lo sguardo alla finestra. Da quello studio, al quinto piano dell'ospedale di Nizza, si vedeva il mare all'orizzonte.
La qualit della mia vita... uhm... e quanti mesi mi restano?
Una previsione precisa  impossibile. La forma tumorale non presenta ancora diramazioni.
Ragionevolmente per sei, forse anche otto mesi avr ancora una routine paragonabile a quella attuale. Dipender da come il suo fisico risponder alle cure. Naturalmente con l'avanzare della malattia le funzioni epatiche diminuiranno e conseguentemente anche la sua... come dire... ecco la sua quotidianit ne risentir.
Dottore, per essere chiari, quanto mi resta di vita decente? Intendo dire per lavorare, viaggiare, uscire la sera...
Le ripeto, circa un semestre, spero qualcosa di pi.
Il paziente stavolta non replic nulla, limitandosi ad ascoltare le istruzioni sui farmaci che avrebbe dovuto assumere nei mesi successivi e sui controlli a cui avrebbe dovuto sottoporsi.
Ascoltava, con la mente altrove: appena sei mesi di tempo. Lo striscione di arrivo era settembre, l'autunno.
Gli restava un'ultima estate.
Una sola maledetta ultima estate.
Il conto alla rovescia era cominciato.
Il tempo correva veloce.
Il tempo necessario per chiudere i conti con il passato e portarseli tutti, tutti quanti, all'inferno con lui.
Perch avrebbero pagato tutti insieme, per i loro peccati.
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CAPITOLO PRIMO.
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IL BLASFEMO.
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Milano, sabato 8 settembre 2001.
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Sudore, caldo, odore di fumo e di erba fumata.
La musica fluttuava nell'aria disperdendosi in cielo. Milano dormiva da un pezzo, ma l, al Parco delle Stelle, la notte era ancora giovane.
Nel giardino esterno, adibito ad arena estiva, trecento giovani ballavano - e sballavano - in quell'ultimo scorcio di vacanze estive.
Le scuole ancora chiuse per qualche giorno, i corsi all'universit non sarebbero ripresi fino a ottobre e le notti erano ancora tutte da vivere fino all'alba.
Dalle casse la musica dei Groove Armada pompata a manetta, faceva rimpiangere Ibiza, l'isola dello sballo, del sesso per forza e della coca facile per tutti.
In tanti erano appena tornati dalla Cocaine island e per scacciare la summer time sadness, la malinconia del crepuscolo estivo, continuavano a calarsi le pasticche nella movida insonne della Cocaine city, Milano, con le sue notti oltre ogni limite.
Raffaello danzava nel vortice della calca.
Raffaello, ventuno anni, al secondo anno di Medicina, uno spirito mai libero, un essere inquieto incastrato in un corpo estraneo, una sensibilit da artista e un volto da angelo precipitato dal cielo.
Bello, bellissimo. E acerbo.
Una peluria incolta mascherata da incerta barbetta da intellettuale, un fisico alla Leopardi, piccolo e magro come un filo d'erba, gracile ed efebico. E in testa, martellante, l'ossessione di voler comprendere la sua strada e la sua natura. Il suo unico pensiero, a ossessionarlo anche l, nella mischia di quei corpi danzanti.
N carne n pesce. O entrambi.
Forse era davvero un angelo, bello e senza un sesso a marchiarlo. Libero e unico.
Come Chicca, l'altra met del suo cielo. A legarli un cordone ombelicale difficile da interpretare, da definire e dipanare.
Un rapporto grigio, in quella nebbia dei sentimenti dove si confondono l'amicizia, la complicit, l'attrazione fisica e mentale.
A separarli un anno all'anagrafe, una lingua che stava facendo sua, due piani di scale nello stesso condominio e un universo costellato di ambizioni e progetti.
Lui era l'artista sognatore, lei era quella con le idee chiare e il futuro programmato.
Lui era quello che aveva paura a spiccare il volo, lei quella che volava alto e osava.
Lui quello chiuso al mondo, lei quella che al mondo aveva aperto la porta della sua vita e della sua testa.
Chicca, la ragazza della porta accanto, anzi del piano di sopra, quella carina e sempre sorridente: al terzo anno di Medicina, ormai gi adulta, sicura della vita che iniziava a girare intorno a lei, alla sua bellezza, alla sua intelligenza.
La conosceva da un anno. Si piacevano, si somigliavano, si attraevano, si capivano come fossero due anime gemelle anche se i loro corpi non si sfioravano neppure.
Milano, maggio 2017
Una notte buia, senza luna. Solo nuvole nere a precedere un temporale in arrivo.
Le 3, l'ora del silenzio.
Il cimitero si trovava in fondo alla strada preceduto da una lugubre fila di cipressi. Il cancello era sigillato da un catenaccio con lucchetto che il tronchese aveva spezzato facilmente.
L'ombra si era infilata rapida, inghiottita dal buio cominciando a percorrere il vialetto principale di quel camposanto cos diverso dagli altri: senza luci a illuminare il ricordo di chi se n'era andato, senza foto a ricordare i volti di chi non c'era pi.
Portava uno zaino pesante a tracolla, la torcia elettrica a illuminargli la via.
Avanz fino alla base del grande mausoleo che si stagliava nell'oscurit: sulla sommit era incisa una figura femminile, una creatura misteriosa, a vigilare su quelle anime trapassate.
Sulla sinistra una cappella votiva, con i mattoni scrostati. Nelle fessure si era infiltrata l'erbaccia, un'erba cattiva, dura da estirpare.
La porta ferrosa era stata divorata dalla ruggine, un paio di colpi bastarono a farla saltare. Dentro una Madonna con lo sguardo assorto e le braccia aperte per accogliere il nuovo venuto che ritorn a passo svelto nello spiazzo esterno.
Il vano posteriore era rimasto spalancato.
Afferr il fagotto che si dimenava, pesava parecchio. Non poteva sollevarlo, per cui dovette trascinarlo.
La massa informe era avvolta in un vecchio lenzuolo sporco di sangue e terra.
Gli assest un paio di calcioni, ottenendo dei mugolii di flebile protesta.
La batteria delle energie umane si stava esaurendo, doveva solo pigiare il tasto off.
I primi tuoni rimbombarono, il buio illuminato da lampi in lontananza, il temporale stava arrivando.
Nell'aria vibrava l'elettricit di quella notte maledetta.
Impieg un paio di minuti a trascinarlo fino alla cappella.
Il malcapitato si contorceva ancora.
Afferr la mazza assestando un colpo violento dove supponeva ci fossero le gambe. Il rumore dell'osso spezzato precedette gemiti indistinti.
L'altro colpo fu per la Madonna che and in frantumi, almeno lei senza lamentarsi.
Lo sollev per incastrarlo nello spazio angusto della cappella, ignorandone i versi di dolore, sollevando polvere e insetti.
Dentro odore di umido.
Dallo zaino recuper la tanica e alcuni quotidiani. Vers il liquido, poi gett i guanti da lavoro sul fagottone da cui filtravano gli ultimi inutili lamenti.
La paura aveva superato il dolore.
Non poteva comprenderlo, anche se avrebbe dovuto, ma quella sofferenza era un dono di Dio, l'ultimo regalo per fargli espiare tutti insieme i suoi peccati, fino all'ultimo, fino in fondo.
Indietreggi un paio di metri finendo di versare il liquido.
Ancora tuoni e lampi, il temporale era sempre pi vicino.
Un fiammifero volteggi leggero.
Le fiamme illuminarono a giorno l'intera piccola costruzione e poi quella distesa di cippi funerari e il gigantesco mausoleo. Uno spettacolo maestoso, un moderno rogo dell'estinta Santa Inquisizione.
Il fuoco aggrediva quella carne impura, la azzannava, la sbranava purificandola dai suoi peccati.
Nel silenzio della notte echeggiarono a basso volume gli strilli disumani strozzati dal bavaglio.
Gli ultimi spasmi agitarono quella massa scura.
Poi nulla, solo quel chiarore abbacinante.
L'odore di carne carbonizzata penetr nelle narici come un balsamo.
La sagoma incappucciata rest a godersi la scena per un tempo breve eppure infinito.
Le fiamme perdevano consistenza, incastrate in quei vecchi muri scrostati, come un camino senza legna.
S'incammin senza fretta.
Le prime gocce iniziarono a picchiettare intorno a lui, il temporale finalmente era arrivato.
Alcune ore dopo Milano si stava svegliando con un cielo imbronciato, nuvole bluastre oscuravano il sole. Pi che maggio pareva novembre.
La figura incappucciata indossava una tuta scura. Camminava veloce nelle strade del centro storico, senza incrociare nessuno.
Scendendo lungo via Torino incontrava solo saracinesche abbassate.
Alle 6 del mattino Milano dormiva ancora. Persino le colonne di San Lorenzo erano deserte, riposavano anche loro dopo una notte di calca, di ragazzi con bottiglie in mano e canne che passavano di bocca in bocca.
Varc il Molino delle Armi dirigendosi gi, lungo corso di Porta Ticinese, dove i primi bar stavano aprendo.
Li ignor, aumentando il passo e raggiungendo la quiete della splendida piazza di Sant'Eustorgio. Il portale era gi aperto. Dentro la basilica regnava il silenzio e come sempre la trov maestosa.
Percorse di buon passo la navata laterale sfilando tra i volti immobili di angeli e santi. Le loro espressioni compassate, mistiche, regalarono un attimo di sollievo anche a quell'anima turbata. La figura incappucciata prosegu fino alla cappella, raccogliendosi in preghiera davanti a quell'insolita Madonna cinquecentesca che fissava in tralice il nuovo venuto.
L'inganno le univa, le accomunava.
Nulla era come appariva, l'apparenza mentiva.
Non c'era un inginocchiatoio per cui si chin poggiando le rotule sul marmo freddo prima di attaccare a bassa voce.
Deus meus, ex toto corde paenitet me omnium meorum peccatorum, eaque detestor, quia peccando, non solum poenam a Te iuste statustas promeritus sum, sed praesertim quia offendi Te, summum bonum, ac dignum qui super omnia diligaris...
Piazza San Sepolcro  una sorta di isola del tempo perduto nella Milano sempre protesa al futuro. Un angolo incantato, decontaminato dal traffico, dalla calca, dalla confusione.
Secondo le cartografie degli storici l si incrociavano il cardo e il decumano della civis romana, la Mediolanum fugace capitale del decadente impero per un brevissimo periodo.
Una piccola piazza al centro di un piccolo mondo, con l'omonima basilica, il retro del complesso del museo della Pinacoteca Ambrosiana ed eleganti palazzotti a circondare lo spiazzo dominato da due edifici dove avevano sede una stazione dei Carabinieri e un piccolo commissariato della Polizia di Stato, il commissariato Centro.
Da una decina di anni ospitava anche la sede provvisoria della distaccata sezione Omicidi e Reati contro la persona, pi semplicemente la Omicidi. Distaccata per ragioni di spazio, per mancanza di uffici adeguati nella sede centrale della Questura di via Fatebenefratelli.
Un esilio provvisorio perdurante dal 2008, un'informazione nota solo agli addetti ai lavori, quelli che bazzicavano il Tribunale, avvocati, magistrati, sbirri e ovviamente criminali. Per tutti gli altri la sede della Omicidi si trovava in Questura.
Non per l'anonimo che aveva abbandonato un pacco davanti all'ingresso pedonale a un'ora antelucana.
A scoprirlo un agente della portineria, poco prima delle sette, un istante prima di chiamare il destinatario obbligandolo a saltare la sua corsa di inizio giornata.
Il pacco, voluminoso ma leggero, era chiuso con lo spago.
Sulla carta che lo ricopriva c'era una scritta a penna nera, in stampatello:
COMMISSARIO BRUNO ARDIGO SQUADRA OMICIDI
Ignorando l'accento finale sul cognome e il fatto che i commissari da diversi anni fossero diventati vicequestori aggiunti.
Sotto il nome del destinatario aveva aggiunto una precisazione, quasi beffarda.
NON ESPLODE, NON FATELO BRILLARE
Non lo fecero brillare ma lo portarono in Questura per sottoporlo ai controlli con gli scanner. Nel sotterraneo un artificiere, precauzionalmente riparato dietro uno schermo protettivo da cui emergevano due guantoni rivestiti in materiale ignifugo, inizi a scartare l'involucro.
Ardig osservava la scena dalla stanza attigua attraverso un monitor.
Non era preoccupato per l'artificiere. Lo scanner aveva dato esito negativo, non conteneva esplosivo.
Pochi secondi dopo l'agente sollev il pollice destro del guantone, sfilando le braccia dalle protezioni e rimuovendo lo schermo.
Il capo della Omicidi lo raggiunse, cogliendo lo sguardo perplesso dell'artificiere.
La scatola, spalancata, era appoggiata su un ripiano.
Dentro solo un innocuo bambolotto composto di un materiale strano.
Cartapesta e colla, come i balocchi dei tempi dei bisnonni, quei giocattoli poveri fatti con materiali riciclati.
Era ricoperto di un bell'abito scuro, di stoffa e, legato intorno alla sagoma, c'era un ciondolo. Un crocefisso scuro, a due assi orizzontali, con una corda di cuoio.
Rimase perplesso.
Indossati i guanti in lattice Ardig cominci a palparlo, quasi perquisendolo: il suo intuito gli diceva di cercare una verit celata, solo da scoprire.
Nessun incavo.
Sollev la scatola.
Aveva ragione il suo intuito affilato.
Sotto, incollato, un foglio ripiegato, un banale A4 scritto con un PC e sputato da una stampante.
Memento mori.
PRESTO RIMETTERAI I TUOI DEBITI E SARAI LIBERATO DAL TUO MALE.
Sotto lo sguardo della falsa Madonna conoscerai il tuo destino.
Lo rilesse tre volte di fila.
Troppo complesso per essere uno scherzo.
Rimetterai i tuoi debiti e sarai liberato dal tuo male.
E quell'incipit, quel monito sulla morte in arrivo, bastava per far scattare un campanello d'allarme.
De Piccoli, il responsabile della Scientifica, lo aveva appena raggiunto. Dal suo sguardo trapelava un'insolita preoccupazione.
Il rapporto con Ardig era sempre rimasto incastrato nel recinto professionale, senza mai sconfinare nell'amicizia ma lavorando a contatto da oltre quindici anni un po' aveva imparato a voler bene a quel ragazzo irrequieto diventato un uomo ruvido, un uomo incompleto, un essere solitario e spigoloso che non era riuscito a trovare la strada della vita, quella normale, degli affetti e dei sentimenti.
Andiamo nel mio ufficio.
De Piccoli era sempre pi rotondo, fasciato dal suo camicione da tecnico. Sosteneva di essersi iscritto in palestra e di aver iniziato una nuova dieta a base di proteine.
La bilancia lo smentiva.
Una vaschetta colma di granaglie lo attendeva su un ripiano.
 il becchime per i canarini?
Nossignore,  un'insalata di quinoa, ceci e fagioli neri.
Chino che?
Quinoa, proteine vegetali. Danno energia e non appesantiscono la massa grassa, aumentando la forza e il tono muscolare.
Il tono muscolare di chi? Al massimo di quelli che in palestra ci vanno, tu ti sei solo iscritto.
Si vedeva che Ardig stava forzando quelle battute per esorcizzare la minaccia ricevuta. De Piccoli sventol una mano per dargli corda e allentare la tensione.
Ne riparliamo tra due mesi... appena vado al mare...
E quest'anno dove vai? Maldive? Antille?
Una frecciatina al curaro.
La signora Lucia, la consorte, era un'abitudinaria, per cui ogni anno De Piccoli era atteso dalla stessa spiaggia e dallo stesso mare e pure dalla stessa pensione: sulla riviera di Ponente, a Borghetto Santo Spirito, bagni Sirena, pensione Villa Fiorita. Non occorreva mandare cartoline o postare foto, il panorama era sempre lo stesso da una dozzina di anni.
Il responsabile della Scientifica allarg le braccia, fine della ricreazione.
Gli indic il monitor del portatile. L'oracolo di Google come sempre era in grado di rispondere a ogni quesito, incluso quello su una falsa Madonna.
Si trovava a Milano, non lontano dalla Questura, ed era immortalata in un celebre affresco del Foppa, impresso in un muro della basilica di Sant'Eustorgio.
Il pupazzo sarebbe rimasto nei laboratori della Scientifica per i soliti rilievi.
Ardig salut il collega avviandosi a piedi, di buon passo, fendendo il cuore di una Milano laboriosa come ogni mattina. Bar affollati, gente sui marciapiedi che camminava in fretta con lo sguardo rivolto allo smartphone, mezzi pubblici strapieni di estranei che condividevano un pezzo di strada e di vita.
Avanzava scollegato dal mondo circostante riflettendo sul pacco anonimo, sul pupazzo e sul messaggio che lo stavano obbligando a quell'assurda passeggiata.
Non conta la meta, conta il percorso gli aveva detto qualcuno.
Per Ardig era una solenne cazzata, soprattutto in quel momento.
Non era la sua prima volta, ne aveva gi ricevuti di messaggi anonimi.
Del resto, dopo tanti anni alla guida della squadra Omicidi, il suo nome era piuttosto conosciuto negli ambienti malfamati della citt. Anche per via di qualche intervista che il questore gli aveva imposto un paio d'anni prima, quando a Milano c'era un serial killer che utilizzava il rasoio per recidere vite, terrorizzando la citt e l'opinione pubblica nel mese precedente all'Expo, quando era scattato il conto alla rovescia e tutto doveva essere perfetto per quei sei mesi da capitale planetaria, quando ci si illudeva che Milano sarebbe stata sotto i riflettori di tutto il pianeta per tutto quel semestre.
Cazzate.
Le luci sull'Expo si erano gi abbassate dopo il primo fine settimana ed era subentrata l'ordinaria routine. Ma, in quelle ultime settimane di attesa, l'isteria istituzionale aveva amplificato un caso di cronaca nera che altrimenti sarebbe passato in sordina. Tre anziani uccisi con un rasoio, due donne soffocate con un sacchetto di nylon, una sola mano omicida dietro ai delitti.
Ardig aveva braccato la belva stanandola.
Si erano scontrati in un camping del lago di Iseo, ma non l'aveva catturata: cos era stato un altro cacciatore ad accopparla. Anzi, un bracconiere, uno peggiore della belva accoppata.
Ma per le istituzioni quell'omicidio aveva tolto le castagne dal fuoco: il mostro abbattuto una settimana prima dell'Expo.
Tempistica perfetta. E solo per meriti del braccio violento della legge, da sbattere in prima pagina, immortalato con il volto incazzato e rabbioso di Ardig, novello eroe per caso poi spedito a fare il giro delle sette chiese mediatiche prima di una conferenza stampa con tutti i cronisti milanesi.
Cos anche il suo viso perennemente imbronciato, scuro, come il completo nero e la camicia blu notte che indossava quel giorno, era diventato di dominio pubblico insieme a quell'assurda etichetta appioppatagli dalla stampa: il predatore di assassini.
Troppo clamore mediatico per un uomo abituato all'ombra della sua vita dietro le quinte. Troppo. Forse anche per qualche mitomane che ora aveva voglia di divertirsi a sue spese, facendolo sgambettare da un capo all'altro del centro storico.
La strumentista della sala operatoria stava riattrezzando i ferri per la terza e ultima parte dell'intervento.
Li chiamavano ancora cos, i ferri, anche se ormai era quasi tutto elettronico e computerizzato incluso il bisturi.
Cedrik Rodarri, prima di rientrare nel blocco operatorio con l'ascensore riservato al personale, si ferm al bar interno.
Era preoccupato per quelle bambine, per la complessit di quell'operazione che si stava protraendo da nove ore.
Un bicchiere d'acqua per trangugiare un'anfetamina, poi un espresso amaro. Fortunatamente per i medici non erano previsti esami antidoping come per gli sportivi.
La bocca gli rimase impastata di caff.
Torn nella camera decontaminante per indossare nuovi camici sterili, cercando di svuotare la mente come faceva sempre in casi simili.
Avevano studiato tutto nei minimi dettagli, quelli che fanno la differenza, quelli dove era ancora decisiva la mano dell'uomo, e stava andando tutto bene.
Le due bimbe incastrate in un corpo solo erano gi sotto i ferri dalle 4 del mattino ed erano gi state separate. L'equipe dei colleghi aspettava solo lui per terminare l'operazione del secolo, la prima di quella complessit mai tentata prima in una struttura italiana.
Restava solo da espiantare gli organi mancanti in quei loro due corpicini concepiti dalla natura per dare vita a un solo essere umano.
In quel momento, in quello stanzino, da solo, senza nemmeno uno specchio a riflettere il suo bel volto da attore, si domand cosa desiderasse veramente: solo salvare la vita di quelle bimbe o conquistarsi pagine e copertine per essere riuscito a salvarle?
Tocc il medaglione che portava al collo per ricordarsi chi era. E che in quel suo corpo anche lui ospitava due uomini che nessun intervento chirurgico avrebbe mai diviso.
Due uomini che si alternavano tra il giorno e la notte.
Le porte del blocco operatorio si aprirono, l sotto c'era sempre il buio illuminato dai neon.
Fuori c'era il sole.
In quel momento Cedrik Rodarri era la parte bianca della sua sfera. La luce, la vita.
E voleva solo salvare quelle due piccole.
La basilica di Sant'Eustorgio  una tappa obbligata per i turisti in visita a Milano.
Perch si trova in una zona ad altissima densit di locali, baretti e negozietti, nel trafficatissimo e glamour corso di Porta Ticinese, a due passi dalla rinnovata Darsena, il nuovo lungomare dei milanesi, ma non solo.
Sant'Eustorgio  un luogo dove mistero, fede e arte si incrociano, si mischiano, si confondono con la leggenda a cominciare dalla sua edificazione, avvenuta nel IV secolo.
Secondo la storia tramandata dalle cronache cittadine milanesi, Eustorgio, il futuro Santo, stava trasportando con un carro di buoi le reliquie dei Re Magi dirette alla basilica di Santa Tecla quando si impantan in quell'ultimo tratto di campagna prima della citt, la civis romana di Mediolanum. Per cui, anzich proseguire, decise di erigere l, fuori dal perimetro cittadino, una chiesa, poi divenuta basilica e inglobata nella cerchia urbana nei secoli successivi con l'espansione della citt.
Le reliquie dei Magi, trafugate nel 1162 durante il sacco milanese perpetrato dal Barbarossa, dal 1904 erano tornate nella basilica ospitate in un pietroso sarcofago diventando un'attrattiva per i turisti e per gli stessi milanesi, insieme ai resti del Santo conservati nella cripta e ai tanti affreschi che ornano la navata e le cappelle laterali.
Ardig aveva impiegato venti minuti per raggiungere Sant'Eustorgio e venti secondi per individuare la Cappella Portinari, affrescata tra il 1464 e il 1468 dalla mano delicata e attenta di Vincenzo Foppa.
Il dipinto che cercava era collocato sulla destra della parete meridionale.
Si trattava di un affresco poco conosciuto persino dai milanesi e fino a mezz'ora prima anche dallo stesso Ardig che ne ignorava del tutto il significato.
Il miracolo della falsa Madonna.
La Madonna in questione era raffigurata dal pennello dell'artista con delle curiose corna, ripetute anche sulla testa del bimbo tenuto in grembo.
Pare che il Foppa avesse scelto di ritrarre la Vergine e Ges in versione cornuta per raccontare come il male sia capace di occultarsi sotto forme ingannevoli eppure rassicuranti.
Proprio come una madre con il figlio in grembo.
Tuttavia il demonio non era riuscito a trarre in inganno San Pietro - non il primo vescovo di Roma ma un omonimo - San Pietro da Verona, un inquisitore sanguinario chiamato a Milano per perseguire gli eretici con ogni mezzo. Un uomo con le mani grondanti sangue.
E infatti proprio per questo era stato trucidato da un gruppo di eretici che gli avevano aperto in due la testa con una falce.
Fuori dalla basilica una cupa statua raffigurante un frate, con una spada conficcata nella testa, ricordava quell'omicidio.
Pietro da Verona aveva scoperto l'inganno del maligno, tuttavia non aveva potuto sottrarsi alla morte perpetrata per mano umana.
Che fosse questo il vero significato del messaggio che il pazzoide gli aveva inviato?
Ardig si guard intorno perplesso ripetendosi il messaggio.
Sotto lo sguardo della falsa Madonna conoscerai il tuo destino.
Il capo della Omicidi accost le spalle, senza appoggiarle, alla parete dell'affresco, rivolgendo lo sguardo nella stessa direzione verso cui occhieggiava la Madonna cornuta.
Impieg un paio di secondi a rendersene conto: nell'angolo opposto, sul pavimento, lo aspettava un foglietto di carta, piegato a farne un bussolotto.
Lo raccolse istintivamente, senza neppure infilarsi i guanti.
Sputato dalla stessa stampante del precedente messaggio.
Verr la morte e ti guarder negli occhi.
Verr UN ANGELO NERO A PRENDERTI
e a liberarti dal peccato.
Verr la morte a CARPIRE altre QUATTRO vite dopo quella del Blasfemo.
Poi verr PER ultima la tua, disegnando la perfezione.
Per un paio di eterni secondi il commissario galleggi in un limbo indefinito, una sorta di adrenalina che lo aveva pervaso, mischiandosi a qualcosa di indecifrabile.
La paura era giunta improvvisa.
Si aggrapp alla razionalit imponendosi di scacciarla.
Un mitomane si disse. Solo uno dei tanti mitomani che lo perseguitavano da anni. Tutto l.
Ispezion la cappella senza trovare altro.
Ovviamente non c'erano telecamere nella basilica. Nessuno sulle panche, solo due turisti nordici, sorridenti, con gli smartphone e il bastone per i selfie.
Per scacciare l'inquietudine Ardig scelse di farsela nuovamente a piedi, tuffandosi nella sua Milano per un'altra lunga passeggiata.
Non aveva bisogno di rileggersi il testo, lo ripeteva a memoria quasi fosse una filastrocca.
Tagli dal parco dietro le basiliche, quel prato che nei secoli bui del Medioevo era il patibolo a cielo aperto della Santa Inquisizione. L venivano arse le streghe, tra grida e maledizioni, l venivano torturati e bruciati gli eretici tra fiamme, fumo, urla disperate dei condannati ed esultanti del popolino.
Il male, il dolore, la tortura, la sofferenza, utilizzati come strumenti per imporre la Verit e il Bene.
Come nella medicina, in cui si utilizzavano ferri e pinze per amputare o recidere, provocando dolori terribili, per guarire, per salvare vite.
L'assurdit della storia umana: infliggere il dolore per portare alla guarigione dell'animo come della carne.
Secondo una leggenda milanese ogni notte quelle anime tormentate tornavano l, sul prato, dietro alle basiliche, aggirandosi nel buio in cerca di una pace che non avrebbero mai ottenuto.
Quale anima tormentata aveva deciso di accorciare la sua vita?
Risal dal Carrobbio lungo via Torino, riempiendosi gli occhi con il meglio di una citt ogni giorno pi bella e lontana da lui, indifferente al male che lo assediava. Camminando cercava di fare ordine nel caos della sua mente ripetendosi che stava solo perdendo tempo angustiandosi per una lettera assurda.
Qualcuno annunciava una serie di cinque delitti.
L'ultimo, il sesto, sarebbe stato il suo.
Per disegnare la perfezione.
E forse il primo era gi avvenuto.
Il Blasfemo.
Chi poteva essere?
Si ripeteva quelle righe per memorizzarle, senza comprendere il perch di quella minaccia.
La morte ti guarder negli occhi.
Ti. Tu. Seconda persona singolare.
Tu chi? Tu commissario? Tu che dovrai indagare e cercare di fermarmi?
Era questa la sfida lanciata? Al commissario nella sua veste istituzionale? Dunque il messaggio lo riguardava solo in quanto capo della Omicidi, come scritto sull'involucro esterno?
Secondo la logica avrebbe potuto essere cos, ma chi minacciava di uccidere, e forse aveva gi ucciso, non rispondeva alla logica, ma alla follia.
Non trovando certezze a cui aggrapparsi, lasci spazio nella sua mente ai dubbi e alle domande che accorrevano confuse una dopo l'altra.
Verr la morte.
Scontato, sicuro. Viene per tutti, sarebbe arrivata anche per lui.
La attendeva con relativa serenit avendola gi sfiorata qualche volta.
Con le dita and ad accarezzare la piccola cicatrice che gli solcava la base sotto il collo, a sinistra, gentile omaggio di una rasoiata di quel folle assassino seriale.
Toccare quella cucitura gli ricordava che era vivo, che era fragile e soggetto alla volont del destino e che si era giocato gi tre o quattro vite e non gliene restavano ancora molte da sperperare delle sette di cui si illudeva di disporre.
Gli veniva istintivo palparla ogni tanto quella striscia in rilievo, un gesto meccanico che ripeteva spesso durante la giornata, nemmeno fosse un amuleto. Per ricordare che la morte era l, sempre vicina a lui.
Verr la morte.
Ma quando sarebbe arrivata?
E ti guarder negli occhi.
E chi sarebbe stato a guardarlo negli occhi?
Un uomo o una donna?
Verr un angelo a prenderti.
Al massimo sarebbe arrivato un demonio. Disegnandone la perfezione.
Quale perfezione?
Celava un significato sottinteso che non coglieva.
Fotograf la lettera con lo smartphone e invi l'immagine via whatsapp al responsabile della Scientifica.
Undici ore, tanto erano rimaste in sala operatoria.
Ora le bimbe riposavano sedate in una camera iperbarica della pediatric intensive care unit. Sarebbero rimaste in quel limbo per alcuni giorni.
I display dei macchinari fornivano dati in tempo reale sui loro parametri vitali. Stava andando tutto bene. Anzi, alla grande.
Per la prima volta una struttura italiana era riuscita laddove osavano solo i colleghi statunitensi e canadesi.
Le due bimbe erano unite nella parte del corpo in cui corrono i dotti biliari e condividevano una piccola parte del fegato e dell'intestino.
I loro nuovi organi erano stati espiantati dai corpicini di due coetanee meno fortunate di loro.
Cos adesso, da qualche parte in quella complessa struttura, c'erano due famiglie distrutte dal dolore e una mamma che piangeva di sollievo per queste due figlie miracolosamente restituite alla vita.
Rodarri, da solo nel suo studio, ancora una volta si stava interrogando sulla crudelt della medicina: avevano regalato una possibilit di vita a due piccine sfruttando la morte di altre due.
Questo aveva deciso il destino.
Lui si era limitato a eseguire, conquistandosi un piccolo posto nell'immortalit della storia della chirurgia italiana.
Un'ebbrezza che si godeva da solo assaporando in silenzio il piacere dell'onnipotenza, di restituire la vita, di regalarla, di salvarla, di fare quello che agli altri non era consentito.
Si sentiva un dio, un piccolo dio. Il dio di se stesso.
Invece era un Faust. Uno che aveva venduto la sua anima ai peggiori demoni, per il suo edonismo, per il suo piacere, per essere il migliore.
De Piccoli se ne era andato da qualche minuto, la sua voce invece continuava a echeggiare nell'ufficio e nella testa del vicequestore Ardig.
Il pupazzo  pulito, senza impronte digitali, come i due fogli A4. Un lavoro da professionista.
Gi, un professionista, altro che un mitomane.
Uhm. E della lettera cosa mi dici?
Abbiamo controllato in rete.  una poesia manipolata. Una poesia? si era stupito Ardig.
Anche piuttosto celebre.  di Cesare Pavese.
Il commissario per la seconda volta in poche ore aveva rivolto tutte le sue ansie all'oracolo di Google.
Il testo della poesia effettivamente era diverso, l'anonimo l'aveva personalizzata rendendola una profezia di morte.
Ha cambiato alcuni versi.
Ma perch? Che significa? aveva chiesto De Piccoli.
Ardig non aveva una risposta.
Magari  solo un mitomane, ma per il momento non una parola su questa poesia, chiaro?
De Piccoli se n'era andato, lasciandogli sulla scrivania il pupazzo di cartapesta a fargli compagnia.
Da qualche minuto Ardig lo osservava rivolgendogli domande mute, peccato che quello non avesse le orecchie per ascoltarle.
Era fatto bene: gli occhi, il naso e la bocca erano dipinti con tratto preciso ma non gli avevano disegnato le orecchie.
Il vestitino perfettamente cucito, un completo scuro. Pantaloni, giacca chiusa da un microbottone e maglietta nera.
Ma perch avvolgergli intorno una croce a due assi orizzontali?
Secondo la Scientifica non c'erano impronte digitali rilevabili. Impossibile che nessuno lo avesse maneggiato, semplicemente era stato ripulito perch le impronte digitali parlano, raccontano chi sei e chi  schedato questo lo sa.
Dunque poteva essere un pregiudicato ad averglielo inviato.
Gli vennero in mente subito un nome e un volto.
Da due anni si era fatto un nemico, uno che a parole gliel'aveva giurata, ma poi non aveva fatto seguire i fatti.
Vincenzo De Vitis, detto il Cardinale, il boss delle scommesse clandestine all'ippodromo di San Siro, un malavitoso vecchio stampo e vecchio anche anagraficamente, avendo gi passato i settanta da un pezzo. Era stato lui due anni prima a far uccidere il serial killer del rasoio per coprire un suo orribile crimine avvenuto quarant'anni prima.
Ardig aveva fatto arrestare due suoi tirapiedi, gli esecutori materiali del delitto e lo aveva affrontato a muso duro, insultandolo e minacciandolo, ricevendo in cambio una promessa di morte che pareva immediata: non rimandata di due anni.
Verr la morte.
Che ci fosse lui dietro questa minaccia?
No, non era lo stile. Ammesso che uno cos avesse uno stile.
Da due anni si domandava se davvero De Vitis lo avrebbe fatto scannare da uno dei suoi pur consapevole di dover poi fare i conti con la sezione Omicidi, con gente come Farris o Santoni che avrebbe mosso mari e monti per sbatterlo dentro e fargliela pagare.
No, quello era campato mezzo secolo nuotando in un mare di squali proprio perch aveva sempre saputo fermarsi un minuto prima di compiere il passo falso.
Non era la vendetta del Cardinale che doveva temere.
Ma la follia di qualcun altro.
E questo gli faceva ancora pi paura.
Ma proprio per esorcizzare la paura doveva fare qualcosa e doveva farla subito.
Un bel pomeriggio.
Mezz'ora di intervista con una cronista del Corriere, una seria, preparata. Avrebbe scritto un bell'articolo su di lui e sulla sua onlus.
Finita l'intervista era tornato in reparto per l'ultimo controllo.
Il decorso post-operatorio delle gemelline procedeva regolarmente. Rodarri si sentiva soddisfatto, quasi appagato. Quasi.
Perch per lui l'appagamento era un momento unico, da godersi solo nel cuore della notte dopo aver consumato ogni piacere possibile.
Con l'avvicinarsi della sera cominciava a emergere quella parte oscura della sua doppia vita. Una doppia personalit ereditata geneticamente da un padre peggiore di lui.
Un altro come lui, un altro Giano bifronte.
And in bagno per sciacquarsi le mani.
Lo specchio gli restituiva solo il volto affascinante dell'uomo generoso, vincente e di successo che appariva all'esterno, celandone il lato oscuro, quello dell'altro uomo, quello viziato e vizioso che lo costringeva a una doppia identit simboleggiata dal medaglione che portava al collo da anni e che non toglieva mai.
La sua vita era quella del prodigioso dottor Jekyll, che in camice e mascherina, impugnando il bisturi come fosse una sciabola, sconfiggeva il drago del male facendo trionfare il bene, la vita.
E poi c'era l'altra sua vita, quella del perverso mister Hyde che arrivava con il calare delle tenebre, esterne e interiori, stravolgendolo nell'uomo perduto che bruciava il suo tempo tra eccessi, lussi, cocaina e sesso.
La sua dannazione, il suo patto con il maligno.
Due anime contrastanti a fare a cazzotti dentro un solo corpo.
Quello bello e curato del dottor Cedrik Rodarri, rampollo milionario, che avrebbe potuto godersi la vita giocando a tennis e che, invece, se n'era andato in America, aveva studiato, viaggiato, sgobbato, diventando un luminare della cardiochirurgia infantile e un filantropo impegnato nel salvare i bambini in Africa, operando in prima persona e raccogliendo milioni per il suo ospedale.
Un grande uomo. Ma anche un drogato e un puttaniere. E uno scialacquatore.
Anche se in quelle settimane stranamente la sua carta di credito riposava.
Perch a riempire le sue notti brave c'era Noemi, la sua ultima conquista, beccata in palestra, mentre si dannava con lo stepper per cesellare quel lato B cos rotondo e sexy.
Una lolita, pronta per fare la velina a Striscia.
Da una settimana era lei la sua donna di cuori...donna...ragazza...
Estrosa, simpatica, spigliata, pure elegante e di ottima famiglia. Avesse avuto vent'anni di meno ci si sarebbe fidanzato. Invece era solo un divertimento passeggero.
Una ragazzina all'anagrafe, una diciannovenne iscritta al primo anno dello IULM, eppure una sgamata come poche in tutto il resto.
Porca a letto, divertente fuori e senza illusioni.
Si erano fatti due belle scopate, da lui, con il Full Monty: il repertorio completo sushi, coca e sesso. Anal compreso.
Stava funzionando tutto a meraviglia.
Sorrise prima di afferrare il cellulare.
Stava arrivando l'ora di evadere, di cambiare volto, di passare dal bianco al nero.
Digit un messaggio destinato al titolare del centro fitness dove era iscritto con tessera Platinum, l'unica che assicurava tutti i servizi executive offerti dalla struttura.
Vengo ad allenarmi alle 19. Urgono aminoacidi ramificati.
Gli aminoacidi ramificati sono integratori venduti al banco di ogni farmacia senza alcuna prescrizione medica e venduti pure nei supermercati. La risposta bipp nel giro di pochi secondi, con l'icona del pollice alzato. Buona la prima. Si rilass.
Pensando subito alla seconda necessit: aragosta sulla terrazza esclusiva del Garden o sushi scodellato a domicilio dal nippo e gustato nudi sul divano?
Men diverso, per compagnie diverse.
Per qualche secondo si trastull indeciso, prima di digitare la funzione rubrica del telefono.
Vada per il nippo a domicilio.
Noemi andava pazza per il sushi.
E per la cocaina pura.
Nel portico esterno echeggiavano i rumori secchi dei legacci di corda, sbattuti contro la nuda pelle.
Sui muri rimbalzavano i piccoli gemiti che sfuggivano ai penitenti.
Il tramonto, l'ora del vespro, della preghiera e dell'espiazione.
Lo sparuto gruppo di monaci condivideva quel momento all'interno del chiostro, intorno a loro la quiete delle alture della Val Seriana.
La morte danzante osservava dall'alto quegli uomini, tutti ormai avanti negli anni. Uomini che non avevano mai conosciuto il peccato ma solo le tentazioni.
Anime candide che si mondavano l'animo per colpe mai commesse. Si punivano per i pensieri impuri che albergavano dentro le loro teste senza mai uscirne.
Era quello il loro unico peccato: il desiderio.
L'anticamera del male.
Un male che combattevano con un altro male: il loro.
Un male fisico, inferto con il dolore, con il sangue, seguendo un'antica regola.
Andarono avanti per qualche minuto di arrendersi alla fatica e al bruciore che li avrebbe accompagnati per tutte le ore della notte, proseguendo il supplizio e l'espiazione.
Il priore li esort a rinfrescarsi con l'acqua fredda del lavatoio.
La giornata di lavoro nei campi e nelle officine era terminata, li attendevano la cena e la preghiera di Compieta prima di coricarsi.
Erano tutti l, una manciata di uomini adulti, indeboliti dal tempo.
Mancava solo padre Giuda, non si vedeva dal giorno precedente.
Le sue povere cose erano rimaste nella sua cella.
Nessuno domand dove fosse andato.
Non era quella la loro regola.
Rodarri sbuffava sudato. Mezz'ora di body sculpture con macchinari e funi per il crowling, accompagnato dal martellante pressing del personal trainer.
The quality over the quantity gli ripeteva come un mantra.
La seduta termin con allungamenti e stretching.
Il direttore delle Terme di Marte e Venere lo attendeva all'imbocco del corridoio per gli spogliatoi con una bottiglietta di Gatorade e due pasticche bianche di integratori.
Il chirurgo ringrazi con un cenno del capo entr e si chiuse in una cabina box riservata ai clienti titolari dell'abbonamento Platinum, quello con la tariffa massima.
Trangugi prima un paio di sorsate di Gatorade, poi si accomod su uno sgabello estraendo dalla borsa un astuccio con una cannula in legno pregiato. Puro artigianato etnico africano, direttamente dall'Uganda.
Un regalo di un tempo coniugato al passato remoto.
Spacc a met la pasticca, ne incart una parte e sbriciol l'altra con un pestello piombato fino a trasformarla in una montagnetta bianca.
Con la tessera del centro fitness alline la polvere formando il binario bianco.
Cannula nella narice sinistra.
Tre, due, uno.
Start, go: partenza per la luna.
Attese qualche secondo seduto sullo sgabello, giusto il tempo di assorbirla, un brivido. Poi una scarica elettrica dentro il cranio.
E vai. Dritta in circolo.
Fanculo al mondo.
Carico come una molla si gett sotto la doccia.
Venti minuti dopo si incrociarono nuovamente all'ingresso.
Cherasca smanettava con il cellulare. Si interruppe per il cliente speciale: Stasera carne fresca?.
Freschissima, da poco maggiorenne.
Ah  vero! La ragazzina con culo stratosferico che viene qui? Quella che ti tagga nelle foto su Facebook?  la figlia di quel commercialista...
Si ferm. La discrezione prima di tutto, anche con gli amici.
L'altro comunque conferm: Proprio lei.
Si scambiarono una pacca.
E tu in caccia al Leopard? gli chiese Cedrik, riferendosi a un noto locale in Bullona, frequentato da donne mature in cerca di compagnia maschile.
No, stasera non ho voglia di sbattermi. Cash e vai, ho una che non ti dico. High class...
How much? rispose stando al gioco.
Duemila all inclusive: cena e dopo cena, tra poco vado a incontrarla.
Cazzo, due testoni? E chi ? Una della tv? La conosco?
No, non fa tv, per dovrebbe. Non credo tu la conosca...  stata all'estero per un paio d'anni. Aveva agganciato uno che se l'era portata a Shangai o da quelle parti l a fare la signora, la mantenuta... ma sai come sono queste, no?
Puttane nell'animo, fino al buco del culo.
Appunto. Questa comunque  da sogno.
Quando rottamo la Lolita mi passi il contatto.
Cherasca annu poco convinto e si allontan.
Ardig mangiava sul balcone.
Hamburger a doppio strato, con bacon, maionese, lattuga e pomodoro. Il suo nuovo men serale quasi fisso.
Da un mese, sotto casa sua, dei ragazzi avevano aperto una hamburgeria/kebabberia. Giovani, un paio italiani, altri asiatici, uno mediorientale. Sgobbavano ai fornelli e ti servivano sorridenti.
Ad Ardig piacevano per l'impegno che ci mettevano.
E gli piacevano i loro hamburger... anche troppo! Da qualche settimane era diventato carnivoro a pranzo e a cena.
Raccattava l'hamburger e la birra quando tornava, saliva in casa e consumava la cena sul suo balconcino, appoggiato alla ringhiera, osservando Milano dal terzo piano di una via sempre trafficata. Mangiava in piedi, senza un piatto, una tovaglia, un bicchiere, delle posate. Mangiava in silenzio, con l'indifferenza di una citt di estranei a fargli compagnia e lo sguardo amico di un cane semicieco che si godeva l'aria calda delle serate milanesi.
Mangiava male, campava peggio e pensava tanto, troppo.
Pensava a uno sconosciuto che gli annunciava l'arrivo della sua morte.
Non poteva restarsene l sul balcone a non fare niente per cui si vest per uscire nuovamente.
Le 23 passate da poco.
Ardig parcheggi l'auto in piazzale Brescia.
Una passeggiata di pochi minuti, camminando tranquillo per guardarsi intorno senza dare nell'occhio, nessuno in strada, la gente a casa a guardare la tv.
L'estate a quelle latitudini  come l'inverno. Nessuna voglia di stare fuori per un gelato quando poi l'indomani mattina la sveglia suona prima delle sette.
Anche in piazzale Siena regnava la tranquillit. Due sole attivit commerciali aperte. Un kebabbaro con alcuni immigrati a bighellonare sulla soglia e un bar storico, con annessa sala biliardi nel retro.
Fuori una Bmw scura, un tizio dalla faccia poco raccomandabile stava con il culo appoggiato sul cofano.
Il commissario percorse la rotonda sul marciapiede opposto, illuminato dalla luce dell'insegna del kebabbaro. L'hamburger non lo aveva saziato del tutto. Cos, anche per non destare sospetti, entr e ordin una birra e un falafel, una sorta di versione mediorientale degli arancini siciliani. A servirlo, anche qui, ragazzi giovani, marocchini stavolta.
Occhieggi da un lato all'altro della piazza, con un gruppetto di alberi in mezzo a ostruire la visuale.
Usc con il pacchetto, aggredendo le polpette a forma cilindrica con un paio di morsi.
Erano calde, fave, ceci, carne di pollo.
Non male, anche se troppo speziate.
Il tizio di guardia alla macchina si faceva i cazzi suoi, fumando e chiacchierando al cellulare con qualcuno che lo faceva ridere.
Si infil nella rotonda, sedendosi su una panchina per gustarsi le polpette. Al buio. L'uomo non si era voltato nemmeno a guardarlo.
Finalmente da l vedeva l'interno del bar.
Il Cardinale era seduto al solito tavolo, l'ultimo in fondo, con la parete alle spalle. Il solito bicchiere, con la solita bottiglia di amaro.
Un mazzo di carte a fargli compagnia per il solitario.
Appoggiato al bancone c'era un altro brutto ceffo che sorvegliava l'interno del locale, due facce nuove.
I suoi due guardaspalle storici erano in una cella, dentro i raggi di San Vittore. Era stato lui a sbatterli dentro, accusandoli dell'omicidio del serial killer che aveva insanguinato le strade di Milano nei giorni che precedevano l'Expo... anche per questo il boss di San Siro gliel'aveva giurata: i suoi uomini erano intoccabili. Ma non solo per questo.
Quel litigio, quelle minacce reciproche, quegli insulti.
A ogni modo era tutto tranquillo, tutto normale.
Se De Vitis voleva fargli la pelle non sarebbe accaduto quella sera e forse nemmeno tanto presto.
Gett quello che rimaneva delle polpette in un cestino, si scol la birra in poche avide sorsate e si riavvi ripercorrendo il marciapiede da cui era arrivato.
A ogni passo seguiva un pensiero, una domanda.
Una sola, sempre la stessa.
A ripetizione.
Senza nessuna risposta.
In auto, ad attenderlo sul sedile, c'era il fantoccio con l'abito nero e il crocefisso a due assi.
Quasi un monito a ricordargli che stava inseguendo un fantasma, che si stava facendo suggestionare da un cazzo di mitomane.
Cedrik usc sul terrazzo nudo e bello come la mamma, la palestra e i trattamenti estetici lo avevano fatto.
Sulla pelle lo sporco di una delle sue notti brave.
Nel naso il bruciore della neve, nell'inguine rimasugli del lubrificante del preservativo appena sfilato e del suo liquido caldo spruzzato dentro quel cappuccio di gomma, sul petto la saliva di Noemi.
Finita la performance la bimba si era infilata sotto la doccia e adesso, avvolta nell'asciugamano, stava guardando la tv sul divano godendosi l'ultimo tiro appena inalato.
L'enfant prodige della chirurgia milanese si appoggi alla balaustra di vetro con parapetto di granito: sedici piani sotto Milano taceva.
Tutti in branda che domani si lavora.
Finalmente si rilass davvero e sorrise, compiaciuto, ripensando alla giornata perfetta che si lasciava alle spalle: l'intervento riuscito, l'intervista al Corriere, la seduta in palestra e la ginnastica da camera con Noemi.
Ma non era solo quello.
C'era dell'altro.
Quella sensazione di onnipotenza che gli regalava il calderone della sua vita: i successi professionali, quelli con le donne, i soldi, il lusso, i vizi.
E quell'attico era il palcoscenico ideale per proiettare il suo ego, spandendolo sul pubblico ignorante di Milano. Gli piaceva dominare la City dall'alto, sorvegliandola da lass, godendosi le sue mille luci, ascoltando gli ultimi rumori della notte che fuggiva veloce.
Noemi lo raggiunse avvolgendolo con l'asciugamano.
Fa fresco mugol.
Lui la strinse, non per affetto, ma per complicit.
La Lolita che ogni uomo sognerebbe.
Fisique da velina, testa da bimba assatanata.
Aveva la met dei suoi anni e da lui non cercava amore, e neppure soldi, perch quelli li sganciava il papi. Voleva solo divertimento, finch sarebbe durato: sesso, cocaina, lusso. Senza illudersi su di loro.
Peccato non comprendesse alcuni piaceri.
Come quello che stavano consumando, la sensazione di onnipotenza di vivere tutto da un punto di vista privilegiato senza mai essere lambiti dalle miserie della routine quotidiana di quel milione di sfigati laggi.
Quelli del cartellino, quelli intruppati nei mezzi pubblici, quelli che fanno la fila agli sportelli e aspettano i saldi per comprarsi una camicia.
Noemi era troppo acerba per comprenderlo e scalpitava per rientrare.
Si sfil dal suo abbraccio per tornare ad affacciarsi sul cielo di Milano.
Si stava facendo tardi, si sentiva stanco e Noemi era di troppo.
Ti chiamo il taxi annunci tranciante, rientrando.
Noemi non batt ciglio.
Pure a lei andava bene cos.
Milano, giugno 2017
Non era ancora estate, eppure le notti erano gi calde e invitavano a restare fuori per godersi la citt delle mille luci quando calava il buio.
Le donne con i sandali e la pelle ancora pallida, gli uomini con le maniche rimboccate a mostrare i tatuaggi sugli avambracci.
Tutti con la stessa voglia di starsene in giro fino a tardi.
La notte milanese per si differenzia in base alla carta d'identit.
Sciami di pischelli alle colonne di San Lorenzo e sui Navigli: bottiglia di birra in mano e culo appoggiato ai parapetti degli argini sulle alzaie.
Scuole ormai agli sgoccioli. Nessun pensiero in testa tranne il chiodo fisso del sesso.
Ad animare corso Como e Garibaldi, dove la notte finisce solo all'alba con cornetto e cappuccino, sono invece i ventenni, gli universitari.
Gli altri, quelli un po' meno giovani, quelli dai trenta in su, bighellonano all'Arco della Pace o tra i vicoli caratteristici di Brera e al posto della birra in bottiglia fanno ondeggiare il vino nei calici.
Sono quelle le tradizionali zone della movida milanese. Le vie dove la gente tira tardi ingombrando i marciapiedi.
Nei pochi metri quadrati del marciapiede di viale Montenero, di fronte all'ingresso del Dark side of Venus, non c'era mai calca.
L'eccezione a ogni regola e a ogni stagione.
Estate o inverno non c'era ressa davanti al cordone rosso tirato, con i lembi nelle mani di un buttafuori auricolarizzato.
Quell'armadio umano, infilato in un elegante sudario travestito da completo scuro, restava fino alle due del mattino piazzato davanti alla porta verniciata, pure quella di rosso.
L'ingresso per il paradiso. E per l'inferno.
I clienti varcavano la soglia alla spicciolata, a passo svelto per non farsi vedere imboccavano la scala attratti dalla musica.
Fantasmi inghiottiti dal canto delle sirene del peccato.
Clientela esclusivamente maschile.
Anche quella notte.
All'interno luci soffuse regalavano un'atmosfera rilassata. Una ventina di tavoli disposti a emiciclo a circondare il palco illuminato da faretti e stroboscopiche. Sulla pedana ragazze vestite con corpetti in lattice, perizomi, stivaloni: indumenti destinati a svolazzare languidamente nel giro di pochi minuti per lasciare spazio all'unico costume concesso, quello adamitico.
Il copione quasi sempre lo stesso: balletti, lap dance alle pertiche, a seguire il classico spogliarello burlesque e poi il gran finale, con un partner maschile ben dotato a regalare il brivido degli amplessi simulati, dei corpi accartocciati, intrecciati, con i membri che si toccavano e si appoggiavano, ma senza mai arrivare alla penetrazione.
Non sul palco, non davanti al pubblico.
Dopo le due, spente le luci, calata la saracinesca esterna, la musica cambiava per chi restava dentro.
Al piano superiore c'erano una decina di stanze a tema, per intrattenersi in intimit con le veneri.
Massimo un'ora, non un minuto di pi.
Tariffa esorbitante: 300 euro per mezz'ora con la venere, altri 100 per la stanza, totale 700 euro per un'ora di sesso, con obbligo di preservativo. Altri 200 euro per aggiungere al men giochetti stile bondage, fetish o sadomaso.
E per arrivare al millino c'era l'immancabile cesto di frutta esotica con l'annessa bozza di bollicine.
Infine, per aumentare il piacere mixandolo con il brivido del mistero, ecco le tre dark room, alcove con luci quasi azzerate dove si accedeva solo con una maschera veneziana a celare la parte superiore del volto e in tenuta adamitica, tranne le scarpe con il tacco, consentite alle veneri o alle poche clienti femminili che accettavano le regole di quel gioco perverso. Spesso pure loro delle professioniste del sesso.
Nella stanza un solo ripiano con i gel vaginali e i preservativi per consumare i rapporti.
Quello era il Dark side of Venus e quella sera era come le altre.
Una quarantina di uomini disseminati ai tavoli, l'immancabile addio al celibato con una manciata di trentenni un po' sopra le righe, un gruppo di professionisti in trasferta, i soliti lupi solitari in cerca di compagnia.
Loro, le ragazze, tutte dell'Est tranne un paio di caraibiche, tutte giovani - mai troppo giovani ma neppure oltre la trentina - dopo lo spettacolo in cui regalavano piacere agli occhi, concedevano agli avventori anche quello del tatto, al prezzo di qualche consumazione da 20 euro.
In fondo alla sala una mosca bianca: una donna sola.
Bella, appariscente, sensuale. E matura.
Vicino alla quarantina, sandalo nero tacco dodici, gonna di pelle nera, gambe da indossatrice.
Chioma bruna, occhi verdi, volto da bambola di porcellana, con naso cesellato e zigomi piallati dal bisturi.
La camicetta bianco ghiaccio, sbottonata su una scollatura da maggiorata. La forma rotonda delle tette perfette raccontava che non si trattava di un regalo di Madre Natura, anche quelle erano l'opera di un bravo chirurgo.
Sorseggiava una vodka con ghiaccio conversando con una delle ragazze, coperta solo dal perizoma, accarezzandole la pelle, sfiorandole i capezzoli con le unghie smaltate di rosso.
Il responsabile della sala, Santino Firicane, corporatura da pugile, faccia da galeotto, mani grandi quanto un badile e tempra da duro, era lo specchio della sua esistenza.
Una vita spericolata alla Vasco, di quelle piene di guai, di quelle dove non dormi mai. Aveva combattuto sui marciapiedi, a mani nude, poi sui ring di palestre con le pareti scrostate, prima di appendere i guantoni al chiodo per fare l'estorsore, il ricettatore e il magnaccia. Oltre che il galeotto.
Uno tosto e bastardo.
Negli anni aveva imparato a usare il cervello.
Se la studi qualche minuto e solo quando fu sicuro di averla inquadrata pass all'attacco.
Un'occhiata decisa delle sue e la ragazza in perizoma si ecliss.
Due bicchieri in mano e una boccia di champagne infilata nel cestello.
La mora dai fanali verdi sorrise.
Me lo concede un brindisi?
Lei rispose infilando il dito nella scollatura, maliziosamente.
Belle bocce. Bella gnocca.
Firicane ne aveva trattate troppe cos per perdere anche solo un istante in convenevoli.
Sono il responsabile della baracca. A cosa dobbiamo il piacere della sua visita? domand, riempiendo le fltes.
Sono arrivata da poco, qui a Milano.
Quella erre inconfondibile.
Come la F sulle targhe.
L'impressione confermata dal timbro della voce, una di quelle.
Inutile abbozzare un tentativo di conversazione. Sapevano entrambi come sarebbe finita la nottata.
Lei era l solo per quello.
Come posso aiutarla signorina?
Vicky...
Enchant mademoiselle.
Fine del repertorio nella lingua d'Oltralpe.
Lei abbozz una smorfia che voleva dire tutto e niente.
Francese di dove?
Cte d'Azur.
Uh l l. Parla bene l'italiano.
Lavoro in Italia da tanti anni.
Dove?
Tanti posti. Sanremo, Venezia, Roma, anche qui a Milano tanti anni fa.
E infatti la faccia non mi  nuova. Ci siamo gi visti?
Forse, chiss... Ne  volato di tempo, era il secolo prima, anzi il millennio prima. E di uomini ne incontro cos tanti.
Rise come una gallina.
Rise anche Santino.
Sei passata anche dall'Ametista?
Chrie, chi se lo ricorda. Magari  capitato.
L'uomo annu soddisfatto.
Scrutava la carrozzeria e l'abbigliamento: una professionista di alto livello in trasferta sotto la Madonnina.
Come mai di nuovo a Milano?
Volevo aria nuova. Ora spero di farmi nuovi amici, di farmi volere bene anche qui a Milano.
Se ti hanno mandato da me significa che hai gi buoni amici, amici che li conoscono bene i miei gusti sibil passando al tu.
Lei sbatt le ciglia teatralmente.
Bella, proprio bella.
Lui la prese alla larga.
Le nostre ragazze le vedi pure tu, sono tutte giovani.
Ma i clienti no obiett lei, occhieggiando alla platea. Poi all'uomo maturo piace la donna matura. E scommetto piacciono anche a te.
Touch.
E ogni tanto bisogna rinnovare il repertorio, no?
Perch no, poteva anche essere un'idea. Ne aveva gi fatte esibire alcune come lei. Era stato anni fa, tanti anni fa.
Allung una mano sfiorandola l.
Per verificare.
Lei non si mosse per nulla imbarazzata.
Uhm...e sai ballare?
So fare tante di quelle cose che nemmeno te le sogni.
Con la mano sinistra sfior le tette, per poi scendere verso la coscia del suo interlocutore, infagottato in un completo gessato scuro.
Lui scosse la testa, scolandosi lo champagne.
E chi me lo garantisce che sei cos brava?
Per tutta risposta la mano sinistra, con un movimento rapido, scatt verso la cerniera appoggiandosi ma senza aprirla. Lo accarezz voluttuosamente.
Prova per credere. Voglio da te la rfrence.
Gli stava gi diventando duro.
Ho preso un appartamento in affitto proprio qui vicino.
Firicane la stava divorando con gli occhi. Non vedeva l'ora di infilarglielo nel culo.
Si accarezz l'anulare destro, con l'anello appariscente con una pietra viola, il suo simbolo distintivo. E il ricordo di un felice passato remoto.
Proprio il suo tipo. Anche se non l'avrebbe mai fatta esibire nel locale.
Quei pirla ai tavoli, disposti a scialacquare 200 euro di consumazioni al Dark side of Venus solo per tornare a casa e masturbarsi, volevano le ragazzine, con la pelle liscia, il culo rialzato e la farfallina bagnata.
Ma perch disilluderla?
E poi dei bei lavoretti glieli avrebbe rimediati di sicuro.
Ne conosceva tanti di tizi che avrebbero fatto la fila per una cos.
Si sarebbe tenuto il 20% del tariffario per il disturbo e le specialit della casa solo per lui.
Vieni da me?
No Vicky, facciamo da me, preferisco.
Le allung un bigliettino del locale: sul retro c'era scritto un indirizzo fuori Milano.
Perch non vieni da me che  pi vicino? propose lei quasi preoccupata.
Lui prese dalla tasca un mazzo di chiavi e 50 euro: Ti ho detto di no. Questi sono per il taxi.
L'aveva spiazzata ma accett.
Io qui ne ho fino alle 3. Fatti chiamare un taxi dai miei ragazzi.
E cosa faccio da sola in casa tua?
Tony!
Un cenno con la mano all'energumeno, seduto su uno sgabello davanti al bancone, che non lo aveva mai perso di vista.
Il tempo di alzarsi, scomparire dietro una tenda e tornare con un tubetto di un noto medicinale che allung al suo capo.
Polvere bianca.
Ma non di quelle da sciogliere nell'acqua se hai male alle ossa.
Questa per non annoiarti, poi quando arrivo ci divertiamo ancora. E portati via anche una boccia, dillo al ragazzo al bancone.
La francese fece sparire il cilindretto nella borsa, si iss sui tacchi e si avvi verso l'angolo bar sculettando.
Firicane si sistem l'arnese ancora duro dentro gli slip e sorrise a Tony.
A lui quelle cos lo arrapavano, eccome se lo arrapavano.
Nonostante quel nome, Santino non aveva mai pregato in vita sua. Fino a un minuto prima.
Non aveva un Dio a cui rivolgere le sue suppliche e affidare la sua anima perduta. E forse quel Dio, ammesso che ci fosse, non aveva orecchie per ascoltare le sue suppliche tardive.
Non aveva mai neppure pianto, pur avendone vissute di cose brutte. Sempre fino a un minuto prima.
Perch ora Santino stava pregando e piangendo con la forza che solo il terrore pu infondere al pi sventurato degli esseri umani.
Pregava per ottenere l'unico aiuto possibile in quel momento disperato, pregava perch arrivasse subito la morte a prenderselo, senza farlo soffrire.
Piangeva supplicando piet.
Nudo, imbavagliato, legato al letto, le braccia conserte, solo gli occhi per urlare tutto il suo terrore.
Tent ancora di liberarsi, procurandosi nuova sofferenza. Quei nodi erano fatti per non essere sciolti, per tenerlo legato al crudele finale che un fantasma dall'oltretomba aveva deciso per lui.
Quegli occhi, quella voce. Lo aveva capito tardi.
Vide la lama del bisturi brillare sotto la luce del lampadario.
Il sangue si gel nelle sue vene.
In quell'istante comprese che non ci sarebbe stata alcuna piet per lui: aveva imboccato un tunnel di orrore, cattiveria, atrocit e dolore.
...
.
...
CAPITOLO SECONDO.
...
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...
L'INGORDO.
...
.
...
Si sentiva fuori posto in quella mischia, ipnotizzato da quella musica tecno, nel frastuono della discoteca open pi in del momento.
Quella dove devi esserci e starci dentro.
A Raffaello non piaceva la calca, non piaceva la musica alta, non piaceva ballare, non piaceva la discoteca. Avrebbe preferito essere a casa, un film romantico nel videoregistratore, coccole e carezze.
Invece era l. Solo per lei. Per assecondare quella sua febbre di vita notturna, per scortarla.
Stanco, sudato, assonnato, i piedi doloranti.
L'aveva persa e non riusciva a ritrovarla.
Per un minuto, per un solo lunghissimo minuto, valut di andarsene e mollarla l.
Che cazzo, che si arrangiasse!
Eccola finalmente. Chicca era sprofondata su un divanetto sotto un gazebo.
Quel vestito leggero, aderente, la pelle abbronzata, il sandalino color vaniglia, la cavigliera che luccicava argentina.
No, non se ne sarebbe mai andato senza di lei, senza l'altra met della sua luna grigia.
Intorno a lei alcuni ragazzi un po' pi grandi, universitari anche loro.
Lei si illumin vedendolo, invitandolo ad avvicinarsi. Si accomod: il tavolo zeppo di bicchieri mezzi svuotati, i soliti intrugli con colori da piccolo chimico.
Chicca brillava di una luce che ammaliava tutti. Sembrava brilla, anche di pi.
Era euforica, su di giri, fuori giri. E in vena di socializzare. Si alz, indicandogli la combriccola.
Snocciol i due nomi risucchiati dalla musica troppo alta per comprenderli.
Lui salut agitando la mano poco convinto. Quegli altri due non lo degnarono di uno sguardo.
Un tizio sulla quarantina, capelli lunghi, basette a sfiorare gli zigomi, bracciali di corda, Rolex dorato e camicia sbottonata, arriv al loro tavolo abbracciando uno dei due, quello pi figo, spalle larghe, abbronzato e faccia da attore.
Armeggi in tasca e gli pass un blister di pillole scure. L'altro allung due banconote da 100.
Una pacca sulla spalla e il pusher ripart verso il tavolo successivo.
Comincia la fiesta, e vai... comment l'altro, carino pure lui, ma meno dell'amico.
Allung un black a Chicca.
Poi, a sorpresa, anche a lui.
Fatti una pasta, dai...
L'amico lo guard stupito.
Come dire, quel pesce lesso l, figurati.
L'altro lo incoraggi con un cenno del capo, come dire e lasciati andare, cazzo.
La prese, soppesandola. Non era la prima, ma non  che avesse poi sballato molte volte, quattro o cinque a dire tanto. Ricordava grandi mal di testa e poco altro.
Annus la pillola. Ecstasy tagliata con chetamina.
Era un salto verso l'ignoto e lui aveva sempre avuto paura di volare.
Tutti gli occhi puntati su di lui.
Afferr un bicchiere a casaccio e la ingoll trangugiando un mix aspro di alcolici.
Lo fece senza pensarci, per darsi un tono, per esorcizzare la paura di quel tuffo.
Gli altri risero poi gettarono sul tavolo il piccolo blister.
Sembravano liquirizie.
Si distribuirono pani e pesci per un secondo giro, ancora un paio di pasticche a cranio, bevendoci dietro i cuba libre.
Raffaello gett un'occhiata a Chicca che faceva le fusa. Avrebbe voluto prenderla a ceffoni, odiava quella sua voglia di esagerare e di stare al centro dell'attenzione.
Sorprendentemente scopr di essere geloso e possessivo.
Per non mostrarle quel suo volto nascosto decise di andare a farsi un giro.
Milano, giugno 2017
L'estate era esplosa all'improvviso, qualche giorno prima della data cerchiata sul calendario.
L'alba si era portata via una notte umida, di quelle che annunciavano un'altra torrida giornata in cui la colonnina di mercurio avrebbe potuto rimanere inchiodata oltre la maledetta soglia dei 30 gradi.
Il mare un miraggio lontanissimo per i dannati del cartellino da timbrare alle 8 del mattino.
La citt era diventata una gabbia rovente che avrebbe imprigionato un milione e mezzo di dolenti anime ancora per i prossimi due mesi.
Le 6 del mattino, tutti ancora a letto, o quasi.
Paolo e Francesca, con quei nomi cos dantescamente evocativi, avrebbero dovuto essere una coppia destinata a un amore tormentato. La serenit della loro realt quotidiana smentiva ogni fosca previsione, tre anni di convivenza, un trilocale in viale Brenta, due carriere avviate, la passione per la corsa. E poi c'era Prince, un labrador nero, a condividere con loro quelle fatiche atletiche. Correvano al mattino, quando gli altri dormivano.
Un piacere difficile da descrivere, incomprensibile ai pi, un momento tutto per loro, per sentirsi ancora pi uniti. E unici.
Erano partiti piano per scaldarsi, con Prince ancora al guinzaglio, tagliando dai marciapiedi del Corvetto e salendo in piazzale Rosa: da l iniziarono a correre veramente lungo via San Dionigi fino ai campi, dove liberarono Prince, per poi risalire lungo la massicciata ferroviaria di Rogoredo fino in via Orwell, costeggiando quel boschetto balzato da mesi ai tristi onori delle cronache come il boschetto della droga.
Alberi e cespugli a ridosso di un cavalcavia, una macchia verde a nascondere una vergogna metropolitana di una terra senza legge, dove pusher magrebini senza scrupoli vendevano H24 la roba a un esercito di disperati.
Spettri senza dignit e senza speranza disposti a tutto per quella maledetta dose: a rubare, a delinquere, a prostituirsi.
Paolo e Francesca, per evitare quel maledetto boschetto, deviarono verso un'altra vergogna milanese, una piccola discarica abusiva a cielo aperto, alimentata dall'incuria di chi la utilizzava per buttare rottami, lavatrici, televisori e dagli stessi frequentatori del boschetto, che in quella specie di fogna di plastica, vetro e metallo avevano ricavato la loro latrina incuranti dei ratti che in quello schifo proliferavano.
Prince zampettava al piccolo trotto di fianco ai padroni, ma improvvisamente scatt abbaiando, attirato da un nugolo di corvi scuri che volteggiavano poco lontano.
Paolo fu il primo a rincorrerlo, Francesca gli and dietro. Il labrador puntava dritto alla discarica ignorando i loro richiami. Scavalc la prima collinetta di sacchi e scatoloni e scomparve alla loro vista.
Il ragazzo acceler, continuando a chiamare il cane. Prese un respiro rassegnandosi a infilarsi in quella schifezza nonostante le scarpe basse da runner e i fantasmini a coprire solo un minuscolo lembo di pelle fino al malleolo. Si inerpic sul cumulo di monnezza.
Una visione infernale si apr davanti a lui.
Corvacci neri a svolazzare su una carcassa di carne e sangue.
E poi loro, i padroni di casa. Ratti e pantegane grandi come gatti banchettavano su quel che restava di un corpo umano.
Fuggirono vedendo Prince che si avvicinava per annusarlo con il suo nasone umido, abbaiando per richiamare il padrone.
Cinquanta km pi a est un altro cane nero stava abbaiando.
Toby, un cocker, stava scorrazzando libero e felice lungo la strada circondata dai cipressi fino a raggiungere il muro del vecchio cimitero.
Il cancello di solito era chiuso da un robusto catenaccio, non quella mattina. Per questo il cane abbaiava, perch c'era qualcosa di diverso. Il cancello era spalancato.
Il padrone, Gianni Galimberti, per tutti il Giannino per via della bassa statura, acceler il passo stupito.
Quel cancello lo aprivano solo in occasione di alcune festivit, oppure ad aprirlo erano gli operai comunali per eseguire i lavori di manutenzione, ma non vedeva il furgone fuori nello spiazzo. E poi non erano nemmeno le 6, troppo presto.
Url qualcosa.
Il silenzio a rispondergli che l non c'era nessuno.
Il lugubre mausoleo si stagliava sul fondo dominando la scena.
Davanti all'anziano si allargava la vista di quei due prati rettangolari punteggiati di lapidi grigie, tombe con la croce gotica incastonata nel cippo funebre.
Era solo con centinaia di anime trapassate e un cocker scodinzolante.
Il lucchetto tranciato brillava sotto i raggi del primo sole.
Opera dei vandali, ragazzi che non avevano di meglio da fare che tormentare i defunti.
Cercava di ripetersi che non c'era motivo di spaventarsi, ma la paura lo aveva gi assalito e travolto.
Afferr Toby per il collare mettendosi a correre nonostante il mal di schiena che lo affliggeva. Corse fino al fondo della strada, fino alle vecchie officine. Era stravolto. Solo allora ritrov la lucidit e il fiato per comporre il 112.
Era tutto bello. Un prato, gli alberi, il sole.
Poi di colpo era diventato tutto buio, un pozzo umido, sporco.
Il fango sotto i piedi, intorno pareti di mattoni.
Non poteva risalire, non riusciva a chiamare aiuto.
Improvvisamente scorse un condotto laterale, una galleria oscura.
Dal fondo provenivano rumori terribili.
L'antro di un mostro.
Lo sentiva, si muoveva nella sua direzione.
Un orribile rettile.
Url disperatamente.
Si svegli con l'eco del suo grido nelle orecchie: un maledetto incubo.
Dalle tapparelle filtrava la luce.
Ardig si svegli del tutto, fradicio di sudore.
Frog dormiva beato sul pavimento, sulla solita coperta.
Infil canotta, pantaloncini e le sue Nymbus con ammortizzatori in gel e soletta interna, sempre a gel, pronto per schiacciare il duro asfalto metropolitano e anche i mostri venuti a trovarlo.
Le 6,30, il sole gi alto e quei colori meravigliosi - il blu che diventa azzurro - che annunciano la fine del buio e l'inizio di una giornata tutta da vivere, o da correre. A seconda dei casi.
Per quasi tutta l'umanit  pi facile vivere e godersi la vita, che corrergli dietro. O corrergli via.
Per il commissario Ardig, l'eccezione a ogni regola umana, valeva il contrario: per lui era pi facile correre che vivere.
Non che poi si godesse molto neppure la corsa... Le persone, quelle normali, quelle che sanno vivere e riescono a vivere, vanno a correre nei parchi, sulle ciclabili, lungo i fiumi o i canali. Non sui marciapiedi duri della circonvallazione, con annessa razione di smog da inalare nei polmoni gi gravati da trenta bionde al giorno.
Eppure Ardig era cos, correva senza un perch, correva alla Forrest Gump, senza la bellezza del gesto, senza un cardiofrequenzimetro, senza un contapassi o un cronometro, senza un iPod a pompare musica, senza una finalit sportiva.
A quasi quarantaquattro anni correva per sfogarsi, per mantenersi tonico, per sentirsi vivo, almeno una volta al giorno, almeno all'inizio di una giornata che poi non avrebbe vissuto, ma solo trascorso e sprecato dietro al peggio di ogni essere umano. Il male.
Correva anche pi veloce dei camion dell'AMSA che spazzavano il manto stradale con spruzzi a idrante.
Correva da piazzale Piola fino al cavalcavia ferroviario, poi gi in viale Molise per involarsi al suo personalissimo striscione di met corsa, piazzale Cuoco; da l deviava in piazzale Salgari, per poi girare verso i giardinetti di piazzale Martini.
Un rettangolo di edifici eleganti affacciati su un polmone verde.
Una rivista urbana l'aveva definita la risposta milanese a Central Park.
Cazzata apocalittica ragionava Ardig, che poi nella grande Mela non c'era mai stato. Tuttavia era attratto da piazzale Martini.
Un paio di settimane prima aveva adocchiato un cartello con la scritta AFFITTASI BILOCALE.
Sarebbe stato bello avere un balcone grande, affacciato su un piccolo parco. E anche per Frog sarebbe stato bello poter scendere e trovare subito dei giardinetti, senza scarpinare con le sue zampe fragili.
Sarebbe stato, condizionale. Il tempo delle ipotesi, non dei fatti.
Il cartello era ancora appeso.
Si avvicin al portone per scrupolo: aveva memorizzato il nome dell'agenzia a cui rivolgersi ma non l'aveva ancora contattata.
Il sole illuminava la scena, Milano si stava svegliando.
Scelse una panchina per lo stretching e alz lo sguardo al cielo senza nuvole.
Non c'erano nemmeno le sue nuvole, quelle interiori, nuvole sempre pi nere dopo quella missiva ricevuta giorni prima.
Verr la morte, verr un angelo a prenderti.
L'ultima vita sar la tua.
Cercava di non pensarci, si ripeteva che era solo un mitomane. Allung la gamba sul bordo della panchina, i passerotti danzavano allegri intorno a lui. Si immagin su qual balcone affacciato sul verde, con quel cielo azzurro a dargli il buongiorno.
Un bel pensiero che lo accompagn mentre riprese a correre, facendogli scoprire, una volta tanto, di non essere incazzato con l'intero mondo come ogni mattina e di potersi godere qualche attimo di vita, come le altre persone. Quelle normali.
Di colpo i suoi incubi interiori erano scomparsi, il mostro dentro la galleria, e pure quel pupazzo di cartapesta su cui si era angustiato per giorni facendosi suggestionare come un pirla.
Torn correndo e sorridendo al pensiero della doccia e della colazione che lo attendevano insieme allo scodinzolare di Frog.
Over the horizon, la musichetta standard del cellulare, lo accolse mentre apriva la porta, togliendogli subito quel ritrovato buon umore.
Perch se alle 7,15 il cellulare del capo della sezione Omicidi trilla  sempre per quella sola ragione bastarda: annunciare che in citt c' un morto in pi a chiedere giustizia e un assassino da acciuffare.
La corsetta spensierata e l'illusione di una vita normale erano state sciacquate via dalla doccia, prima dell'altra corsa, in auto.
Ardig masticava amaro.
No, non poteva godersi neppure un attimo di vita, essendosi condannato a un destino di orrori come quello che stava fronteggiando. Il peggio prodotto dal progresso dell'essere umano.
Una discarica abusiva dimenticata. Non proprio dimenticata, non da tutti per lo meno.
Da settimane il battagliero presidente del Municipio 4 continuava a denunciare quel degrado, organizzando presidii e fiaccolate dei residenti senza ottenere risposte da Palazzo Marino. Come se quel lembo di terra periferico non facesse parte del contesto cittadino! Davvero il peggio concepito da una mente umana ed  cos che si immaginava l'inferno. Non fiamme e zolfo, ma una distesa di rifiuti impregnati di odori mefitici e infestati da ratti orrendi.
Poco lontano c'era la statua del Cristun, il Cristo Redentore, oltre i campi fra Rogoredo e Corvetto. Ma il Redentore volgeva lo sguardo in un'altra direzione, come se non volesse vedere lo sporco e il marcio che li circondava.
Poco distante si intravedeva un prato vicino a un altro piccolo boschetto.
Una volta, tanti anni prima, quando le torri gemelle non erano ancora crollate, l c'era una discoteca, il Parco delle Stelle. Adesso su quell'area sorgeva un rinomato complesso termale e di wellness, le Terme di Marte e Venere. Era tutto cambiato, tranne quel fazzoletto d'erba dove sedici anni prima avevano trovato il cadavere di una ragazza, violentata mentre agonizzava per un'overdose da ecstasy. Un caso facile, risolto in un amen.
Da allora era tornato tante volte in quella campagna diventata periferia.
In fondo alla strada si ergeva il complesso dell'Abbazia cistercense di Chiaravalle, teatro di un altro vecchio caso che aveva segnato la sua carriera di investigatore anzi, da predatore di assassini.
Scacci i ricordi per rientrare nel presente.
L'ambulanza inutilmente accorsa si stava occupando della coppia di runner. Lei in crisi isterica, lui che la consolava dopo aver vomitato. Solo il labrador scodinzolava felice, ignaro di quanto stesse accadendo intorno a loro.
Si avvicin a Frog per uno scambio di annusate amichevoli.
Due quadrupedi agli antipodi, il bello e il brutto. Diversi per stazza, colore, forma fisica e pedigree ma uguali nell'annusarsi.
Ardig conged i due ragazzi, testimoni di nulla. Avevano solo visto in faccia il male e lo avrebbero ricordato per sempre, nient'altro. Li avrebbe sentiti l'indomani.
Per il momento bastava lui, il dannato, anzi il condannato a una fine tremenda.
La nudit a svelarne i segreti pi intimi, come quei seni grandi e quel pene floscio che stonavano su quel corpo ancora atletico e muscoloso, di un essere umano avanti con gli anni.
Un transessuale.
Privo di vestiti e scarpe.
Non poteva essere arrivato l da solo e probabilmente non ci era arrivato neanche vivo. Il colore violaceo della pelle e il gonfiore denunciavano l'avviata decomposizione, la pelle recisa da tagli lunghi e profondi.
Qualcuno lo aveva inciso con una lama affilata, dilaniandolo, i topi avevano fatto il resto.
Il dottor Salerno si stava gi occupando di lui procedendo al solito esame esterno, il resto lo avrebbe svelato interrogandolo con il bisturi sul tavolo settorio.
Si sollev sfilandosi la mascherina d'ordinanza. Deceduto circa 72-96 ore fa. L'arco temporale dipende dalle condizioni ambientali, bisognerebbe stabilire per quanto tempo  rimasto a bollire sotto il sole.
Secondo lei era ancora vivo quando...
Salerno allarg le braccia.
Perego sul Brembo  un paese fantasma.
Abitato solo da ricordi e spiriti inquieti.
Il primo villaggio operaio italiano,
Casa, famiglia e lavoro. Tutto insieme, tutti insieme.
Un progetto di fine Ottocento figlio della rivoluzione industriale e di un'idea utopica del commendator Umberto Perego, un visionario che voleva mettere i suoi operai nella condizione ideale per lavorare, sentendosi parte di qualcosa di pi grande, che andasse oltre il salario, qualcosa che diventasse la loro vita.
Per questo aveva fatto edificare un borgo residenziale intorno alla sua acciaieria, con tutti i servizi per quella piccola comunit. La scuola, l'emporio, le sale ricreative, l'infermeria, il campo sportivo e persino una chiesa e un cimitero.
Un sogno durato qualche decennio, fino alla Seconda guerra mondiale poi era tutto finito, abbandonato, dimenticato.
I giovani di allora, gli anziani di oggi, si erano trasferiti a qualche chilometro da l, a Borgo al Brembo, il nuovo comune sorto pi a monte obbligando Perego sul Brembo a un malinconico declino.
Il cancello divelto aveva allarmato il Giannino che non aveva avuto il coraggio di entrare per la paura dei trapassati, non dei vivi.
I due carabinieri inviati dalla stazione di Almenno invece non si erano fermati. Dal vialetto principale avevano subito notato la cappella votiva annerita dal fumo, innescando una catena di telefonate fino ai vertici regionali dell'Arma.
Appena arrivato il tenente Alessandro Rea, inviato dal Comando regionale, impart un paio di ordini secchi.
Avvertite i RIS. E trovatemi qualcuno che si occupi di questo posto. Poi si incoll l'iPhone all'orecchio per aggiornare il colonnello Gregori sul ritrovamento di resti umani carbonizzati all'interno di una cappella annerita in un campo santo abbandonato.
Non era un cimitero qualunque: l negli anni precedenti si erano svolti riti satanici.
Era una zona dove in passato erano accaduti fatti inquietanti.
Tra cui degli omicidi.
Irrisolti.
La mattina era partita malissimo per il dottor Rodarri.
Noemi, quella cretina, quella bambina puttanella buona solo a fare sesso, aveva postato sulla sua pagina Facebook una fotogallery della sera precedente, utilizzando come backstage il suo attico.
Tutta la Milano che conta era entrata in casa sua senza invito e senza permesso. Ecco il suo salone metro per metro e il suo esclusivo terrazzo. Nemmeno fosse il depliant illustrativo di un'agenzia immobiliare.
Le foto erano state taggate sulla sua pagina.
Rodarri era abituato al lusso come scontato contorno quotidiano, lo ostentava in ogni istante della sua giornata: auto, vestiti, accessori, luoghi esclusivi che frequentava. Tuttavia non voleva esporlo sulla pubblica piazza virtuale del social network pi utilizzato nel globo n voleva condividerlo, nemmeno con la ristretta cerchia elitaria dei suoi contatti.
La giovane Noemi di colpo gli appariva solo come una bambina immatura.
Incazzato nero usc di casa, in tenuta stile Portofino, con bermuda velici e polo griffata. Un caff al bar Willy, poi l'edicola per acquistare il Corriere.
Quelle tombe erano tutte uguali, tipiche dei cimiteri del Nord Europa. Con le croci scolpite in un cippo che fungeva da lapide, senza ornamenti, senza foto. Essenziali e identiche per rimarcare che, una volta terminata la corsa terrena, terminano anche le differenze sociali o economiche.
Tutti accomunati dallo stesso destino: riposare sotto due metri di terra fredda, lasciando ai vermi il compito di trasformare gli esseri umani in scheletri.
E gli scheletri sono tutti uguali.
Era questo l'utopico sogno socialista del commendator Perego.
Nella sua citt ideale dovevano esserci case uguali, paghe uguali, vite uguali, e uguali dovevano essere le dimore nell'eternit, quei cippi usurati dal freddo e dalla pioggia, senza foto a ricordare i volti di quegli uomini.
Il tenente Rea le osservava cupo, riflettendo sul fatto che anche i morti invecchiano e con loro invecchia il mondo dove hanno vissuto insieme ai loro cari, invecchia il dolore tramutandosi in ricordo.
E in abitudine, che porta a dimenticare anche quelli a cui abbiamo voluto bene.
Come quelli l.
Padri, nonni, persone anziane. Ma anche giovani, persino bambini, sepolti nelle prime file.
In quel cimitero i cari estinti erano tutti passati a miglior vita da almeno ottant'anni. Nessun fiore fresco, nessun lumino acceso per tenerne vivo il ricordo.
Li avevano dimenticati tutti, come si erano dimenticati di Perego sul Brembo.
L'operaio comunale adibito a custode si present dopo mezz'ora, sudato, la camicia incollata alla schiena. Nel suo furgoncino l'aria condizionata non funzionava.
Tipo pratico, gli bastarono poche parole per spiegare quello che le lapidi ingrigite avevano gi anticipato.
Qui non ci viene pi nessuno. Lo apriamo solo il giorno dei morti.
L non c'era anima viva: gli assassini lo sapevano.
Per questo avevano scelto quel campo santo dimenticato da ogni Dio, per agire indisturbati.
Rea ragionava al plurale: quel delitto portava la firma di un gruppo.
Il ronzio di un ciclomotore echeggi dalla strada, la tonaca nera svettava da lontano.
 il don, l'ho avvertito io spieg l'operaio.
Il tenente scosse la testa. Il colonnello Gregori aveva chiesto massima discrezione, valeva anche per il prete.
Per cui lo incalz, facendosi sentire anche dall'operaio. Per il momento le chiediamo il massimo riserbo su quanto ha visto, per non compromettere le indagini.  chiaro?
L'operaio annu, quasi spaventato dal tono del carabiniere.
Il sacerdote finse di non sentire.
Il morto era un pregiudicato, non uno dei soliti sudamericani.
Si chiamava Natale Fortunato ed era nato a Isernia nel 1959.
Nome tutt'altro che profetico del suo destino.
Quel corpo martoriato, dai tagli di una lama e dai morsi dei sorci, appariva lontano anni luce dalla fortuna evocata da quel cognome.
Il responsabile della Buoncostume, il vecchio Garella, er Romano, osservava la sua scheda turbato.
Poraccio... C'aveva un sacco de nomi de' battaglia. 'Na volta se faceva chiamare Marilyn, poi ce ne stavano troppe e s'era riciclata in Evelyn. Me pare Evelyn Fortuna. Ma i clienti suoi la chiamavano Evelina.
Le foto del casellario giudiziario immortalavano un viso mascolino, addolcito da ormoni e dalle altre sostanze che quelli come lui erano costretti a ingurgitare.
Aveva i soliti precedenti tipici del suo mestiere e uno collaterale: aveva fracassato il cranio a un cliente con un sasso nel corso di una lite dai contorni oscuri. Lesioni gravi, tentato omicidio e rapina.
Ardig esamin la sua scheda: l'aggressione era avvenuta la notte del 18 maggio 2001 in via Bovisasca, una strada periferica.
La vittima, Gian Luigi Rotondi, aveva riportato una commozione cerebrale e un trauma oculare.
Fortunato si era beccato pure l'accusa di omissione di soccorso e si era fatto un anno dentro, a San Vittore: tra il 2001 e il 2002. Poi le solite misure alternative, tra cui i domiciliari.
...'na poraccia come l'artri, campava a bocchini e dando er culo a tutti sentenzi Garella, tracciandone un ritratto cinico e impietoso.
Secondo te chi  stato a ridurlo cos?
A me lo chiedi? Er capo della Omicidi mica so' io... nel giro loro  tutto tranquillo. Molti battono in zona Centrale e in Zara. Artri ricevono in casa. Non ce stanno guerre tra loro. L'ultimo di 'sti qui steso  roba del secolo scorso.
Uhm. E questa Evelina riceveva in casa o sul marciapiede?
All'et sua riceveva in casa. Mo' con le chat, con i siti... i clienti te li trovi cos, mica aprendo l'impermeabile per fa' vede' tette e culo.
La lettura del Corriere della Sera stava facendo sbollire Rodarri dall'incazzatura precedente. Lo storico quotidiano di via Solferino aveva dedicato un'apertura di pagina, nell'inserto della cronaca milanese, al miracolo della clinica Salus Nostra.
Due bimbe attaccate frontalmente, legate in un abbraccio mortale, salvate dalla solidariet dei milanesi e dall'eroe senza macchia e senza paura di quella favola a lieto fine, il brillante cardiochirurgo Cedrik Rodarri, mago del bisturi e filantropo.
Il suo profilo era condensato in poche righe.
Milanese doc, quarant'anni ancora da compiere, una grande passione per il tennis, si  formato negli ospedali statunitensi. Dal 2015  primario di cardiochirurgia pediatrica presso la clinica privata Salus Nostra.  il responsabile sanitario del progetto Life for children - Uganda.  lui ad aver organizzato il trasporto aereo delle piccole e della loro famiglia.
L'agenzia di comunicazione a cui si era rivolto aveva fatto un buon lavoro, una bella pubblicit per la sua fondazione onlus.
 solo la visibilit a portare soldi. E solo con i soldi si salvano le vite ragionava Rodarri, mentre visionava la versione cartacea del depliant realizzato dalla copywriter e dal fotografo che lo avevano seguito in Uganda per cinque giorni. E cinque notti... nelle quali si era trombato la copywriter sotto la luna piena fino a saziarsi, fino a stufarsi, anche di lei, brava ad aprire le gambe e brava nel suo mestiere.
Ammirava compiaciuto le foto dell'ospedale realizzato nei container climatizzati, le corsie, la sala operatoria, i medici volontari che ci lavoravano, in posa, sorridenti.
In quattro anni avevano realizzato un piccolo miracolo salvando centinaia di vite. Ed era solo l'inizio.
Ne avrebbero salvate tante altre e altre ancora.
Il cellulare si illumin, sul display il numero del pubblicitario, il titolare dell'agenzia. Un amico di famiglia di vecchia data.
Come andiamo?
Alla grande.
Hai voglia nel pomeriggio di fare una breve intervista con il TG regionale RAI?
Si accordarono sui dettagli, lo ringrazi e si abbandon sulla poltrona confortevole. Si allung una striscia di bamba che inal con la cannula di legno. La vita ora gli sorrideva a trentadue denti.
La felicit si trasform in generosit.
E in perdono. Per quella scema di Noemi.
Aveva una voglia matta di farsi succhiare il cazzo solo come lei sapeva fare. E aveva voglia di infilarglielo nel culo perfetto.
Ma dopo, pi tardi.
Perch di giorno Cedrik era il dottor Rodarri.
Il signor Natale Fortunato, per tutti Evelina, non era una poveraccia come frettolosamente l'aveva etichettata Garella.
Il transessuale alloggiava in una delle zone pi esclusive di Milano, piazzale Libia, a met di viale Lazio. Una zona residenziale con condominii eleganti, tanto verde e un caleidoscopio di negozietti accoglienti. Prezzo al metro quadrato oltre gli 8000 euro.
Fortunato se la passava bene.
I camerieri di una caffetteria sotto casa lo conoscevano, anzi la conoscevano. L'Evelina. Femminile.
Perch il signor Fortunato era Natale solo per l'anagrafe e nei ricordi di una vita precedente mentre, per il mondo che gli orbitava intorno, era l'Evelina. Un trans avviato sul viale del crepuscolo professionale.
Un portiere asiatico li accolse e li accompagn senza fare domande nell'appartamento della vittima, un ampio trilocale, cucina, salotto, due camere, due bagni.
Era tutto in ordine. Non era l che il trans era stato trucidato.
Fare quel mestiere rendeva a Milano.
C'era persino un piccolo sgabuzzino attrezzato a palestra, con corde, manubri e una panchetta multiuso con bilancieri e dischi di 10 kg l'uno. Perch Evelyn era comunque un uomo in grado di sollevare 40 kg sulla panca piana.
Si soffermarono sulle stanze da letto.
L'alcova per i clienti, agghindata come la tipica stanza da motel, e la camera vera, quella dove dormiva. Diverse come la notte e il giorno.
Normale per le professioniste del sesso che operano a domicilio separare il lavoro dal resto. Letti, lenzuola e federe diversi per non sentire odori e umori lasciati dai clienti, gente di livello senza dubbio.
La Buoncostume li stava censendo mentre la Scientifica scansionava il PC portatile.
Il suo carnefice poteva averla adescata in chat o in uno dei portali per il sesso a pagamento.
Il cellulare era scomparso come i suoi vestiti e il suo portafoglio.
Gli agenti rovistavano nei cassetti cercando chiss quale indizio utile nel passato prossimo e remoto di un poveraccio tagliuzzato e gettato in pasto ai ratti in una discarica.
Una morte teatrale, un'esecuzione feroce.
Una messa in scena per l'ambiente della prostituzione? La notizia del ritrovamento di un morto a Perego sul Brembo campeggiava su tutte le edizioni online dei quotidiani milanesi. Nessun cronista, per, era stato inviato in quel paesotto microscopico, introvabile senza impostarlo sul navigatore.
Da tempo nelle redazioni si centellinava il budget, risparmiando su tutto, anche su una trasferta di appena 40 km. Troppe le notizie di cronaca da inseguire a Milano per avventurarsi in una remota localit di provincia.
Nessun organo di informazione quindi era a conoscenza di quel particolare macabro: il fal che aveva carbonizzato quel povero corpo. Un dettaglio che i carabinieri si era tenuti per loro, un piccolo vantaggio per un'indagine complessa.
Peraltro la notizia, c'era da scommetterci, l'indomani sarebbe comparsa in trafiletti che nessuno legge.
Solo Il Giorno avrebbe coperto adeguatamente la vicenda, potendo contare su una rete capillare di corrispondenti e collaboratori in ogni angolo del territorio lombardo.
E su una nuova firma illustre della cronaca nera.
Federico Malerba, dopo la chiusura de La Voce Lombarda seguita da un deprimente periodo da disoccupato, era tornato in pista con un contratto annuale che lo aveva catapultato di nuovo nella mischia, motivato come non mai.
Stava lavorando da casa, sprofondato sul divano, l'iPad sulle ginocchia. Il gatto, vicino a lui, ronfava sul cuscino.
Stava imbastendo un articolo striminzito con i pochi elementi attinti dal comunicato dei Carabinieri; con l'Arma non aveva mai avuto buoni rapporti. Pagava lo scotto della ben nota amicizia con il commissario Ardig, a sua volta detestatissimo dai Caramba e non solo da loro.
Un'altra complicazione era che il caso fosse di competenza della procura di Bergamo dove non conosceva nessuno tranne la PM che aveva indagato sul delitto di Brembonate. Un'altra con cui aveva difficolt a rapportarsi.
Impost una ventina di righe per l'edizione online con un titolo che riassumeva tutta la storia.
MISTERO A PEREGO SUL BREMBO, TROVATO UN CORPO NEL VECCHIO CIMITERO.
Lo condivise sulle pagine social del quotidiano e sulla sua pagina personale.
Poi contatt il collaboratore della zona, un'area di campagna ai piedi delle colline, all'imbocco tra la Valle Imagna e la Val Brembana.
A rispondergli, con un accento marcatissimo, il solito studentello universitario distratto dai libri per rincorrere il canto delle maledette sirene del giornalismo. Un altro illuso sognatore che sgobbava per costruirsi un solido futuro da disoccupato.
Per questo rispose presente come sempre.
Del corpo nel cimitero si sarebbe occupato lo sbarbato, a lui toccava l'articolo sul morto della discarica di via Orwell.
La troupe del TGR Lombardia aveva filmato da dietro il vetro un'immagine rapida delle due bimbe ugandesi nei loro lettini. Nel loculo vetrato adiacente alla pediatric intensive care unit c'erano altri due bimbi dalla pelle nerissima: erano stati operati nei giorni precedenti per gravi malformazioni cardiache, incurabili in Uganda, per restituirli a una vita tutta da inventare.
Poi una altrettanto fugace inquadratura delle madri, i padri non c'erano - non c'erano pi - scomparsi o uccisi nelle guerre tribali che sconvolgevano l'Uganda e il vicino Ruanda.
Per cui il resto del servizio era dedicato a lui.
L'eroe, il chirurgo che operava i minuscoli cuori di quei bambini. E il filantropo che raccoglieva fondi per la sua onlus, per salvare giovani vite e regalare speranze.
Eccolo, dottor Jekyll, il figlio che ogni madre desiderava, l'uomo che ogni donna avrebbe voluto avere accanto, il professionista da indicare a modello per i giovani. E in TV, ammiccante e sorridente, era ancora pi convincente.
Nelle fotografie recuperate da Facebook e da alcuni siti specializzati in dating per adulti Evelyn, truccata e tirata, appariva una donna mascolina eppure sensuale, con braccia e spalle muscolose a fare da cornice a seni esplosivi.
In quelle gallery faceva volutamente trapelare la sua originaria identit maschile confondendola con la profondit delle sue scollature, con la gommosit di quei labbroni a canotto.
Del resto era quello il core business di quel mercato in grande espansione a Milano.
Il piacere e la bellezza di un corpo levigato al femminile, quei rassicuranti seni grandi, quelle labbra turgide, e poi il brivido della trasgressione del membro maschile.
Una donna da cui farsi coccolare, un pene da cui farsi sodomizzare.
Erano loro la via di mezzo tra quei due universi opposti - eterosessualit e omosessualit - su cui ruotava la storia dell'esistenza umana. La terza via.
Ardig, a differenza di molti colleghi, non nutriva alcun pregiudizio verso chi intraprendeva un viaggio per valicare la frontiera che separa i due sessi con tutto quello che ne comportava.
Natale Fortunato era stato un uomo nella sua prima vita in Molise, magari era un uomo che faceva a botte, che giocava a pallone. Dalla sua documentazione anagrafica risultava che nel 1980 aveva persino militato nelle file dell'Esercito Italiano nel canonico anno di servizio militare.
Prov a immaginarselo.
Un uomo che dentro imprigionava la donna che sarebbe venuta alla luce dopo svariati interventi chirurgici e quintali di farmaci ingurgitati.
Il viaggio di Natale verso Evelina doveva essere stato doloroso, faticoso e anche costoso. E probabilmente solitario, dato che nessuno sembrava piangerlo, neppure la sua lontana famiglia.
Per cui lo rispettava e non lo giudicava. Si domandava solo se l'assassino che aveva voluto dilaniarlo e gettarlo in pasto ai ratti, a crepare come monnezza tra i rifiuti, avesse voluto uccidere Natale o Evelina.
La perquisizione nel trilocale di piazzale Libia non aveva portato a nulla, le testimonianze raccolte fino a quel momento neppure.
Non avevano uno straccio di movente.
In quel momento dalla portineria gli recapitarono sulla scrivania una copia del comunicato dei Carabinieri, inoltrato via mail dall'ufficio stampa della Questura. Un corpo non identificato, di sesso maschile, rinvenuto in un cimitero della provincia bergamasca.
Dalla Procura non si era fatto vivo nessuno, significava che il caso non era di loro competenza, ma dei cugini dell'Arma. Meglio cos, una seccatura in meno.
Del resto quando un omicidio avveniva fuori dal perimetro metropolitano era prassi che la fase iniziale delle indagini spettasse ai Carabinieri che disponevano di stazioni locali in quasi ogni Comune.
Cestin il fonogramma dell'Arma, mentre il telefono squillava alla fine di un altro pomeriggio inutile: una telefonata da Roma, dal ministero degli Interni.
Gli passarono un segretario di un imprecisato ufficio, poi lo deviarono all'interno di un dirigente, pure lui non precisato, se non per la qualifica di prefetto.
Una voce stentorea, condita dalla classica venatura laziale, gracchi dall'altro capo del filo, a 600 km di distanza.
Dottor Ardig buon pomeriggio. Immagino che star lavorando come suo solito, da buon milanese.
Mi perdoni, ma non ho capito con chi sto parlando. Sono il prefetto Tommaso Rossetti.
Ci conosciamo?
Ci conosciamo, certo. Oddio... non posso dire di conoscerla, in tutta sincerit, per s, ci siamo visti, una volta sola. Qui al Viminale. Forse se lo ricorder.
Realizz immediatamente.
Nell'estate del 2013 era sceso a Roma per un colloquio sbrigativo con il capo della Polizia: in quella stanza c'era un dirigente che non aveva aperto bocca e li aveva osservati. Non poteva che essere lui.
Cosa le occorre?
Brusco e diretto, eh? Combacia perfettamente con la descrizione che tanti amici comuni che la stimano mi hanno fatto di lei.
Veramente non ho tanti amici. E neppure estimatori. Generalmente chi mi conosce non parla molto bene di me...
 la miglior referenza, mi creda.
Una breve risata argentina, poi Rossetti prosegu serio e tranciante.
Vogliamo incontrarla al pi presto.
Non si trattava di un invito, ovviamente, ma di un ordine. E l'utilizzo della prima persona plurale non faceva presagire nulla di buono.
Non lo stava convocando un cazzo di prefetto, era lo Stato a convocarlo.
Eppure Ardig prov a traccheggiare.
Come lei certamente sapr sono in una fase operativa di un'indagine su un omicidio appena avvenuto.
Un transessuale ucciso da un cliente? Suvvia, mi creda, il Paese ha priorit ben pi urgenti di questa nella difficile congiuntura che ci troviamo a vivere in questi giorni cos complicati.
Ardig si irrigid impercettibilmente.
Ucciso da un cliente...
Questo Rossetti ne sapeva quasi pi di lui sull'omicidio Fortunato.
Quella telefonata lo allarm. E poi quel passaggio sulle priorit del Paese, altro che invito.
Non aveva alternative, tuttavia decise di prendere tempo. Domani devo vedere il magistrato, mi dia un paio di giorni.
Come vuole. Facciamo anche quattro o cinque, ci mancherebbe, non voglio farle trascurare la sua fondamentale indagine.
Fondamentale. Lo stava pigliando per i fondelli.
Sentiamoci nei prossimi giorni.
Non fece in tempo neppure a salutare, Rossetti aveva gi riattaccato.
Rimase impalato, con la cornetta in mano qualche secondo, poi si decise a riappenderla e ad accendersi una sigaretta.
Roma lo attendeva, i capi lo attendevano.
Nuovamente, dopo la veloce toccata e fuga di quattro anni prima, quando gli avevano proposto di assumere la guida di un gruppo investigativo speciale sui delitti a sfondo esoterico e lui aveva tergiversato. Ovvero rifiutato, perch in certe situazioni un ci penso equivale a un no grazie.
Di quel gruppo, a quanto sapeva, non si era poi fatto niente.
E ora? Che volevano da lui? Proporglielo di nuovo?
Un giovane sacerdote, che si occupava delle relazioni esterne e del sito web della curia, porse gli articoli appena stampati a monsignor Mondoni, il responsabile della segreteria, che li rilesse pi volte, persino ad alta voce, con la puerile speranza che quelle righe potessero cambiare.
Soprattutto che potesse cambiare il nome di quel paesotto sconosciuto a tanti.
Non a loro.
Perego sul Brembo.
Lo rilesse per la quarta volta, per essere sicuro.
Nessuna menzione al fatto che il corpo fosse stato arso in un'edicola votiva, un'informazione strettamente riservata che i Carabinieri erano riusciti a non divulgare ma che a loro era arrivata comunque.
Vado a informare sua Eminenza.
Il giovane sacerdote annu.
Cedrik e Noemi avevano variato il repertorio scopando intorno alle 18, l'ora in cui la gente timbra il cartellino uscendo dall'ufficio.
Quaranta minuti di sesso da paura, nella doccia prendendola da dietro, e poi a letto con lei sopra a cavalcarlo, sudando sul lenzuolo, prima di concedersi un'altra doccia.
Stavolta senza ricominciare a scopare.
Non avevano fame, non ancora. Erano nudi sul divano dove si erano concessi la merenda dei campioni. A base di polvere bianca.
Guardavano annoiati il TG regionale sorbendosi servizi di politica e di cronaca. Poi finalmente l'annunciatrice lanci il servizio sulle bambine ugandesi salvate dal cuore grande di Milano e di un suo cittadino.
Rodarri si illumin d'immenso in quei novanta secondi di celebrit televisiva, domandandosi mentalmente in quale direzione stesse andando la sua vita perfetta.
Aveva la stima e l'autorevolezza di una carriera ineccepibile, aveva la popolarit per quello che faceva in sala operatoria e in Uganda. Aveva soldi, contatti, amicizie, potere.
Tutto per fare quello che voleva, tutto per aprire ogni porta.
Poteva andare in Parlamento? Ma a fare cosa? Per pigiare un bottone per 10.000 euro al mese e magari scannarsi come i galli di Renzo in qualche talk show televisivo? Troppo poco.
Poteva fare il ministro? Troppo poco pure quello, non gli sarebbe bastato.
Noemi snocciol un paio di banalit sotto forma di complimenti, poi ripart all'attacco leccandogli i pettorali e iniziando a scendere con la lingua.
Lui non ne aveva pi voglia, adesso desiderava altro. Voleva aria fresca e viversi quella Milano estiva che lo chiamava.
Per il sesso c'era tempo, dopo, tanto le sue notti erano lunghissime. Le sollev la testa e la baci con insolito trasporto.
Dai, fatti bella che usciamo.
L'ultima telefonata era di Malerba e raggiunse Ardig mentre era in corridoio a esaminare con aria perplessa un gruppetto di travoni accalcati in corridoio, quasi tutti al naturale, senza tacco, trucco e parrucco.
Uomini. Come lui, come gli altri.
Uomini con le tette infilati in abiti femminili.
Li avrebbero sentiti Santoni e gli agenti.
Cosa state combinando? domand l'amico cronista.
Facciamo i casting per la prossima edizione di un reality show. Dovresti vedere la variopinta fauna umana che si aggira nei nostri corridoi.
Malerba lo conosceva troppo bene per non cogliere l'amara ironia della battuta.
State sentendo i trans?
Proprio loro, non ci facciamo mancare nulla.
Inchiesta partita male?
Malissimo. Non abbiamo niente.
Un cliente?
Possibile.
O un protettore?
Possibile anche quello.
Tutto  possibile. Altro?
Lo scrivi o te lo tieni per te?
Taccuino chiuso.
Troppa teatralit sulla scena del delitto. Adesso non posso spiegarti i dettagli al telefono, a ogni modo nell'articolo resta vago.
Uhm. E del cadavere rinvenuto a Perego sul Brembo sai dirmi...
Ardig stopp l'amico.
Non ne so nulla, stai sbagliando parrocchia.
Nell'ufficio all'ultimo piano del palazzo arcivescovile la finestra era aperta per far entrare l'aria tiepida di fine giornata.
Monsignor Mondoni attendeva davanti alla cornetta del telefono.
L'interno squill.
La voce del segretario.
Ho in linea il comandante della Legione Carabinieri Lombardia, il generale Bellocchio.
Si conoscevano da molti anni, si erano incrociati in decine cerimonie pubbliche.
E alcuni anni prima si erano scambiati un favore, di quelli che si chiedono, e si ottengono tra istituzioni di rango. E di peso.
Il silenzio su una vicenda terribile di sangue, di morte, di errori e orrori. Una storia che ora sembrava riemergere dagli inferi in cui era stata spinta e sepolta.
Saltarono i convenevoli e parlarono liberamente per un paio di lunghissimi minuti. Il generale pi che altro ascolt limitandosi a un rassicurante: Ho compreso tutto, stia tranquillo, mi attiver subito.
Bellocchio rimase qualche istante con la cornetta in mano, perplesso e preoccupato. Convoc immediatamente il colonnello Gregori.
Monsignor Mondoni invece si rivolse all'uomo anziano, vestito tutto di nero, che aveva di fronte e aveva ascoltato tutta la conversazione.
Padre Harald aveva passato gli ottanta e da oltre mezzo secolo serviva la Chiesa con fedelt e con un riserbo che sconfinava nella segretezza.
Attivatevi subito. Verifichiamo se il nostro timore trova concreto fondamento.
Una catena di telefonate da una metropoli all'altra. Funzionari a smistare il traffico, vertici a confrontarsi da fronti opposti.
L'ultima telefonata intorno alle 21.
L'uomo avvert la vibrazione nella tasca dei pantaloni, mentre guidava la sua Vespa rosso fuoco, il suo mezzo di trasporto nell'Urbe.
Viaggiava senza fretta, godendosi la grande bellezza della Citt Eterna al tramonto di un'altra giornata caotica.
Era appena partito dal circolo tiberino cui era iscritto da qualche anno. La solita quarantina di vasche, poi una sauna.
L'aria in faccia lo accarezzava rientrando a casa, nel suo appartamento a Monteverde.
Accost per rispondere al telefono, il prefisso di Milano.
Dopo il pronto non riusc quasi a dire una parola.
Dall'altra parte il generale Bellocchio gli impartiva direttive insindacabili. Trenta secondi e la telefonata si concluse.
Ripart accelerando. Stavolta aveva fretta.
Ordine di trasferimento, con effetto immediato.
La Range Rover Evoque TD4 color rubino sfrecciava lungo il tratto aretino dell'autostrada del Sole, incurante dei limiti di velocit. Il lampeggiante sul cruscotto acceso.
Marco Fontana viaggiava solo, accompagnato da mille pensieri ingarbugliati e due borsoni sportivi sul sedile posteriore, la Vespa rossa lo avrebbe raggiunto in un paio di giorni. Della spedizione si sarebbe occupato il portiere del condominio di Monteverde.
Saliva a Milano sapendo di doverci restare un po'. Un'indagine complessa da affidare a un investigatore particolare. A uno come lui.
Rifletteva sulle parole del generale Bellocchio mentre affettava il buio della Toscana diretto verso l'ignoto di un'inchiesta di cui ancora non sapeva nulla.
In testa aveva una sola domanda: perch proprio lui? Lo avrebbe chiesto tra una decina di ore ai suoi superiori, intanto cercava di rispondersi da solo.
Tre anni a occuparsi di criminalit organizzata, poi l'ultimo anno a rilassarsi nella quiete ovattata della Citt del Vaticano come capitano della gendarmeria che si occupa della sicurezza esterna alla basilica di San Pietro e ai palazzi vaticani, dove la competenza passa alle guardie svizzere.
Quale incarico lo attendeva?
Per una sera aveva tradito l'hamburgheria sotto casa con 300 gr di penne lisce, condite con il sugo pubblicizzato in uno spot televisivo dall'attore belloccio, e politicamente sempre corretto, che interpretava un autista alla guida di un furgone di un noto marchio di pasta. Un paio di bicchieri di rosso, nessuna etichetta particolare, un Chianti da 3 euro preso sugli scaffali del supermarket di viale Abruzzi. Un po' di tv smanettando da un canale all'altro in cerca di un film d'azione.
Alle 23,30 Ardig scese per la solita passeggiata serale. Frog tirava per le sue urgenze fisiologiche, battezz subito un palo innaffiandolo con lo spruzzo dorato. Poi si avviarono lentamente verso i soliti giardinetti in piazzale Piola, una delle tante rotonde giottiane di Milano.
In perfetto stile asburgico, con un cerchio di erba punteggiato di alberi, con panchine e un'area recintata per cani, circondato da un anello di asfalto e da eleganti palazzi disposti pure loro in circolo.
Un piccolo ombelico del mondo.
Il suo mondo.
Mezzanotte. Nessun altro bipede con quadrupede.
Spalanc il cancelletto dell'area recintata.
A differenza degli altri cani Frog non scattava come una molla appena liberato, si limitava a trottare annusando l'erba.
Ardig si appoggi con le spalle al cancelletto di legno.
Lei apparve dal nulla, come un fantasma, materializzandosi dal buio.
Una donna in tuta nonostante l'afa di quella sera umida di inizio giugno, in testa una bandana blu con stelline gialle.
Fisico slanciato, seni prepotenti a premere sotto la felpa. Trucco marcato, insolito per chi passeggia in tuta a fine serata, fronte altissima, pelle lunare.
Il poliziotto, il predatore di assassini, sobbalz per la sorpresa, irrigidendosi.
La donna percep il suo stupore e il suo disagio.
Mi perdoni, non volevo spaventarla.
La voce sembrava provenire da un mondo lontano.
Il commissario la guard, soffermandosi un istante di troppo sulla calvizie nascosta dalla bandana.
Lei sorrise, ormai c'era abituata.
Fino a qualche mese sugli uomini facevo un altro effetto, non si spaventavano, vedendomi... adesso invece... cos va il mondo.
Una battuta amara che centr Ardig come un ceffone, non sapeva cosa dire. Si limit a presentarsi.
Mi chiamo Bruno.
La donna gli allung la mano.
Io sono Angela. E lui?
 Frog.
Come sei bello Frog.
Una dolce bugia. Era il cane pi brutto che quei giardinetti avessero mai ospitato.
Lei invece era molto bella, bella di una bellezza strana. Piacerebbe anche a me avere un cane, non ne ho mai avuto uno.
Non  mai troppo tardi rispose d'istinto, rendendosi conto dell'assurdit appena pronunciata.
Lei scosse la testa, senza rispondere, limitandosi a fissare il bastardino dal manto spelato.
Lui si accese una sigaretta cercando di nascondersi dietro l'accendino.
Ne vorrei un tiro anch'io.
Gli pass la bionda.
Un tiro solo, come promesso.
La aspir con aria appagata godendosi quello strappo alla regola.
Gliela restitu lasciando una traccia di rossetto sul filtro, poi indietreggi rimettendosi a camminare.
Grazie Bruno. Magari ci ritroviamo qui un'altra sera, mi piace passeggiare a quest'ora, perch almeno non incontro nessuno. Notte.
La vide scomparire diretta verso Lambrate.
Dopo qualche minuto si avvi anche lui verso casa, in direzione opposta. Era turbato dal fascino indescrivibile emanato da quella donna, bella nonostante la malattia.
Parevano una coppia da film, entrambi bellissimi, eleganti e tirati.
Un uomo, ancora giovane, e una ragazza, giovanissima. Passeggiavano mano nella mano tra le stradine di Brera. La loro prima vera uscita da quando si frequentavano.
I precedenti incontri erano stati lontano dal pubblico, da lui, nel suo attico, nel salone affacciato sul terrazzo, dimenandosi tra il divano e il letto.
Stavolta era diverso.
Lui aveva voglia di aria, di gente, di luci e rumori.
Per esorcizzare un'ignota forma di malessere esistenziale che improvvisamente lo aveva assalito senza un perch cambiando le sue regole del gioco.
Tastava il medaglione come fosse un amuleto.
Il bianco e il nero sembravano dissolti in un grigio indecifrabile. Persino per lui.
Per questo aveva bisogno di aria.
E di Milano.
Ma stavolta non dall'alto, voleva il conforto della sua citt toccandola con mano, calpestandone le strade, mischiandosi agli altri.
Si erano abbuffati di sushi e ramen, consumandoli nell'apericena in un lounge bar di corso Garibaldi. Poi la canonica passeggiata fino ai vicoli magici di Brera, con il passaggio obbligato in via Fiori Chiari, schivando i tappeti degli ambulanti africani.
Lei, fisico da concorrente di miss Italia, esile e sinuoso, sedere all'ins e seno sodo, trampoleggiava su sandali dal tacco altissimo con un solo desiderio ossessivo: farsi leggere le carte da una cartomante. Erano tante, disseminate a ogni angolo.
Un classico delle ragazzine in Brera quello di farsi fare le carte o anche i tarocchi.
Evitarono le prime, poi lui si arrese.
Una sessantenne truccata da megera, una tovaglia ricamata con simboli ermetici, l'incenso che bruciava sul tavolo per regalare l'illusione dell'atmosfera giusta.
Rik, comincia tu, dai.
La ragazzina strepitava. Anche troppo per i suoi gusti.
Per un istante rimpianse la compagnia di una professionista discreta, l'aragosta e la terrazza ovattata del Garden e rimpianse di aver scordato in auto l'altra pasticca di coca da sbriciolare in tante strisce.
Lei insisteva. Qualche istante di tira e molla poi Rodarri sbuffando decise di accontentarla, buttando 20 euro e dieci minuti in una stupidata in cui neanche credeva.
La cartomante se li studiava per carpire informazioni utili per quanto avrebbe vaticinato. Il suo occhio allenato rilevava l'avvenenza e l'eleganza della coppia, ma anche l'evidente differenza di et tra i due. Lui un manager, unghie limate dall'estetista, abbronzatura e muscoli da centro fitness, bello come un attore. Lei una ragazzina in calore, viziata, di buona famiglia e pessima educazione.
Percepiva la corrente che li attraversava. Attrazione fisica, non empatica. Si tenevano per mano senza convinzione.
Fidanzati? No, ancora solo amici. Trombamici.
Gli avrebbe detto quello che volevano sentirsi dire, che presto avrebbero incontrato l'amore, quello con la A maiuscola, un amore gi vicino, praticamente dietro l'angolo. E poi che erano in arrivo grandi novit, di lavoro, di soldi, sicuramente un viaggio e a breve la loro vita sarebbe cambiata in meglio.
Cedrik si accomod titubante sullo sgabellino e con la mano sinistra tagli il mazzo seguendo le indicazioni della megera.
La cartomante dispose quattro carte coperte sul tavolo, da sinistra a destra, poi sollev la prima.
Gli occhi castani del chirurgo inquadrano uno scheletro con un mantello rosso, a cavallo, con una cupa falce brandita con la mano sinistra.
La carta della morte.
Un Vajont di pensieri neri irruppe nella sua testa. Improvvisamente il cielo scuro di Milano si riemp dei suoi incubi pi remoti.
Milano, giugno 2017
Ancora quell'incubo.
Quel pozzo scuro, il tunnel laterale.
Oltre ai rumori del mostro vedeva anche gli occhi.
Verdi, sbarrati, da rettile.
Prima della solita corsetta Ardig si intestard a decifrare quel messaggio onirico. I sogni sono un collage variegato di frammenti che la memoria e la fantasia mescolano irrazionalmente.
Prov a ricapitolare.
Qualche mese prima aveva visto un film, Anaconda, una panzanata hollywoodiana di fine ventesimo secolo ambientata in Amazzonia.
La scena finale si svolgeva in una fornace abbandonata e l'anaconda sembrava proprio il suo mostro. Possibile che fosse stato quel film a suggestionarlo dopo cos tanti mesi?
Infil le scarpe e una canotta Olimpia, una di quelle recenti, la mitica 23 di Keith Langford. Probabilmente il miglior giocatore passato a Milano nel nuovo millennio.
Nella foresteria riservata agli ufficiali, al Comando della Legione Lombardia, una branda spartana aveva ospitato Marco Fontana nella sua prima notte milanese.
La prima telefonata appena sveglio fu per il portinaio dell'elegante stabile di piazza Grandi dove non abitava da troppi anni.
Le solite istruzioni: pulizia, finestre aperte e la spesa per avere il minimo indispensabile per starci qualche giorno. Avrebbe trovato l'appartamento pronto nel tardo pomeriggio.
Appartamento non casa. Casa evoca un ambiente accogliente, intimo, un calore che quattro pareti fredde e un arredamento di marca non possono trasmettere.
Milano era il suo passato. Remoto e anche prossimo.
Alle 9, indossata l'uniforme d'ordinanza, si present all'ultimo piano.
L'appuntato che fungeva da segretario del generale lo fece attendere dieci minuti, il culo appoggiato su una panca di legno, le solite riviste dell'Arma come lettura. Il tempo trascorreva lentissimo, poi la porta si apr.
Il colonnello Gregori lo invit ad accomodarsi.
Il generale Bellocchio la fece breve.
Abbiamo chiesto il suo distacco temporaneo qui al nostro Comando perch riteniamo che sia lei, solo lei, l'ufficiale idoneo per gestire un'indagine che, le anticipo, sar complessa e richieder discrezione e diplomazia.
Fontana taceva.
Bellocchio ripart.
Lei  milanese,  lombardo. Pur mancando da alcuni anni conosce questa realt e sa come muoversi.
Fontana tacque ancora, impaziente di capire dove sarebbe andato a parare il superiore che gli allung Il Giorno, il quotidiano storico dei lombardi gi aperto su una pagina interna, quelle dedicate alla cronaca.
Not immediatamente il titolo su due righe.
CADAVERE RINVENUTO NEL CIMITERO LA SCOPERTA A PEREGO SUL BREMBO.
Il catenaccio chiariva: Il corpo appartiene a un uomo, ancora non identificato.
L'occhiello aggiungeva: Indagano i Carabinieri.
Ecco il perch di quella missione, per quel corpo trovato in un cimitero sperduto.
Bellocchio ricominci: I RIS stanno effettuando i loro rilievi, abbiamo avviato tutti gli accertamenti di prammatica in questi casi, denunce di scomparsa e tutto il resto. Supponiamo che il decesso risalga a diverse settimane prima della scoperta.
Il generale si ferm in attesa di domande che non arrivavano, non ancora.
Il corpo era carbonizzato. Lo hanno bruciato all'interno di una santella, di quelle con incastonata una Madonna, che  stata distrutta. Hanno scelto di arrostirlo in una di quelle edicolette votive...
Il capitano incamer quei dettagli iniziando a inquadrarli.
Un corpo arso in un cimitero.
Hanno, plurale. Un gruppo, un branco, una setta?
Non riusciva per a incasellare quel nome, Perego sul Brembo... gi sentito. Perch?
Il superiore gli venne in soccorso.
Alcuni anni fa in quel cimitero sono avvenuti episodi riconducibili a riti satanici. Vennero profanate alcune tombe, asportate delle ossa, i nostri uomini trovarono sangue e resti di animali sgozzati, galli neri. Inoltre due giovani prostitute vennero uccise poco lontano, proprio nei dintorni del vecchio paese abbandonato.
Abbandonato?
Il generale tagli corto.
Il tenente Rea la affiancher fornendole tutti i ragguagli necessari. Si attivi immediatamente, ma le raccomando massima discrezione, di questa storia la stampa e l'opinione pubblica devono saperne il meno possibile anzi, nulla. Chiaro?
Agli ordini.
Il giorno successivo al ritrovamento di un corpo cominciava sempre con l'amaro calice dell'esame autoptico.
Ogni indagine per Ardig seguiva una deprimente ritualit scandita dai medesimi adempimenti.
L'autopsia era quello che detestava maggiormente perch non sopportava gli odori delle camere operatorie dell'istituto di Medicina Legale. Dopo le operazioni necroscopiche restavano impregnate dell'odore dolciastro del sangue e di quei fetori bestiali che i gas intestinali sprigionano quando l'epidermide viene aperta dal bisturi e le ossa toraciche tranciate da quelle seghe circolari che utilizzano anche nelle falegnamerie.
Da quando poi lo scorbutico dottor Brasca era andato in pensione era venuto meno il rito dell'aperitivo al bar dove il coroner snocciolava i particolari mentre si rimpinzava di salatini e noccioline.
Il successore, il dottor Ruggero Salerno non era scorbutico, era antipatico. Ma sbrigativo.
Per cui con un altro antipatico come Ardig aveva trovato un'intesa istantanea. Nessuna cerimonia, inutile tirarla per le lunghe.
Salerno parlava all'uomo della strada, evitando lungaggini e tecnicismi che poi avrebbe inserito nel referto anatomopatologico che il suo gabinetto avrebbe recapitato alla sezione Omicidi e Reati contro la persona consapevole che il commissario e i suoi vice si sarebbero guardati bene dal leggersi il suo dettagliato resoconto.
Lo fece accomodare nel suo studio, dove aleggiava un odore differente ma altrettanto sgradevole di disinfettante.
Generalmente Salerno manteneva sempre un distacco lontano anni luce dallo sconvolgimento emotivo che dovrebbe impossessarsi di un essere umano che ha rovistato nelle viscere di un altro essere umano.
Quella mattina era ceruleo, spettrale.
Stampata sul viso aveva l'espressione di uno che deve annunciare una brutta notizia, come se fosse un medico normale, uno che cura i vivi e non che seziona i morti, che si trova davanti a un paziente in attesa di una diagnosi.
Cosa le ha detto il transessuale?
Che  stato seviziato. Temo sia stato sottoposto a un'elaborata tortura. Gli hanno letteralmente squartato l'ano. Tuttavia non sono state recise arterie, evitando un'emorragia letale che avrebbe generato..
Uhm... voleva mantenerlo in vita il pi a lungo possibile?
Indubbiamente. Chi lo ha ucciso ha voluto somministrargli una morte lenta.
Somministrargli... Come se la morte fosse una medicina, una terapia curativa. Per quale male?
 stata una morte teatrale, se mi passa il termine, orchestrata nei minimi dettagli.
Ardig concordava.
La vittima  deceduta per dissanguamento dovuto alla lacerazione arteriosa.
Il capo della Omicidi capt il dettaglio, il povero Natale Fortunato era crepato lentamente, senza ricevere un colpo di grazia, torturato da una mano attenta, da chi sapeva infierire senza accelerare l'arrivo della morte.
Le emorragie provocate dalle lacerazioni avrebbero generato il decesso anche nel caso di un tempestivo intervento chirurgico, decesso che sarebbe avvenuto ugualmente in un altro ambiente, interno, e che l'esposizione in un contesto esterno, alla presenza di mammiferi roditori, non ha accelerato o aggravato.
Per cui mi sta dicendo che le ferite erano letali, tuttavia l'assassino ha voluto infierire scaricando il corpo in quella discarica soltanto per arrecare l'ulteriore sofferenza della presenza di ratti e pantegane?
 cos.
In che arco temporale si  giunti al decesso?
Alcune ore. Successivamente il corpo  poi rimasto esposto dove lo avete rinvenuto per un lasso di tempo che quantificherei, dalle macchie ipostatiche, in circa 72 ore.
Dunque Natale Fortunato era stato seviziato e ferito probabilmente nelle ore notturne, trasportato nella discarica di via Orwell e lasciato l a crepare. Poi le pantegane avevano infierito sul cadavere per altri tre giorni.
Una messa in scena elaborata, per rivendicare la tipologia del delitto.
Ma perch tanto accanimento?
Il coroner gli allung alcune immagini del cadavere gi pulito.
I fori di entrata dei fendenti parevano scuciture di un vestito, aperture su un pozzo nero dentro il quale una volta c'era la vita.
A vederli cos, ripuliti, quegli squarci ricordavano quelli causati dai chiodi della crocifissione nell'immagine morbida del Cristo morto del Mantegna, un dipinto esposto alla pinacoteca di Brera davanti al quale spesso Ardig aveva indugiato sulla fragilit del corpo umano che ospita la nostra vita.
L'arma utilizzata per quei tagli?
Nessun dubbio, un bisturi a uso veterinario.
Ovvero?
Sono quei bisturi di cui i chirurghi non si servono da anni. Ma sono ancora in uso per operare animali di grossa taglia, bovini e suini in particolare, soprattutto in chirurgia veterinaria in ambito rurale o agricolo.
Uhm.
Tagli precisi, puliti. L'assassino ha una mano competente.
Quasi un complimento, quasi fosse rivolto a un collega.
Vecchia storia.
Ogni volta che un cadavere veniva mutilato o sezionato tutti infilavano i panni scomodi del killer a un medico o a un chirurgo.
Era capitato a Londra con Jack lo Squartatore. Ed era quello che pensavano anche gli investigatori fiorentini negli anni Ottanta, quando il Mostro si divertiva a eseguire escissioni di parti anatomiche femminili dalle sventurate vittime. Peccato che poi gli ergastoli se li fossero presi un manipolo di trogloditi che nulla avevano dei chirurghi. E anche a Milano, nei primi anni Settanta, quando un serial killer uccise undici donne con grandinate di fendenti nell'area addominale-vaginale il suo predecessore, il commissario Vittorio Maspero, inizialmente aveva ipotizzato che l'omicida fosse un medico.
E se fosse stato un modo per depistarli?
Salerno lo sment dando voce a un ultimo pensiero.
Chi ha eseguito quei tagli sapeva come utilizzare quel bisturi, mi creda.
Uno del mestiere, magari proprio un veterinario. O davvero un medico che cercava di confondere le acque ricorrendo a uno strumento da utilizzare con le bestie in campagna e non con un uomo che fingeva di essere una donna?
Lungo il tragitto sull'autostrada A4 il tenente Rea aveva aggiornato il capitano Fontana anticipandogli quello che avrebbe incontrato di l a poco e quanto stava emergendo dagli esami sul corpo carbonizzato.
Identit maschile, et presunta intorno ai sessant'anni, presentava fratture scomposte alle anche e alle tibie, aveva due costole spezzate e un trauma contusivo facciale.
Lo hanno percosso con una spranga precis Rea.
Non erano state quelle lesioni a causarne il decesso, bens il soffocamento per il fumo inspirato in quella specie di forno crematorio.
Lo hanno arso con normale benzina da distributore, innescata con carta e alcol etilico concluse Rea dando una prima risposta alle domande del superiore: i materiali utilizzati per il rogo erano di facile reperibilit in qualsiasi esercizio commerciale. Quindi quella pista era un vicolo cieco.
Valicarono il ponte sull'Adda, uscirono dall'autostrada dal casello di Capriate e risalirono per una quindicina di chilometri verso l'interno, fino all'imbocco delle valli. La tipica vegetazione folta da fiume annunciava che il Brembo scorreva a poche centinaia di metri da quella strada provinciale.
I cartelli stradali indicavano sia Borgo al Brembo sia Perego sul Brembo. Rea attacc con il racconto del malinconico tramonto di quel villaggio industriale.
Dopo la guerra la Acciaieria Perego aveva cominciato il suo declino, chiudendo quasi tutti i reparti. I nipoti del commendatore avevano preferito altri investimenti, per cui gli operai cominciarono ad andarsene altrove. La fabbrica venne chiusa nel 1948 e il paese si vuot rapidamente. Molti abitanti si trasferirono a Borgo al Brembo, pi sopra, e il villaggio operaio divenne un villaggio fantasma.
Svoltarono a una rotonda, scendendo verso il fiume. Un paio di tornanti, un cavalcavia ed ecco aprirsi davanti ai loro occhi la visione spettrale di Perego sul Brembo.
Una piccola cittadella dove si confondevano lo stile romanico e quello britannico. Le casette erano quelle tipiche delle periferie londinesi, ma la pianta cittadina si era sviluppata intorno a un cardo e a un decumano. Il cardo appariva lunghissimo, almeno 5 km.
Sullo sfondo si stagliava un edificio cupo.
Laggi c' il cimitero lo anticip Rea.
La strada tagliava in due il borgo concepito in modo razionale, sulla destra, sul lato del fiume, la centrale idroelettrica con la fonderia e le officine, a seguire i magazzini e gli uffici amministrativi. La strada, intitolata al cavalier Perego, separava il lavoro dal resto della vita.
Infatti sulla sinistra c'era il villaggio, un gregge di casupole tutte uguali, a due piani, ognuna circondata da una piccola area verde recintata, dove un secolo prima i bambini giocavano e i genitori zappavano piccoli orti per le verdure.
Risalendo la via principale le casette lasciavano spazio alle villette per i dirigenti, fino alla casa padronale, in stile colonico, su tre piani, contornata da un piccolo parco con abeti. All'incrocio con il cardo, c'erano la scuola, alcune botteghe, l'emporio e la chiesa.
In uno spazio verde era stato incastrato il busto dedicato al commendator Perego. Era rimasto solo lui l, con il suo sguardo severo, a sorvegliare quella sua utopia dimenticata dagli uomini.
Percorsero la strada sfilando in quel passato decadente, superarono il borgo e una doppia fila di lugubri cipressi li scort fino al capolinea: il cimitero. Inquietante. Era appoggiato sul piede della collina, leggermente in salita. La location ideale per un film su Dracula!
Fontana respir a bocca aperta per qualche secondo prima di entrare, inquadrando la scena.
Le tombe erano tutte identiche. Nessuno le aveva personalizzate come accade nei normali cimiteri, dove i parenti dei defunti scelgono piante, vasi o statue per ornare l'ultima dimora dei loro cari. L no, cippi funerari identici per tutti.
Una visione socialista della vita e della morte, plastificata in quel villaggio e in quel campo santo dove tutti dovevano essere uguali dal primo vagito all'ultimo respiro.
Tutti tranne i padroni.
Come i maiali della orwelliana Fattoria degli animali.
Il commendator Perego riposava dagli anni Trenta nell'enorme mausoleo in fondo al campo santo. Una struttura tetra che faceva rabbrividire come tutto quanto la circondava, come il silenzio e l'immobilit di quel luogo abbandonato dove il tempo si era fermato.
Il vecchio cimitero era spettrale anche in una giornata di sole come quella, figurarsi come doveva apparire nelle tetre giornate invernali dove la nebbia lo sommergeva.
Non c'era molto da vedere.
La cappella annerita dalle fiamme era stata svuotata dall'intervento dei Vigili del Fuoco e da quello degli uomini del RIS, intorno solo pietre ingrigite dal tempo.
Gli occhi filmarono quella scena inutile.
Torn alla vettura di servizio, scortato da Rea e dall'appuntato che li aveva accompagnati.
Il compito di un investigatore  ricostruire i fatti per risalire ai colpevoli.
Il compito di un investigatore della Omicidi  ricostruire una vita che non esiste pi attraverso i ricordi e quanto si  lasciato dietro la vittima.
Natale ed Evelyn avevano due vite parallele e distinte.
La vita di Evelyn era sulla sua pagina Facebook, messa in vetrina per tutti come una merce da comprare. Una vita raccontata da foto gallery in cui risaltava la sua sensualit, alle feste in abito scollato e tacchi altissimi.
Impossibile non intuire la sua vera identit maschile, anche se ben mascherata dall'apparenza. Solo a una prima occhiata superficiale ingannava, come per la Madonna cornuta affrescata dal Foppa. Come il demonio che aveva cercato di sorprendere l'inquisitore Pietro da Verona senza riuscirci. Come Evelyn del resto.
Chi la cercava, chi comprava il suo tempo e il suo corpo, la voleva per quello che era e che aveva: una bellezza femminile con la virilit maschile.
Nessun inganno, tutto chiaro.
Dai cassetti di casa invece erano uscite delle scatole colme di vecchie fotografie del secolo scorso, quando i ricordi si cristallizzavano sulla pellicola, da stampare e rilegare.
Prima del millennio 2.0 dove tutto era digitalizzato e virtuale.
Foto che narravano un viaggio nel tempo, la vita della vittima raccontata dagli scatti. Natale da giovane, da ragazzo, quando era un maschio. Paffuto, con la pancetta sotto la camicia, c'era persino la canonica foto sbiadita in divisa verde oliva ai tempi del militare.
Poi le foto dell'altra vita, la nuova vita.
Da adulto, intorno ai trent'anni. Era ancora un maschio, grassottello, ma gi truccato da femmina. I tipici vestiti di inizio anni Novanta, le giacche con le spalline. I lineamenti si addolcivano via via con gli anni, aumentava il volume dei seni e tutte le forme si arrotondavano. Un probabile effetto collaterale degli ormoni ingurgitati. Ma non solo: il naso pi stretto, gli zigomi piallati, i denti perfetti. Una femminilit, costosa e dolorosa, costruita pezzo per pezzo, intervento dopo intervento.
Uno scatto lo immortalava su un palco, in abbigliamento da spogliarellista burlesque, con autoreggenti, corpetto rinforzato e boa di struzzo fuxia come la parrucca che aveva in testa.
In un'altra istantanea lei, Evelina, finalmente donna, stava in posa plastica, con un abito da sera. Elegante, a suo modo anche sensuale, anche se la parrucca viola era un'offesa alla sua figura, morbida nelle forme e radiosa. Era il Capodanno del nuovo millennio, doveva avere circa quarant'anni.
Chiss cosa sognava quella notte che la proiettava nel nuovo millennio... Amore, soldi, serenit?
Invece pochi mesi dopo sarebbe finita in galera.
Era l'ultima foto giovanile.
Dopo Evelina appariva come una figura di mezza et, appesantita. Una donnona giunonica, contenuta in abiti larghissimi. Una bellezza curvy, anzi BBW. Senza parrucca stavolta, con la sua chioma scura.
Curiosamente erano tutte foto che la ritraevano mentre stava in cucina. Oppure sorridente davanti a un buffet con ogni ben di Dio.
Fine della carrellata dei ricordi e inizio di un buco nero.
Perch l'Evelyn dell'ultimo periodo, quella che i clienti sbirciavano sulla sua pagina Facebook o sui siti per incontri piccanti, era una donna asciutta e muscolosa con il collo dimezzato rispetto a quegli scatti datati, il corpo tonico, le braccia scolpite.
La nuova Evelyn, pi mascolina, era lontana dalla burrosa donna tutta curve del decennio precedente. Merito dell'attivit fisica sicuramente ma anche di una dieta ferrea.
Perch aveva deciso di cambiare cos radicalmente il suo aspetto fisico?
Terminato l'inutile giro nell'ex villaggio operaio di Perego erano scesi a valle, alla caserma di Almenno dove li attendevano verbali di brutte storie. Vecchie storie.
I riti satanici risalivano ai primi anni del nuovo millennio.
Poca roba, folklore, un gallo sgozzato, alcune tombe divelte, una scritta 666 fatta con vernice rossa su un muro di cinta. E tracce di riti orgiastici con candele consumate, bottiglie vuote, indumenti intimi femminili abbandonati. Bravate o poco pi.
Pi interessante il fatto che alcuni componenti della setta milanese delle Bestie di Satana, autori di una catena di omicidi e suicidi indotti in quel periodo, avessero ammesso di essere passati in quel cimitero.
Ma erano trascorsi quindici anni da quei fatti e i membri delle Bestie di Satana da allora erano rinchiusi in carcere.
Eppure tutto lasciava pensare che dietro quell'omicidio ci fosse la mano degli adoratori del Maligno.
A guidare la stazione di Almenno, da pochi mesi, c'era un maresciallo con i denti da latte, un giovanotto di meno di trent'anni.
Un marchigiano dell'entroterra, al primo incarico di comando, con un nome che evocava storia, comando, autorevolezza: Pietro Traiano.
Eppure non aveva nulla n del santo n dell'imperatore.
Li aveva accolti offrendogli l'inevitabile pessimo caff della macchinetta.
Non possedeva ancora una vera conoscenza del territorio: di Perego sul Brembo sapeva solo quello che gli avevano raccontato.
Purtroppo un'area cos grande, abbandonata, inevitabilmente attira balordi. E noi qui siamo quattro gatti, lo vedete anche voi...
I due superiori annuirono.
Traiano ripart, rinfrancato.
Negli anni scorsi si sono verificati alcuni gravi episodi. Sono state uccise due prostitute dell'Est, probabilmente in una delle solite contese tra clan rivali, e abbiamo trovato un uomo morto di overdose, sempre nei dintorni. Poi dopo l'omicidio della ragazzina a Brembonate la situazione si  normalizzata, perch sono arrivati i giornalisti e allora dal Comando regionale hanno inviato rinforzi per monitorare il territorio. Drogati e spacciatori si sono spostati sotto, nella Bassa, gi a Zingonia, dove ci sono quei palazzoni.
Zingonia. La Scampia lombarda, balzata agli onori delle peggiori cronache per il degrado e il lassismo, un quartiere isolato e fuori controllo, con un manipolo di torri di una decina di piani quasi interamente occupate da extracomunitari africani, suddivisi tra spacciatori e prostitute. Una terra senza legge frequentata solo da chi cercava roba o sesso.
Era laggi che avevano traslocato i problemi, ma i satanisti no.
Erano rimasti lass, all'imbocco delle valli.
S, 'sta storia dei riti satanici  proseguita per qualche anno. Hanno danneggiato delle tombe, hanno fatto le scritte con la vernice, abbiamo trovato dei galli sgozzati.
Traiano sembrava uno di quegli idioti che guarda l'indice e non la luna che indica.
Negli uffici del commissariato di piazza San Sepolcro Farris e Santoni stavano interrogando i clienti di Evelyn.
La transessuale riceveva a casa, clientela fissa: pochi ma buoni. Gli anni delle notti pazze a rischiarsi botte o coltellate sui marciapiedi erano alle spalle.
Erano risaliti a loro dalle mail e dai messaggi via whatsapp, oltre che dal traffico telefonico del suo numero, pur non disponendo n del telefono n della sim per scaricare i contenuti delle conversazioni.
Ardig li aveva passati in rassegna con lo sguardo: perduti nella loro paura, aspettavano tesi sulle panche del corridoio. Corde tirate al limite di rottura, sul punto di spezzarsi.
Uomini adulti, sposati e con figli, tutti di buona estrazione sociale, tutti preoccupati per la loro reputazione.
Un commercialista, un imprenditore, un dirigente di azienda, persino un consigliere comunale. Se lo avesse scoperto la stampa sarebbe esploso uno scandalo tellurico.
Per questo ci sarebbero andati con i piedi di piombo, neppure uno spiffero doveva filtrare al di fuori del commissariato.
Non avendo un orario preciso in cui circoscrivere il delitto non potevano chiedere loro se avessero un alibi.
Ma il Grande Fratello, l'occhio telematico che monitora ogni nostro spostamento con i tracciati dei cellulari, dei bancomat, dei telepass, avrebbe fornito un quadro preciso.
Ardig li continuava a fissare da dietro un vetro.
Uomini fragili sull'orlo di una crisi di nervi: le loro umane debolezze rischiavano di travolgere la loro esistenza, frantumando reputazioni, carriere e famiglie. Nessuno di loro sembrava possedere la tempra dell'omicida sanguinario che scempia la sua vittima con un bisturi.
Li stavano sentendo a rotazione. Qualche minuto di domande e risposte, poi fuori a rimuginare su quanto detto, poi di nuovo sotto torchio.
Una vecchia tattica di interrogatorio: dovendo ripetersi pi volte, davanti a diversi interlocutori, se mentivano avrebbero finito per contraddirsi. Ma sembravano tutti sinceri e collaborativi.
Ardig li lasci cuocere a fuoco lento.
Intanto studiava un fascicolo della Buoncostume: in dieci anni a Milano era stato ucciso solo un transessuale. Un brasiliano con il nome da calciatore, freddato da una calibro 9 nel 2010 in viale Monza in una faida per il controllo del marciapiede e del business. Un solo proiettile a trafiggergli l'aorta.
Quella di Fortunato era un'altra storia.
Non lo avevano ucciso sul marciapiede, non gli avevano sparato al cuore.
Era stato torturato per ore con metodo e impegno da qualcuno che lo odiava e che voleva farlo soffrire.
Il piantone buss in quel momento con una lettera arrivata con la posta. Il mittente era Dante Alighieri, l'indirizzo piazza Firenze.
Non male come presa per il culo.
Un anonimo che voleva restare tale.
Il timbro postale sul francobollo era del giorno stesso, corrispondenza urbana.
Apr la busta senza i guanti, dentro un foglio stampato.
Sulla tomba del tuo diavolo
TI ASPETTA IL SECONDO PECCATORE.
Un altro A4, stesso carattere della volta precedente.
Il mitomane era tornato a farsi sentire.
Ma stavolta Ardig non pens a uno scherzo e non ebbe neppure bisogno di consultare l'oracolo di Google perch sapeva gi dove andare, a piedi, dal suo diavolo.
Appena uscito dal blocco operatorio Rodarri riaccese il cellulare.
Una raffica di bip gli intasarono i timpani: erano quasi tutti di Noemi con un tripudio di emoticon, una bambina immatura che giocava a fare la donna.
Cosa che le riusciva solo a letto, fuori, una volta rivestita, era solo una ragazzina.
Cancell la conversazione whatsapp, cestinata come Noemi.
Non le avrebbe detto nulla, inutile perdere tempo con una che della vita non aveva capito un cazzo. Avanti un'altra.
Avanti una professionista.
Pi tardi in palestra avrebbe fatto il pieno e si sarebbe fatto dare il numero di quella escort da sogno.
Fontana si fece consegnare da Traiano le schede dei delitti delle prostitute, entrambe uccise nel 2010.
Apr il primo incartamento.
La ragazza sembrava ancora una bambina, struccata, magra, emaciata. Era stata rinvenuta in un'area agricola, nel territorio comunale di Palazzago, una decina di chilometri da Perego sul Brembo, da un ciclista, la mattina del 25 giugno 2010. Il referto dell'anatomopatologo collocava l'ora del decesso in una fascia anteriore di circa 48 ore.
Era completamente nuda, neppure le scarpe, e priva di documenti. Il corpo presentava ecchimosi e abrasioni varie, in particolare sui polsi e sulle caviglie.
Che fosse stata legata?
Era morta per la frattura dell'osso ioide, dunque era stata strozzata.
Fontana prov a ricostruire lo scheletro del delitto: la ragazza doveva essere stata uccisa nuda, in una notte di inizio estate, il suo assassino si era portato via vestiti e borsetta per farli sparire chiss dove, poi si era sbarazzato del corpo. Un uomo solo? Difficile.
Era stata successivamente identificata come Dajana Kospiri, nata nel 1991, una ragazzina di diciotto anni. La foto del cadavere, disteso sul tavolo settorio, regalava l'immagine di una fanciulla che dormiva finalmente serena.
Un dettaglio del referto necroscopico lo sorprese: prima di morire la ragazza aveva consumato rapporti sessuali non protetti. La sua mucosa uterina aveva trattenuto tracce spermatiche, forse del suo assassino. E un altro dettaglio lo colp: nessuna abrasione sotto la fascia plantare, ergo non aveva camminato scalza: doveva essere stata scaricata in quel prato da morta, dopo essere stata uccisa altrove.
Stesso modus operandi per la seconda vittima. Combaciava quasi tutto.
Rinvenuta la mattina del 30 dicembre 2010 nel bosco del parco dei Colli, in localit Sombreno. La distanza da Perego sul Brembo era sempre la stessa, una decina di chilometri.
A trovarla una guarda ecologica della Provincia di Bergamo.
Il cadavere era in stato di assideramento, nudo, stessa frattura dell'osso ioide, le ecchimosi stavolta pi marcate. Il decesso era quasi certamente avvenuto 8-10 giorni prima del ritrovamento.
Tramite testimonianze di altre prostitute albanesi venne identificata oltre un mese dopo come Ersela Slokosha, nata nel 1992. Un'altra ragazzina appena maggiorenne.
Dal referto del coroner emergeva un dato coincidente con quello di Dajana: anche lei aveva consumato rapporti sessuali non protetti. Insoliti per prostitute, la cui unica precauzione con i clienti era appunto il preservativo. Gli stessi protettori ne imponevano l'utilizzo, per non far ammalare le ragazze, per non rischiare di danneggiare la materia prima del loro business.
E l'altra anomalia erano proprio loro, i protettori. Traiano anticip l'unica risposta possibile.
 probabile che le due ragazze fossero gestite da clan rivali e che il secondo sia stato una rappresaglia per il primo omicidio. Poi avranno trovato un accordo e infatti non ci sono stati altri delitti.
Fontana non lo sment davanti a tutti ma non ci credeva. Le vittime erano troppo simili, il modo di ucciderle praticamente identico, la mano omicida era una sola.
Nell'incartamento del secondo delitto c'erano le foto di una cappella abbandonata nel bosco, dentro avevano trovato tracce di fuochi accesi in cerchi di pietra e brandelli di stoffa bruciata.
Osserv le fotografie ricostruendo mentalmente un film dell'orrore.
Dajana era nuda in una calda notte di giugno, in cui aveva consumato un rapporto sessuale con uno sconosciuto senza un preservativo.
Ersela aveva fatto altrettanto, ma a dicembre, all'interno di una chiesetta sconsacrata scaldata da fuochi accesi dentro cerchi di pietra. Un rito, forse lo stesso in cui era stata coinvolta anche Dajana, ma all'aperto, in un prato, in un bosco, dove la pioggia aveva poi cancellato le tracce del fal.
Oppure erano rimaste l, confuse per un fuoco acceso da campeggiatori o da qualche altro cretino.
Una storia terrificante. Rabbrivid.
Chiese a Traiano di fargli una copia degli incartamenti sugli omicidi delle prostitute e anche quelli sul quarantanovenne morto di overdose, Luca Saponara, gravi precedenti penali per violenza sessuale e omicidio.
Un assassino con poca fantasia: a met anni Novanta aveva stuprato una collega e mentre era a piede libero in attesa di processo aveva bissato con una condomina. Solo che dopo averla violentata l'aveva scaraventata gi dal balcone. San Vittore, poi Monza, undici anni dentro.
Poi chiss che giro tortuoso aveva fatto la sua vita per portarlo a crepare nelle valli bergamasche. Lo avevano trovato con la siringa di fianco al braccio il 4 gennaio 2011. Era sul greto del Brembo.
Per quale ragione un uomo adulto era andato a spararsi una pera in una gelida notte di inizio anno sulle pietre di un torrente?
Fontana raccolse i fascicoli, ne aveva abbastanza.
La camminata questa volta fu relativamente breve.
Via Senato, corso Venezia, San Babila, corso Europa, poi via Larga fino alla traversa che immetteva verso i giardinetti antistanti l'Universit Statale.
La chiesetta di Sant'Antonio Abate  sconosciuta ai pi, piccola, angusta, senza un sagrato a precederla.
La storia narra che sia stata edificata a cavallo tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento su un terreno adibito a porcilaia. Nei secoli precedenti i frati che curavano i malati nel vicino Ospedale Ca' Granda, negli spazi dove sarebbe poi sorta l'universit, allevavano suini, che marchiavano con una Tau blu per renderli riconoscibili. Li allevavano, li ingrassavano, per poi ucciderli, per ricavare dal loro grasso gli unguenti con cui contrastavano i sintomi del fuoco di Sant'Antonio.
Quella chiesetta era stata eretta proprio per venerare il Santo in questione, Sant'Antonio Abate, nel periodo in cui Milano era flagellata dalla peste.
Al suo interno un arredamento spoglio.
Sui lati due nicchie, in quella di sinistra, la cappella Acerbi, lo attendeva una vecchia conoscenza.
Un bizzoso marchese seicentesco, il giureconsulto Ludovico Acerbi, che il superstizioso popolino della Milano spagnola terrorizzata dalla peste aveva scambiato per l'incarnazione terrena del demonio, il Diavolo di Milano, oppure il Diavolo di Porta Romana, perch l risiedeva.
Ardig tornava otto anni dopo davanti alla lapide nera con scritte bronzee che ospitava i tormentati resti del marchese.
Rilesse quella scritta come se fosse un viaggio all'indietro nel tempo.
LVDOVICVS ACERBVS EX MEDIOL SENATORUM COLLEGIO, DIVINA SIBI PRIMVM GLORIA, DEINDE SVA, SVORVMQUE SALVTE PROPOSITA, SACELLUM HOC B V M ANNVNCIATAE DICATUM AD SACRVM MISSAE QVOTIDIE FACIENDVM VIVENS EXTRVXIT, ET INSTRVXIT, CERTOQUE AERE LOCATO IN PERPETVVM LOCVPLETAVIT ANNO A MVNDI SALVTE MDCXI
Di fronte un'analoga lapide bronzea dove riposava il fratello minore, Borso Acerbi.
Otto anni prima una mano assassina aveva trafugato il suo teschio e le sue ossa, per evocare il suo spettro e brandire la sua spada spagnola, in una catena di efferati delitti.
Un'indagine oscura, che aveva risucchiato Ardig in un vortice di orrori e sangue, alla ricerca di una verit solo intuita, anche se mai del tutto compresa.
La lapide ora era intonsa, nessuno aveva pi disturbato il secolare riposo del Diavolo di Porta Romana. Semplicemente avevano appoggiato sul bordo della cornice in onice un pupazzo di cartapesta.
Ardig prima di raccoglierlo si prese un bel respiro.
Il bambolotto sembrava una lei.
Aveva la gonna, i seni, le labbra pittate di rosso fuoco, mentre i capelli, disegnati con una vernice fosforescente, sembravano lilla o viola.
La lettera, nuovamente un foglio A4, era incollata con il nastro adesivo sul dorso del fantoccio. La apr senza riguardi.
Avvolta dentro c'era la chiave di un'auto, una Lancia.
Il messaggio sul foglio richiamava quello precedente, come l'incipit estratto dalla poesia di Cesare Pavese.
Verr la morte a prenderti, commissario.
Verr l'angelo NERO che ha mondato l'Ingordo peccatore dai suoi peccati.
Verr la morte a liberarti dal tuo male.
Per un istante barcoll per la paura, ma non croll, l'adrenalina era gi venuta in suo soccorso rimettendo in moto il suo cervello da investigatore.
Rest l, davanti alla tomba del marchese Ludovico Acerbi, come a voler condividere pensieri e angosce con il suo spirito.
Primo elemento: chi lo minacciava conosceva la sua storia professionale e investigativa altrimenti non lo avrebbe spedito a colpo sicuro sulla lapide del Diavolo di Porta Romana, il suo diavolo, proprio a rimarcare il rapporto stretto che legava la sua indagine di otto anni prima sugli Angeli di Lucifero con l'inquieta figura del nobile seicentesco.
Secondo elemento: questa volta il mittente si rivolgeva direttamente a lui.
Commissario, non vicequestore, non si era aggiornato. Ma commissario era la qualifica che ricopriva negli anni precedenti quando si era occupato dei delitti riconducibili agli Angeli di Lucifero. Che ci fosse un collegamento con la setta?
Terzo elemento: l'Ingordo peccatore. Dopo il Blasfemo l'assassino annunciava la morte dell'Ingordo punito per i suoi peccati.
Morte gi avvenuta o prossima? Minaccia o rivendicazione?
Difficile da collocare senza un contesto: l'unico morto degli ultimi giorni era un transessuale dilaniato con un bisturi.
Per un istante si ostin a seguire il filo di Arianna lanciatogli dal pazzoide autore della lettera. Poteva essere blasfemo trasformare il proprio corpo da maschile a femminile, sfidando il Dio che ti aveva fatto nascere uomo e non donna?
Domanda a cui non era in grado di rispondere, non da solo.
Dal passato che lo stava cercava e che lo aveva condotto fino a quella tomba, riemergeva una figura in chiaroscuro: il demonologo torinese Dario Vanner, un'altra anima inquieta. Probabilmente l'unico a potergli illuminare la strada di un'indagine che prevedeva buia e tetra.
Doveva contattarlo e da quel che ricordava aveva una cattedra in qualche materia del cazzo alla Statale.
Rilesse il messaggio poi soppes la chiave della Lancia domandandosi dove si trovasse l'auto.
Quaranta minuti nella sala crossfit, niente pesi o macchinari, seduta con training da addestramento per i Marine arrampicandosi sulle funi, sollevando e passandosi a vicenda barili metallici da carburante, roba da 30 kg l'uno. Poi trazioni alla spalliera per potenziare bicipiti, deltoidi e dorsali.
Dopo la sauna e la doccia Rodarri era distrutto. Trangugi il Gatorade avidamente, quindi and a cercare Cherasca per i soliti aminoacidi. Il solito tubetto di polvere magica.
Ho visto la tua Lolita un paio d'ore fa...
Gi eliminata, una demente, meglio cambiare registro tagli corto Rodarri.
Posso aiutarti? chiese Cherasca prontamente.
Mi hai parlato di una da sogno... quella da due testoni.  ancora a Milano?
Credo di si.
Dammi il contatto.
Cherasca titub stranamente imbarazzato. Non era da lui.
Beh? Sgancia il numero, dai.
Il titolare dell'impianto fitness tergivers un secondo abbassando lo sguardo, poi moll la presa.
Non era uno che si faceva scrupoli. Non ne aveva mai avuti in tutta la sua vita.
 una del giro del tuo vecchio... non so se...
Cedrik ridacchi.
Che cazzo me ne frega. Merita?
Eccome se merita.
E allora molla il numero.
Eccolo, 334-761...
Come si chiama?
Lady, adesso si fa chiamare Lady.
Il professor Dario Vanner era a Budapest per un seminario sulla Kabbalah, sarebbe rientrato a Milano entro qualche giorno.
La segretaria dell'istituto era stata tranciante e sbrigativa, Ardig aveva chiuso la conversazione sacramentando per un'altra giornata del cazzo dove non ne girava bene una.
Ma il peggio stava per arrivare annunciato da un Santoni con un'insolita faccia da cane bastonato.
Che succede?
Il transessuale, Fortunato, aveva una macchina. Gli informatici hanno trovato le mail dell'assicurazione nel suo portatile.
Stai scherzando? Ma non avete perquisito il box?
Il vice abbass lo sguardo mortificato, comportandosi come l'ultimo dei novellini.
No... non avevamo trovato nessuna chiave nell'appartamento e il portiere non ci aveva detto...
Ardig stamp una manata sul tavolo per la rabbia.
 una Lancia?
Santoni sbianc.
S, una Lancia Ypsilon.
Trovatela entro un'ora.
Il vice spar in corridoio inseguito dalle silenziose imprecazioni di un Ardig furibondo e spaventato.
Si attacc al telefono per mettere sotto pressione tutti i suoi uomini e De Piccoli, l'unico ad avere una novit interessante.
Abbiamo isolato tracce genetiche sul corpo del transessuale. Tuttavia potrebbero appartenere a un soggetto diverso da quello che ha ucciso Fortunato.
Che tracce?
Estratti salivari, un DNA maschile. Ma ci vorranno giorni per ricavarne il profilo genetico da comparare con eventuali sospettati.
Per il momento  gi qualcosa. Datevi da fare.
Lady aveva risposto subito, con una voce vellutata.
Era libera.
Appuntamento a cena sulla terrazza del Garden, in piazza Cinque Giornate.
Come ti riconosco? aveva domandato lui con un'ingenuit insolita.
Sar la pi bella aveva risposto lei con una disarmante sicurezza.
Rientrando a Milano Fontana era rimasto in silenzio, a rimuginare. Tra le mani si ritrovava un caso spinoso.
Un cadavere carbonizzato in un piccolo cimitero popolato solo di spettri e demoni notturni, un omicidio ritualizzato con un chiaro richiamo religioso per via di quella edicoletta votiva trasformata in forno crematorio.
La pista da privilegiare diventava quella del satanismo, un fenomeno che si snodava su pi livelli difficili da inquadrare in schemi o definizioni.
Per qualcuno le messe nere rappresentavano un condensato di riti folkloristici: il sacrificio di animali, il gallo nero sgozzato, le formule in latino, i ceri, i calici, i crocefissi spezzati, le ostie imbevute nel sangue dei partecipanti, le tombe profanate, le ossa trafugate.
Persino le stesse orge e la simbologia, con quei demoni neri dalla testa caprina, per alcuni erano solo ragazzate, blasfeme, immorali, ma solo ragazzate. Emozioni forti per gente annoiata che, con la scusa dell'adorazione del Maligno, scatenava i suoi istinti ancestrali, sessuali soprattutto.
L'esperienza gli aveva insegnato che erano la cortina fumogena di una ritualit pi complessa che si differenziava in base alla preparazione degli officianti e alle disponibilit economiche dei partecipanti.
Poi c'erano quelli che, per rivendicare la propria ribellione al presunto Dio dei cieli, per rovesciare il dogma, per affermare io sono il Dio di me stesso sulla base di antiche filosofie pagane, arrivavano a superare i limiti, a violentare, a uccidere un altro essere umano, per porsi su un piano equivalente al Dio che somministra la vita come la morte.
Quello era il satanismo che nei secoli precedenti, quando vigevano le leggi crudeli dei sovrani o dei nobili, aveva altri nomi e altre forme, ma conduceva, con percorsi e rituali diversi, alle stesse conclusioni, a uomini convinti di potersi comportare come dei senza temere nulla dopo la morte, non essendoci altro che il buio eterno. Uomini che sacrificavano schiavi, prigionieri di guerra, criminali, povera gente senza doverne rispondere ad alcuna giustizia divina e terrena.
E ora, anche se la giustizia terrena c'era, c'erano ancora i sacrifici umani insieme a tutta la paccottiglia di credenze iniziatiche, le scritte 666, i galli neri e tutto il resto precedevano il gran finale, l'orgia iniziatica e il sacrificio umano.
Come quelli delle due povere prostitute albanesi, due ragazze perdute, tradite da ogni Dio, senza nessuno a chiedere giustizia per loro, vendute dai loro sfruttatori ad altri aguzzini per farne carne da macello immolata sugli altari del moderno satanismo, una realt sommersa eppure presente in Lombardia.
Con la testa piena di simili riflessioni Fontana si ritrov nel cortile del Comando regionale. Recuper la Range Rover nel parcheggio tuffandosi nel traffico serale milanese, un'infinit di automobilisti ingolfati in circonvallazione.
Fontana non aveva fretta e per riconciliarsi con il mondo si godeva l'ultimo scampolo di sole, quello delle 20, che spandeva una luce romantica su una Milano che gli era mancata pi di quanto credesse e che ora gli appariva sempre pi bella e poetica, forse pi di Roma che lo aveva accolto e adottato.
Milano al tramonto lo affascinava e lo rilassava.
Ardig aveva lasciato l'auto nel parcheggio esterno al commissariato per regalarsi la solita passeggiata serale scandita dai soliti pensieri e da nuove domande. Tagli da via Larga, piazza Fontana e gi per corso Europa fino in San Babila. Allung verso i giardini entrando da via Palestro, un po' di verde per lui e per Frog che dovevano riflettere sul da farsi.
Quella telefonata del prefetto Rossetti suonava come una domanda di trasferimento gi compilata da altri per lui, a sua insaputa.
Roma, caput mundi. Anche per lui?
Domande che si era gi posto anni prima e a cui non era riuscito a trovare le risposte. Stavolta per era diverso.
Altro che traslocare in piazzale Martini, dall'altro capo della circonvallazione.
Roma. E perch no?
Tanto, per continuare a girare a vuoto una metropoli valeva l'altra. Del resto in oltre trent'anni da milanese non era riuscito a impiantare nessuna radice. E poi non era un albero, incastrato nel suo terreno.
Caso mai si sentiva una pianta da vaso, che si pu spostare da una stanza all'altra, per farle prendere pi luce. E a Roma di luce ne avrebbe presa di sicuro pi che a Milano.
La luce...
Con la mente ritorn a un vecchio caso che, guarda un po', si era incrociato con la sua precedente trasferta a Roma: il caso delle escort decapitate dopo un'orgia in un pozzo sotterraneo, per celebrare un assurdo rito pagano legato al solstizio estivo. Tre donne, per tre accoppiamenti sessuali, a simboleggiare la triade luce, amore e vita.
Le tre voci che mancavano sempre all'appello per lui, imprigionato in un'esistenza volutamente buia e sola, senza un cazzo di perch. Senza nemmeno un trauma infantile che lo potesse giustificare: no, manco quello. Solo per via del peggior carattere possibile.
Un carattere che da chiuso, si era fatto blindato ai rapporti sociali, alle amicizie, agli affetti. Si era rintanato in una sua Corea del Nord, vestendo insieme i panni del dittatore e dell'oppresso, di quello che sognava l'evasione e intanto ergeva muri e fili spinati per impedirsi la fuga.
Meditava di traslocare da un bilocale all'altro per darsi una mossa. Ma un trasloco da una metropoli a un'altra poteva davvero essere una mossa, anzi una scossa e anche una fuga da chi gli voleva male.
Anche se uno che te l'ha giurata non ha problemi a raggiungerti fino a Roma.
Usc dal parco e scese verso i bastioni di Porta Venezia, valutando se fermarsi da Burger King per il solito rancio serale: hamburger con il bacon e patatine con maionese oppure andare all'hamburgheria sotto casa.
Stava decidendo quando squill il cellulare.
Santoni, sempre con un tono mortificato. Tramite un condomino avevano scovato il box affittato dal transessuale per la sua Lancia Ypsilon.
Il garage sotterraneo era a 300 m da piazzale Libia e disponeva di un'entrata autonoma dai condomini. La telecamera esterna era rotta da un paio di settimane.
La Ypsilon era di un allegro color puffo, un azzurrino che stonava con il grigiore di un box sotterraneo senza scaffali o infissi, sembrava un loculo trasformato in una camera degli orrori.
Natale Fortunato era stato torturato proprio l sotto: macchie scure di sangue raffermo disseminate sul pavimento, altre macchie ben visibili sui sedili della Lancia. La storia appariva chiara.
Il transessuale era stato condotto nel garage, con l'inganno o la minaccia, poi era stato scannato, probabilmente di notte, quando nessuno poteva passare e sentirlo, e poi era stato trasportato con la sua stessa auto fino alla discarica di via Orwell dove era stato lasciato in balia di roditori e insetti.
Nel box non c'era quasi nulla, un borsone di tela con giacche a vento e stivali, un'altra sacca con teli da mare, costumi e creme scadute e poi uno scatolone di plastica con dentro cianfrusaglie varie.
Intorno, disseminati alla rinfusa, attrezzi da palestra. Aste per bilancieri, dischi di vario peso, manubri per le braccia, tutto quello che non trovava spazio nello stanzino dell'appartamento, a conferma di come il trans fosse andato in fissa per il fitness, quasi a voler cancellare quella sua precedente immagine di bellezza burrosa.
Una rivoluzione radicale per un peccatore.
Natale Fortunato era un blasfemo da punire per aver cambiato la sua natura? Oppure era un ingordo?
La chiave dell'auto abbinata al pupazzo con i capelli fuxia sembrava indicare che aveva trovato l'Ingordo.
L'appartamento di piazza Grandi era stato pulito e arieggiato.
Marco Fontana spalanc la porta, ma rimase sullo zerbino prima di entrare. Attese che i ricordi uscissero.
Incluso quello di Sabrina, la sua ex moglie, con cui aveva vissuto un pezzo di vita passata in quei 100 m2, quando quella era casa sua, anzi loro, come ricordava quella targhetta sul citofono, con i due cognomi rimasti impressi sull'etichetta che nessuno aveva avuto la voglia di rimuovere.
Erano scappati. Lei in un'altra casa, lui in un'altra citt. L'ultima volta che aveva dormito l, due anni prima, avevano formalizzato la loro separazione. Da allora non l'aveva pi vista o sentita, e neppure rimpianta.
Tuttavia, girando tra quelle stanze pulite, svuotate da ogni traccia di vita domestica, Marco Fontana comprese di rimpiangere quel passato che considerava archiviato, quei mobili, quegli oggetti parlavano ancora al plurale, di loro, non di lui.
Appoggi i borsoni per farsi un giro di tutte le stanze, per cercare di immunizzarsi dalla malinconia che lo stava aggredendo.
Prov a scacciarla con gesti meccanici.
Svuot le borse, appese i vestiti, fece una doccia. Nel bagno c'erano ancora le infradito di quando viveva l nella vita precedente. C'erano persino gli stessi asciugamani a costringerlo a un viaggio all'indietro nel tempo.
Per evadere da quella prigione del tempo andato decise di uscire a mangiare, sperando di non essere inseguito dalla malinconia anche fuori da quelle quattro mura.
Lady apparve come una visione onirica. Una diva, la prova vivente che un Dio da qualche parte doveva esistere.
Un abito blu elettrico, leggero e aderente, a disegnarle il corpo da copertina di Playboy, i sandali con il tacco dodici d'ordinanza, la borsetta lucida a tracolla.
La chioma nerissima con sfumature di blu e quegli occhi da tigre, dorati, quasi gialli.
Lady punt dritta verso il tavolo, ancheggiando voluttuosa, fluttuando tra i tavoli, quasi fosse trasportata dal vento, accompagnata dagli sguardi vogliosi di tutti i maschi e dai lampi di odio scagliati dalle loro accompagnatrici.
Cedrik si alz per salutarla e calcol che valeva tutti i soldi che gli avrebbe scucito al termine di quella sera.
Presentazioni di rito e un paio di banalit.
Poi il cameriere si chin a porgerle il men.
Antipasto di ostriche e scampi, poi propose l'aragosta.
Lei rifiut, decisa.
Non  di tuo gradimento? domand Cedrik stupito.
Lui le adorava le aragoste.
Una volta ne andavo pazza, poi sono passata dalla loro parte. Mi fa ribrezzo come le uccidono, bollite vive. Se potessero urlare ci farebbero accapponare la pelle.
Lui annu, spiazzato per un solo attimo. Poi si alz.
Perdonami un istante.
Lo vide allontanarsi verso l'entrata e riapparire un paio di minuti pi tardi. Rientrando si ferm a salutare un uomo, coetaneo, belloccio pure lui - pochi secondi, sbrigativo - quindi torn al tavolo senza dire nulla.
Niente aragosta per lui e nemmeno per gli altri clienti.
Mancava da troppo tempo da Milano per avere un ristorante dove trovare un volto amico ad attenderlo cos Fontana scelse di andare sul sicuro. Piazza Cinque Giornate.
L'ascensore lo aveva portato in cima a quella fetta di mondo sorvegliata dalla Madonnina, il Garden, uno dei pi esclusivi della City dove si accedeva solo su prenotazione.
Ma il portiere che fungeva anche da ascensorista lo riconobbe facendosi scivolare una banconota da 20 euro in tasca e rimediandogli un tavolo singolo.
Erano quasi tutte coppie, candele accese e calici di rosso ad accompagnare sguardi languidi, a fare compagnia a Fontana invece le mille luci della metropoli che brillavano l sotto.
In attesa dell'orecchia di elefante con rucola e pomodorini si guard intorno, tutte facce sconosciute della Milano bene.
E un volto noto. Un rampollo come lui, un altro che non si era fatto ingabbiare nell'azienda paterna e aveva scelto di farsi la sua vita, ma con il conto in banca garantito dai milioni del papi.
Cedrik Rodarri sembrava di fretta. Si avvicin al tavolo, una stretta di mano, un come va? e via.
Fontana lo segu con la coda dell'occhio fino a lei. Una Venere, una donna da togliere il fiato. Da far perdere il senno. Si domand se fosse la moglie o un'amante, o qualcos'altro, se stessero festeggiando i suoi successi da chirurgo e quell'operazione destinata a cambiare la storia della medicina pediatrica italiana.
Bravo ragazzo Cedrik. Pieno di soldi, ricco sfondato, arrogante, presuntuoso certo, ma se non era per lui quelle due bimbe sarebbero crepate in Uganda come tanti altri piccoli.
Sollev impercettibilmente il calice di Refosco brindando al medico seduto pochi metri pi in l.
Ardig aveva triturato l'hamburger con pochi morsi, a seguire le polpette di pollo che intingeva nella vaschetta di plastica colma di maionese, le patatine, sempre con la maionese.
Meno di dieci minuti per ingurgitare il tutto restando in piedi, con il cartoccio appoggiato sul pavimento del balcone.
Adesso sorseggiava la birra, una marca ceca, ad alta fermentazione, 75 cl di puro benessere.
Frog si rosicchiava del pane duro, rumoreggiando con le mascelle.
Sotto di loro auto e smog come ogni sera.
Dentro, sul divano, due pupazzi di cartapesta.
Prove sottratte al fascicolo investigativo per non condizionare i suoi uomini, per non averli tutti addosso come fossero guardie del corpo.
La partita con la morte, la sua morte, voleva giocarsela da solo.
La cotoletta era ottima, il Refosco pure.
Peccato che i ricordi non lo avessero mollato e continuassero a tallonarlo insieme ai rimpianti.
Fontana prov a scacciarli, con una lunga passeggiata.
Era arrivato fino al Verziere, il vecchio porto fluviale, assaporando la notte milanese con lo spirito del figliol prodigo tornato a casa. Ma anche questa era un'illusione, dopo anni si scopriva un estraneo nella sua citt dove tutto correva troppo in fretta per aspettarlo. Amicizie, legami, frequentazioni ormai erano solo ricordi coniugati al passato remoto. I suoi amici di un tempo erano diventati mariti e padri.
Marito lo era stato anche lui fino alla separazione, padre non lo sarebbe mai diventato probabilmente e avrebbe continuato a coniugare i verbi della sua vita alla prima persona singolare.
Camminando in corso XXII Marzo Fontana si obblig a guardare avanti verso un futuro tutto da scrivere e un'indagine difficile da risolvere.
La miglior scopata di sempre con la donna pi bella che avesse mai avuto.
Una delle migliori serate della sua vita: i filetti all'aceto balsamico, le patate crude alle spezie, la Sassicaia. Poi dritti nella sua tana, con la coca purissima, con la boccia di Crystal nel cestello del ghiaccio, e lei, Lady.
Non riusciva a immaginare cosa potesse offrire pi di cos il paradiso.
Lei era in salotto, nuda.
Lui la osservava dal terrazzo mentre ammirava quell'improvvisato acquario appoggiato su un carrello di metallo che stonava con l'arredamento votato al bianco. Le aragoste, con le chele liberate dagli immobilizzatori, sembravano danzare libere e felici, proprio come lei in quel momento.
Cedrik, pure lui nudo, se la gustava da fuori con lo sguardo.
Dal terrazzo assaporava la dolcezza della notte e l'ebbrezza della sua vita 30 m sopra il cielo di tutti gli altri.
Come ogni sera d'estate interpretava con narcisismo dannunziano quel gran finale del suo repertorio, la citt delle mille luci che brillava sotto di lui silenziosa, i rumori ovattati, quasi a non volerlo disturbare.
Rodarri sorrideva compiaciuto e appagato.
Adorava Milano a ogni ora del giorno, ma la notte, quando il chirurgo impeccabile lasciava il posto all'uomo dissoluto, impazziva per quella citt. Per un istante ripens alle tante donne con cui aveva condiviso quel suo momento di puro edonismo, la sua bellezza, quella della partner, quella del suo attico e, l sotto, quella di una Milano genuflessa.
Poche di loro avevano captato la reale sensazione dell'appagamento, un'euforia destinata a durare un battito di ciglia, troppo breve per essere assaporata fino in fondo, eppure un'emozione unica, riservata a pochi privilegiati come lui.
Uno che poteva andare dal direttore di un rinomato ristorante e dirgli che per quella sera nessuno avrebbe toccato un'aragosta, zittendone le proteste con un assegno che da solo valeva l'incasso dell'intera serata. Una follia a quattro zeri.
Per una cos si poteva fare.
Lady lo raggiunse avvolta nell'asciugamano, occhieggiava verso il Duomo.
La Madonnina sembrava splendere solo per loro e le stelle erano l, a portata di mano, bastava afferrarle.
 cos che mi immagino il paradiso, ammesso che esista comment lei.
Lui la strinse, accarezzandole il bel culo, risalendo con le mani lungo la schiena, per poi avvinghiarsi alle tettone morbide, elastiche.
Come...cos?
Lei si divincol, spostando le mani dai seni e si volt verso di lui.
Aveva gli occhi di un felino incastonati nel viso di una dea.
Cos - e con la mano disegn un arco della terrazza e del panorama - con tutto questo, la bellezza, il lusso, il cielo stellato, la luna piena, lo champagne, la bamba. Non ti manca niente, non puoi desiderare niente di pi, e puoi pure divertirti a pisciare in testa a quei poveracci l sotto che campano con 1000 euro al mese.
Gli stava leggendo nel cervello traducendo in parole tutti i suoi pensieri. L'appagamento era un piacere egoistico, ma poteva anche essere condiviso, ma solo con la persona giusta.
Si sent spiazzato e non era da lui. Tent di uscire dall'angolo con la prima battuta che gli salt in mente: Se questo  il paradiso allora tu sei l'angelo che aspettavo. Banalissima.
Lei scosse la testa, poi sorrise.
Io sono il diavolo, l'angelo pi bello, quello che brilla nella notte e ti trascina verso gli abissi pi profondi. Attento perch lo scoprirai a tue spese. Nel senso letterale del termine.
Una battuta pi efficace della sua che lo fece rabbrividire tramutando in gelo quel freddo interiore che lo accompagnava da qualche giorno.
Un campanile in lontananza batteva la fine della giornata, mezzanotte, l'ora dei fantasmi e dei demoni.
Stavano correndo da lui.
Ogni tanto gli succedeva, perch i ricordi non si cancellano proprio come i peccati.
Cos riprese a palpare il corpo di Lady, cercando di aspirarne il calore.
Lei, cortese ma decisa, gli sfil la mano dall'accappatoio. Li senti i dodici rintocchi? Tempo scaduto.
Rimase spiazzato, di nuovo.
Non sei mica Cenerentola.
No, appunto, non lo sono.
Ti pago un'altra ora...
No, non funziona cos, non con me.
Lui si irrigid poi scelse di rilanciare.
Ogni cosa ha il suo prezzo e anche Lady aveva il suo. Dai, resta tutta la notte. Dimmi quanto vuoi, spara qualunque cifra. Facciamo 10.000? 15.000?
Lei glielo prese in mano, lo accarezz mimando un movimento masturbativo che sfum in una semplice carezza.
Non sono il carrello delle aragoste.
Volevo solo dire....
Lei gli appoggi l'indice sulla labbra.
L sotto  pieno di donne pronte a scaldarti il letto per molto meno, vedrai che una la trovi, ma per me la sera  finita qui e se dici un'altra parola non mi vedrai mai pi, chiaro?
Poi, per provocarlo del tutto, fece scivolare l'accappatoio, si port l'indice al bocciolo di rosa, lo sfior con un dito e poi se lo lecc.
Ora chiamami un taxi disse prima di andarsene con le natiche lucide che ondeggiavano sode e perfette.
Cedrik rest di sasso, con una nuova erezione, l'adrenalina della coca che pompava in circolo e un'incazzatura prigioniera della sua vigliaccheria che gli vietava una replica.
Zittito a casa sua da una escort, roba da matti.
Rest l, nudo, in terrazzo, attendendo che lei si fosse rivestita.
Quando la vide ricomparire, con l'abito blu elettrico, i sandali in mano e i piedi infilati nelle infradito, si limit ad aprirle la porta e a salutarla senza neppure sfiorarla ancora incredulo per come lo aveva trattato.
Ma a un'altra delle pi belle scopate della sua vita non avrebbe mai rinunciato, nemmeno per l'orgoglio che Lady aveva appena calpestato.
Mezzanotte scoccata da poco. Le solite auto in circonvallazione, un bar aperto. Nei giardinetti di piazzale Piola il silenzio.
Ardig arriv guardandosi intorno.
Liber Frog nell'area recintata per cani ma quello non aveva voglia di correre e rest l a fissarlo, inebetito. Attesero un paio di minuti, cane e padrone, immobili e pazienti fino a quando dall'altro lato della strada si materializz una sagoma scura, la bandana gialla che risaltava e Angela infilata nella solita tuta nera.
Come la volta precedente rimase nuovamente colpito dal contrasto tra l'abbigliamento rilassato, quella tuta sportiva e larga, e il make up perfetto, come se dovesse andare in un locale. Forse quel rimmel, quel fondo tinta, quel rossetto, erano la sua ultima trincea, la maschera per esorcizzare la malattia e quei capelli diventati un ricordo.
Ardig la salut andando a sedersi accanto a lei.
Era bella, ma di una bellezza inconsueta, quel qualcosa di indescrivibile che la rendeva particolare.
Era una donna in difficolt, con quella bandana a risaltare la sua fragilit, gli occhi azzurri a raccontare la sua storia di sofferenza e forse di speranza. Indugi sui bei seni sodi che si intravedevano sotto la felpa e si vergogn di ammirare il corpo di una donna malata. Quasi la oltraggiasse con quello sguardo inopportuno.
Accese una sigaretta, lei se la prese senza dire nulla.
Due tiri e gliela restitu.
Decise di rompere il ghiaccio con una banalit.
Dove abiti? Ho l'impressione di averti gi visto.
Sono di qui. I miei genitori abitano in via Valvassori Peroni, l dietro, sono stata una lambratese doc fino a quindici anni fa e con la mano indic la zona di Citt Studi.
Prima di precisare: Poi mi sono trasferita in Francia per lavoro, ormai mi sento pi francese che milanese.
Ma adesso sei tornata.
Per forza, sono in cura al San Raffaele. Per fortuna da qui  comodo, c' la metropolitana.
Lui annu, senza nemmeno domandare contro quale male stesse combattendo, quella testa calva raccontava pi o meno tutto, i dettagli preferiva ignorarli.
Improvvisamente s senti meno solo, anche Angela era tallonata dalla morte come lui e anche lei combatteva una battaglia contro un nemico invisibile che l'aveva aggredita senza nessuna colpa.
Per lui non era cos.
Lui era un peccatore e per questo secondo qualcuno doveva morire. Per espiare.
Cosa fai in Francia?
Tante cose. Disegno abiti per una maison, organizzo eventi, mi occupo di pubbliche relazioni, da giovane ho anche sfilato.
Eri una modella?
Le altre erano pi belle di me. E pi magre.
Una risata. Lui si accod.
E tu cosa fai?
Non voleva raccontargli la verit, non tutta.
Sicurezza. Per una multinazionale.
Wow, in completo scuro, occhiali neri e auricolare... Decise di assecondarla.
A volte.
Mica male, beh...mica male neanche cos.
Nemmeno tu.
Non sei granch come bugiardo. Dai, vado a dormire, domani ho la terapia.
Lo salut con una pacca sulle spalle, si avvicin a Frog per accarezzarlo e si avvi verso la stazione di Lambrate scomparendo risucchiata nell'oscurit.
...
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CAPITOLO TERZO.
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L'INERTE.
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Intorno a lui danzavano centinaia di ragazze e ragazzi.
Raffaello scatt deciso verso la pista del revival, fingendosi euforico, seguendo le note di un pezzo storico di Donna Summer. Sentiva le pasticche di black precipitare gi, lungo l'esofago. E iniziare a sciogliersi.
Improvvisamente si ritrov nella calca, il pi scatenato tra gli scatenati.
Lunghi minuti di trance, poi, dopo il corpo, part anche la testa, per un viaggio indesiderato, direzione chiss dove.
La musica divent un baccano d'inferno, lo stomaco inizi a rivoltarsi.
Il mondo cominci a ruotare intorno a lui, sempre pi veloce, trasformandosi in una giostra impazzita da cui era impossibile scendere.
Minuti interminabili di delirio puro, tra luci e suoni.
A un certo punto si ritrov crollato su un divanetto.
Per un tempo indefinibile gli sembr di essere unplugged, scollegato: dal suo corpo, dal mondo, dall'universo, come se tutto vorticasse e lui guardasse da fuori, anzi dall'alto, dalle stelle, quel prato trasformato in una discoteca all'aperto.
Poi, piano piano, la forza di gravit inizi a riportarlo gi e si ritrov nuovamente sulla Terra, sul divanetto, nel suo corpo sudato.
Qualche minuto e riusc ad alzarsi e pure ad andare alla toilette: sognava di abbracciare la tazza del cesso come fosse un salvagente, ma l c'erano solo le turche e troppa gente che lo guardava.
Non aveva il coraggio di infilarsi un dito in gola e rovesciare fuori tutta la merda che aveva dentro.
Pisci e si allontan verso il verde domandandosi dove fossero Chicca e i due tizi con cui l'aveva lasciata al tavolo.
Ma quanto tempo era trascorso?
...
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Milano, giugno 2017.
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L'estate milanese significa canicola, afa e umidit.
Sul barometro la lancetta era inchiodata sull'alta pressione. Anche quella mattina.
Ardig correva, fottendosene del caldo, sudando e divorando l'asfalto.
Quel solito maledetto incubo continuava a tormentarlo. Sempre quel pozzo, sempre quel rettile annidato in fondo a quella galleria buia, un basilisco, un varano.
Corse fino a piazzale Cuoco. Piazzale Martini e il bilocale in affitto erano l, a due passi, e invece fece dietro front, ricominciando a divorare l'asfalto della circonvallazione, per non rivolgere lo sguardo a quel balcone con affaccio sul verde su cui si era illuso proprio la mattina in cui aveva ricevuto la prima poetica profezia di morte e la rivendicazione del presunto delitto del Blasfemo.
Erano trascorsi pochi giorni e tanti pensieri, tuttavia da quel momento il tempo si era cristallizzato.
Si ferm a fare stretching sul ponte degli scali ferroviari, allungando la gamba sul coperchio di un cestino dell'immondizia. Cambi la gamba per ripetere l'esercizio di allungamento.
La mente, anche in quel momento di sport, di evasione, di fuga dal quotidiano, si faceva sempre le stesse domande, sempre senza riposta.
Verr la morte.
Riprese a correre con quella frase che gli rimbombava martellante nel cranio.
Verr la morte...verr un angelo nero...
Viale Mugello, poi viale Campania, quindi viale Romagna. Intorno a lui sfilava una Milano lontana anni luce da quel buco nero che lo stava inghiottendo. Gente al bar per il caff, gli anziani sulle panchine con il cane, altri sportivi che sudavano come lui.
Gli altri, quelli con la vita normale, dove le preoccupazioni sono le pratiche dell'ufficio, le bollette, la pagella del figlio. O una casa nuova, da prendere in affitto.
Non la propria morte annunciata con una lettera che rievoca i versi di un poeta suicida. E poi quella scelta di farlo andare sulla lapide del Diavolo di Porta Romana! Un sigillo che parlava pi di mille firme.
Continu a correre per scappare da quel mondo reale, e felice, per tornare a rifugiarsi nel suo mondo di assassini e sentimenti malvagi.
L'ultima mattina di un'estate bellissima.
Da qualche minuto anche il parco Ravizza aveva cominciato a popolarsi di runner in tenuta professionale con scaldamuscoli dalle strisce fosforescenti, e di uomini e donne con cani scalpitanti al guinzaglio.
Tra loro, tra gli sportivi, c'era anche Maria Rosa, trentacinque anni mal portati, una giovane donna sconfitta dalla guerra con la bilancia e con lo specchio che ogni mattina le regalava l'immagine di una femmina trasandata. Una pantofolaia sedentaria.
Per anni si era accettata cos, pur non piacendosi, accontentandosi di un marito distratto che non le rimproverava la sua sciatteria... perch si consolava con un'ucraina tutta tacchi e trucco.
Da quando era tornata single quello specchio rappresentava l'occhio critico degli sguardi maschili che si posavano su di lei per poi fuggire altrove.
Per questo andava a correre in quel parco.
Alcuni giri dell'anello in terriccio, tra alberi e cespugli ma niente scaldamuscoli a inguainarle il culo, non era il caso: meglio bermudoni larghi e una felpa per obbligarla a sudare.
Intorno vedeva i soliti volti ormai noti di quasi ogni mattina. Quelli che accompagnavano il cane erano tutti con il collo piegato e gli occhi incollati allo schermo del loro inseparabile smartphone gi alle 7, come se il loro mondo eternamente connesso brulicasse di piena attivit anche a quell'ora.
Lei no. Come ogni mattina aveva lasciato il cellulare in carica, volutamente, preferendo godersi il verde da sola, con la sua quasi solitudine.
Quasi, perch da qualche settimana oltre alla corsa, c'era lui, l'uomo delle caverne, bello, misterioso, dolce e selvaggio come un randagio da salvare da se stesso. La attendeva sempre poco lontano dalla pista ciclabile, per cui devi verso una piccola parete di cespugli.
Nella tasca della felpa aveva il solito pacchetto di carta stagnola con una banana e una fetta di torta al limone del Mulino Bianco - niente soldi per non offenderlo - ma almeno qualcosa per riempirsi lo stomaco a colazione. Un rito che si ripeteva da cinque settimane.
Cio da quando aveva conosciuto Pierluigi, un giovane uomo precocemente invecchiato, barba incolta e increspata, gli occhi spenti, l'aria di chi ha perso ogni partita con la vita fino ad arrendersi e a ridursi l'ultimo degli ultimi. Uno che sprecava i suoi giorni, umiliato dagli sguardi di compatimento dei suoi simili.
Un homeless, un invisibile.
Non per lei.
Pierluigi le piaceva, lo immaginava di nuovo in piedi, rivestito della sua dignit, sbarbato, pettinato, lontano da quegli stracci maleodoranti e dai cartocci di vino.
Pierluigi nei mesi estivi viveva l, a una manciata di passi dall'area recintata per i cani, la notte sdraiato sull'erba, di giorno seduto su una panchina. Il cielo come tetto, uno di quei veli di cellophane industriale - quello con cui i vettori imballano gli oggetti da proteggere - come pavimento. Li utilizzava per appoggiare le coperte e i due sacchi di plastica in cui ospitava la sua vita smarrita, racchiusa in quella dimora con le pareti fatte di aria.
Qualche passo. Da dietro la panchina vide i piedi di Pierluigi infilati nelle solite scarpe da tennis senza stringhe e nei soliti jeans, forse un tempo azzurri, e ora pi simili ai toni di un metalmeccanico.
Sembrava ronfare, stranamente. Di solito a quell'ora era gi sveglio, seduto sulla panchina a gustarsi il primo sole.
Allung il passo e lo chiam.
I piedi erano vicini in modo innaturale e intorno non c'erano i soliti cartocci, solo bottiglie di vetro sparse in giro, una era in frantumi, quasi sotto la panchina.
Lo chiam ancora senza ottenere risposta.
Affrett il passo superando la panchina.
Il suo grido echeggi in tutto il parco, perforando pure il muro del suono degli auricolari infilati nei timpani dei runner.
Un clochard lercio di sudore, terra, vino. Un poveraccio, l'ultimo degli ultimi nella scala sociale.
Nessuno esige giustizia per quelli come loro: senza famiglia, casa, lavoro, amici, senza diritti. A volte senza neppure nome e cognome.
Eppure quell'uomo, alto, di corporatura robusta, ricoperto da abiti luridi, urlava giustizia soltanto per come era ridotto.
Aveva la gola tranciata come un capretto sgozzato, il sangue era colato sulla carotide e gi lungo il torace.
Si rivolse a Farris che stava frugando nelle due borsone zeppe di stracci.
Documenti?
Macch, niente. Guarda qui.
Un blister di siringhe, un laccio emostatico, un piattino di metallo e alcuni accendini di plastica.
Tutto l'occorrente per spararsi una pera in vena, tranne l'eroina.
Era un tossico quindi, un sopravvissuto agli anni della guerra fredda e della tv in bianco e nero, perch le spade erano figlie degli anni Settanta e Ottanta poi, con l'arrivo dell'AIDS, i tossici da buco in vena erano scomparsi insieme a quel tipo di droga, soppiantata dal crac e dagli allucinogeni, prima ancora dell'avvento delle pasticche e dei vari liquidi per sballare.
La cocaina no, non era mai tramontata anzi, il suo sole splendeva pi che mai nel cielo milanese. Ma chi si bucava non sniffava e viceversa.
Un agente della Scientifica, intuendo la richiesta, lo anticip, sollevando le maniche del barbone. Niente buchi, solo tanti tatuaggi, con simboli che parevano usciti da un manuale di astrologia.
Lo fiss in faccia nel solito dialogo tra muti che instaurava con tutti i trapassati che incontrava nel suo mestiere.
La morte lo aveva sorpreso.
Gli occhi sbarrati, la bocca aperta in una disperata richiesta di aiuto. Impossibile indovinarne i tratti somatici per via della barba incolta che lo ricopriva dal naso fino alla gola squarciata.
Sembrava sulla quarantina, deperito, malconcio.
Seguendo il filo dei ragionamenti il commissario si estrani dal contesto circostante: gli agenti avevano gi isolato con il nastro la scena criminis, dove iniziavano ad accalcarsi i soliti curiosi, la solita fauna variegata di pensionati, nullafacenti, runner, studenti e gente con il cane. Tutti diversi eppure uguali per lo smartphone impugnato come un amuleto, alla ricerca dello scatto del giorno, da condividere con il proprio piccolo mondo virtuale tramite la vetrina social.
Ardig osserv infastidito quell'ostinato pubblico non pagante, con il mirino del cellulare rivolto verso di lui. Volti identici, senza espressione, senza umanit, morbosamente curiosi e attratti dalla morte, quella altrui ovviamente.
Panem et circenses: una ventina di secoli dopo tutto come allora, la morte di un povero diavolo come il pi appagante degli spettacoli.
Guarda qui.
Farris, impegnato a rovistare in un vecchio zaino Invicta degli anni Novanta, sporchissimo, brandiva delle banconote.
Le cont rapidamente: 140 euro.
Tutti i suoi risparmi, tutto quello che aveva.
Se era stata una rapina tra poveri il suo assassino era riuscito a portargli via la vita, ma non il suo tesoretto.
Forse non lo aveva cercato bene o non ne aveva avuto il tempo, oppure non era stata una rapina, ma una lite per altri motivi.
Chi l'ha trovato? domand al vice.
Quella tizia l. Una donna giovane, di corporatura robusta, bermuda e maglietta sudata, una felpa legata in vita. Stava parlando con l'agente Larini, l'aria di chi avrebbe voluto trovarsi dall'altra parte del mondo.
Fu proprio Larini a introdurla.
La signora Maria Rosa Gravina.
Era visibilmente scioccata, tremava nonostante i 30 gradi. Andava approcciata con il massimo della delicatezza.
Dobbiamo farle un po' di domande. Ma non vorrei...
Come vuole, sono a sua disposizione.
Accento marcatamente meridionale, non doveva risiedere a Milano da molti anni.
La faccio accompagnare da un mio agente a casa, se vuol darsi una rinfrescata. Nel frattempo vediamo di identificarlo.
Ma io lo conosco. Si chiama Pierluigi.
Lo conosceva? si stup Ardig.
La donna gli mostr la banana e la fetta di torta incartata.
Da qualche settimana. Abito qui vicino, vengo ogni mattina a fare una corsa e gli porto qualcosa.
Il cognome?
Mi spiace, questo non lo so.
Ardig tagli corto.
Va bene, allora la portiamo a casa e poi quando se la sente ci raggiunge in commissariato per raccogliere la sua deposizione. Larini, pensaci tu.
Si allontan, tornando a rivolgersi al morto crollato sull'erba, dietro la panchina, quasi nascosto, sotto di lui uno strato di nylon industriale, per ripararlo dall'umidit del terreno e una coperta stracciata, inzuppata dal vino.
Intorno due bottiglie vuote e una terza ridotta in frantumi, i vetri sparsi un po' ovunque, sul corpo, sulla coperta, nell'erba.
Tra i capelli si scorgeva una macchia nerastra. Cute lesionata, sangue, un taglio profondo: gli avevano fracassato la bottiglia sul cranio.
Una banale lite tra disperati finita in tragedia. Sguinzagli gli agenti, nella flebile speranza che qualcuno avesse visto qualcosa.
L'arrivo del PM di turno lo spiazz, Lamberto Calavera, il Di Pietro 2.0, l'uomo che, ficcanasando in ogni grosso appalto, trovava una magagna.
Negli ultimi anni si era specializzato nel contrasto alle infiltrazioni mafiose nel circuito legale. Un classico: le cosche o i clan finanziavano imprese pulite, in crisi, per riciclare soldi sporchi, un reato difficile da individuare.
Sulla cinquantina, ciuffo laccato, faccia glabra e squadrata, elegante e tirato fisicamente. Uno che non sbagliava un colpo e aveva spedito alla sbarra un bel numero di palazzinari, faccendieri vari e politici di tutti gli schieramenti. Tipo da abbuffate di interviste e da prezzemolate televisive, ma anche uno vero, uno che sapeva fare le indagini e le concludeva.
Un drago sugli illeciti amministrativi, ma un novellino in un caso di omicidio.
Gett un'occhiata al senzatetto con un'espressione disgustata. Lo studi qualche istante, aspirando quel mix di odori rivoltanti, il cronico fetore di sporcizia, urina e vino emanato da quegli stracci e da quel corpo. E poi quell'inconfondibile tanfo che caratterizzava la morte violenta: urina e feci non trattenute dai muscoli, rilassati dopo il black out della corrente vitale.
Aveva una sola domanda: Possiamo escludere una spedizione punitiva? Magari skinhead o roba del genere?.
Ardig annu: Quelli li bruciano i barboni.
Altro?
Lo vede anche lei, questa  una rissa tra disperati.
Il magistrato annu a sua volta chiudendola l: Mi fido della sua esperienza, passi da me nel pomeriggio per aggiornarmi. Buon lavoro.
Fine dello show.
Anche Ardig ne aveva abbastanza, pass le consegne a Farris avviandosi verso la Giulietta nera, avuta da poco in dotazione al posto della vecchia 156, fece un giro pi largo per evitare i curiosi e si rallegr vedendo che i giornalisti non erano ancora arrivati. Meglio cos, forse l'omicidio di un invisibile sarebbe davvero passato inosservato e lui aveva altro in testa.
Verr la morte...
Il capitano Fontana sbuffava nervoso per i giorni trascorsi inutilmente. Quella specie di scheletro carbonizzato poteva appartenere a chiunque.
Gli approfonditi esami del RIS avevano delimitato solo alcune possibili skill identificative.
Il range dell'et approssimativa, intorno ai cinquantacinque, sessant'anni per lo stato delle sue ossa mandibolari. Un maschio di statura notevole, circa 180 cm. Le ossa presentavano delle fratture esposte, dovute a percosse con un oggetto ferroso. Un oggetto pesante, una spranga. Forse la stessa che aveva mandato in frantumi la Madonna custodita nella cappella funeraria.
Un elemento da considerare le fratture.
I satanisti tendenzialmente sacrificano le loro vittime al termine di riti orgiastici o dionisiaci per canalizzare le energie vitali che abbandonano il corpo morente e il sangue  indissolubilmente un elemento fondamentale di tali riti. Viene ingerito con calici ferrosi o versato su parti anatomiche.
Non in questo caso per: l'uomo era stato massacrato con una spranga e poi arso quando era ancora in vita.
Pi che un sacrificio appariva come una mera condanna, un'esecuzione, una punizione, forse per un traditore della setta.
Dato che non poteva ricavare nulla da un morto senza nome, e da una morte senza movente, decise di ripartire da quella valle.
Mezz'ora dopo Ardig osservava il fondo della tazzina di caff con lo zucchero raggrumato leggendo in quei fondi il pessimismo di una brutta giornata, cominciata male con la solita telefonata del centralino della sala operativa e destinata a proseguire peggio.
Non aveva nessuna voglia di indagare su un barbone sgozzato a bottigliate in una rissa sfociata in delitto eppure doveva farlo.
La priorit era dare un cognome a questo Pierluigi, magari ci sarebbero voluti giorni per scoprirlo. Uno squillo del cellulare lo sment prontamente.
Era l'agente Scalise: Buone notizie. Abbiamo identificato il morto, grazie alle impronte digitali.
Era schedato?
Era un pregiudicato.
Arrivo.
Lasci il canonico euro sul bancone e risal in commissariato per fare conoscenza con la scheda di Pierluigi Ricci Baldi, nato a Milano nel 1978. Un doppio cognome preceduto da un nome nobile, da produttore di vino, di quelli che sulle colline del Chianti hanno ville da favola sui poggi.
Invece questo poveraccio era un senzatetto che dormiva sotto un albero, un barbone atipico.
Generalmente gli homeless a Milano hanno pi di cinquant'anni e sono stranieri: balcanici oppure nordafricani, questo invece era abbastanza giovane e pure milanese.
Possibile non avesse pi nessuno che potesse aiutarlo? Esamin la sua scheda, accendendosi una sigaretta. Fermato nel maggio del 2003 dopo una serie di colpi in varie farmacie nella zona sud ovest di Milano, dall'Alzaia del Naviglio Grande gi fino a Rozzano.
Storia banale di ordinaria cronaca nera milanese: uno dei tanti tossici che frequentavano il Sert in via Boifava, nella periferia pi periferica, per farsi somministrare il metadone lenitivo per le crisi di astinenza; quando poi tornava in pista andava a farsi la prima farmacia che incontrava, armato della solita siringa insanguinata e potenzialmente infetta della peste del ventesimo secolo, pi efficace di un revolver per raccattare un bottino di poche decine di euro. Condannato a quattro anni e cinque mesi, ne aveva scontati meno della met, i primi otto mesi in transito a San Vittore, poi i successivi diciotto mesi nel carcere di Opera dove, stando alla scheda del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, aveva seguito il percorso terapico riabilitativo per disintossicarsi.
Era uscito nell'aprile del 2006 per l'affidamento alle solite cooperative specializzate nel reinserimento degli ex detenuti nella societ.
Lo avevano pizzicato di nuovo, alla stazione di Bergamo, nel marzo del 2008, sempre per una rapina in farmacia, stavolta con un taglierino: si era fatto quindici mesi nel locale carcere di via Gleno, prima di un nuovo affidamento in comunit di recupero indicata solo con le iniziali.
Quindi il solito nulla: uno che esce dal gabbio senza soldi, casa, famiglia e lavoro, e senza prospettive per ripartire, o torna a delinquere o finisce male, come questo Ricci Baldi che dalle foto segnaletiche sembrava anche un bel ragazzo.
Due colpi secchi alla porta. Era Larini con la donna del parco.
Un lieve trucco sul viso, indossava ciabattine rasoterra che ne appesantivano la sagoma.
Si accomodi, prego.
Lei avanz titubante e ruot il collo e lo sguardo, verso il cumulo di coperte dove ronfava il quadrupede pi scalcagnato di Milano.
Quello  Frog.
Non c'era bisogno dei sottotitoli per immaginare cosa stesse pensando di quel bastardino rachitico e spelato.
La donna si accomod, appoggiando le mani alle cosce, non portava nessuna fede al dito.
Non trattandosi di un interrogatorio la prese alla larga per metterla a suo agio e per ricavare pi informazioni possibili.
 sposata?
Separata.
Uhm. Vive da molto qui a Milano?
Un anno e mezzo. Sono venuta qui perch mio marito era stato trasferito. Adesso lui  tornato gi e io sono rimasta qui da sola.
Sola, precisazione superflua eppure voluta.
Di cosa si occupa?
Faccio la commessa in un supermarket.
Decise di venire al sodo.
Lo abbiamo appena identificato, di cognome faceva Ricci Baldi.
La testimone assorb la notizia senza ribattere.
Prima, al parco, mi diceva che lo conosceva abbastanza bene.
Beh, s, lo vedevo ogni giorno andando a prendere la mia boccata d'aria. Ci vado quasi ogni mattina.
Capisco.
...Per caso un mese fa, anche un mese e mezzo ormai, mi era capitato di fare la conoscenza di Pierluigi.
Per caso?
Di solito vado a correre al mattino, ma ogni tanto mi piace uscire la notte, quando non riesco a dormire. Sa, vivo da sola e la sera non ho nulla da fare.
Lo ripet, quasi volesse condividere quella solitudine con lui, magari per esorcizzarla. Si ferm un istante.
Comunque una sera ero uscita tardi e mentre passeggiavo un tizio, uno che aveva bevuto aveva iniziato a molestarmi e lui  spuntato dal nulla...
Ardig istintivamente pens ad Angela, anche lei spuntava dal nulla, anzi dal buio.
... come se fosse il mio angelo custode.  intervenuto per allontanarlo. E cos ci siamo conosciuti e da allora ho iniziato ad aiutarlo come posso.
In che modo? Dandogli dei soldi?
No, cio s, ma spiccioli. Semplicemente cerco di trattarlo come un essere umano, come se fosse una persona normale come me, come lei.
Il commissario si accese la sua solita sigaretta, senza neppure domandare alla donna se la infastidisse.
Mi perdoni, non la seguo.
Cerco di aiutarlo con piccoli gesti, per esempio portandogli qualcosa da mangiare per colazione e per il resto della giornata. A volte gli lascio una bottiglia di latte o della frutta. Gli ho lavato dei vestiti, gli ho regalato della biancheria, delle calze, cose cos, mi piace fargli avere piccole attenzioni.
Continuava a parlarne al presente, tipica reazione di chi ancora non ha realizzato che quell'essere umano non c' pi. C' ancora il suo corpo, per un po', ma quell'anima  gi andata altrove.
Insomma lo aveva adottato, un po' come fosse un randagio.
Dottore, era un uomo, non un cane replic, volgendo bruscamente al passato. Lo disse in tono deciso, sicuramente di rimprovero.
Se fosse stato un cane non sarei qui a farle queste domande e a togliere tempo ad altre indagini, mi creda.
La Gravina lo guard poco convinta.
A ogni modo non gli porto solo da mangiare, cerco... cercavo anche di dargli un po' di calore umano, anche solo scambiando due parole, per non farlo sentire invisibile. A volte gli davo il giornale del giorno prima, a lui piaceva leggere. Era anche un modo per sentirsi ancora uno di noi, non uno fuori dal mondo.
Uhm, cosa ha saputo di lui?
Che era di Milano, questo me lo aveva detto lui, e che aveva studiato Economia senza per laurearsi. E poi che era stato tossicodipendente. Lo aveva ammesso lui con candore. Un po' come se avesse voluto mettermi in guardia sul suo conto e tenermi alla larga da uno con i suoi problemi passati.
Si faceva ancora?
Domanda retorica, dato che non avevano riscontrato buchi in vena.
No, lui mi aveva detto che aveva smesso da un pezzo.
Tornando ai soldi, quanto gli dava?
Spiccioli, una banconota da 10 euro ogni due o tre giorni, giusto perch potesse fare piccoli acquisti. Mi creda: avrei voluto fare di pi, ma dai suoi occhi, da come parlava, si capiva che non voleva tornare a una vita normale. Era in fuga da qualcosa, forse da se stesso.
Lo descriveva con dolcezza, come un amico, quasi uno di famiglia.
Aveva qualche timore? Aveva litigato con qualcuno?
Beh, quel balordo, quella sera nel parco. Magari  solo una mia paranoia.
Prego.
Quel tipo che mi aveva importunato, ecco, lo aveva minacciato, con una frase tipo ti ritrovo e te la faccio pagare, sa quelle frasi che voi uomini vi urlate quando litigate?
Saprebbe descrivere quel tizio?
Non molto, non sono fisionomista. Era buio, mi sono agitata, ricordo che era sui quaranta, statura normale, in jeans. Non  che mi ricordi bene la faccia.
Poteva essere chiunque.
Il modo di parlare? L'accento?
Beh, quello s. Sicuramente un albanese, uno slavo, uno cos.
Qualcosa che magari indossava? Ci pensi bene.
No, davvero non saprei.
Ardig decise di non insistere.
Fornisca ai miei agenti i suoi recapiti. Se avr bisogno mi far sentire io.
La Gravina sembrava sollevata. Si alz, stringendogli nuovamente la mano, quindi si avvicin a Frog per accarezzarlo con dolcezza, sotto lo sguardo stupito del commissario.
Quando usc lasci qualcosa di positivo nella stanza. Una donna sola, una donna che si prendeva cura di un barbone, un coetaneo pi sfortunato di lei, trattandolo alla pari, come un uomo e non appunto un clochard puzzolente e pulcioso.
Una donna dall'animo nobile, il cuore generoso e lo sguardo triste.
Decise di concedersi la solita passeggiata rassetta pensieri e una spremuta ai tavolini del bar di piazza San Giorgio.
Borgo al Brembo si presentava come il classico paesotto tranquillo. Grappoli di villette con giardini curati a contornare un piccolo centro storico dove domina la pietra viva, con le classiche corti e l'immancabile piazza dedicata a papa Giovanni XXIII, il papa buono, il papa dei bergamaschi, cui era stato intitolato il santuario locale.
Di fronte alla chiesa invece si stagliava il palazzotto a due piani che ospitava il municipio con il tricolore esposto dal balcone frontale.
Il potere temporale opposto a quello secolare: un classico di ogni provincia quella contrapposizione storica alla Peppone-Don Camillo.
Intorno al paese uno scorcio da cartolina, con le montagne della Val Brembana a far da cornice e il fiume, che scorreva poco sotto, a un centinaio di metri: lo si raggiungeva prendendo una strada sterrata in mezzo agli alberi.
Meno di 3000 anime risiedevano l ed erano quasi tutti discendenti degli operai del villaggio di Perego sul Brembo.
In giro manco un giovane, molti gli anziani.
Due bar dai nomi poco originali nella piazza, il bar Piazzetta e il bar del Borgo. Scelsero il Piazzetta, seggiole di plastica e tavolini di ferro. Il barista, che faceva anche da cameriere, si present a servirli dopo un paio di minuti.
Zona di brava gente, quella, dove una divisa dell'Arma non faceva scattare nessun allarme. La notizia del corpo rinvenuto qualche giorno prima era stata gi metabolizzata e non era pi argomento di discussione.
I vecchietti al tavolo a fianco discutevano della Dea, come veniva chiamata l'Atalanta da quelle parti.
Ordinarono i caff.
Il barista port le tazzine senza vassoio, indugiando davanti al tavolino.
Siete qui per il vecchio cimitero, vero?
Non per il morto rinvenuto, ma per il cimitero. Domanda curiosa.
Posso?
Prego.
Si accomod, pulendosi le mani sul grembiule sgualcito. Era un po' che qui non succedeva nulla.
Un po' quanto?
Qualche anno.
E prima? chios Fontana riferendosi ai delitti delle prostitute.
L'uomo si strinse nelle spalle.
L sotto, nel paese abbandonato, di notte girava sempre brutta gente. Spacciatori, drogati, zoccole, tutta quella gentaglia l.
E satanisti?
Il barista dipinse una smorfia sul viso.
Mah, sono solo voci, lo dicono in tanti che anche quelli l, boh, che nel vecchio cimitero di notte si vedevano luci accese, poi che sparivano animali, galli, gatti neri... dicono che quelli li sgozzavano e si bevevano il sangue. Gente mica a posto con la testa.
Negli ultimi tempi non avete notato movimenti anomali, individui strani in giro?
No, macch. Erano un po' di anni che qui era tutto tranquillo. Da quando non ci sono pi quelli di l...
Con la mano indic l'orizzonte.
Fontana drizz le antenne.
A chi si riferisce?
Quelli che stavano dall'altra parte del fiume. Lo vada a domandare al don. Indic il santuario.
Adesso per metteteci una bella volante l tutta la notte, con la sirena accesa che si vede da lontano. Cos questi qui vanno in altri posti a fare i loro bordelli.
Si alz raccogliendo le tazzine. Non aggiunse altro e scompar nel locale.
Fontana e Rea si avviarono verso il Santuario attraversando la piazzetta.
L'amico Malerba si fece sentire intorno alle 13.
Mattina intensa, direi scherz.
Mattina di merda.
Cosa puoi dirmi del barbone?
Fortunatamente lo abbiamo identificato, altrimenti avrei dovuto chiederti di pubblicare la sua foto per il riconoscimento. Tra poco la Procura diramer un comunicato con le generalit del morto. Ti anticipo che si chiama Pietro Ricci Baldi, aveva trentanove anni, un tossico, pregiudicato, con un passato da rapinatore di farmacie. No anzi, Pierluigi Ricci Baldi, non Pietro.
Ok, grazie. Come  morto?
La giugulare recisa con un coccio di vetro.
Una rissa tra poveracci?
Sicuro. Potrebbe essere stato un altro barbone.
Non frega un cazzo a nessuno di questi casi, intendo dire giornalisticamente parlando.
Nemmeno a livello investigativo. Eppure il magistrato cui  assegnato il caso  Calavera.
Alla faccia, uno cos per un barbone?
Era di turno stamattina, cose che capitano. Dubito perder il sonno per questo caso.
E tu?
Bella domanda. La risposta sincera era no.
Perch la sua testa era tutta rivolta all'indagine sul transessuale e a quella sua morte annunciata in versi poetici, una morte che sarebbe arrivata presto. Per cui gliene fregava meno di zero di beccare un altro disgraziato e sbatterlo al fresco.
Tuttavia rispose come imponeva la sua veste istituzionale.
Sono pagato da voi contribuenti per catturare gli assassini, no? Per cui avanti tutta... per hai ragione, non ci perder il sonno.
Cambiando argomento: se stasera ci facessimo una bistecca? propose il reporter.
E la tua Leonessa?
La Leonessa era il soprannome affibbiato alla compagna di Federico.
Una donna di carattere e cervello con una chioma bionda da dea dell'Olimpo e artigli pronti a graffiare. Una tipa da prendere con le pinze, e pure molto bella.
 a cena dai suoi, sono solo e padrone di casa.
Veramente la casa  tua.
Va beh, volevo dire che essendo solo... comunque facciamo a casa mia? E ti propongo pasta e non carne. Che ne dici?
Perch no, a che ora?
Stacco per le 22, facciamo 22,30 da me?
A dopo allora. Ora vado a farmi un panino.
Il panino in realt era una piadina, anzi due, insieme a Farris e Pinton che lo aspettavano con una faccia che era tutta un programma.
Si accomodarono e ordinarono i soliti wrap, piadine arrotolate alla orientale, infarcite di pollo fritto, maionese, lattuga e pomodoro, con i soliti succhi di frutta ad accompagnarli. Niente birre, almeno non a pranzo.
Niente risate, niente chiacchiere del pi e del meno, ovvero calcio e figa.
Perch un morto ammazzato ti resta sullo stomaco anche mentre trangugi una piadina. Eppure di digiunare non avevano intenzione.
Farris li aggiorn tra un boccone e l'altro.
Nel parco girano altri due clochard, sono due relitti umani, pure loro puzzano di vino lontano un chilometro, inoltre hanno un'et da nonni e cadono a pezzi fisicamente. Di sicuro non lo hanno ucciso loro. E ieri sera erano nel dormitorio della Caritas in via Famagosta.
Tempo perso.
Meglio sperare nelle telecamere installate alle varie entrate del parco e in un briciolo di fortuna.
Questo Ricci Baldi - intervenne Pinton - ha un fratello che fa l'avvocato, ha uno studio importante a due passi dal Tribunale.  uno che segue fusioni societarie, quotazioni in Borsa, uno abbastanza noto nel giro.
Lo abbiamo gi avvertito?
Non ancora.
Un senzatetto con un fratello illustre avvocato.
Storia strana. O semplicissima.
Quasi tutti i tossici finivano diseredati dai familiari.
Vogliamo farci un salto? chiese Pinton.
Dovremmo informarlo dell'uccisione del fratello prima che lo sappia dai giornali.
Forse lo aveva gi avvisato il pubblico ministero.
Nel dubbio toccava a loro.
Non aveva nessuna voglia di andarci, ma doveva.
Il suono di un sms rimbomb dalla tasca dei pantaloni. Dario Vanner era tornato e lo aspettava.
Cambio di programma.
Si rivolse a Pinton: Vai tu da solo dal fratello del morto.
L'ispettore veneto accett senza entusiasmo.
Il santuario di Borgo al Brembo non aveva nulla di sontuoso, era la semplice classica chiesa di paese.
Piccola, una dozzina di panche, i soliti dipinti affrescati sulle pareti da artisti locali ignorati dalla grande storia dell'arte.
Li accolse il suono dell'organo a canne, una musica da brividi rimbombava nella navata.
La percorsero a passi svelti seguendo le note e oltrepassarono l'altare.
Una piccola nicchia, ecco l'organo e un sacerdote con la classica tonaca lunga e il collare bianco, stempiato, brizzolato, oltre la sessantina.
Appena li vide smise di suonare.
Non sembrava sorpreso.
Buongiorno. Sono don Matteo.
Non era quello interpretato da Terence Hill, ma un uomo rugoso e con lo sguardo stanco avviato alla vecchiaia.
Si presentarono snocciolando i rispettivi gradi.
Il religioso li invit a seguirli. Si fermarono davanti alla base di un grosso cero che splendeva davanti a una statua di marmo, raffigurante un angelo alato intento a trafiggere un lucertolone verdastro. L'angelo era bizzarro e contraddittorio: aveva il volto da bravo bambino e il corpo muscoloso da guerriero. Indossava una corazza che lo faceva somigliare a un gladiatore.
San Giorgio che uccide il drago comment Rea.
Don Matteo lo corresse.
No.  San Michele che sconfigge il demonio.  la nostra fede, il bene che sconfigge il male. Accomodatevi.
Gli indic una panca su cui sedevano la domenica i fedeli.
Il prete rimase in piedi, a fissare San Michele e il grosso cero che si consumava. La luce della fiammella tremava in quell'aria immobile.
L'ho acceso quando ho saputo quello che era accaduto.
Dalle sue corde vocali vibrava una nota impercettibile di paura.
Don Matteo era stato l. Aveva visto quello scheletro carbonizzato, quell'edicola votiva profanata dalle fiamme, quella Madonna mandata in frantumi. Un'azione malvagia, blasfema.
Chi sono quelli di l? domand Fontana.
Il sacerdote continu a fissare il suo arcangelo quasi a invocarne la protezione.
Sarebbe meglio dire chi erano.
Perch?
Sono andati via da qualche anno. E infatti non era successo pi nulla qui.
Padre, di chi sta parlando?
Non lo sapete? Davvero? chiese senza voltarsi.
No.
Stavolta don Matteo si volt, avvicinandosi.
Sembrava sorpreso, abbass la voce.
Dall'altra parte del Brembo, qualche chilometro pi a valle, c'era una comunit di recupero di ex detenuti. Criminali della peggior specie.
Una comunit?
Si chiamava la Casa di Caino.
Fontana rabbrivid solo a sentire quel nome cos eloquente.
Don Matteo percep il suo cambio di umore.
Proprio cos. Era una comunit di recupero per assassini. Uomini che avevano commesso il peggiore dei peccati radunati tutti sotto un tetto comune.
Chi gestiva questa comunit?
Un ex sacerdote che aveva svestito l'abito talare. Si faceva chiamare padre Giuda. Padre, non fratello, a rimarcare la sua superiorit su quegli individui malefici.
Don Matteo ne stava parlando all'imperfetto, come se fosse un ricordo anche lui, padre Giuda. Un brutto ricordo.
Questi uomini cosa cercavano in questa Casa di Caino? Don Matteo chiuse gli occhi come se raccontare gli costasse dolore.
Cercavano la pace, la redenzione attraverso un percorso di rinunce e sofferenze. Virescit vulnere virtus, il male fortifica l'animo, o lo ripulisce dalle colpe pi gravi.
Ci racconti di questo don Giuda.
Non era pi un sacerdote.
Va bene, padre Giuda.
Non  che sappia molto di lui, l'ho visto poche volte. Un uomo inquietante.
I due militari lo fissarono stupiti.
Il parroco tagli corto.
Succedevano cose strane in quegli anni, prostitute uccise, gente che andava di notte nei cimiteri...
Cose che gi sapevano.
...e anni dopo furono trovati i resti di due uomini, sepolti in quel terreno maledetto.
I due Carabinieri rimasero di sasso.
Il religioso abbozz uno strano sorriso.
Vi hanno spedito qui alla cieca. Dovreste farvi una bella chiacchierata con i vostri colleghi, gi a Bergamo.
Rea scosse la testa, alla stazione di Almenno non esisteva alcun fascicolo sulla Casa di Caino.
 sicuro di questa storia? A noi non risulta che...
Il parroco alz la mano per stopparlo.
Sono un sacerdote all'antica. Non ho mai mentito in vita mia.
D'accordo, ci mancherebbe.
Questa  la verit, una verit scomoda. Solo che siamo riusciti a tenerla nascosta, come facciamo troppo spesso.
Parl utilizzando il noi, rivolgendo lo sguardo alla sua tonaca.
Poi si rivolse ai due ufficiali: Lo sapete perch ci vestiamo di nero? Perch il nero, anche quando si sporca, sembra sempre pulito.  cos anche per le vostre uniformi, no?.
Fontana non rispose, perplesso.
Si limit a un'ultima domanda.
Dove troviamo questo padre Giuda?
Poco lontano da qui, nell'altra valle.  ospite in un monastero di fratelli che seguono la regola dei Disciplini.
Dove?
Nel cuore della Val Seriana, vicino a Clusone.
Fontana annot mentalmente la localit.
Ci sarebbe andato, con tatto e diplomazia.
Ma prima di incontrare questo padre Giuda voleva disporre di tutte le informazioni possibili. Bergamo sarebbe stata la sua tappa successiva.
Due sorprese accolsero Pinton quando raggiunse lo studio legale dell'avvocato Ricci Baldi, specializzato in diritto societario.
La prima: il legale era molto pi anziano della vittima. All'apparenza veleggiava intorno ai cinquantacinque anni. La laurea appesa nell'ufficio, datata 1985, conferm l'impressione dell'ispettore.
Poi la seconda sorpresa: era gi al corrente della morte del fratello. A informarlo, parole sue, un amico dal tribunale.
Non domand chi fosse stato a dargli la notizia, ipotizz si trattasse dello stesso pubblico ministero Calavera.
L'esperienza gli evit la terza sorpresa: l'uomo non era per nulla addolorato per la morte del fratello. Probabilmente sarebbe stato pi addolorato per una contravvenzione per divieto di sosta.
Prevedibile. Un avvocato con completo di sartoria, chiavi di una Mercedes appoggiate sul tavolo e foto di famiglia con sfondi di isole tropicali, difficilmente avrebbe potuto mantenere rapporti con un clochard ubriacone, un ex tossico avanzo di galera, anche se si trattava di suo fratello. Immaginava la storia, eppure doveva farsela raccontare.
E l'avvocato Ricci Baldi non si fece pregare: Per me era un estraneo. Non siamo mai stati legati, abbiamo pi di diciassette anni di differenza, quando lui ha iniziato a camminare io preparavo la maturit. Per me  stato solo un bambino fastidioso, un bambino viziato, che mi disturbava quando studiavo.
Pinton ascoltava, senza fare domande, non servivano.
Il legale voleva mettere pi distanza possibile tra la sua immagine candida e immacolata e quella puzzolente e sporca di quel fratellino ripudiato.
Per i miei era stato un figlio inatteso, non voluto: mia madre aveva superato i quarantadue, mio padre ne aveva cinquanta. Erano troppo vecchi per crescere un altro figlio, troppo lontani come mentalit, tra loro c'era un salto generazionale enorme.
Pinton obiett: Oggi quasi tutti fanno figli a quell'et.
Oggi, mica allora, altri tempi. Quello andava alle elementari negli anni Ottanta e le maestre pensavano che mio padre fosse il nonno.
Quello, neppure lo chiamava per nome e ne parlava con astio quasi violento.
Capir, due genitori bacucchi che gli concedevano tutto. Io per un 6 a scuola finivo in castigo una settimana, mentre per un 6 a scuola a lui aumentavano le paghette settimanali, il mondo alla rovescia. E infatti  venuto fuori un debosciato, buono a nulla, sempre con le cuffie nelle orecchie, a farsi le cartine. Poi  mancato mio padre e figurarsi, si  trovato completamente libero di fare quello che voleva che non era nemmeno maggiorenne.
Libero. Oppure abbandonato, perch da come lo descriveva quel ragazzino era cresciuto solo e senza riferimenti cui guardare.
Deduco pertanto che non abbiate instaurato un rapporto.
Non era una domanda.
A ogni modo la risposta arriv immediata.
Quando mai, io a ventisei anni ero gi fuori di casa, sposato, con un lavoro, con delle responsabilit.
Pinton prese nota, sempre senza commentare.
L'altro intanto si era fermato quasi infastidito dal fatto che il poliziotto non gli desse ragione.
E la droga? Voglio dire:  successo qualcosa, ha idea di come ci sia finito dentro?
Ma cose vuole che le dica. Era sempre in giro la sera: discoteche, locali. E quando bazzichi quella gente l non puoi che finire cos. Poi era un debole, uno senza midollo, succube di quei quattro amici sbandati come lui... non so come avesse iniziato, mi pare che mia madre lo avesse scoperto, s, era la fine del 2001, in pochi mesi era peggiorato, non andava all'universit, dormiva fuori, non si lavava... E da allora non si immagina in che incubo abbia vissuto: quello le rubava l'argenteria in casa, i gioielli, tutto quello che poteva per pagarsi la roba.
E non avete provato a farlo disintossicare?
E come no... Un paio di volte, in quelle comunit gestite da quel prete che va in tv a predicare bene. Buono quello... va beh... ma niente, scappava e ricominciava peggio di prima. Guardi, io c'ho anche provato a fare qualcosa, ho parlato con medici, psicologi, macch... quello meritava di fare quella fine.
Stavolta Pinton sbott.
Guardi che quello era suo fratello e le assicuro che non  morto bene.
E allora? Ma lo sa cosa ha fatto il mio caro fratellino? Ha ucciso mia madre. Prima l'ha fatta ammattire per il dispiacere, poi una sera l'ha spintonata e l'ha fatta cadere facendole spezzare un femore. E da quel momento  finita in un letto e non si  pi alzata se non per entrare nella cassa da morto.
Spost una cornice che incasellava una foto dai colori sbiaditi: una coppia di mezza et, un uomo elegante e una donna matura di sobria bellezza, entrambi in abiti da cerimonia.
Guardi, su... se la guardi... li vede? Sono i miei genitori al mio matrimonio nel 1986. E adesso guardi questa.
Volt un'altra cornice: due adolescenti e una donna anziana, una nonnina, magra ed emaciata, lo sguardo vuoto, seduta su una sedia a rotelle sotto un albero.
La vede? La stessa donna e sembrano passati secoli. Questa  del 2002, pochi mesi prima che morisse di crepacuore perch il suo bambino era stato sbattuto in carcere perch faceva le rapine.
Una brutta storia di ordinaria cronaca: la roba che trasforma il figlio in un mostro, violento, prepotente e oltraggioso e una madre sola che sfiorisce, dentro e fuori, per il dolore e la vergogna.
 per questo - riprese l'avvocato Ricci Baldi - che dopo la morte di mia madre ho tagliato i rapporti con lui e non ne ho pi saputo nulla.
Suo fratello era rimasto a vivere nella casa di famiglia dopo la scomparsa di sua madre?
No, l'avevo dovuta vendere quando mia madre era ancora viva per poterla mantenere in una casa di riposo che aveva una retta molto alta. Ma non solo per quello: l'ho venduta anche per evitare che quello sciacallo potesse ereditare anche solo un centesimo dei soldi dei miei.
E cos facendo lo ha costretto a fare il rapinatore.
La voce dell'avvocato s'impenn di svariati decibel.
Badi bene a come parla. Stia attento a quello che dice.
Io non ho costretto quel buono a nulla a fare niente. E comunque non devo nessuna spiegazione a lei, per cui se non ha altro da domandarmi la invito ad andarsene.
Non le interessa sapere come  stato ucciso suo fratello?
No.
L'ispettore si alz guadagnando la porta, senza salutare e ringraziando il cielo che Ardig non fosse l.
Altrimenti quell'avvocato si sarebbe beccato un cartone in faccia e il commissario una sospensione sicura dal servizio...
Farris e un gruppetto di agenti si erano rifatti il parco Ravizza in lungo e in largo per intercettare vagabondi e senzatetto.
Poi, fuori dai recinti del giardino pubblico, avevano passato al pettine una serie di negozi adiacenti, i soli dove un homeless potesse farsi vedere: panetterie, piccoli negozi di alimentari e bar.
Una parola da un commerciante, un'altra da un altro e poi un'altra ancora. Solo fumo e niente arrosto.
La sede principale dell'Universit degli Studi di Milano, meglio nota come la Statale, sorge sull'area che per secoli ha ospitato il grande ospedale cittadino, il Ca' Granda, trasferitosi nel periferico quartiere di Niguarda dopo la guerra, per disporre di un maggiore spazio per l'espansione dei suoi padiglioni.
Ardig aveva varcato per la prima volta l'ingresso di quell'ateneo venticinque anni prima, da studente appena iscritto a Giurisprudenza.
Era l'estate del 1992, l'estate dell'inchiesta su Tangentopoli, che aveva prodotto un boom di iscrizioni alla facolt di legge. Era l'effetto Di Pietro, con migliaia di ragazzi milanesi che sognavano di emulare il pool di Mani pulite.
Lui, il diciannovenne Bruno Ardig, non aveva le idee chiare sul suo avvenire: si immaginava avvocato penalista, a difendere criminali, magari anche assassini.
La vita avrebbe poi deciso diversamente, trasformandolo in un predatore di assassini, senza volerlo, senza accorgersene, senza deciderlo.
Oltrepassare quel portale lo riport indietro nel tempo, per un secondo lontano un quarto di secolo. Un secondo appena prima di tornare con i piedi per terra nel suo presente a tinte fosche.
Dal chiostro che accoglie gli studenti superando la porta ad arco di via Festa del Perdono si diramano i porticati che conducono ai singoli istituti. Le facolt umanistiche sono dislocate nell'ala alla destra dell'universit.
Dottrine esoteriche  un esame propedeutico alla laurea in Scienze sociologiche. Un corso secondario, del terzo anno, appena due ore settimanali di lezione, da ottobre ad aprile.
In quella mattina di giugno non erano previsti esami, per cui il professor Dario Vanner si trovava nel suo studio, per il ricevimento degli studenti e per ricevere il capo della sezione Omicidi.
Lo studio era in fondo a un corridoio che affacciava sul parcheggio adiacente al comprensorio universitario.
Dalle finestre spalancante, insieme alla luce, entrava anche il cinguettare dei passerotti che affollavano gli alberi. Uno scorcio di luce in un ufficio dove il nero predominava, a cominciare dall'uomo che sedeva dietro alla scrivania.
Dario Vanner non appariva invecchiato dal loro ultimo incontro, avvenuto otto anni prima.
I capelli dall'argentato stavano mutando verso il bianco, per il resto non era cambiato.
Magro, asciutto, il pizzetto finissimo a incorniciargli la bocca, gli occhi saettanti, un completo scuro, con la polo nera sotto la giacca.
I modi sfuggenti e ambigui erano rimasti quelli che ricordava.
Si strinsero la mano e si diedero del lei saltando i reciproci convenevoli.
Non  stupito di rivedermi.
Infatti non lo sono. Supponevo che le nostre strade sarebbero tornate a incrociarsi.
Ardig non perse tempo e in dieci minuti riepilog i fatti accaduti nell'ultima settimana: il primo pupazzo vestito di nero, la lettera che lo attendeva di fronte all'affresco della falsa Madonna con le corna, quindi il secondo messaggio che lo aveva portato alla cappella del marchese Acerbi, dove aveva rinvenuto il secondo fantoccio.
Gli mostr gli originali delle lettere e le foto dei due bambolotti di cartapesta.
Vanner inforc gli occhiali da lettura e si concentr sulle lettere.
Cinque minuti di pesantissimo silenzio.
Intorno a loro due scaffali di legno, colmi di libri, alcuni vecchi, altri recenti.
Ardig scorse i titoli velocemente.
Le letture del demonologo spaziavano dall'astrologia all'occultismo fino alle filosofie orientali, ma prevalenti erano i volumi dedicati alle religioni. E fu proprio un volume di religione quello che and a prendere l'esperto di esoterismo.
Lo sfogli a colpo sicuro.
Poi torn ad accomodarsi sottoponendo i testi delle lettere ad Ardig.
Il suo assassino, rivendicando il presunto primo delitto, un delitto che si supporrebbe gi avvenuto, quello del Blasfemo, le comunica altri successivi cinque delitti, per arrivare alla perfezione. Dunque richiama il numero 6, il numero perfetto.
Il numero perfetto non  il 7? obiett Ardig.
Vanner estrasse da sotto la polo il suo medaglione riportando alla luce una stella argentata a sei punte.
Un feticcio che incastrava due triangoli equilateri con le rispettive punte rivolte verso il basso e verso l'alto: l'unione della simbologia maschile e di quella femminile, il triangolo rivolto verso l'alto, rappresentativo della virilit e della forza, e quello rivolto verso il basso, identificativo dell'accoglienza e della fertilit.
Una simbologia che rappresentava le regole del Creato: il fuoco che sale verso l'alto, verso il cielo, verso il divino, indicante la spiritualit, e l'acqua che scende verso il basso, verso la terra, indicante la materialit.
Del resto in ogni religione Dio  uomo,  al maschile.
 in alto,  nel cielo. Ed  lui ad aver creato la donna, la biblica costola di Adamo, ponendola di sotto. Come poi avvenuto nei successivi millenni con l'uomo sempre prevaricatore e come ancora predicato da alcune religioni monoteiste.
Non le ripeto una lezione che le ho gi impartito anni fa. Semplicemente questo: il sigillo di Salomone, a sei punte, ci ricorda la dimensione macroscopica della nostra esistenza. Il 6  il numero mistico dell'equilibrio e dell'ordine perfetto, con l'ambivalenza della contraddizione tra la spiritualit che punta verso l'alto, verso il cielo, e la materialit che punta verso il basso, verso la terra. Se mancasse la punta verticale, se mancasse la spiritualit, avremmo un pentacolo, che non a caso  il simbolo di chi si rivolge al Maligno.
Ardig si concesse un istante per riordinare le idee.
Per cui, ammesso che questi delitti siano gi avvenuti o che debbano avvenire... mi sta dicendo che a rivendicarli non sarebbe una setta satanica, che altrimenti si richiamerebbe al cinque?
Vanner lo fiss in tralice facendo attendere la risposta.
Purtroppo non  cos semplice. Molte teorie sataniste utilizzano il 6 come numero principe. Il numero perfetto. E il suo presunto assassino si definisce un angelo nero. Un angelo della morte. E nella visione alchemica il numero 6  proprio l'archetipo dell'angelo. Per cui potrebbe averle fornito il primo di una serie di messaggi.
Una serie? E gli altri messaggi?
Sono diversi, seppur da interpretare.
La ascolto.
Intanto  evidente che ogni delitto andrebbe a collocarsi in uno dei vertici dell'esagramma. Sei vite per completare la perfezione che otterr abbinando un sesto omicidio al sigillo di Salomone. L'estremit collocata al vertice sar per l'ultima vittima: lei, commissario. Togliendole la vita completer le sei punte e raggiunger la perfezione.
Glielo annunci con un mezzo ghigno, quasi di godimento.
Ardig non batt ciglio, ormai conviveva con la minaccia senza averne pi paura.
Per cui dopo il Blasfemo e l'Ingordo si prenderebbe altre tre vite prima della mia...
 cos, ma non la vedo convinto.
Il fatto  che non mi tornano molte cose. A cominciare dalle vittime. Le lettere sono giunte ravvicinate. Tuttavia l'unico delitto di mia competenza  l'omicidio di un transessuale avvenuto alcuni giorni fa. A meno che gli omicidi non siano avvenuti in altre regioni e magari da diverso tempo.
Tenderei a escluderlo. Chiunque ci sia dietro queste missive si riferisce a una stretta attualit e vicinanza.  sicuro che lei sia in grado di comprendere chi sono i peccatori che avrebbe punito. Questo transessuale come lo incasellerebbe...
Prima di rispondergli Ardig si accese una bionda senza neppure chiedere il permesso.
Ammesso che si tratti di uno tra il Blasfemo e l'Ingordo, anche se fosse, all'appello mi manca un'altra vittima.
Vanner allarg le braccia.
Saranno avvenuti altri delitti nelle ultime settimane, no?
Il poliziotto ci stava riflettendo sopra.
Nessuno degli ultimi casi ha un richiamo con questa storia.
Vanner scosse la testa e prosegu.
Poi c' il riferimento ripetuto, quasi ossessivo, ai peccati. Il nostro assassino concepisce la morte inferta con la sua mano, l'omicidio, come una purga ai peccati terreni commessi dalle vittime. Fornendole un elemento a suo favore. Deve indagare sul passato di questi peccatori per risalire alle loro colpe, declinandole in base all'insindacabile punto di vista di chi li uccide, ergendosi a giudice supremo, come se fosse Dio.
Uhm... E la mia colpa quale sarebbe?
Questo commissario dovrebbe saperlo lei. E forse la aiuter a scoprire il perch qualcuno la vuole uccidere e la ritiene indispensabile, nel senso che ritiene indispensabile la sua morte per raggiungere la perfezione.
Ecco, appunto. Perch?
Perch uccide?
Perch ricerca la perfezione?
Le risposte sono molteplici. Perch sta seguendo un rituale purificatorio, catartico, un'espiazione dei peccati terreni mondati attraverso il sacrificio e il sangue di coloro che a suo dire si sono macchiati di queste colpe. Oppure...
Oppure?
Perch sta concretizzando un rituale finalizzato alla trascendenza, al passaggio appunto dal terreno, dall'umano, al divino. Le ho gi detto come il 6 rappresentato dall'esagramma simboleggi l'incarnazione tra cielo e terra, tra la polarit maschile e quella femminile, generando la perfetta armonia degli opposti. Oppure perch sta intraprendendo un percorso iniziatico per giungere a una perfetta elevazione spirituale.
Tutto questo viene simboleggiato dal 6?
Non solo. Per la matematica il 6  un numero perfetto perch ha tre divisori: l'1, il 2 e il 3. E la somma dei suoi tre divisori  appunto 6, un numero perfetto. Ma se ci riflette 6  anche la somma di 3+3 e 33 sono gli anni vissuti da Cristo, ma anche la traduzione matematica dell'esagramma, il 3 della natura umana e il 3 di quella divina, incarnati sempre dal Cristo morto umanamente e risorto divinamente. E come lei sicuramente ricorda il numero della Bestia, del Male, nell'Apocalisse di San Giovanni  il 6 ripetuto tre volte.
Uhm.
C' un'ultima cosa. I numeri pari hanno una polarit femminile nella concezione pagana e infatti, anticamente, il 6 simboleggiava la bellezza e la perfezione, pertanto era consacrato a Venere, mentre negli antichi Misteri andava a unire i quattro punti cardinali uniti allo Zenit e al Nadir, ovvero l'altezza e la profondit.
Ardig lo ferm, qualcosa non gli quadrava.
Abbiamo trovato del DNA sul corpo del transessuale, un DNA maschile. Ma non possiamo essere sicuri che appartenga al suo assassino.
Questa volta Vanner non sorrise e rest impassibile.
Io le sto esponendo teorie astratte.  suo l'onere di applicarle alla realt criminale delle sue indagini. Purtroppo, per, la avverto che l'esoterismo non  una scienza esatta, caro commissario.
Ardig era riemerso dall'incontro con il demonologo turbato e ancora pi confuso.
Il cellulare vibr mentre attraversava piazza Sant'Alessandro.
Come andiamo dottore?
Il prefetto Rossetti, avrebbe voluto mandarlo a spalare il mare.
Ho un altro morto sul groppone, ma non ci lamentiamo.
Ho saputo, un barbone ubriaco, roba grossa...
Ancora una volta lo prendeva per i fondelli.
Pare che qualcuno abbia deciso di ripulirci dalla feccia che zozza le nostre citt. Prima il trans, ora il senzatetto, magari il prossimo un bel pusher clandestino, che ne dice?
Una grassa risata accompagn quella battuta cos stupida.
Ardig sbuff impercettibilmente nell'apparecchio. Rossetti lo intu, cambi tono e ritmo incalzandolo come non aveva fatto fino a quell'istante.
Dottore, non abbiamo tempo da perdere neppure noi. La aspettiamo domani, va bene?
Non poteva che dire sissignore per cui calcol mentalmente gli orari dei Freccia Rossa.
Vi andrebbe bene intorno alle 12?
Va benone, allora la aspettiamo. Immagino conosca indirizzo e procedure, giusto?
Le conosco.
A domani. E buon lavoro.
Riparato dietro a una doppia vetrata il professor Cedrik Rodarri ammirava una Milano bellissima baciata dal sole.
Cercava la pace, dopo una lunga mattina di interventi chirurgici, accompagnati da foschi pensieri.
Entro breve sarebbe tornato a casa, un paio d'ore di sonno prima di rilassarsi.
Palestra e poi una notte delle sue.
Dentro lo studio i 22 gradi garantiti dal climatizzatore.
Si allung la cravatta, stirandola. Lo faceva sempre quando era agitato, come in quel momento.
A causa di una telefonata ricevuta poco prima, da sua madre.
Che disgrazia. Ma te lo ricordi il Pierluigi, il figlio del notaio? Giocavate a tennis insieme.
Il tennis...
Sua madre non aveva mai capito un cazzo del mondo che la circondava.
Non aveva capito un cazzo dell'uomo che l'aveva impalmata sull'altare e mantenuta come una regina, illudendola di vivere in una fiaba, dentro un castello dorato, e di avere a fianco un cavaliere con il destriero bianco e non il re dei bastardi senza gloria.
Non aveva capito un cazzo di lui e in generale non aveva capito un cazzo della vita.
Salvo dettagli del cazzo, come il tennis appunto.
Scorse l'articolo online del quotidiano Libero dopo aver letto quelli di Repubblica e Corriere. Stessa roba, quasi li avesse scritti il medesimo giornalista, poche righe senza un cazzo.
Solo Il Giorno metteva nome e cognome del clochard assassinato.
La sua mente proiett velocissima il trailer di una vita passata remota. Anzi, trapassata.
Pierluigi, un debole, un invertebrato.
Ed ecco che fine aveva fatto, la droga, le rapine, il carcere, altro che il tennis. Si era ridotto a fare il barbone e da barbone era crepato. Ucciso per un cartone o una coperta.
Per anni si era chiesto dove fosse andato a finire.
Chiss perch se lo immaginava a Berlino, in mezzo ai punkabbestia, a fumare erba, a disegnarsi tatuaggi sul corpo, in qualche casa occupata.
Invece era l dietro, a due passi appena dal suo universo privilegiato, da quel paradiso terrestre da cui Pierluigi si era voluto escludere.
Avvert un senso di nausea, preceduta da un rigurgito acido.
Si avvicin alla finestra guardando gli eleganti condominii di viale Beatrice d'Este.
Senza accorgersene inizi a viaggiare all'indietro con la memoria.
Il liceo, l'universit, le notti che non finivano nemmeno all'alba. Blocc il rewind mentale premendo bruscamente il tasto stop.
Rest in peace dear Lewis.
Povero amico coglione, magari aveva finito di soffrire.
Si stir la cravatta per l'ennesima volta, improvvisamente si sent meglio.
Ecco il perch di quella carta dei tarocchi a Brera, quello scheletro che aveva stampato in mente da giorni. Quella carta della morte era per Pierluigi, era una specie di saluto, di congedo dalla loro vita passata.
Dalla finestra guardava lontano, vedeva persino le montagne, addirittura il Monte Rosa e vedeva il futuro.
Quello lontano che Pierluigi non avrebbe avuto e quello prossimo dietro l'angolo.
Con Lady.
La sede del Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo si trova in via delle Valli, sulla tangenziale esterna che circumnaviga la citt, collegando l'autostrada A4 alle strade provinciali che si infilano nelle valli aprendosi tra le montagne, la Val Seriana, la Val Cavallina e la Val Brembana.
Ad accogliere Fontana e Rea un comprensorio di palazzine gialle, salite alla ribalta mediatica per via delle immagini entrate in tutte le case degli italiani alcuni anni prima.
In una calda serata di giugno, nel 2014, un paio di volanti avevano portato l, ammanettato, il mostro di Brembonate, il muratore accusato di aver seviziato e ucciso la tredicenne scomparsa nel nulla e ritrovata tre mesi dopo in un campo incolto.
Le immagini di quel cortile zeppo di carabinieri e poliziotti, tutti con le pettorine identificative, assediato da una folla variopinta di giornalisti e curiosi, assiepati dietro il pesante cancello in ferro, avevano fatto il giro del mondo.
Quel pomeriggio di tre anni dopo il cortile era deserto e tutto era tranquillo.
Poca anticamera e li accolse il colonnello Mastrototaro, un cinquantacinquenne dall'aria arcigna, spalle larghe e mascella robusta.
Li ascolt offrendo loro un caff fatto portare dal bar, poi si fece consegnare un incartamento.
Avevo gi fatto predisporre il fascicolo. Sapevo che sareste venuti qui.
Fontana intu da dove proveniva quella sicurezza.
Era stato allertato dal Comando regionale dove conoscevano i fatti della Casa di Caino anche se, per una ragione che ancora gli sfuggiva, non li avevano voluti condividere con lui.
Fatti di sangue condensati in alcune pagine dattiloscritte precedute da una scritta che lo colp come un pugno nello stomaco.
DOCUMENTAZIONE SECRETATA
Una prassi adottata soltanto in casi estremi e limitati e su specifica indicazione dei vertici. Gli stessi vertici che avevano autorizzato Mastrototaro a sottoporgli quei fascicoli senza neppure che ne avesse fatto richiesta. Chiaramente era stato il generale Bellocchio a dargli il via libera.
Fontana non chiese nulla limitandosi ad aprirli, verbali, referti, foto della Scientifica.
Una sorpresa lo fece sobbalzare non appena cominci a scorrerli, i fatti risalivano a tre anni prima, ad avvisarli una telefonata anonima di cui non era stata conservata la registrazione. Una voce femminile li informava che in un terreno adiacente alla Casa di Caino avrebbero trovato i corpo di due uomini.
Osserv la data.
La chiamata era arrivata il 18 giugno 2014.
La mente di Fontana era un calcolatore di date. Il muratore di Malpago era stato arrestato da pochi giorni e l'attenzione mediatica su Bergamo era alle stelle.
Seguiva il canonico verbale tipico dell'Arma.
Una montagna di righe per partorire un topolino: sotto un paio di metri di terra umida avevano rinvenuto due scheletri con brandelli di carne ancora attaccati. Le foto erano raccapriccianti e facevano contorcere lo stomaco.
Seguivano altre foto dei due corpi sottoposti a un esame necroscopico autorizzato dalla procura di Milano. Un'anomalia, considerando che la procura territorialmente competente avrebbe dovuto essere quella di Bergamo.
I due scheletri presentavano ferite praticamente identiche al cranio sfondato con una mazza. Lesioni simili a quelle riportate dallo sventurato arso nel cimitero di Perego sul Brembo.
Attraverso i calchi dentari li avevano identificati. Nell'incartamento c'erano le schede dei due uomini, volti che aveva incontrato in passato, li aveva visti in tv, sui giornali e in altri verbali di altri colleghi.
Rabbrivid realizzando chi erano.
Assassini, due Caini in carne e ossa.
Pi ossa che carne.
Il primo era Mirko Bonorandi.
Vent'anni prima era stato il protagonista di una storia torbida di provincia che Fontana ricordava vagamente.
Era un contabile in un'azienda nel Bresciano dove aveva ucciso il principale e la sua segretaria per cercare di coprire un ammanco di alcuni milioni di lire.
In tribunale si era scusato per l'appropriazione indebita della somma di denaro, ma non per aver fatto fuori due persone. Aveva scontato il percorso detentivo tra Piacenza e Bollate ed era uscito nel 2007.
L'altro era Giuseppe Giannoli.
Aveva scontato una lunga pena a Monza per aver ucciso l'ex fidanzata e un'amica con un coltello da cucina.
Questa vicenda Fontana se la ricordava bene: avvenuta una ventina di anni prima in un paesotto nella Bassa.
Il ragazzo aveva aspettato la giovane ex sotto casa per un chiarimento sfociato nel sangue; l'amica era morta per essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Una di quelle storie che per un paio di giorni aveva aperto i telegiornali, poi il silenzio.
Le ragazze sotto due metri di terra e il giovane omicida inghiottito dall'oblio del buco nero dei fatti, archiviato dalla pi nera delle cronache.
Che fine fanno i Caini quando si spengono i riflettori mediatici che si accendono dopo i delitti? Quei verbali fornivano una parziale risposta confermando le teorie di vari criminologi, dal Beccaria al Lombroso, secondo i quali un'erba cattiva resta sempre tale, per cui  assolutamente inutile regalare una seconda opportunit a chi ha oltrepassato il limite di togliere una vita.
Ai Caini, criminali senza possibilit di redenzione come questi due. Spariti dai radar della giustizia.
Il resto poteva solo immaginarlo.
Avevano bussato alle porte della Casa di Caino per cercare la luce in fondo al loro tunnel e invece erano finiti sotto terra sepolti come fossero bestie e senza neppure una croce.
Secondo il laboratorio forense di Pavia che aveva eseguito gli esami sui tessuti ossei il decesso era collocabile in un periodo antecedente di circa quaranta-quarantadue mesi. Ovvero inverno 2010-2011.
Lo stesso periodo in cui era stata chiusa la Casa di Caino.
Tra i due eventi doveva necessariamente esserci una correlazione.
Sovrappose le schede, cercando punti di contatto tra i due assassini.
L'et, uomini che avevano ucciso da giovani e avevano provato a redimersi dopo i quaranta, quando la vita aveva concesso loro una seconda occasione.
La parte finale delle loro pene detentive l'avevano scontata in penitenziari del Milanese, Bollate e Monza. Evidentemente era in quegli istituti che bazzicava padre Giuda per portare la sua anomala parola di conforto a chi aveva commesso il peggiore dei crimini.
L'indomani sarebbe salito a Clusone per incontrare questo strano religioso e fargli qualche domanda a cui, intanto, stava gi iniziando a dare risposta.
Quel corpo carbonizzato poteva appartenere a un altro di loro, a un altro di quei Caini.
Posso avere una fotocopia della schede?
Nessun problema.
Non ho mai sentito parlare di questa vicenda.
Mastrototaro allarg le braccia con espressione solenne.
Perch il caso era complicato. Ci sono voluti mesi per capire chi fossero, esami di laboratorio, radiocarbonio, calchi delle protesi, lo sai anche tu come vanno queste procedure...
... E le famiglie?
Nessuno ha mai denunciato la loro scomparsa, per cui non si  sollevato il solito polverone mediatico. Lo sai che a far parlare dei delitti sono le vittime. Se sono belle, se sono giovani... e poi le famiglie, gli amici, i colleghi. Qui non c'era niente di tutto 'sto circo. Questi erano bestie, dimenticati dal mondo, dalle loro famiglie, senza una casa, manco un cane.
Nessuno piangeva Caino. Nessuno lo rimpiangeva.
Ma un duplice delitto era pur sempre un caso di cronaca buono per riempirci serate televisive e paginate sui giornali.
Non c' mai stata un'inchiesta?
Nessuno ha mai ricevuto le deleghe dalla Procura di Milano.
Incredibile, al limite dell'inverosimile, ma dopo gli ultimi mesi trascorsi all'interno delle mura del Vaticano aveva capito che certe cose possono succedere.
Com' possibile che la stampa non ne abbia parlato?
Mastrotaro si strinse nelle spalle, sembrava contrariato da quella domanda.
Se vogliamo, quando vogliamo, le cose ce le sappiamo tenere qui dentro, tra queste pareti. La Chiesa, il vescovo, questa  una provincia bianca, qui la gente si fa ancora il segno della croce quando va a letto la sera. E vuole stare tranquilla. Questa storia, se fosse saltata fuori, non avrebbe fatto dormire nessuno.
Ci pensate? Un ex prete che mette sotto un tetto un gruppo di assassini? Ne sarebbe venuto fuori un polverone.
Ma i giornalisti come avete fatto a zittirli?
Non hanno mai saputo nulla. Poi avevamo appena arrestato l'assassino di quella ragazzina, per cui...
E sempre per cui, ragion Fontana, l'opinione pubblica era distratta da quell'altro caso, molto pi importante...
Per questo della Casa di Caino non sapevano niente, loro, la gente, tutti.
Un incubo, svanito con la luce del giorno.
I Caini allontanati, spediti chiss dove e padre Giuda internato in un monastero sperduto nel buco del culo della valle.
Mi racconti di questo padre Giuda.
Che vuole che ne sappia? A parte un paio di deposizioni quando abbiamo trovato 'sti disgraziati poi non lo abbiamo pi visto. Se ne sta rintanato nell'oratorio dei Disciplini.
... a Clusone, me lo hanno gi detto.
L'ufficiale imprec mentalmente. Ecco perch avevano scelto lui per l'indagine!
Di storie come questa in Vaticano ne giravano parecchie. Fatti delittuosi accaduti nei seminari, nei conventi, nelle missioni all'estero.
Silenziati come suicidi o incidenti. Silenziati e rapidamente archiviati.
Eppure se lo avevano chiamato era perch volevano che andasse fino in fondo e per farlo avrebbe dovuto infilarsi in una brutta storia di morti e di Caini. E di ex preti che si facevano chiamare Giuda, come il peggiore dei traditori.
Due uomini vestiti totalmente di nero varcarono la porta dello studio dell'arcivescovo.
La vita e la preghiera lo avevano reso stanco e vecchio. Ancora un semestre e avrebbe lasciato la guida della diocesi ambrosiana.
Era un uomo di fede sincera e di principii.
Ascolt il resoconto dei due religiosi seduti di fronte a lui. Stringeva tra le dita una biro che ruotava nervosamente.
Quando i due interlocutori tacquero si decise a parlare.
La nostra Chiesa non deve avere segreti e neppure scheletri nell'armadio. Basta. Apriamo le nostre porte, le nostre finestre. Facciamo entrare aria, luce.
Parole chiarissime.
Monsignor Mondoni, rimasto in piedi, annu e invit i due uomini in nero, uno anziano, l'altro di mezza et, a seguirlo.
Lungo il corridoio rivolse loro una domanda inutile: Siamo davvero sicuri che sia lui?.
Il pi anziano dei due conferm.
D'accordo, informiamo il generale Bellocchio.
Molti di questi senzatetto la notte trovano riparo nei dormitori delle associazioni di volontariato o della Caritas.
Farris scandiva il resoconto di una giornata improduttiva dopo aver ascoltato il racconto di Pinton sull'altrettanto inutile chiacchierata con il fratello della vittima di cui sapevano pochissimo.
Maturit scientifica al liceo Da Vinci, undici esami messi a libretto in quattro anni in Economia e Commercio alla Bocconi. Non aveva svolto il servizio civile perch la cartolina era giunta quando era ospite delle patrie galere. A seguire l'ordinaria storia di un uomo solo, dimenticato dalla famiglia, dalle istituzioni e dalla piet umana e divina.
Ardig si accese l'ennesima sigaretta prima di tirare le fila.
Io domani devo scendere a Roma, mi vogliono al ministero.
Grane? chiese Farris.
Non penso tagli corto, immaginando cosa stessero pensando i suoi vice.
Una nomina a capo di una Mobile e un trasferimento.
Andrea - si rivolse a Farris, il pi alto in grado - vai avanti tu, le solite cose, il medico legale, questi dormitori, vedi tu...
Conged i suoi uomini per concedersi una lunga passeggiata in centro, insieme a Frog: Cordusio, via Dante, Cairoli, il verde intorno al Castello.
Pensieri in libert, alcuni indirizzati a Roma, altri, residuali, al povero Ricci Baldi, l'ultimo degli ultimi, di cui non fregava nulla nemmeno al fratello.
Improvvisamente avvert la stanchezza della giornata e quell'opprimente amarezza per un'altra inchiesta partita con il piede sbagliato. Come nel caso del transessuale della discarica.
Per scaricare la tensione Fontana stava facendo avanti e indietro, una corsia dopo l'altra, nella piscina estiva delle Terme di Marte e Venere.
Un centro fitness dai costi esorbitanti frequentato dalla Milano bene, quella dei weekend a Santa Margerita Ligure o a Paraggi.
Un mondo a cui apparteneva anche Fontana, rampollo di una dinastia di industriali. Un figlio di pap con le tasche piene di palanche che aveva scelto la vita spartana del carabiniere ma con i vizi di chi ha un conto in banca grasso per meriti altrui.
Una mosca bianca, in mezzo a commilitoni provenienti da povere famiglie del Mezzogiorno.
Per questo era e si sentiva un carabiniere atipico, anche se una volta indossata l'uniforme diventava come gli altri lasciandosi alle spalle i piaceri della vita agiata come quella piscina dall'acqua limpida e piacevolmente fresca.
Quaranta vasche, le prime venti solo di libero, le seconde venti di alternato: libero all'andata, dorso al ritorno.
Poi un bicchiere di prosecco al bar esterno. Intorno a lui donne di ricercata bellezza e uomini di prestigio e di potere. Tra questi il secondogenito dei Rodarri, il fratello meno celebre del chirurgo.
Piccolo il mondo dorato dei milanesi.
La sera prima aveva incrociato Cedrik al ristorante, ora il fratello minore scortato dalla moglie.
Un saluto veloce poi Fontana torn a rivolgere pensieri e preoccupazioni a padre Giuda.
Per la loro seconda uscita Cedrik e Lady si erano incontrati in un altro garden. Stavolta non era arrampicato sulla terrazza di un grattacielo, ma a livello del suolo. Il Finger Garden era un locale esclusivo, appartato, quasi nascosto in un'area verde, tra i giardinetti che accompagnano da piazza Carbonari fino all'Isola. Cucina rinomata, luci soffuse, clientela selezionata: un posto di classe per una donna da sogno.
Lady aveva scelto un tubino viola elettrico, per far risaltare i capelli, con quella sfumatura tendente al blu e il contrasto con gli occhi dorati, da tigre.
Nemmeno l era passata inosservata.
Durante la cena avevano parlato di lui. Del suo lavoro, della clinica, dell'Uganda, ma anche degli affari di famiglia, dell'impero ramificato in tanti settori che suo fratello aveva ereditato e che si stava ingrandendo, espandendone i confini in terreni ignoti, dal mattone alla grande distribuzione.
Lui con gli occhi solo per lei. Lei con gli occhi altrove, ovunque.
Per non infastidirla Cedrik evitava domande inopportune tuffandosi nel nero del Brunello di Montalcino, per non cedere alla tentazione di ristabilire i ruoli: lui, il cliente che pagava e aveva sempre ragione, lei la escort, strapagata, che eseguiva.
Tornato a casa Ardig si concesse una doccia e una sigaretta sul balconcino. Fuori era calato il buio e la citt cominciava a tranquillizzarsi.
Infil bermuda e maglietta, le Adidas nere.
Scese a prendere la Giulietta e ad andatura lenta si infil in corso Buenos Aires per dirigersi a casa di Malerba.
Parcheggi nelle strisce gialle per residenti con la paletta del ministero dell'Interno in bella vista per evitare una contravvenzione.
Malerba abitava in una palazzina elegante, una costruzione settecentesca in stile asburgico, nella centralissima via Vincenzo Monti. Aveva ereditato quel trilocale dal nonno quando era ancora un giovanotto alle prime armi nella carriera giornalistica. Due stanze da letto, due bagni, corridoio, salotto e cucina, con balcone affacciato sulla strada.
Un centinaio di metri quadrati che il cronista divideva con un gatto e, da un paio di anni, con una bellissima avvocatessa quarantenne con cui era fidanzato da una vita. Stranamente non si erano ancora sposati, anche se il rapporto, pur tra qualche alto e basso, si era cementato negli anni.
Ardig non era mai riuscito a stabilire un vero rapporto con Lucrezia.
Donna colta, preparata, attenta e attraente. Un avvocato in carriera, una tutta di un pezzo. Mistero cosa ci trovasse in uno scappato di casa come Malerba, sempre con la testa tra le nuvole, con troppi sogni a ingombrare i cassetti.
Suon il citofono.
L'amico non lo fece salire, dicendo di aspettarlo gi.
Il tempo di una sigaretta e Federico scese trafelato. L'aria di uno che ha appena battibeccato prendendosi le beccate.
Non saliamo?
Niente cena casalinga, pensavo di avere la panna e il prosciutto e invece la panna  scaduta e il prosciutto l'ho dato al gatto.
Va bene anche una pasta al sugo.
No, dai, usciamo.
Bruno sorrise per la scusa. Evidentemente Lucrezia era in casa e non voleva ospiti a cena. Federico blaterava di una sua improvvisa voglia di godersi l'aria calda dell'estate milanese.
Decise di accontentarlo.
Una passeggiata nella Milano pi elegante e rilassata, quella dei palazzi con le facciate linde e i portoni con i citofoni dorati.
Risalirono fino allo slargo tra via Mario Pagano e l'incrocio di corso Vercelli e si accomodarono ai tavoli all'aperto del Panino Giusto, un classico delle loro serate.
Del resto a nessuno dei due piaceva sperimentare, mai abbandonare la strada vecchia.
Birre olandesi e sandwich con affettati e salse e soliti argomenti, mai figa.
Bruno preferiva tenersi tutto dentro e Federico aveva il cuore impegnato da una vita in un amore che lo aveva consegnato a quella donna cos diversa dalle altre, una donna che lui amava.
Per cui parlarono di basket e lavoro.
Prima il basket, l'amata Olimpia Milano, poi il lavoro: un morto cui dare giustizia per Bruno, un morto da cui trarre articoli per Federico.
Allora, che mi dici del barbone? chiese il cronista.
Un poveraccio che ha litigato con un altro balordo... borbott lo sbirro.
Il reporter scosse la testa deluso.
Per vendere copie servono storie morbose e violente: siamo il paese del Grande Fratello, dell'Isola dei Famosi. Qui la gente ha voglia di spiare dal buco della serratura, di scoprire i segreti pi inconfessabili e peccaminosi. Non un homeless ammazzato da un altro poveraccio per contendersi una bottiglia di vino.
Questo passa il convento. Vai a lamentarti con chi uccide e non con chi gli mette poi le manette...
Gi. Ci vorrebbe un bell'omicidio, uno di quelli che spaccano l'opinione pubblica sbott Federico, dando voce ai suoi pensieri pi cupi.
Bruno sorrise, comprendendo l'ansia da prestazione giornalistica dell'amico, prima di incupirsi, assalito dai tanti cattivi pensieri che lo assediavano.
La profezia di un poeta maledetto.
Forse un misterioso assassino avrebbe accontentato Malerba molto prima di quanto pensasse e forse non sarebbe toccato a lui catturarlo.
Improvvisamente cambi tono.
E se non ci fossi pi io a indagare?
Federico si pul il mento con un tovagliolo di carta.
Un'altra proposta di trasferimento?
Ancora non so, ma suppongo che sia cos, domani mattina sono atteso a Roma.
Promozione in vista?
O rimozione, dipende dai punti di vista. Qui ho rotto le scatole a tanti.
Hai anche risolto casi difficili. Pensa se due anni fa non fermavi il serial killer del rasoio prima dell'Expo, pensa se quello avesse continuato a uccidere durante l'esposizione obiett l'amico cronista.
Mah... sono nove anni che dirigo la Omicidi, un turnover pu anche starci. Vediamo cosa mi diranno domani. Anzi, ora andiamo che devo prendere il treno delle 7.
Non aveva sonno, semplicemente non aveva pi voglia di parlare e non aveva voglia di raccontare quello che lo angustiava.
Ritornarono sotto casa di Malerba.
L'appartamento al quarto piano aveva i le finestre chiuse per non far entrare le zanzare e dentro le luci accese. Lucrezia era in casa.
Questa volta avevano scopato in terrazzo, sull'enorme divanetto in bamb. Il fresco li aveva ulteriormente eccitati.
Prestazione appagante e molto professionale.
Lady sapeva eccitarlo e coinvolgerlo, con gli sguardi, le mani, le carezze, come se fosse stata davvero attratta da lui, come se fosse stato lui a soddisfarla.
Cedrik aveva troppa esperienza di professioniste del sesso per ignorare che era tutta una finzione, che faceva parte del gioco e dell'ingaggio. Eppure era sicuro di piacerle.
Bello, ancora giovane, in forma, ricco, vincente, ambizioso: piaceva a tutte le donne. Perch non doveva piacere anche a Lady?
Stavolta non attese i rintocchi di mezzanotte per vederla evaporare come un sogno di inizio estate.
La anticip proponendole di riaccompagnarla a casa.
Lei sorrise. Nuda. Sudata. Splendida.
No, preferisco il taxi.
Insisto, mi fa piacere fare un giro in auto.
Non sei il mio uomo che mi riporta a casa.
Voleva mantenere le distanze e non rivelargli neppure dove abitava.
Del resto di questa donna ignorava tutto, persino il nome.
Si arrese accettando di vederla sparire verso la doccia non prima di aver trascorso qualche secondo in adorata ammirazione di quelle aragoste libere nell'acquario.
Milano, giugno 2017
La sveglia suon quando fuori era ancora buio; abbondante razione di croccantini per Frog, doccia, barba e il completo scuro con camicia blu notte e cravatta in tinta.
Con la spugnetta presa al supermarket ripul le Clark nere.
Era pronto. Perfetto e anche figo. Impeccabile, come un vero vicequestore.
Le 6 del mattino. La vera quiete prima dell'ordinaria tempesta quotidiana, quando il formicaio dorme ancora e regna l'armonia nel creato milanese.
L'autista del commissariato percorse in quarta viale Brianza e poi devi a sinistra, costeggiando i giardinetti ingombri di barboni e disperati infagottati tra coperte e cartoni.
Uomini senza volto e senza nome, invisibili come Pierluigi Ricci Baldi.
L'auto inchiod scaricandolo all'entrata laterale del mastodontico complesso della Stazione Centrale.
L il formicaio era gi brulicante, pendolari e viaggiatori camminavano a passo veloce, quasi tutti con auricolari collegati a iPod o smartphone.
Aveva tempo per una spremuta e un cornetto, scelse un baretto nascosto in fondo al monumentale atrio. Era uno di quelli che servivano solo quei cazzo di prodotti biologici, senza coloranti o conservanti, uno di quei posti che iniziavano a stargli sulle balle.
Acquist alcuni giornali e prima di salire sul treno ordin un espresso. Glielo servirono in un bicchiere di carta e faceva schifo peggiorando il suo umore gi nero.
Il Freccia Rossa si stacc delicatamente dal marciapiede con un minuto di ritardo, alle 7,01, e inizi a prendere velocit mentre attraversava una Milano tagliata in due dai binari sopraelevati.
Viale Monza, Lambrate, Rubattino, Rogoredo.
Ardig rest incollato al finestrino fino a quando la metropoli cedette la scena al verde della campagna della Bassa. Un panorama monotono.
Cominci a dedicarsi alla lettura dei quotidiani.
Gli articoli sull'omicidio dell'homeless di Corriere e Repubblica erano striminziti, pi ampi quelli del Giorno firmati da Malerba.
Nessuna novit tra le righe, unanime l'ipotesi della rissa tra barboni.
Con il cellulare scorse anche il pdf, inviato dall'ufficio stampa della Questura con le pagine milanesi di Libero e Il Giornale: anche l trafiletti.
Milano non piangeva Ricci Baldi, del resto non lo piangeva neanche il fratello.
Ripens alle parole di Malerba e al disinteresse palesato dall'amico cronista. Nemmeno lui avrebbe perso il sonno per un caso del genere.
Gett un'ultima occhiata fuori dal finestrino, la campagna lodigiana scorreva veloce, sempre uguale, piatta e rassicurante.
Si addorment senza accorgersene.
La Vespa rossa era arrivata il pomeriggio precedente, ricoperta di imballaggi protettivi. Fontana aveva impiegato mezz'ora a liberarla per regalarle la sua prima galoppata sull'asfalto milanese.
La City aveva riaccolto il milanese Marco Fontana con la consueta freddezza routinaria con cui cannibalizzava ogni suo singolo individuo.
Troppi gli anni trascorsi a Roma per ritrovarsi nel suo passato. Negli specchietti della Vespa rivide gli ultimi mesi nell'Urbe, sfilati via come le case che da quel vetro riflesso sembravano correre all'indietro.
Un bilocale a Monteverde dove rifugiarsi quando sfilava la divisa, un via vai di corpi femminili a scaldargli il letto senza lasciare nulla di loro al risveglio, un lavoro da sette giorni la settimana e trenta giorni al mese, per tentare di contrastare la multiforme galassia della criminalit organizzata troppo frettolosamente inscatolata nella comoda definizione di Mafia Capitale. Aveva rischiato la pelle a Roma, aveva sacrificato sonno, serenit, tempo libero e anni che nessuno gli avrebbe restituito.
Poi la promozione, a capitano, e quel nuovo incarico, nei palazzi inaccessibili della Citt del Vaticano. E adesso di nuovo a Milano, straniero in una casa che non era pi la sua.
Nella tasca il cellulare inizi a vibrare.
Accost la Rossa tenendo il motore acceso.
Il segretario del generale, era atteso dal capo.
Di buon mattino l'ispettore capo Andrea Farris si present all'istituto di Medicina Legale.
Il dottor Salerno aveva da poco concluso una rapida autopsia limitata, quella riservata all'area toracica, il resto lo aveva evidenziato una radiografia cranica. Venti minuti in sala settoria e qualche novit da elencare a Farris senza preamboli.
Un esame radiografico al cranio ha evidenziato una vasta area traumatica nell'area temporale-occipitale. Ergo, ha ricevuto un colpo violento alla nuca, come ho riscontrato dal primo esame superficiale rilevando diversi ematomi cutanei. Non la faccio lunga: l'aggressore gli ha fracassato una bottiglia in testa, presumibilmente stordendolo. Solo successivamente lo ha colpito all'addome con i cocci della stessa bottiglia, quindi lo ha finito recidendogli la giugulare con uno dei cocci di vetro.
L'ispettore, accomodatosi sulla poltroncina del visitatore, ascoltava.
Tutto come da copione. Un'ordinaria brutta storia, una rissa tra pezzenti ubriachi che magari si contendevano una panchina e una banconota buona per farsi un cartoccio di vino.
C' altro che pu riferirmi? domand al coroner.
La vittima aveva in corpo un'abbondante quantit di alcol. Se lo ritenete opportuno possiamo prescrivere anche un esame tossicologico per avere conferma di sostanze stupefacenti.
Farris scosse la testa: non era un dato fondamentale per le indagini, meglio non sprecare altri soldi dei contribuenti in esami inutili, tanto pi per un barbone di cui non fregava nulla a nessuno.
Ringrazi l'anatomopatologo e ritorn in commissariato. In portineria c'era la Gravina, nuovamente in bermuda e scarpe da tennis. Stava sorseggiando un bicchiere d'acqua dal boccione.
Vorrei riferirvi una cosa che mi  venuta in mente.
Saliamo in ufficio, il commissario oggi non c', pu riferire a me.
Si accomodarono nell'ufficio degli ispettori dove c'era anche Santoni.
Ecco, mi  venuta in mente una cosa, sulla sera in cui Pierluigi ha allontanato quel tipo. Ecco quello... Si ferm, poi indic l'avambraccio destro.
... aveva un tatuaggio, proprio qui, una croce rossa, di quelle stilizzate, sa quelle con i bordi neri, in rilievo?
Santoni aveva gi capito e smanett su Google.
Una croce come questa?
La donna si avvicin al monitor e conferm.
Esattamente.
L'ispettore ligure era andato a colpo sicuro.
Tramite i colleghi della Buoncostume, impegnati quotidianamente nel contrasto alla schiavit delle poveracce costrette a prostituirsi nelle notti milanesi, sapeva che quello era un simbolo di appartenenza delle gang di Bucarest.
Tentarono di farle ricordare ancora qualche particolare.
Mi spiace, non ricordo altro. Ora avrei bisogno di andare alla toilette, se posso.
Certo, in fondo al corridoio, dopo l'ufficio del commissario.
Perfetto, poi la strada per l'uscita la conosce, vero? la salut Farris, mentre si avviava in corridoio alla ricerca dell'agente Foglia.
Prima passarono al bar per un espresso e poi montarono sulla Giulietta di servizio, diretti verso viale Ortles, all'estremit del quartiere Corvetto verso il dormitorio pi utilizzato dalla comunit dei senzatetto romeni. Un'altra informazione avuta dalla Mobile.
Nell'ufficio del generale il capitano Fontana trov ad attenderlo una sorpresa, anzi due.
Un alto prelato, un uomo de panza, di stazza, sprofondato sulla poltrona degli ospiti, a fianco del colonnello Gregori.
E un altro uomo, decisamente anziano, decisamente magro, la barba lunga, in piedi a osservarli.
Un altro religioso. Lo rivelava la croce nera pendente su un abito nero, senza il classico collare bianco. Pareva un Babbo Natale in scuro.
Scambi i saluti militari con i superiori, poi quelli con gli ospiti introdotti dal colonnello.
Si domandava il perch di quel meeting e l'intuito gli suggeriva una prima risposta: padre Giuda. Si irrigid prevedendo quanto stavano per comunicargli: qualche balla diplomatica per non farglielo incontrare.
Bellocchio prese la parola per le presentazioni.
Monsignor Mondoni  il responsabile della segreteria di sua eminenza l'arcivescovo.
Gli indic anche l'altro religioso.
Padre Harald della congregazione del Sant'Uffizio.
Un campanello d'allarme trill nella sua testa.
La congregazione del Sant'Uffizio. Gli eredi della Santa Inquisizione, gli investigatori invisibili della Chiesa dell'ultimo secolo del Millennio. Dal 1902 erano loro a combattere l'eresia e il male che attaccava la loro istituzione.
Il generale Bellocchio lo invit ad accomodarsi lasciando la parola al monsignore che part senza preamboli.
Abbiamo chiesto di poter conferire con lei, capitano, perch riteniamo che questa tragica vicenda, su cui sappiamo sta cercando di fare luce, possa allarmare l'opinione pubblica, gettando discredito sulla nostra immagine.
Un improvviso silenzio cal nella stanza.
Tutti gli occhi erano rivolti su Fontana ormai del tutto consapevole della patata bollente che aveva tra le mani. Lo avevano chiamato per via della sua esperienza all'interno della gendarmeria vaticana, a contatto con segreti e misteri.
Volevano un investigatore che anteponesse la diplomazia alla verit e che seppellisse gli scheletri della Casa di Caino in un buco inaccessibile a chiunque.
Annu ancora, stavolta a proprio beneficio.
Usi obbedir tacendo. Avrebbe rispettato il motto.
Assimil le emozioni incamerandole insieme a un lungo respiro poi prese mentalmente in mano le redini dell'operazione.
Ditemi quanto devo sapere.
Monsignor Mondoni lo squadr un istante.
Lei  un uomo delle istituzioni...
Era cos.
...ma  anche un uomo di fede?
Fontana guadagn qualche secondo per rispondere.
Lo sono stato. Ma  passato tanto tempo.
Risposta sincera. Da giovane credeva che ci fosse qualcosa oltre la vita, credeva in un giudizio universale e che, quando sarebbe arrivato di l, avrebbe trovato una bilancia per pesare le sue azioni, positive e negative. Gli anni e la vita avevano spazzato via quella fede, cancellata dalla razionalit e dai segni del tempo.
Aveva giurato amore eterno alla sua donna, Sabrina, sposandola davanti a Dio, a un suo rappresentante in terra, sotto un crocefisso. Erano bastate un paio di firme da un avvocato con una parcella a tre zeri per sciogliere quel vincolo eterno. Come poteva essere ancora un uomo di fede?
Non rispose nemmeno stavolta limitandosi ad ascoltare quello che non si aspettava di sentirsi dire.
Non avrebbe mai pi potuto interrogare padre Giuda.
Gli uffici della Rodarri immobiliare si estendevano su un intero piano di un elegante condominio in viale Filippetti, la strada che prosegue da viale Beatrice d'Este fino a piazzale Medaglie d'Oro, uno degli angoli pi eleganti di Milano.
Oltre 450 m2 suddivisi in una decina di uffici, una sala riunioni, un open space e una cucina attrezzata anche per il pranzo. E uno studio, dedicato alla fondazione onlus children Uganda.
Quattro anni prima un regalo inatteso del destino aveva catapultato gli eredi della dinastia sulla poltrona del comando occupata per vent'anni dal padre, il grande Paolo Rodarri, un emulo di Berlusconi senza Milan, tv, politica e annessa visibilit mediatica.
Un costruttore scaltro, con pochi scrupoli e tanti amici, uno che aveva edificato ovunque, ungendo le ruote giuste, assicurandosi protezioni giudiziarie, politiche e mediatiche. Dal mattone si era poi esteso: un noto marchio di autotrasporti, magazzini per la logistica e infine la commessa italiana per la realizzazione di una catena di grande distribuzione francese, diventata l'altro core business dell'impero dei Rodarri.
Una scalata inarrestabile, fino a quell'estate di quattro anni prima. In Africa.
Ucciso e decapitato in una rapina domestica dove non era stato rubato nulla, tranne la sua testa, sparita chiss dove, e la sua vita, avviata al traguardo dei sessantacinque. Una versione di comodo, per tutti.
Anche per i figli, impeccabili nel mantenere gli occhi lucidi al funerale davanti alla cassa di mogano, insieme alla promessa di prendere le redini dell'impero, senza dissiparne l'eredit.
Il maggiore, Cedrik, aveva disatteso la promessa non appena avevano sigillato la lapide del defunto genitore restando un chirurgo, rifiutando di farsi ingabbiare nel ruolo di imprenditore. Con un'eccezione: avrebbe continuato a seguire gli affari immobiliari in Uganda, dove la Rodarri aveva un appalto per una diga.
Tutto il resto era passato nelle mani dell'altro Rodarri, Edoardo, il fratello minore, a separarli due anni all'anagrafe, un abisso di carattere e stili di vita agli antipodi.
Ad accomunarli solo il talento nel tennis, la passione per lo sci, le auto veloci e le cose belle da collezionare ed esibire.
Non le donne belle. Quelle le collezionava solo Cedrik, da sempre.
Edoardo invece si era fermato al primo tiro dei dadi, alla prima fermata del monopoli: in quella casella, al penultimo anno di liceo, aveva trovato la sua anima gemella, un'altra rampolla della Milano bene, e la pi banale delle storie, gi scritta e vissuta da chiss quanti prima di loro. Tempo delle mele, fidanzamento, matrimonio precoce, una bambina, poi un bambino, pure un cagnolino, la casa in montagna, la casa al mare, un esercito di cingalesi a sgobbare in casa e a trentasei anni la pace dei sensi a precedere lo scontato e vissero felici e contenti da sepolti viventi.
Non portavano nessun medaglione al collo, ma se ne avessero avuto uno sarebbe stato tutto bianco, lo Yin senza lo Yang.
Cedrik era all'ultimo giro di pista dallo striscione prima della curva dei quaranta e guardava con commiserazione quel fratello monogamo, legato alla catena di quella routine familiare.
Eppure quella mattina, riparato nella sua solitudine, scortato dal lusso e dal privilegio che scandivano ogni istante della sua dorata esistenza anche Cedrik avrebbe voluto il calore impagabile di una persona vicino.
Un affetto vero, sincero, raro da trovare.
Anche se puoi comprarti tutto il resto, anche la donna pi bella di Milano, ma solo fino ai rintocchi della mezzanotte.
Stava sfogliando i giornali avidamente. Soltanto trafiletti identici agli articoli pubblicati online il giorno precedente.
Del resto chi avevano accoppato? Nessuno. Un cazzo di barbone, un ex tossico, un avanzo di galera. Uno cos manco si meritava una riga.
Solo Il Giorno approfondiva maggiormente l'accaduto. Per tutti la dinamica era lampante: sgozzato con i cocci di bottiglia in una rissa tra disperati. Fine delle supposizioni e delle inquietudini.
Quella carta della morte estratta dal mazzo dei tarocchi era veramente l'ultimo saluto di Lewis che bussava da chiss dove, magari solo per non farsi dimenticare.
No, non lo avrebbe mai dimenticato.
Viale Ortles, una vecchia strada, un passato a vocazione industriale, un presente di ricordi fatiscenti.
La sagoma incupita del dormitorio si intravedeva da lontano.
Poco dopo le 21 molti degli ospiti erano accampati sul marciapiede antistante l'edificio, una palazzina a tre piani, con la facciata ingrigita dallo smog.
Alcuni fumavano, altri scrutavano poco convinti un cielo che prometteva afa. C'erano diversi anziani con la rassegnazione stampata sul volto sofferto, e tanti giovani, tutti in buona salute e dalla pelle nerissima. Nessun balcanico dal viso patibolare.
Salirono comunque i cinque gradini che portavano all'ingresso. Incrociarono un operatore sociale e gli mostrarono prima il tesserino e quindi il disegno del tatuaggio con la croce templare rossa bordata di nero. Uscirono dieci minuti dopo con una buona dritta.
Presero l'Alfa di servizio per dirigersi verso via Ripamonti e da l in via Lorenzini, edifici pregiati, ristrutturati, con cortili interni e loft nei sottotetti, appaiati in una specie di terrazza affacciata sull'enorme area degli scali ferroviari.
C'era una scaletta metallica che aveva visto tempi migliori, chiusa da un cancelletto con la canonica scritta di divieto per i non addetti ai lavori: lo scavalcarono scendendo in quello che sembrava il letto di un grande fiume asciutto, cintato da mura alte e invalicabili.
Il Tevere di Milano.
Peccato che al posto dell'acqua trovarono una ragnatela di binari, che parevano cicatrici e correvano dallo scalo di Porta Romana gi per alcuni chilometri, fino all'area dei depositi della stazione di Rogoredo.
Notarono subito una specie di accampamento.
Teli inchiodati al muro, coperte, bidoni e scatoloni, intorno un immondezzaio di bottiglie e lattine varie.
Una decina di loschi figuri li occhieggiarono in maniera ostile. Tutti balcanici, nessun dubbio.
Non tentarono la fuga. Non sarebbero potuti andare da nessuna parte.
Si avvicinarono con cautela.
Roma accolse Ardig con un cielo nuvoloso che prometteva pioggia e un insolito fresco molto settentrionale.
Il commissario usc dalla stazione Termini dirigendosi verso l'Esquilino, un quartiere che, rispetto all'ultima sua discesa romana di quattro anni prima, si stava sempre pi cinesizzando. Allung il passo e dopo pochi minuti era nel piazzale del Viminale.
Aveva gi in mano il tesserino identificativo.
Prese un respiro, imponendosi di essere paziente e gentile.
Erano a 3 metri. Gli energumeni si erano tutti alzati e li guardavano, pi confusi che ostili. Di sicuro erano alticci e i tanti cartocci di vino e le bottiglie di vodka malinconicamente vuote di cui era disseminato il terreno testimoniavano quanto avessero alzato il gomito la sera prima.
Farris, dall'alto del suo metro e novanta e dei suoi 100 kg, brand il tesserino d'ordinanza e mostr la Beretta che riposava nella fondina.
Uno di quelli, pelato e con l'aria belluina, url qualcosa, sputando per terra. Poi scatt verso la scaletta con passo pesante e incerto.
L'agente Foglia scatt a sua volta.
Lo intercett e gli rifil una spallata facendolo andare a sbattere contro il muro. Quello ruzzol per terra e si rialz minaccioso, ma la stazza di Farris lo travolse facendolo nuovamente franare sui sassi della massicciata ferroviaria. Un istante dopo l'ispettore lo afferr, da dietro, e Foglia lo ammanett.
Contorcendogli il braccio destro vide subito la croce templare rossa bordata di nero.
Gli altri rimasero fermi, quasi spaventati.
I due poliziotti fecero rialzare l'energumeno che sacramentava nella sua lingua madre. Un paio di strattoni lo indussero a calmare i bollenti spiriti.
Foglia inizi a perquisirlo.
Addosso aveva un piccolo rotolo di contanti, circa un migliaio di euro. Mica male per un pezzente che dormiva sotto le stelle, tra coperte lerce di ogni sporcizia.
Osserv anche gli altri uomini: sporchi e puzzolenti di vino.
Erano sette o otto, troppi.
L'ispettore capo afferr il cellulare e chiam la Questura per chiedere rinforzi.
Il monsignore era tornato nel palazzo arcivescovile. L'officiale con la barba bianca era rimasto nella caserma di via Montebello.
Erano al bar interno.
Fontana stava smaltendo lo stupore per la notizia appena ricevuta, la mente stava elaborando le novit.
Intanto cercava di inquadrare il suo interlocutore, un vecchio arcigno, l'aspetto del montanaro.
Padre Harald si fece correggere il caff con un dito di grappa.
Fontana ne osserv incuriosito i tratti del viso.
Erano duri, marcati. Non aveva nulla del prete, pareva un militare, un alpino reduce dalla campagna di Russia.
Si spostarono a un tavolo laterale.
Il religioso termin di sorseggiare il caff e attacc.
Noi siamo certi che il corpo carbonizzato appartenga a don Corrado Robbiani. Ma se volete averne anche voi la sicurezza...
Gli allung un astuccio di plastica trasparente contenente uno spazzolino da denti.
 di don Corrado, potrete ricavarne il DNA.
Il capitano Fontana lo intasc. Lo avrebbe mandato immediatamente al RIS per gli esami.
Come fate a esserne sicuri?
Un nostro inviato ha verificato che don Corrado manca da circa un mese, dai primi di maggio, dalla foresteria del monastero dove dimorava da alcuni anni.
Fontana realizz in quell'istante.
Lo chiamava don, ma non era pi un sacerdote e non si faceva pi chiamare Corrado ma Giuda.
L'espressione del capitano valeva pi di mille parole.
Padre Harald annu.
 lui il suo morto.  il punto di partenza della sua indagine, non quello di arrivo.
Vorrei capirne di pi. E dato che non potr parlarci di persona...
Purtroppo don Robbiani era una delle tante mele marce che sempre pi spesso crescono sul nostro albero.
Un pedofilo?
No. Una storia diversa.
Me la racconti.
Intanto deve sapere che don Corrado non era un religioso come gli altri. Era stato per anni un esorcista.
Un esorcista?
Ha capito bene. Possedeva un dono speciale: riusciva a intercettare il maligno e a estirparlo dal cuore di chi si rivolgeva a lui. E per anni  stato un religioso scrupoloso e attento nell'adempiere alla sua missione.
E poi?
Il male lo ha penetrato, lo ha pervaso,  diventato parte di lui.
Cosa ha combinato?
 stato al centro di uno scandalo che la Chiesa  riuscita a tacitare.
Tanto per cambiare. L'ennesimo panno sporco ripulito nella lavanderia interna all'ombra del crocefisso.
Era curioso che l'inviato del Sant'Uffizio utilizzasse il termine la Chiesa. Non noi. Quasi ne prendesse le distanze.
Che scandalo?
Un piccolo scandalo di provincia di cui non trover cenno sui giornali dell'epoca. Scandalo avvenuto a Gerundo Martesana, il suo paese natale. Don Robbiani risiedeva l e aiutava il vecchio sacerdote ormai avanti negli anni e purtroppo intratteneva delle relazioni con alcune parrocchiane. Anche giovani.
Lo ignoravate?
No, naturalmente ne eravamo informati, perch arrivavano lettere anonime in curia ma lasciavamo correre. Capita in molte diocesi, purtroppo.
Padre Harald prosegu, abbassando la voce.
Fino a quando avvenne un fatto pi grave degli altri.
Ovvero?
Mise incinta una ragazza minorenne. E per non assumersi le sue responsabilit, davanti al Signore e alla sua comunit, la convinse a interrompere la gravidanza commettendo un peccato ripugnante.
La vicenda come venne a galla?
La ragazzina ebbe un tracollo emotivo, cerc di togliersi la vita, venne salvata in extremis e a quel punto raccont la storia.
Come avete fatto a tacitare lo scandalo?
La madre della giovane decise di portarla all'estero, la aiutammo ad andarsene e a cambiare vita.
Uhm, e dopo?
Ci furono pressioni e don Robbiani svest l'abito. Diventando un laico, anche se si faceva chiamare padre Giuda.
Fontana non pales nessuna sorpresa, conosceva il finale di quella brutta storia e padre Harald non era stupito dalla reazione.
Immagino sappia gi tutto della Casa di Caino.
Il carabiniere annu.
Scelse di chiamarsi Giuda perch con quel nome voleva simboleggiare il peccato e il tradimento sacrilego del giuramento che aveva prestato. E da laico ricominci ad aiutare il prossimo, tramite un'associazione dedita al volontariato nelle case di reclusione. E l incontr un altro nostro fratello, un frate della confraternita dei Disciplini, padre Norman. Avevano studiato insieme in seminario. Si trovarono caratterialmente e decisero di fondare questa comunit di accoglienza e reinserimento di ex detenuti, nella Bergamasca, la Casa di Caino. Il resto credo lo abbia scoperto da solo.
Sto cercando dei fascicoli ufficiali, vorrei saperne di pi di quegli uomini.
Padre Harald gli allung dei fogli.
Non trover nulla a parte questi appunti. Perch quelli non erano detenuti ma uomini tornati liberi, uomini perduti che volontariamente sceglievano di proseguire su una strada di espiazione delle loro colpe. Per redimersi.
L'anonimato era la condizione indispensabile per poterli proteggere dalla curiosit del mondo. Per nasconderli all'occhio di chi continuava a giudicarli.
Un vicolo cieco.
Padre Harald si alz con un'espressione indecifrabile impressa sul volto. Gli scocc uno sguardo penetrante.
 davvero sicuro di voler arrivare fino in fondo a questa storia?
Anche volendo non posso pi fermarmi.
Il vecchio annu abbassando le palpebre.
Mi lasci un numero dove posso trovarla. E abbia fede.
Valentina, la receptionist delle Terme di Marte e Venere, osservava la nuova cliente intenta a compilare la scheda. La sezion con una punta di invidia mista a incazzatura.
Invidia, perch una cos poteva fare la escort a 500 euro all'ora, anzi a botta. E forse anche il cinema, magari anche quello vero, sicuramente quello porno. Oppure non fare un cazzo e spendere fiumi di denaro del suo lui di turno.
Ne conosceva tante altre come lei, signore della Milano bene.
Quelle che potevano permettersi interventi estetici da 15.000 euro e terapie rigenerative che costavano quanto lo stipendio mensile di una receptionist di un centro fitness.
Dal passaporto risultava essere nata nel 1980, libera professionista.
Se lo immaginava quanto fosse libera la sua professione...
La foto sul passaporto francese era senza dubbio attuale, eppure il documento risultava emesso nel 2013.
Mora, occhi verdi, fisico atletico, quarta di seno. Vistosa e appariscente con un volto levigato e un naso sottile. Issata su un bel tacco dieci se ne stava piegata quasi a novanta gradi, china sul tavolino, mentre compilava le informazioni anagrafiche e i moduli sulla privacy.
Alle sue spalle il direttore del centro, Maurizio Cherasca, come pilotato da antenne infallibili, fece la sua comparsa, avanzando a passo indolente.
Senza fretta si gust quel culo rotondo.
Le sue preferite, le milf, quarantenni, con la carrozzeria allargata dagli anni, i fianchi torniti, i seni generosi.
Erano quelle l che gli facevano sangue. Non quelle modelline anoressiche con i capezzoli al posto dei seni.
Buongiorno e benvenuta sussurr avvicinandosi.
La cliente si raddrizz posando la penna sui moduli, allungandogli la mano.
Piacere, Vicky sibil con accento inconfondibilmente francese.
Enchant mademoiselle rispose esibendosi in un baciamano, il classico del suo repertorio.
Maurizio, sono il direttore, a sua completa disposizione per qualunque suo desiderio.
Lo sguardo and subito verso la mano sinistra: nessuna fede all'anulare.
Poi devi verso la scollatura, niente male. Seni rifatti, ovviamente, i suoi prediletti.
Lunga vita e infiniti ringraziamenti ai chirurghi plastici, gli artisti del bisturi, moderni Canova che regalavano agli occhi maschili capolavori in carne, ossa e sospiri, da guardare, accarezzare, possedere.
Lei sorrise davanti a quella specie di clone di Briatore. Sulla sessantina, capelli grigi, lunghi fino alle spalle, occhiali da sole incastrati nel ciuffo, camicia bianca sbottonata fino allo sterno con petto villoso in evidenza, bracciali d'argento e di corda al polso destro, Rolex al polso sinistro, scia di profumo a precederlo e iPhone che fuoriusciva dalla tasca anteriore dei jeans di Cavalli.
Qualunque desiderio?
Qualunque.
Buono a sapersi bisbigli, ammiccante.
Le mostro il centro, le va?
Lei cinguett un oui sorridendo ancora, giuliva.
Cherasca la prese sotto braccio, dando il via al tradizionale corteggiamento riservato a tutte quelle donne che varcavano la soglia del suo impianto, sprovviste di un accompagnatore maschile.
La storia della Casa di Caino era stata sintetizzata da padre Harald in poche pagine dattiloscritte. Un resoconto vergato a suo beneficio.
Una struttura che si autofinanziava con le offerte e con il lavoro dei suoi ospiti, i Caini e gli assassini. Erano loro ad averla edificata, risistemando un vecchio monastero in disuso nell'area rurale dell'agro di Almenno nei pressi del Santuario di San Tom.
Le informazioni erano centellinate.
Era riportato solo che era stata chiusa nel gennaio del 2011 e che da quel momento padre Giuda aveva accettato di ritirarsi spontaneamente presso il monastero dei Disciplini a Clusone.
Riguard le date.
La seconda prostituta albanese rinvenuta alla fine di dicembre, i due uomini sepolti in un periodo di tempo che poteva combaciare.
Non era una coincidenza.
Tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 era successo qualcosa di cos enorme e spaventoso da indurre padre Giuda a chiudere la Casa di Caino e a disperdere i Caini. Tranne due di loro, sepolti nel giardino di casa.
Fontana sospir, gli toccava nuovamente inerpicarsi per le valli bergamasche alla ricerca di un fantasma.
Infilando l'austero corridoio Ardig si stup del silenzio, rotto solo dal rimbombare dei suoi passi.
Il funzionario che lo precedeva non aveva ancora speso una parola, se non per ordinargli di seguirlo.
Non perse tempo a fargli domande, del resto stava andando dove le domande non erano gradite.
Varc una porta anonima, lo accolse un classico ufficio ministeriale. La bandiera del Tricolore dietro la scrivania a lambire la canonica foto incorniciata del Presidente della Repubblica.
Tommaso Rossetti si alz e gli strinse la mano, prima di invitarlo a sedere.
Era proprio lui, quel dirigente presente nell'ufficio del capo della Polizia in quel colloquio di alcuni anni prima, un po' invecchiato da allora.
Sulla sessantina, testa grigia e arruffata, completo blu con cravatta a pallini scuri, pareva pi un controllore del bus che un dirigente dei Servizi. AISI, gli eredi del SISDE.
Servizi interni, non militari, altrimenti lo avrebbero condotto in un'altra sede, in un altro edificio. E poi lui non era un carabiniere.
Rossetti appoggi gli occhiali da lettura su una cartelletta di carta, che aveva un'etichetta con sopra il suo nome in stampatello. La indic, mentre attaccava.
Lei  un bel tipo, lo sa?
In genere dicono che sono uno stronzo borbott, guardingo.
Spesso  il miglior complimento che si possa ricevere. Tanti detrattori sono la miglior referenza.
Ripetitivo, glielo aveva gi detto al telefono.
Pensavo lo fossero i risultati.
Anche quelli, anche quelli, ci mancherebbe. Suvvia Ardig - part, tagliandogli la qualifica di dottore che gli aveva riservato nel colloquio telefonico - lei  un uomo intelligente e ormai esperto per sapere come vanno le cose. Per cui non giriamoci troppo intorno: se  qui, adesso,  perch la stiamo tenendo d'occhio e abbiamo verificato che  uno giusto, uno che sa il fatto suo. Uno che pu fare bene per questo nostro Stato, in questa congiuntura dove tutto  cos precario.
E cosa dovrei fare bene?
Quello che ha fatto finora. Indagare, capire, scoprire. Ovvio: con pi discrezione, con pi tatto. E senza quei modi un po'... come dire? Vogliamo definirli ruvidi? Ecco, ruvidi, che a volte l'hanno contraddistinta.
Parlava come se di lui sapesse vita, morte e miracoli, pur avendolo incontrato da appena tre minuti. Ardig era curioso di vedere dove sarebbe andato a parare.
Rossetti invece si ferm: Non mi fa domande? Non desidera sapere cosa le vorremmo proporre?.
Parlava sempre al plurale, pur essendo solo.
La ascolto.
Un incarico operativo, su da voi, tra la Lombardia e il Veneto, se la ricorda quella vecchia proposta di guidare una squadra speciale? Ecco, il nuovo ministro  rammaricato che il suo predecessore non abbia, s insomma, che ancora non se ne sia fatto nulla, per cui  tempo di provvedere.
Che tipo di squadra speciale?
Un gruppo che indaghi, raccolga informazioni...
 quello che facciamo ogni giorno.
Rossetti non raccolse l'osservazione e prosegu.
Mi ascolti. Vogliamo costituire quel gruppo che faccia quello che gi le avevamo proposto alcuni anni fa. Fare luce su quei delitti a sfondo esoterico o religioso, su quei delitti commessi dalle sette, dai satanisti, da quegli invasati l.
Uhm...
Avvengono troppe cose brutte, lo sa bene. All'opinione pubblica raccontiamo che sono femminicidi o delitti ordinari, roba di gelosia, di invidia, ma lo vede anche lei: troppi omicidi in serie, troppe donne massacrate con modalit rituali, troppi punti di collegamento tra i crimini, eppure ognuno va nella sua direzione. E perch?
Me lo dica lei.
Perch i magistrati non capiscono un cazzo, mi scusi il termine. Sono secchioni che hanno solo studiato sui codici e poi pretendono di dirigere le indagini, anche se manco sanno come sia il mondo fuori dal loro ufficio.
Non aveva torto, rifletteva Ardig. Eppure le regole del gioco erano quelle e valevano per tutti.
E poi, lo vede, le procure non dialogano tra loro, e pure voi investigatori non dialogate. Basta che un omicidio capiti in un'altra provincia, 30 km pi in l, ed  come se avvenisse su un altro pianeta. Cos non fate collegamenti banali.
Blocc l'arringa che stava assumendo toni da invettiva, notando che Ardig restava impassibile.
Poi lei  lombardo, no? Per cui come vanno 'ste cose lo sa meglio di me...
Quali cose?
Non penser che quella povera ragazzina sia stata uccisa solo da quel poveraccio di muratore sbattuto in prima pagina manco fosse il mostro di Firenze...
Veramente  stato l'allora ministro a indicarlo come il sicuro assassino.
Lasci stare, quella  politica, e la politica sono annunci, promesse. Bisogna vendere il prodotto, lo sa bene. Non faccia giochetti con me. Un conto  la comunicazione, un altro la verit. E quegli altri omicidi irrisolti? Devo farle l'elenco?
Quelle due poverette sgozzate a Bergamo? Quella uccisa in cucina nella villetta? Quella uccisa nell'androne del condominio? Tutte e due con la gola tagliata e manco un investigatore in grado di fare due pi due...
Rossetti si arrest nuovamente, poi riprese.
E tutte le prostitute che scompaiono nel nulla? Dove pensa che vadano a finire?
Decise di lasciarlo blaterare.
Bisogna fare indagini diverse, senza vincoli, senza barriere, muovendosi in modo sotterraneo, violando le regole del cazzo che abbiamo in questo Paese. Per questo serve uno come lei.
Che significa uno come me?
Ha capito benissimo. Uno come lei, di poche parole e di pochi scrupoli.
Rossetti aspett una reazione che non arriv.
Ardig rimase impassibile.
Ovviamente lei verr promosso al grado di questore, manterrebbe un ufficio a Milano, in Questura, e potrebbe scegliersi un paio di collaboratori fidati che verrebbero promossi pure loro. Per esempio quel Farris, l'ex militare, uno come lui potrebbe fare il commissario. E anche quel Santoni  uno niente male...
Conosceva tutti i suoi uomini.
Sapevano tutto di loro.
E se non fossi interessato?
Peggio per lei. Butterebbe via la possibilit di una carriera importante e ben remunerata. E per cosa? Per stare a indagare su qualche pazzo fuggito da un'isola che uccide con il rasoio inviandole le cartine ritagliate? E poi non si illuda che il suo comando alla sezione Omicidi sia per sempre: in quasi tutte le questure ormai stanno chiudendo queste sezioni speciali per conglobarle nella Mobile.
Vero. Ormai le singole sezioni specializzate sopravvivevano soltanto a Milano, Roma e Napoli.
Nelle altre questure non c'erano la Omicidi, la Narcotici, la Furti e Rapine, la Criminalit organizzata, la Buoncostume, ecc. Semplicemente era la Mobile a fare tutto, affidando le unit ai vari vice questori.
E a quel punto lei finir l, a... dove  che la volevano mandare? A Treviso?
A Trento tagli corto Ardig, ricordando l'altra proposta di trasferimento che aveva rifiutato due anni prima.
Ecco, l, finirebbe in mezzo alle capre, con la neve fino ad aprile.  questo che vuole?
Evit di fargli notare che Trento era una citt splendida, con una qualit di vita altissima e con la neve un paio di giorni all'anno... Ma non era l per replicare, per cui fece terminare il sermone del prefetto
che alla fine, sibillino, gli invi un messaggio indecifrabile: Ardig, lei  uno che non ama apparire alla luce del sole,  uno che vuole stare sempre nell'ombra. Bene, noi le offriamo la possibilit di sparire, di muoversi come un fantasma e senza limiti.
Compresa la licenza di uccidere? rispose Ardig con una battuta inattesa.
Pure quella. Nessuno farebbe domande, per esempio, se a quel vecchio malavitoso pugliese, che campa sulle scommesse all'ippodromo, aprissero un buco in fronte una notte di queste, magari con una pistola di quelle usate dalla mala e poi finite a impolverarsi in qualche nostro deposito giudiziario.
Colpito e affondato.
Rossetti aveva voluto comunicargli che di lui sapeva tutto, inclusi gli scheletri nell'armadio, persino del conto aperto due anni prima con De Vitis.
Stranamente non fece accenno alla minaccia poetica che aveva ricevuto, eppure ne era al corrente. Non aveva dubbi.
La ringrazio, ma non occorre che vi scomodiate lo stopp educatamente il commissario prima di congedarsi.
Ci posso pensare?
Quanto vuole, ma senza farci vecchi. Quelli l fuori di tempo non ne perdono.
Dieci minuti dopo il cielo griglio di Roma lo riaccolse.
I Servizi. Perch no? Meno regole, meno rotture e mani libere. Anche troppo.
Si incammin distrattamente verso piazza della Repubblica, cercando di districare la matassa di pensieri ingarbugliati nella sua scatola cranica.
Riaccese il telefono e scaric i whatsapp di Farris. Apprese della nuova visita della signora Gravina e che avevano fermato un romeno agli scali ferroviari.
Si avvi a passo svelto verso la stazione Termini.
Fontana aveva utilizzato il tempo del viaggio - un'ora e quaranta minuti tra autostrada e strada provinciale inerpicandosi nel cuore della Val Seriana fino a Clusone - per scoprire chi fossero i Disciplini.
Una confraternita derivante dai francescani e dai domenicani nata a met del 1300 dal seguito avuto dal Beato Venturino da Bergamo, un religioso che aveva dato inizio a una forma di credo e di avvicinamento a Dio decisamente pi estrema: oltre alla povert e alla preghiera prevedeva anche la sofferenza attraverso l'autoflagellazione.
Lo avevano seguito in tanti nelle valli bergamasche, confluendo in una serie di diversi ordini: i flagellanti, gli umiliati, i disciplinati. Nei secoli si erano quasi del tutto estinti salvo alcune nicchie residuali come quella.
La Lancia di servizio accost davanti all'ingresso del monastero.
Faceva fresco, l'afa umida di Milano era un ricordo.
Fontana indossava l'uniforme estiva. Avrebbe potuto vestire in borghese, ma dovendo valicare le mura sacre di una struttura religiosa preferiva usare la divisa per rimarcare l'ufficialit della sua visita.
Il monastero era posizionato su un'altura distante dal centro abitato. Nel cortile pavimentato a sassi c'era un piccolo loggiato, appoggiato all'edificio principale. Sulla destra, a dominare tutto, si trovava un inquietante affresco con uno scheletro, con corona e mantello, circondato da altri due scheletri, con le braccia aperte a dispiegare due lunghe strisce di carta con lunghi testi difficili da inquadrare. Sotto lo scheletro un gruppo di uomini si prostravano, porgendo doni.
 il trionfo della morte, raffigura l'unica certezza che correda la nostra esistenza terrena. Ovvero la morte, appunto, che trionfer sempre sulla vita.
Una spiegazione inquietante uscita dalla bocca di un frate con un saio grigio che gli sorrideva.
Lo vede? Persino il Doge, che in quei secoli lontani era l'uomo pi potente qui su questi nostri territori, si umiliava davanti alla morte. La pregava. La blandiva. Tentando di ritardarne il suo arrivo.
Fontana osserv alcuni dettagli.
Poi si volt verso il frate.
Era avanti con gli anni eppure si incammin spedito e lo invit a seguirlo verso il porticato.
Vi stavamo aspettando, venga.
Dentro, per via dei muri pesanti, il fresco si tramutava in freddo. Infatti i frati indossavano calze di lana sui sandali cos come il saio, sempre di lana.
Fontana avrebbe voluto un caff, ma quello non era un bar. Ringrazi per l'acqua del pozzo che gli venne versata in una tazza di coccio.
Il responsabile di quel monastero era un frate sulla settantina, barbuto, corpulento, sembrava quello di Robin Hood.
Si chiamava Roberto e aveva un accento del nord est. Negli occhi aveva una luce strana.
Le pene terrene del fratello Giuda sono dunque terminate. Il Signore lo avr gi accolto al suo cospetto e sapr giudicare lui sulla sua condotta.
Un epitaffio insolito.
Fontana era a disagio.
Chi vi ha informati?
 stato un inviato del Santo Uffizio,  venuto ieri a raccontarci la storia dell'uomo arso nel cimitero sul Brembo.
Fontana smorz le loro sicurezze: I nostri laboratori non hanno ancora comparato il DNA del cadavere.
Frate Roberto sollev una mano.
Padre Giuda aveva giurato di non lasciare questa casa che l'aveva accolto. In oltre sei anni non si era mai allontanato da queste mura. Qui stava espiando i suoi errori, con la preghiera e la sofferenza. Qui stava ritrovando la serenit.
Che significa con la sofferenza?
L'altro frate, quello che lo aveva accolto in cortile, gli ramment la regola di quell'ordine.
Siamo l'ultimo monastero a seguire la regola del Beato Venturino da Bergamo. Da sette secoli trascorriamo le nostre giornate seguendo la regola benedettina ora et labora, ma sottoponiamo il nostro corpo a quotidiane pratiche penitenziali come castigo per i peccati che corrompono il nostro spirito.
Fontana faticava a immaginare quali peccati potessero commettere uomini anziani, segregati in un convento di montagna, lontano dal centro abitato, privo di elettricit e di mezzi di comunicazione. L'unico peccato che riusciva a ipotizzare era quello della sodomia, a meno che tra di loro non ci fossero altre mele bacate.
Altri come padre Giuda.
Ma non lo domand e rimase a sentire il resto della storia.
Padre Giuda aveva scelto di condividere questa strada per mondare la sua anima dal peccato.
Not che i due frati portavano al collo un crocefisso di legno nero con due assi. Prov a interrogarli sulla loro quotidianit.
Erano liberi di entrare e uscire dal monastero durante le ore diurne.
Coltivavano i campi dietro la cinta muraria, raccoglievano legna nei boschi circostanti, scendevano in paese per consegnare i loro prodotti e acquistare il poco che gli occorreva per vivere.
Frate Giuda era ancora un uomo energico, amava il lavoro all'aria aperta, sopportava la fatica fisica e gli acciacchi del tempo che avanza inesorabile per tutti sottoline padre Roberto.
Nessuna visita nei giorni precedenti alla sua scomparsa. Nemmeno un sospetto sul perch fosse uscito, su dove fosse andato, se avesse o meno incontrato qualcuno. Semplicemente frate Giuda era scomparso, una mattina era con loro e poi non lo avevano pi visto per settimane.
Non lo avevano cercato, lo avevano aspettato senza mai vederlo tornare.
Una storia assurda nella sua semplicit.
Fontana era sbigottito.
Prov a insistere, rimbalzando contro un muro di rassegnazione e silenzi.
Il male che si  portato via frate Giuda lo ha raggiunto dal suo passato, da quello che ha fatto prima di approdare in questa casa. Non dovete cercare qui le radici del suo male ma altrove.
Ovvero una cinquantina di chilometri pi in l tra la Val Brembana e l'Isola bergamasca.
Fontana ripart confuso.
Imbocc la strada provinciale transitando vicino a un piccolo cimitero.
Lo riconobbe dalle immagini televisive che aveva visto tante volte.
Il campo santo dove riposavano i resti di quell'autista di bus ritenuto il padre biologico del presunto assassino della ragazzina di Brembonate. Avevano riesumato le spoglie per eseguire i raffronti genetici, una storia incredibile nella sua complessit, che per una pura coincidenza, si snodava lungo lo stesso tragitto che stava percorrendo anche lui, dall'alta Val Seriana gi fino all'Isola.
Perch quella ragazzina era stata rapita, seviziata e uccisa a pochi chilometri dalla Casa di Caino, dal cimitero abbandonato di Perego sul Brembo, dai luoghi in cui erano stati rinvenuti gli scheletri di quegli altri due sventurati e i cadaveri di quelle due giovanissime prostitute albanesi.
Cos giovani da sembrare delle bambine anche loro.
Il balordo acciuffato da Farris era stato messo in una camera di sicurezza della Questura, dove il raffronto delle impronte digitali ne aveva permesso una rapida identificazione: Nicolae Popescu, nato a Bucarest nel 1975, una sfilza di piccoli reati in patria dove era atteso da diversi anni di galera.
Un figlio di Schengen: grazie allo status di comunitario aveva potuto fuggire dalla Romania, evitando l'arresto, e passare i controlli alle frontiere senza problemi.
Sulla sua testa pendeva un mandato di cattura internazionale: per questo in Italia viveva da clandestino invisibile, senza documenti, senza un domicilio, ovviamente senza un lavoro.
Nessun confronto all'americana, nessun vetro a specchio a celare il testimone. Per risparmiare tempo, visto che la Gravina era impegnata al lavoro, le inviarono sul cellulare una serie di foto scattate dagli agenti della Scientifica.
Due minuti e un sms con responso negativo: no, non era stato lui il suo aggressore in quella sera di aprile.
Quello era pelato, quest'altro i capelli li aveva. E poi no, il viso e anche la corporatura non coincidevano.
Farris, deluso, convoc l'interprete e inizi la sfilata dei fermati, tutti preceduti dal loro cattivo odore.
Aliti fetidi che emanavano un puzzo di vino misto a cipolla. Erano brutti, con le barbe incolte, le unghie sporche e gli sguardi ostili.
Dei sette fermati altri due avevano la stessa croce templare tatuata: davvero un simbolo di appartenenza a una comunit chiusa, con le sue regole omertose.
Forse era inutile illudersi di farli parlare.
Decise di puntare sugli altri cinque.
I primi due negarono persino di conoscere Popescu.
Il terzo, un giovanotto di appena ventiquattro anni, magro e spaventato, si lasci andare: Popescu aveva un amico, anzi un complice, pure lui con la croce impressa sull'avambraccio. Si chiamava Romulus Lobont.
A sentire il soffia uno pericoloso davvero, con il coltello facile. Era ospite nei vari campi rom che punteggiavano le periferie di Milano.
Scalise stava gi effettuando una ricerca su questo Lobont tramite l'archivio digitale dell'Interpol.
Cedrik chiuse il cellulare infastidito.
Sua madre, quella deficiente, quella pettegola.
Lo sai che domani mattina fanno il funerale al Pierluigi? Alle 10, alla chiesa di Sant'Andrea. Perch non mandi una corona? La ordiniamo dal fioraio, ci pensa lui.
Nessuna corona, aveva risposto tagliando corto.
Ci mancava pure questa.
Pierluigi era morto tanti anni prima, quando tutto cambiava. Pierluigi era morto in una vita precedente.
Il nervoso lo aggred con un rigurgito acido che lo aveva infastidito anche il giorno precedente, quando aveva letto gli articoli dei quotidiani online sull'omicidio di quell'idiota.
Allent la cravatta per prendersi una boccata d'ossigeno.
Decise di scendere a fare due passi intorno al parco, proprio lo stesso parco dove avevano ucciso Pierluigi.
Occhiali scuri, jeans, camicia aderente con un paio di bottoni slacciati.
Vicky offriva le sue forme generose e la sua sensualit sfacciata agli sguardi degli uomini. In tanti indugiavano su di lei mentre ancheggiava issata su tacchi vertiginosi.
Sulla sinistra il Parco Ravizza.
Gett un'occhiata veloce al polmone verde, poi prosegu.
Verso un'edicola gestita da cinesi dove fece il pieno: Corriere, Repubblica, Giorno e Giornale.
Pag e si volt incamminandosi.
Davanti a lei c'era un uomo alto, elegante, decisamente bello. Rimase bloccata per un istante per lo stupore. Gli occhiali scuri a proteggerla, occultando lo sguardo perforante con cui lo stava esaminando in ogni suo centimetro.
Un abito su misura, un completo grigio antracite, con camicia bianca e cravatta scura, il Rolex d'ordinanza, l'iPhone d'ordinanza, il profumo D&G, pure quello d'ordinanza.
Lui la scans, prelev un periodico di tennis, e ripart a passo svelto.
La testa altrove, zavorrata da pensieri di cemento, eppure l'occhio cadde sulle sue curve, disegnandole voluttuosamente.
Lo osserv anche lei mentre se ne andava.
Davvero un gran figo.
Dal cielo nuvoloso di Roma a quello terso di Milano.
Dopo tre ore di aria condizionata Ardig si godette l'afa salutare della sua citt. Quello smog che inalava come fosse ossigeno d'alta quota ormai faceva parte di lui.
Rientrato in ufficio ascolt la relazione di Farris, accompagnata dai fascicoli giudiziari.
Il tatuaggio con la croce templare rappresentava un bel passo avanti.
Era pronto a scommettere che il secondo rumeno fosse l'assassino del clochard.
Apr svogliatamente gli incartamenti: eccoli i romeni al centro della sua indagine, due brutte facce.
Quello pelato si chiamava Nicolae Popescu.
Romolus Lobont invece era moro di capelli e olivastro di carnagione, ricercato in Austria per aver accoltellato un cittadino serbo durante una rissa in un bar a Graz, un altro bel soggettino.
Uno che con i cocci di una bottiglia avrebbe potuto aprire la pancia a un rivale in una rissa tra pezzenti e poi finirlo squarciandogli la gola.
Evidentemente voleva ucciderlo per non avere un testimone ad accusarlo di un altro tentato omicidio.
Da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario.
Fuori il sole stava calando su un'altra giornata lunghissima. E inconcludente.
Le serate milanesi di Marco Fontana trascorrevano come quelle di un turista: sempre fuori.
Prima le vasche alle Terme, poi a cena da solo in ristoranti rinomati.
Filetto, insalata, una bottiglia di rosso. Poi la solita passeggiata per riscoprire la sua citt.
Stavolta il marciapiede che calpestava era quello di Buenos Aires. La rambla meneghina, l'avevano definita... in realt di sera era un mortorio.
Calata la serranda sulla miriade di negozi che punteggiavano il corso in giro non c'era pi anima viva. Le commesse rientravano nell'hinterland, gli uffici rimanevano vuoti, i bar chiudevano.
Si consol con le luci, che lo ammaliavano e addolcivano i pensieri sconfortanti che lo accompagnavano.
Pensieri contorti, ingarbugliati, che lo condussero fino a una faccia che non vedeva da un po', quella del vicequestore Bruno Ardig.
Se ben ricordava non abitava lontanissimo.
Chiss se aveva ancora quel cane spelacchiato, magari in quel momento stava passeggiando l vicino. Avrebbero potuto farsi una birra e confrontarsi.
Sarebbe bastato chiamarlo sul cellulare.
Fontana ci pens, riempiendo lo spazio dall'incrocio di via Vitruvio fino a piazza Argentina.
Ci pens e ci ripens.
Aveva promesso discrezione e confidandosi con il capo della Omicidi avrebbe infranto quella promessa.
Fece dietro front iniziando a ripercorrere il marciapiede di Baires.
Niente ristorante.
Per godersi ogni istante del tempo prezioso da trascorrere con Lady stavolta aveva scelto di fare tutto a casa.
Cena in terrazzo, vassoi termici trasportati nell'attico dai camerieri del ristorante La Risacca. Antipasto di mare, spaghetti allo scoglio e all'astice, filetti di branzino e di orata, fritto misto e contorni di verdure al vapore.
Divorarono solo gli antipasti e gli spaghetti, ignorando le altre portate che un solerte cameriere ripose nei vassoi facendole sparire al termine della cena.
Restarono in terrazzo, le candele per fare atmosfera, un faretto alogeno a illuminarli discretamente, la solita bottiglia di millesimato nel cestello del ghiaccio.
Prima di andare a spassarsela nel letto Cedrik voleva fare conversazione. Voleva parlarle, conoscerla, sapere di pi della donna che lo stava stregando.
Posso farti qualche domanda?
Non mi sembri uno abituato a chiedere permesso. Con te  diverso, tu sei diversa dalle altre.
Dalle altre escort?
Dalle altre donne.
Avanti, cosa vuoi sapere, perch faccio questo mestiere?
Beh, anche.
Perch, anche se  uno sporco mestiere, qualcuno lo deve pur fare, no?
Non obiett per non contrariarla.
Lady apprezz che non insistesse e per premiarlo and avanti.
Lo faccio per soldi. E anche per noia. Ho provato a smettere, a fare altro anzi, a non fare proprio nulla, ma non ci riesco. Sono ancora troppo giovane per mettermi in pantofole e vestaglia.
Potresti fare altro? Una come te, con la tua personalit...
 un discorso che ho gi sentito. Qualche anno fa c'era uno che si illudeva di trasformarmi in una commessa di un negozio di abbigliamento.
Cedrik vers altro champagne nelle flte.
La bocca storta, contratta, come un cancello serrato per non far fuggire pensieri inopportuni sotto forma di domande.
Lei decise di accontentarlo.
Cos'altro vuoi sapere? Se ho un uomo?
Lui si trincer dietro il bicchiere, impaziente, ma in silenzio.
No, non ho nessuno. Con questo lavoro non puoi averlo.
Lo capisco.
Non puoi capirlo. Ci devi passare.
E tu ci sei passata?
S. E mi ha fatto male quando mi ha lasciata.
Ti ha lasciata lui? domand incredulo.
Forse s, forse no. Diciamo che voleva me, senza la mia professione e io...
Quello che voleva farti fare la commessa?
Silenzio. Da prendere come assenso.
E tu?
Non ero pronta, non ancora, mi serviva del tempo e lui non me l'ha dato. Ha preferito scomparire.
Lo hai mai pi rivisto?
Un paio di volte, qualche anno dopo, ma non era cambiato. Un'anima dannata, inquieta, peggiore della mia.
Lady sorseggi lo champagne, lo fece scivolare in gola ripulendosi la bocca dal gusto amaro dei ricordi.
Si alz per andare ad appoggiarsi al parapetto.
Ti eri innamorata?
Penso di s, s.
E lui?
Forse.
Scagli la flte nel buio della notte.
Il rumore del vetro infranto non rimbalz fin lass.
Si volt verso Cedrik e inizi a spogliarsi senza poesia, senza arte.
Si spogli come avrebbe fatto una donna qualsiasi che aveva voglia del proprio uomo.
Lui si era innamorato di una donna che non esisteva. Il tubino scese lungo le anche. Sbotton il reggiseno liberando le due meraviglie.
Dai, portami a letto e sbattimi.
Gli occhi di Cedrik si illuminarono.
Lei lo voleva come la voleva lui.
Non arrivarono in camera da letto, si fermarono in salotto, precipitando sul divano.
Scopavano e godevano, ansimando e mugolando.
Le aragoste rotearono le antenne, percependo il loro piacere.
Dall'altra parte della citt, in un balconcino piccolo da sembrare un carrello del supermarket, un altro uomo inquieto guardava uno spicchio limitato di Milano sognando un orizzonte chiuso dai palazzi.
Ardig stava fumando l'ultima bionda della giornata.
Una giornata lunga, sull'asse ferroviario Milano-Roma-Milano.
Una giornata intensa: il colloquio con l'ermetico Rossetti, la proposta di cambiare vita e carriera, poi il ritorno nella sua citt e di nuovo quel pensiero fisso ad accoglierlo.
Verr la morte.
Gett il mozzicone fumante dal balcone domandandosi se avesse davvero paura o no.
Frog gua con il suo tremolio scodinzolante, era l'ora della pisciata notturna. Lo imbrag con il guinzaglio e afferr le chiavi della macchina, doveva spostarla sull'altro lato della carreggiata per via della pulizia delle strade.
Fece salire il cane sul sedile posteriore e ingran la prima per un tragitto brevissimo.
Un'inversione a U. Dall'altro lato della strada, davanti a un negozio di abbigliamento, trov libero il posto riservato al carico e scarico. Fino alle 8 del mattino poteva lasciarla l.
L'avrebbe spostata prima di andare a correre.
Si incammin verso piazzale Piola sperando che Angela apparisse dal nulla.
Guard in direzione Lambrate: niente. Nessuno sui marciapiedi. And a piazzarsi su una panchina, lo sguardo perso nel vuoto.
Meno male, ecco il mio salvatore.
Si gir sentendo la voce.
Arrivava dall'altra parte, dalla stessa strada che un minuto prima aveva percorso anche lui. Strano che non si fossero incrociati.
La bandana stavolta era rossa, la tuta la solita, nera.
E da cosa dovrei salvarti?
Da una crisi di astinenza civett lei, ondeggiando il busto e facendo sobbalzare le tette. Grandi, come meloni.
Provocando un altro sobbalzo, ormonale, ad Ardig, che per un istante vide solo quella donna come una bella donna. Una figa. Anche se calva.
Sono a tua completa disposizione, cosa ti manca?
Tutto! Alcol, droga, sesso e rock and roll.
Scherzava ma non troppo.
Stavolta Ardig decise di stare al gioco gettandole una lunga occhiata complice.
Droga no, non sono il tipo giusto, rock and roll puoi trovare di meglio, alcol eviterei, sul resto invece ne possiamo parlare.
Lei ammicc osservandolo con uno sguardo birichino.
Non ripetermelo perch ti prendo sul serio. Con l'indice destro gli accarezz il braccio.
Uno strano imbarazzo blocc il commissario: Angela gli piaceva. Eccome.
In quel momento la vedeva come una donna normale, una come le altre, ovvero una donna per una notte, da far evaporare al mattino.
Ma Angela non era una donna come le altre: era una donna malata e perci debole, di quelle da non illudere o peggio ingannare.
Nell'istante in cui formulava quei pensieri tortuosi lei prese l'iniziativa.
Quando guarisco, se guarisco, molto volentieri, posso prenotarmi? Per stasera mi basta la nicotina.
Un inatteso sollievo lo inond. Accese una Camel blu e gliela pass. Due tiri profondi poi gliela restitu.
Meglio non esagerare.
Il medico te lo ha vietato?
Non ho un tumore ai polmoni.  al fegato. Ma le chemio non vanno d'accordo con il tabacco.
Ardig rabbrivid. Da quel che sapeva i tumori al fegato lasciano poche speranze.
Si alz dandole vigliaccamente le spalle, accompagnando Frog nell'area recintata. Lei lo segu appoggiandosi sul cancelletto.
Sei la prima persona a cui lo dico. Esclusi i miei genitori. Non hai fratelli?
No.
Amici ne avrai...
In Francia s, parecchi, qui li ho persi di vista.
Deduco che non hai un uomo.
Che perspicacia! Stai proprio facendo onore allo stereotipo del macho tenebroso senza cervello.
Rise, risero entrambi.
Comunque no, nessun uomo, non c' pi, c'era. Appena sono iniziati i problemi si  squagliato.
Sul serio?
Se un amore  vero lo comprendi solo nei momenti di cattiva sorte. E infatti... Ma scusami, non ho voglia di parlare di quello stronzo. Parliamo di te. Non hai la fede...
Sono zitello. Nessuna mi vuole.
Strano, un bel manzo come te non lo trovi mica ai giardinetti!
Risero ancora.
Single per scelta?
Diciamo per vocazione.
Non sei mica un prete.
Poco ci manca, diciamo che anch'io mi occupo di peccati e di peccatori.
Lei non colse l'ironia della battuta.
Improvvisamente sembrava stanca, torn a sedersi.
Tutto bene?
Un piccolo calo di energie. Mi capita spesso.
Ti accompagno a casa.
Non preoccuparti, va meglio.
Angela si volt fissandolo negli occhi, un viso indecifrabile, negli occhi una luce che trasmetteva inquietudine.
Rimase incantato un attimo e quasi non si accorse dello scontro frontale, delle labbra di lei sulle sue.
Un bacio veloce, fugace.
Lei si alz sorridente.
Un altro piccolo strappo alla regola.
Se ne and a passo svelto diretta verso Lambrate lasciandolo l come un fesso.
Il taxi si ferm intorno all'una di notte sotto una palazzina elegante in via Conca del Naviglio. Poco traffico e tanto verde.
Lady sbatt la portiera, infil la chiave nel portone e risal in ascensore fino all'ultimo piano.
Un appartamento freddo, arredato con i tipici mobili asciutti di un residence. Elegante e fornito di tutto ma non accogliente.
Nemmeno una foto a ritrarre la padrona di casa o qualcuno di caro da ricordare.
Sfil i sandali dal tacco vertiginoso, via il tubino e l'intimo.
Indoss una canottiera lunga e mutandine.
Poi si avvicin al piccolo armadio bar - scotch regalato da un cliente - e si riemp un bicchiere violando una delle sue regole auree, quella di non bere super-alcolici per non rovinare le forme e non appesantire la testa.
Ma ne aveva un disperato bisogno. Bisogno di bere, di far scivolare qualcosa di forte gi nell'esofago, fino alle viscere in ebollizione.
Era successo qualcosa di imprevisto.
Senza accorgersene si era lasciata andare, raggiungendo un orgasmo inatteso e insperato.
Non le accadeva da quattro anni con un uomo.
Non le era mai accaduto con un cliente.
Prov a riderci sopra tracannando lo scotch.
Un istante dopo si affacci al piccolo balcone e scoppi a piangere prima di scagliare il bicchiere nel buio.
Il rumore del vetro in frantumi echeggi fino al suo balcone.
Milano, giugno 2017
Prima le flessioni poi la corsa, la sua solita tabella del buongiorno.
Ardig aveva dormito pochissimo come sempre.
Alle 6 gli occhi erano gi spalancati.
L'afa del suo bugigattolo non climatizzato amplificava tormenti e incubi notturni. Visioni confuse, indefinite.
C'era sempre il pozzo e quel maledetto rettile che si avvicinava anche se non lo vedeva.
Quando si svegli ricordava pochissimo di quei frammenti onirici. Rest solo una sensazione di inquietudine.
Quel bacio con Angela lo aveva scosso, anche se era stato un battito d'ali, troppo rapido, quasi rubato.
Lo turbava provare un desiderio sessuale per una donna che cercava amore, protezione, mica sesso. Avvertiva un vago senso di colpa, che gli provocava un malessere emotivo da scacciare con l'attivit fisica.
Infil una delle solite canotte dell'Olimpia, datata met anni Novanta. Lo sponsor era Stefanel, il nome sulle spalle quello di Bodiroga.
Scese infilando le chiavi della Giulietta in tasca, doveva spostarla per evitare la solita multa che invece era gi incastrata sotto il tergicristallo. Sacrament attraversando via Gran Sasso a quell'ora deserta.
Prese il foglio. Non era una multa, era un foglio A4.
Il cuore acceler i battiti improvvisamente.
Lo apr.
Sotto lo sguardo di San Bartolomeo ti aspetta il terzo peccatore mondato delle sue colpe: l'Inerte.
Rimase paralizzato, quasi accasciato sul cofano.
Il rumore del furgone della nettezza urbana in azione sull'altro lato della strada lo costrinse a destarsi da quella specie di trance.
Senza rendersene conto inizi a correre come faceva ogni mattina. Ma stavolta correva per scappare da quella minaccia, correva per mettere pi distanza possibile fra s e quella terza missiva. Solo allontanandosi poteva vedere le cose da una giusta distanza.
Come un automa cominci ad accelerare, un passo sostenuto, da velocista pi che da fondista.
La circonvallazione divent pi corta, sempre pi corta.
Viale Romagna e viale Campagna vennero risucchiate dalle suole delle sue Nymbhus. Correva sempre pi veloce, sudando e ansimando.
In pochi minuti era arrivato sulla salita del ponte ferroviario.
Le gambe indurite, il fiato spezzato.
Stava quasi barcollando, ma si obblig ad arrivare fino ai giardinetti di piazzale Martini.
Il cartello AFFITTASI era sempre sul portone, ben esposto.
Si accasci su una panchina stremato. Aveva seminato i demoni.
Erano rimasti da qualche parte in circonvallazione.
Ora era solo con la sua ritrovata razionalit.
Chi lo minacciava sapeva molto di lui: sapeva dove abitava, conosceva la sua macchina. Poteva trovarlo quando voleva.
Cominci a scansionare gli indizi, anzi i vocaboli del messaggio.
San Bartolomeo lo aspettava. Lo aspettava l'Inerte.
E anche Google e una telefonata a Dario Vanner.
Riprese a correre.
L'appuntamento con il demonologo era davanti all'entrata laterale del Duomo rivolta verso Palazzo Reale.
Il docente di Dottrine esoteriche era gi arrivato, lo attendeva all'ombra. Indossava il solito completo nero da addetto alle pompe funebri.
Aveva decifrato il messaggio senza consultare Google: lo condusse dentro la cattedrale, fin sotto alla scultura dedicata al martirio di San Bartolomeo scorticato.
Ardig non entrava in Duomo da almeno vent'anni e non ricordava quella statua che osserv con un misto di stupore e raccapriccio.
Raffigurava l'apostolo al termine del martirio subito, scorticato dell'epidermide trasformata in una specie di drappo a ricoprirgli le ossa delle spalle.
Non c'era nulla di mistico in quella scultura, che sembrava una sorta di trattato di anatomia su marmo, con ossa, muscoli, vene e nervi messi in risalto dalla mano delicata dello scultore che si firmava sul piedistallo in modo originale: Non me Praxiteles, sed Marcus finxit Agrates.
Il commissario tard qualche secondo a realizzare il senso della frase.
Vanner lo anticip.
Significa: quest'opera  mia, di Marco da Agrate e non di Prassitele.
E Prassitele chi era?
Un grande artista greco, una figura quasi mitologica, come Fidia o Lisippo, venerata nell'arte tardo medievale e rinascimentale.
Ardig si volt per seguire lo sguardo del Santo, davanti a loro c'era una panca: il fantoccio di cartapesta era posizionato sotto il sedile.
Occhi e bocca disegnati con il pennarello nero.
Era vestito con abiti sbrindellati.
Pareva uno spaventapasseri in miniatura.
Ardig rabbrivid intuendo il messaggio impersonificato dal pupazzo.
Poteva essere un clochard, un barbone.
Avrebbe potuto essere lui l'Inerte.
Il fantoccio li aspettava da poco.
Chi lo aveva lasciato l non doveva essere lontano, forse li stava persino osservando, ma intorno a loro c'erano centinaia di turisti.
La poesia era incollata sul dorso.
Verr ASMODEUS a ghermirti.
Verr la morte e la troverai nei tuoi occhi.
Questa morte che ti accompagna come un vecchio rimorso.
Morire per te sar come smettere un vizio.
La rilesse un paio di volte, poi la pass a Vanner.
Si accomodarono sulla panca, San Bartolomeo era davanti a loro.
L'esperto in materie esoteriche ruppe il silenzio con la sua voce impostata. Avrebbe potuto fare la radio o il teatro.
La genialit di questa statua  nell'essere la sintesi di tutta la nostra vita. Il nostro capolinea, la fine che ci attende. E che attende anche lei commissario. Come attende tutti noi. Ritengo che sia per questo che il suo ipotetico assassino l'ha voluta condurre fin qui.
Per inviarle un ulteriore monito sulla morte. Memento mori. Me lo aveva scritto nel primo biglietto.
Stavolta il contenuto era diverso.
Verr la morte e la troverai nei tuoi occhi.
San Bartolomeo aveva lo sguardo fisso puntato su di loro e pareva la perfetta traduzione iconoclastica di quella profezia.
Un gruppo di giapponesi inizi a rafficare con i cellulari il povero martire che impassibile sopport anche quel supplizio.
Ardig ne ebbe abbastanza. Aveva bisogno di aria e di luce.
Uscirono e si incamminarono verso piazza Fontana. Si accomodarono all'ombra, su una delle panchine disposte in circolo. Intorno a loro ancora turisti asiatici - Milano ne era invasa - giapponesi, coreani, cinesi. Tutti attratti dalle guglie del Duomo, dal Cenacolo di Leonardo, dal quadrilatero della moda.
In mezzo a loro sedeva il pupazzo dagli abiti sdruciti. Terzo incomodo tra due uomini che non si piacevano ma in qualche modo si stimavano.
Vanner sventol il foglio.
Il richiamo ad Asmodeus.  un'altra traccia che le sta fornendo.
Chi sarebbe?
 un demone o un angelo. O entrambi. Nelle classificazioni della demonologia viene considerato un terribile demonio biblico ebraico, appartenente alla gerarchia degli angeli di Satana.  un demone della morte oppure un angelo della morte come era scritto nella precedente lettera.
La traduzione letterale del termine ebraico Ashmedei sarebbe colui che fa morire.
Ashmedei?
In ebraico, ma presumibilmente il nome deriva alla mitologia babilonese, dove si parlava di un demone irato chiamato Aeshma Daeva, che poteva assumere anche sembianze femminili. Era ritenuto il demone del giudizio o il demone del furore e anche successivamente, nella concezione biblica, nel libro deuterocanonico di Tobia, viene menzionato come un demone della distruzione, mentre, nella successiva tradizione demonologica-giudaica, sarebbe lui il demonio sconfitto dal re Salomone che proprio dopo averlo abbattuto. avrebbe edificato il suo tempio a Gerusalemme. Ma filosofi e teologi medioevali lo hanno indicato come il celebre serpente del peccato che indusse Eva in tentazione, un serpente nero.
Un serpente nero?
Esattamente, ma gli artisti per ragioni estetiche lo hanno poi rappresentato come un serpente colorato.
Uhm. Nelle ultime notti mi  capitato spesso di sognare un serpente nero.
Potrei dirle suggestione anticipata. Quelle prime lettere hanno scatenato nel suo inconscio onirico...
Ardig alz una mano per fermarlo.
Non ho tempo per la psicanalisi dei miei incubi. Cosa ne pensa della lettura?
Vanner inforc gli occhiali per rileggerla.
Prima di tutto il tono. Stavolta  cambiato. Nelle prime due lettere sembrava annunciarsi come una sorta di assassino missionario, votato a purificare il mondo dai peccatori. In questa terza rivendicazione ha personalizzato la minaccia: parla di rimorso, di un suo rimorso. Le dice niente?
Ardig chiuse gli occhi per riflettere.
Ne aveva arrestati tanti in diciassette anni alla Omicidi. Aveva anche sparato. Aveva persino ucciso per difendere la sua vita e quella di un amico.
Aveva sempre ritenuto di avere la coscienza a posto. Non era cos, evidentemente.
Non saprei davvero. Stiamo dando per scontato che dietro questi omicidi ci sia una mente lucida. Ma potrebbe trattarsi di un pazzo che si sta facendo un film tutto suo...
In ogni grande uomo c' una vena di follia. E chi si sta vantando di questi omicidi, reali o presunti che siano, chi le scrive questi messaggi, sar anche un folle, ma agisce con estrema razionalit. E dispone di una notevole preparazione culturale.
Che intende dire?
Che ho approfondito la materia dopo la sua precedente visita, ho studiato vecchi testi e ho iniziato a sviluppare una mia idea.
Sentiamola.
Il nostro assassino, ammesso che si tratti di un singolo individuo, non starebbe commettendo i delitti che rivendica in base alla classificazione tradizionale dei sette vizi capitali che il Cristianesimo ci ha tramandato. Li ricorda? Accidia, avarizia, gola, ira, invidia, lussuria e superbia. A elencare questi sette peccati era stato Cassiano, che li aveva ripresi da Aristotele.
Ma qui i peccati sono sei e finora non ci sono accidia, avarizia, invidia, ira...
 vero solo in parte. Uno dei primi religiosi cristiani a teorizzare un elenco dei vizi capitali fu Evagrio Pontico, un monaco vissuto nel IV secolo, nel crepuscolo dell'Impero Romano d'Oriente. Fu il primo, da quanto sappiamo, a stilare una lista di vizi o peccati capitali. Addirittura erano otto, ma poi furono ridotti a sei. Alcuni di quei peccati, come la blasfemia, sono stati poi epurati dall'elencazione redatta da Cassiano, altri come la vanagloria o la tristezza sono stati interpretati diversamente e successivamente sono stati inglobati in altre definizioni, come la superbia o l'accidia.
Se avesse ragione lei, come applicherebbe questa classificazione ai nostri delitti?
Naturalmente si tratta di un'interpretazione. L'Ingordo pu essere tante cose: quella del cibo chiaramente  un'allegoria della brama sconfinata di beni materiali. L'Ingordo pu essere un accentratore, un egoista, un carrierista, insomma colui che per avere tutti i vantaggi, anche quelli superflui e di cui non avrebbe alcuna necessit, non esita a calpestare gli altri. Del resto pensi al paradosso della fame, il flagello dei poveri: chi non ha da mangiare guarda con odio chi ingrassa, non dividendo quel cibo per lui superfluo con chi ne avrebbe bisogno.
Il transessuale, Evelyn, era stato una persona sovrappeso, un goloso... riflett ad alta voce Ardig.
Ma poteva anche essere altro. Probabilmente era anche un avido, un prepotente, uno che per soddisfare i suoi vizi faceva del male agli altri. Per questo lo ha punito con una morte lenta, scenografica, nello stile del contrappasso dantesco: la sua carne impura maciullata dai denti di famelici ratti in una discarica.
E l'Inerte?
Qui devo forzare l'interpretazione. La tristezza elencata da Evagrio pu essere per certi versi paragonabile alla nostra depressione, il male che si esercita verso noi stessi senza alcuna valida ragione. Ma rivolta agli altri  la sofferenza che si causa con l'immobilit, con l'indifferenza, con il non aver fatto il proprio dovere verso gli altri.
Osservarono entrambi il pupazzo dagli abiti sbrindellati. Il clochard simboleggiava chi spreca la propria vita, ma forse, prima di ridursi a senzatetto, si era macchiato di una colpa diversa. Una colpa di minore gravit, ragionando sul tipo di morte che gli  stata inferta, ma comunque ugualmente grave da condannarlo a morte.
A proposito del clochard, devo proprio andare ora.
La attendono in commissariato?
No, devo andare a un funerale.
Per il suo c' ancora tempo. Asmodeo arriver solo per il sesto delitto sorrise Vanner.
Infatti. Vado a quello dell'Inerte. Commissario...
Dica.
Un'ultima considerazione. L'assassino scrive: Sar come smettere un vizio. Come se interrompere la sua esistenza equivalga a toglierle un vizio, quello di vivere. Lo sa cosa significa questo?
Che chi mi vuole uccidere mi conosce molto bene e sa che per me vivere non  un dono.
E allora forse la sua ricerca va delimitata a chi ha avuto modo di conoscerla, a chi conosce la sua vita. E forse anche per questo ha deciso di interromperla.
Un'altra trasferta nelle valli bergamasche, l'ennesima.
Marco Fontana e il tenente Rea avevano scelto di muoversi con un'auto borghese e con abiti borghesi.
La strada era sempre la solita, stavolta per scavalcarono il Brembo per scendere qualche chilometro pi in basso.
L'agro di Almenno  una splendida zona rurale che precede le montagne, un altro scorcio da cartolina.
Fontana ignorava la bellezza di quelle zone, poco conosciute dai milanesi, eppure vicinissime.
Prima di salire in auto si era documentato sul web, per cui non si stup quando, al fondo di una stradina, vide una salita su cui si ergeva una costruzione circolare di tipica architettura romanica.
La rotonda di San Tom dominava l'agro.
In rete aveva letto che si trattava di un monastero duecentesco eretto dai Longobardi sui resti di un antico tempio pagano, dedicato al dio Silvano, il dio dei boschi e delle campagne.
Un luogo suggestivo. La chiesa si sviluppava in altezza con una struttura piramidale attraverso tre cerchi sovrapposti: quello pi grande alla base, quello intermedio e poi quello pi piccolo in cima alla struttura.
Mai vista prima una chiesa rotonda borbott Rea zittendosi un istante dopo, quasi non volesse turbare il silenzio intorno a loro.
Nemmeno un fruscio, come se non ci fosse vita in quel boschetto che li circondava.
Dietro la rotonda c'era un rudere fatiscente, quello che restava della Casa di Caino dopo oltre sei anni di abbandono.
Era stata ricavata dai resti del vetusto monastero femminile chiuso da due secoli prima dell'arrivo di padre Norman e padre Giuda, con il loro seguito di assassini.
L'ultimo saluto a Pierluigi Ricci Baldi andava in scena nella chiesa di Sant'Andrea, a due passi da Porta Romana.
Nessuna corona di fiori ad addobbare la bara, neppure un crisantemo. Esequie a spese della municipalit, come capita nei casi in cui lo scomparso  nullatenente e senza qualcuno che si accolli il saldo del conto del suo ultimo viaggio.
La cassa era gi stata issata sul tradizionale cavalletto davanti all'altare.
Fuori, oltre agli impresari delle pompe funebri, solo un paio di vecchiette della vicina parrocchia, allertate dal sacerdote che avrebbe officiato il rito funebre, oltre a Maria Rosa Gravina.
Era visibilmente turbata, anche se cercava di apparire serena, dispensando comunque un sorriso tirato, parlottando con una donna elegante e molto bella.
Nessun altro su quella scalinata.
Quattro gatti di numero, nel senso letterale del termine.
Assente il fratello della vittima.
Ardig prov a tenersi defilato, a lato dell'ingresso della chiesa, ma inevitabilmente la Gravina lo not, invitandolo a unirsi a lei e alla sua accompagnatrice.
Una donna sulla quarantina che lo colp subito per la sua avvenenza: capelli neri, lisci, non troppo lunghi, occhi corvini, una bocca meravigliosa disegnata dalla mano divina di un Raffaello.
Si accomodarono sull'ultima panca. Cos, contro voglia, anche il commissario fu costretto a sorbirsi la messa funebre.
Curiosamente l'ultima volta di Ardig in una chiesa era stata quattro anni prima, anche in quell'occasione per un morto: non un trapassato di cui veniva celebrato il funerale, ma un cadavere fresco, sgozzato come un capretto mentre pregava inginocchiato su una panca, un ragazzo giovane, coetaneo di Ricci Baldi. Chiss se in un ipotetico Aldil i due si erano incontrati e magari adesso lo stavano guardando da lass, pronosticando tra quanto li avrebbe raggiunti anche lui: qualche settimana? Qualche mese? Qualche anno?
Verr la morte.
Anzi, verr Asmodeus.
Il diavolo dell'ira e della giustizia.
Stava arrivando. Sarebbe arrivato.
Ma quando?
Il tempo corre veloce per tutti, ma quando qualcuno annuncia una serie di omicidi, tra cui il tuo, le maledette lancette dell'orologio accelerano come fossero il contagiri di una Formula Uno.
L'organo attacc una sinfonia lugubre. Il cigolio della porta annunci un nuovo ingresso: un uomo giovane, robusto, occhiali da sole a celargli lo sguardo, completo scuro con camicia scura.
Ardig si volt un paio di volte per scrutarlo.
Coetaneo della vittima, alto, spalle larghe, bel viso e un bel completo di sartoria cucito su misura.
Il prete, esauriti i primi riti liturgici, spese due parole per il nostro Pierluigi, ricordando un bravo ragazzo che un giorno aveva smarrito la retta via precipitando in un abisso dove era stato lasciato solo e dimenticato da tutti.
Una predica poco originale, un monito a non seguirne le tracce su quel percorso sbagliato che lo aveva condotto alla morte solitaria: raccomandazione utile per i giovani ma fuori contesto, perch in quella chiesa, a parte il chierichetto, il pi giovane era l'ultimo entrato e pure lui veleggiava oltre i trentacinque anni. E doveva gi averne le scatole piene, perch un rumore di passi e il cigolio della porta accompagnarono la sua uscita.
Il commissario fece per alzarsi e seguirlo, ma la Gravina lo sfior sul braccio, per trattenerlo. Decise di non deluderla.
Appena arrivato in ufficio l'ispettore capo Farris trov ad attenderlo il collega della Mobile, il commissario Michele Sironi.
Non c' Ardig? gli domand.
 andato al funerale di quel barbone sgozzato al parco Ravizza.
Proprio di questo volevo parlarti.
Scendiamo a farci un caff?
Eh, perch no.
Pochi passi, il solito baretto in via Cardinal Federico, e due espressi.
Ho letto in intranet il verbale del rumeno che avete fermato ieri, quel Popescu.
Farris annu: Dubito che il PM converta il fermo in arresto: deve solo rispondere di resistenza a pubblico ufficiale, mi sa che domani  fuori.
Forse no sorrise Sironi.
E perch?
Perch  da un mese che cerchiamo un brutto ceffo che ha stuprato una poveraccia, una sudamericana in zona Famagosta.
Oh, bella questa!
Stando al racconto della vittima il tizio l'ha incrociata sulla circonvallazione e l'ha scambiata per una prostituta, questa era in zeppe e gonna svolazzante... Le ha proposto i soldi e quella ha rifiutato. L'ha tampinata per un po', era tardi, a piedi in giro non c'era nessuno, l'ha trascinata in una strada laterale, in una zona buia, l'ha gonfiata di botte e l'ha violentata.
E lei ha sporto denuncia.
Figurati, quando mai...  andata al pronto soccorso del San Paolo e l  scattata la denuncia d'ufficio. Lei prima ha negato e poi ha raccontato tutto. Insomma, per farla breve, 'sto qui aveva la stessa croce del tuo rumeno sullo stesso avambraccio destro. Ti basta?
Benissimo, organizziamo un riconoscimento. Adesso vedo di rintracciare l'ecuadoregna.
Era pelato?
No, con i capelli scuri.
E allora non  Popescu. Ha una palla da biliardo sopra il collo.
Sironi alz le mani deluso.
Per potrebbe essere quello che stiamo cercando anche noi, Lobont. Rintraccia in ogni caso la tua ecuadoregna e falle vedere le foto.
D'accordo, per a questo punto bisognerebbe far parlare il rumeno che avete fermato.
Farris scrocchi le dita: Sospettato di stupro, possibile complice di un assassino, non credo che si rivolger ad Amnesty International se lo tartassiamo un po'.
Sironi ridacchi: S, nemmeno io lo credo. Attento a non esagerare.
La Casa di Caino non aveva pi una porta per nasconderla dallo sguardo indiscreto del mondo esterno, era stata abbattuta chiss da chi e chiss quando. Le finestre erano sbarrate con assi di legno inchiodate, alcune avevano tenuto, altre avevano ceduto. Dentro era stato portato via tutto l'arredo.
La luce filtrava dall'alto, dove il soffitto aveva ceduto per via del maltempo. Sul pavimento in pietra si era infiltrata l'erba.
Un improvviso senso di oppressione claustrofobica aggred Fontana.
Come se i muri di quel luogo si stessero muovendo, avvicinandosi a lui per stritolarlo.
Erano in una sorta di salone, probabilmente dove gli ospiti della comunit si riunivano per la cena.
Non c'erano prese di corrente, non c'erano caloriferi o rubinetti.
Quegli uomini conducevano una vita spartana.
L'acqua la prelevavano dal pozzo, mentre i camini, presenti in ogni locale, venivano alimentati con la legna dei boschi.
Utilizzavano lanterne per l'illuminazione, alcune giacevano abbandonate in qualche angolo.
Le pareti erano in pietra viva sporcate da scritte di ogni genere. In diversi punti i muri erano chiazzati del nero dei fuochi accessi da chi era passato di l per compiere riti esoterici, per accoppiamenti sessuali, forse anche per orge.
Negli anni quel rudere doveva aver ospitato notti cupe di tante anime perdute.
Un campionario di bottiglie, vetri, preservativi, resti di candele e mozziconi di sigari deturpava gli angoli, persino una scarpa da donna con tacco alto rossa, vellutata.
Chiss a chi apparteneva. E dove era finita l'altra?
L'edificio si snodava su due piani.
Sopra c'erano le celle, dove dimoravano gli ospiti, erano una dozzina, tutte vuote, tutte uguali.
Sotto c'erano diversi ambienti, difficile immaginare cosa potessero contenere. Probabilmente una cantina per la legna e gli strumenti, poi la cucina.
Lo colp l'ultima stanza, quella che doveva essere la chiesa sconsacrata.
Il crocefisso a tre assi era rimasto appeso al muro.
Gettati alla rinfusa c'erano vecchi inginocchiatoi sfasciati e rottami di legno di un altare. C'era anche una scatola, pure quella rotta, che conteneva degli scudisci e un'inquietante corona di spine ferrea, fatta con un metallo che avrebbe potuto essere acciaio. Era lercia. Le spine erano appuntite. Impossibile non lacerarsi il cuoio capelluto indossandola.
Fontana trattenne il respiro provando a ricostruire la scena.
Un gruppo di uomini, non giovani che si portavano sulle spalle un fardello di errori e rimorsi che tentavano di espiare con le privazioni, con il lavoro manuale, con le sofferenze corporali.
Una via crucis quotidiana per cancellare il fardello del Caino che ognuno di loro si trascinava.
Era l'unica stanza priva di un camino, perch anche il freddo pungente generava sofferenza.
Li immagin nelle lunghe sere invernali scalzi, inginocchiati, sferzati dagli scudisci e immagin padre Giuda che agitava le loro paure, i loro demoni interiori.
Questo posto mette i brividi protest Rea.
Aveva ragione.
Anche Fontana avvertiva l'inquietudine generata da quel luogo.
Andiamocene via.
L'intensa luce di fine settembre riaccolse Cedrik appena lasciata la chiesa di Sant'Andrea. Un sollievo, come tornare nel mondo dei vivi.
Era turbato pi di quanto si attendesse.
Non solo per Pierluigi.
Il suo corpo era sigillato in quella bara, il suo fantasma gi volato altrove, lontano.
Era per la chiesa. Era per il prete.
Sempre quella chiesa, sempre quel prete avevano salutato l suo padre.
Quel giorno la navata era stracolma, in tanti erano rimasti fuori.
Pareva un matrimonio pi che un funerale.
La miglior Milano riunita intorno al feretro per salutare uno dei suoi capitani di ventura, un conquistatore di capitali e mercati.
Ma suo padre era un lottatore, un vincente, uno che cavalcava la vita come un'onda, uno capace di non cadere mai. Fino all'ultimo.
Mentre Pierluigi era un povero idiota che si era fatto travolgere dal primo cavallone.
Imprec tra s per la sua stupidit, per aver sprecato una ventina di minuti del suo prezioso tempo.
Per cosa? Per dire un Eterno riposo rivolto a un cretino che aveva bruciato la sua vita e si era fatto accoppare in una rissa tra barboni? Per farsi un segno della croce rivolgendosi a un Dio cui non credeva da quando aveva assunto la prima Eucarestia trent'anni prima?
Afferr il cellulare e compose il numero di Lady.
Aveva voglia di vederla. Subito.
La segreteria telefonica fu come un muro su cui schiant.
Il cliente non  al momento raggiungibile...
A passo svelto Rodarri si avvi lungo via Crema, cercando di smaltire il nervoso.
Attraversando la strada il suo sguardo inquadr una milf. Carrozzeria appariscente, seno valorizzato da una camicia aderente blu, come la gonna nera, occhiali scuri, piedino con unghie pittate rosse che, malizioso, entrava e usciva dalla scarpa tacco alto, forata sull'alluce, con cui stava giocando.
Ferma all'ombra sotto un albero, stava scrivendo con il tablet.
Matura, mediterranea, molto arrapante. Pure lei lo sbirci mentre gli transitava a fianco.
Le rispettive scie di profumo si mescolarono insieme ai ferormoni.
Lui continu nella sua direzione.
Gli occhi fissi sul display dell'iPhone per recuperare i messaggi whatsapp accumulati in quei pochi minuti.
Di tornare in ufficio non aveva voglia, allung fino al bar Willy per un Campari.
Nel frattempo prov a ricomporre il numero di Lady. Risultava sempre staccato.
L'ultimo viaggio, fino al campo santo di Chiaravalle, Pierluigi Ricci Baldi lo avrebbe fatto da solo: per magnanima concessione del fratello lo attendeva un loculo nella cappella di famiglia dove gi riposavano i genitori e i nonni.
Le due beghine erano rimaste a ciaciarare fuori dal sagrato.
La Gravina entrava in turno al supermarket e doveva andarsene. Prima, per, present al commissario la sua accompagnatrice, Arianna De Romanis.
Era un avvocato penalista con vocazione da filantropa ed era il legale che aveva seguito le vicissitudini giudiziarie dell'ex rampollo Ricci Baldi, che aveva immolato il suo dorato avvenire sull'altare dell'eroina, finendo in carcere e poi a dormire sulle panchine. Era turbata da un dolore sincero e non aveva nessuna voglia di stare da sola.
Come Ardig, che lo intu, e ne approfitt. Anche lui aveva bisogno di chiacchierare per non pensare al nuovo pupazzo di cartapesta e ai versi manipolati di un poeta maledetto che vaticinavano la pi nefanda delle profezie: l'arrivo della sua morte.
Decise di assecondare quella splendida donna triste con tanta voglia di sfogarsi e di avere compagnia proponendole di fare due passi.
Scesero in via Crema camminando in totale silenzio.
Il commissario attendeva che fosse la donna a rompere il ghiaccio.
Quasi mezzogiorno, erano davanti a un bar.
Le andrebbe un cappuccino? propose la donna.
Si accomodarono al primo tavolo, dentro il deserto o quasi. In fondo un uomo bello ed elegante. Il Sole 24 Ore dispiegato sul tavolo e un intruglio rossastro nel bicchiere. Poteva essere quel tizio intravisto al funerale?
Gli somigliava, ma non era certo.
Arianna si accomod costringendo Ardig a dargli le spalle.
Lo riconobbe. Era il chirurgo che aveva salvato le gemelline siamesi.
Ricordava anche il nome, Rodarri, lo conosceva di vista. Conosceva il fratello e aveva conosciuto pure il padre.
Ordinarono un caff lui e un cappuccino lei. Il barista raccolse le ordinazioni e fil dietro al bancone.
Sono contento che sia lei a seguire il caso esord il legale.
E perch?
La conosco di fama, conosco quello che dicono i miei colleghi di lei.
Che sono uno stronzo?
L'avvocato si distese, mostrandogli un bellissimo sorriso.
Beh, s, l'ho sentito dire... anche questo, per tutti dicono che lei, posso esprimermi in libert?
Prego.
Dicono che ha le palle, che  uno tosto. Che va sempre in fondo alle inchieste perch...
Si interruppe imbarazzata.
Perch?
Perch ne fa una questione personale con gli assassini, quasi come fosse un cacciatore con i leoni.
Ardig dipinse una smorfia seccata sul viso.
Spiacente di deluderla, ma io sto sempre dalla parte dei leoni, non dei bracconieri, perch nella caccia grossa il bracconiere  sempre il cattivo, quello che si diverte a uccidere, il leone invece  il poveretto che cerca solo di salvare la pelle.
E qui a Milano chi uccide non  il leone.
No, decisamente no.
La capisco. Per Pierluigi non era un leone.
Infatti non  lui la mia preda.
Ah, gi, come la chiamano? Il Predatore di assassini giusto?
Illumin il volto con il suo meraviglioso sorriso.
Esagerazioni giornalistiche reag il commissario.
Per suona bene.  meglio di bracconiere.
Il bracconiere va a caccia per scelta. Il predatore lo fa per sopravvivere.
E lei perch lo fa?
Anche per me  una questione di vita o di morte ormai.
Lo disse in tono secco, con una sincerit glaciale che trapass l'avvocatessa. Il sorriso disegnato da Raffaello si spense in quell'istante.
Una mattina da dimenticare.
Rodarri tracann nervoso il Campari.
Prima il funerale di Pierluigi e ora Lady aveva sempre il telefono spento.
Le invi un messaggino whatsapp.
Uno. Un altro. Un altro ancora.
Ardig la stava studiando, sorseggiando il caff.
Arianna era bella nella sua normalit quotidiana. Spontanea ed elegante, era semplicemente bella senza bisogno di altro.
Le osservava le mani, con le dita lunghe, affusolate.
Lei invece osservava la tazza sporca di schiuma.
Ci credo che non fosse un leone, e allora chi era Pierluigi? le domand.
Un ragazzo sfortunato.
Un rapinatore e un tossico? Potrei obiettare che  stato l'artefice delle proprie sfortune, almeno stando al suo fascicolo giudiziario puntualizz il commissario.
L'esperienza professionale non gli consentiva di giustificare i criminali, anche quelli che non avevano versato sangue.
Rapinare con una siringa restava comunque un atto di violenza, significava spaventare clienti e commessi, provocando uno choc che poteva avere conseguenze anche gravi. No, non poteva stare dalla parte di un rapinatore.
Commissario, dietro a queste storie di ladri di polli, o rapinatori di farmacie, spesso ci sono debolezze che trascinano a fondo una persona, trasformandola nel suo peggior nemico.
E le debolezze del rapinatore Pierluigi Ricci Baldi quali erano? domand con tono ironico.
Ovviamente la droga, ma da ragazzo non era cos.
Come fa a dirlo?
Lo conoscevo. Io abitavo in piazza Buozzi e lui in via Mantova. Era un poco pi giovane di me. Mica era nato barbone, mica si vestiva da spaventapasseri...
Il commissario drizz le antenne sentendo quella parola.
Lo spaventapasseri.
Come il pupazzo di cartapesta da poco ricevuto con quegli abiti sbrindellati.
La De Romanis parlava come se lo avesse visto.
Non era cos. Non poteva essere.
E Ricci Baldi non doveva essere il mezzo santo che stava tratteggiando. Pierluigi Ricci Baldi era un peccatore, un inerte.
Che tipo era?
Un ragazzo educato, di famiglia agiata, forse solo un po', come dire, spavaldo. Frequentava una compagnia di fighetti, tutti rampolli di famiglie in vista, convinti di avere il mondo gi in mano.
Ondeggi il collo come per indicare l'uomo al tavolo alle loro spalle.
E poi?
Non so, a un certo punto ha infilato una china improvvisa, capelli lunghi, sempre trasandato, brutti giri. Non eravamo amici, ma in questo quartiere un po' ci si conosce e la sua era una famiglia in vista, un padre notaio, il fratello avvocato, la mamma insegnante al ginnasio.
La famiglia perfetta con il figlio imperfetto.
Poi ho saputo che aveva problemi di droga, da allora  precipitato nel suo abisso: quelle poche volte che lo vedevo faceva paura, proprio il classico tossico, gli occhi spiritati, lo sguardo assente, malvestito, finch una volta sono stata chiamata per una difesa d'ufficio e me lo sono trovato di fronte. Era il suo fantasma, dimagrito, senza i denti davanti. Il resto lo avr appreso dalla sua scheda giudiziaria.
Tra voi c'era un rapporto solo professionale o eravate anche amici?
No, no, solo professionale. Diventare amica di un cliente in custodia cautelare  difficile e anche non consigliabile, mi creda, l'ho seguito come potevo e quando  stato affidato a una cooperativa sociale, impegnata nell'attivit di giardinaggio, speravo potesse trovare una sua strada, per ripartire. Per qualche mese ha funzionato, poi ha ricominciato.
Solita storia: aveva ripreso a farsi e per trovare la roba si era rimesso a rubare, perdendosi nuovamente.
Da quando era uscito dopo il secondo soggiorno in carcere non aveva pi commesso reati, per si era completamente perso. Come se si sentisse sporco dentro. E cos era finito a fare il clochard. Lo scorso anno mi ero interessata, avevo cercato di convincerlo a tornare in una nuova comunit per ex detenuti, ma ormai si era smarrito del tutto.
S, capisco.
Sa che non le credo? Non credo che uno come lei possa capire i travagli di un ragazzo come Pierluigi.
Ardig si infastid.
Se ritiene che non possa comprendere allora perch perde tempo a raccontarmi tutte queste cose?
Il tono duro la spiazz.
Mi perdoni, non volevo...
No, mi perdoni lei. Solo che Pierluigi era un bravo ragazzo, aveva un cuore buono. E non faceva male a nessuno.
Tranne che a se stesso? chiese Ardig, sperando in una risposta diversa da quella che avrebbe ricevuto.
Esatto, faceva del male solo a s. Sprecava la sua vita nel peggiore dei modi, ma non meritava di morire cos.
Sprecava la sua vita. Come un inerte.
No, non poteva essere stato punito con la morte solo perch sprecava la sua esistenza.
Qualche colpa doveva averla commessa.
Nessuno lo merita, neppure se avesse dei gravi peccati da espiare chios il commissario rivolgendosi a se stesso.
A passo svelto Rodarri transit davanti al bancone facendo un cenno con il capo al barista che non obiett nulla.
Non era tipo da non saldare i debiti, anche se si trattava di spiccioli.
Infil l'uscita voltandosi per un istante, soffermandosi sulla coppia.
Lei, la donna, la conosceva. Un avvocato, una seria, una di quelle che non l'avrebbe data via per una serata in un priv e una striscia di bamba. Una che non lo aveva mai degnato di uno sguardo.
Tuttavia fu sull'uomo che si sofferm, uno con la faccia da schiaffi, di quelli che avrebbe dovuto prenderne tanti e di quelli che probabilmente ne avrebbe anche dati tanti.
Torn su whatsapp, Lady non aveva ancora flappato i suoi messaggi.
Dove cazzo era sparita?
Ardig attese che il cliente del tavolo in fondo fosse uscito prima di alzarsi e pagare le consumazioni.
L'avvocato De Romanis gli allung la mano.
Mi scusi ancora per prima.
Nulla, non c' problema.
Le auguro buon lavoro, faccia giustizia per Pierluigi. Mi creda, se la merita.
Le credo. E far di tutto per dargli giustizia. Per qualunque esigenza questo  il mio numero.
La guard allontanarsi.
Bella donna davvero, alle mani nessun anello. Che fosse libera?
Si sent uno stupido solo per esserselo domandato.
I servizi segreti attendevano una sua risposta, un transessuale dilaniato e un clochard sgozzato attendevano giustizia, qualcuno stava attuando una serie di omicidi che sarebbero dovuti terminare con il suo. E lui cosa faceva? Fantasticava su una donna che probabilmente non avrebbe rivisto mai pi.
Buon segno, forse davvero non aveva paura.
Il cero rivolto a San Michele Arcangelo si era quasi esaurito.
Don Matteo stava pulendo il pavimento con una vecchia ramazza. Non era stupito di rivedere Fontana e non si stup quando l'ufficiale si accomod su una panca, invitandolo ad avvicinarsi.
 qui per loro, vero?
Il capitano non perse tempo.
Il corpo del carbonizzato gi al cimitero,  padre Giuda.
Don Matteo sbianc, abbass lo sguardo verso il pavimento, poi lo alz verso il crocefisso posizionato sopra l'altare.
Che il Signore accolga la sua anima tormentata, che lo perdoni per i suoi sbagli e sia misericordioso con lui.
L'epitaffio fu sbrigativo e molto simile a quello pronunciato precedentemente dal priore dei Disciplini, in quel monastero di Clusone. Il sacerdote assimil in un battito di ciglia la notizia e riprese colore.
Quel posto maledetto genera ancora dolore.
Ci siamo andati, arriviamo da l.
Allora non serve che aggiunga nulla.
Mi parli di loro.
Don Matteo si alz, recuper un altro cero e and ad accenderlo sempre sotto la statua dell'arcangelo che trafiggeva il maligno.
Padre Norman era un visionario. Aveva girato il mondo come missionario, era stato a lungo nell'America Latina delle dittature, delle guerre civili. Era stato in Nicaragua, in El Salvador. Era un religioso d'azione, uno che aveva rischiato la pelle, che aveva visto la morte in faccia, il sangue, la crudelt... Ma era anche uno studioso, passava le notti sui tomi dei profeti.
Cos era ossessionato dall'idea dell'espiazione dei peccati con la fatica e la sofferenza. Quando era tornato in Italia aveva iniziato ad aiutare alcuni ex detenuti a ritornare sulla retta via. Poi incontr padre Giuda e, come dire, fu come gettare benzina sul fuoco.
In che senso?
Erano due caratteri forti, due invasati. E padre Giuda con quel suo passato da esorcista, ma anche da peccatore, regalava davvero l'illusione di poter estrapolare il male da ogni individuo. Perch lui il male lo conosceva, lo annusava, lo captava, lo aveva dentro di s.
L'illusione.
Come  nata la loro comunit?
All'inizio trovarono dei finanziatori, presunti filantropi, gente di Milano che padre Giuda aveva conosciuto in precedenza. Ricevettero in comodato gratuito dalla curia quel rudere, quel vecchio monastero abbandonato vicino a San Tom, e fecero i lavori quasi da soli: alcuni dei criminali che ospitavano avevano lavorato nell'edilizia prima di diventare assassini.
Di che anni parliamo?
Circa dieci anni fa.
Quanti erano gli ospiti?
Non tanti, una manciata, poi qualcuno di pi.
Li ha conosciuti?
S, inizialmente avevo celebrato delle funzioni liturgiche e avevo somministrato loro dei sacramenti.
Li ha confessati?
Sono vincolato al segreto.
D'accordo, almeno mi racconti qualcosa di loro.
Erano tutti adulti, uomini di mezza et che avevano scontato pene detentive di lunga durata, alcuni anche quindici o vent'anni.
Che crimini avevano commesso?
Omicidi, erano tutti assassini.
Questo l'ho capito, ma di che omicidi parliamo?
Delitti efferati, non parliamo di criminali comuni, rapinatori o gente che aveva sparato a bande rivali. Quelli avevano ucciso donne, bambini, amici, anche genitori o fratelli.
Trattandosi di ex detenuti che avevano scontato la loro pena non poteva disporre di schede informative del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Gli unici di cui conosceva il percorso criminale erano i due che avevano ritrovato sepolti.
Erano tutti uomini?
Certamente.
Ma li avr conosciuti?
No, no. Tra l'altro non utilizzavano nomi e cognomi. Una delle regole imposte da padre Norman era quella di adottare il nome di un santo, per cancellare la precedente identit e avviare il cammino di redenzione. Per cui si chiamavano tutti Francesco, Paolo, Pietro, Giuseppe, almeno all'inizio.
Continua a parlarmi di inizio, perch?
Perch dopo un paio di anni padre Norman si ammal e nel giro di qualche mese fu costretto a un lungo ricovero prima di spegnersi. A quel punto pass tutto nelle mani di padre Giuda che isol ulteriormente la comunit, imponendo regole ancora pi rigide. In poche parole li trasform in una sorta di setta chiudendo fuori il mondo esterno.
Incluso lei.
Esatto. E da quel momento quel luogo divenne tetro.
Pericoloso. Intorno alla comunit iniziarono a bazzicare personaggi sinistri, si vedevano macchine entrare e uscire di notte. Iniziarono gli episodi di cui  gi stato informato, le profanazioni nei cimiteri del territorio, gli animali sacrificati, fino agli omicidi delle prostitute.
Fontana assimil le notizie, sgomento e incredulo. Una comunit settaria, isolata dall'esterno, di cui nessuno sapeva nulla.
Eppure era l il bandolo della matassa.
Cedrik l'aveva martellata con una cascata di messaggi whatsapp senza ricevere risposta. Poi l'aveva chiamata schiantandosi contro il muro della segreteria telefonica. Un muro invalicabile.
Lei aveva spento il cellulare, spezzando l'unico anello della sottile catena di interessi e passioni morbose che li aveva legati per qualche notte fugace. Due perfetti sconosciuti che avevano mischiato corpi e sospiri.
Cedrik in tre sere aveva invaso la sua esistenza, tentando di travasarci dentro la sua vita brillante e solitaria attraendola con il lusso, i privilegi, la bellezza. Le esche migliori per una come lei.
E con qualcosa di indescrivibile, un fascino perverso, sotterraneo, maledetto. L'unico in grado di stregarla.
Ci era gi passata, uscendone con le ossa rotte e il cuore in frantumi.
Ma le ossa le puoi ingessare, il cuore no.
Cedrik era come lui, l'altro, l'unico ad aver scalfito la sua corazza, violando la sua anima, andando a lambirne la parte pi vulnerabile, toccando le corde dei suoi sentimenti pi profondi.
Sperando di domarla, cambiandola.
Era quello che avrebbe fatto anche Cedrik.
L'avrebbe ingaggiata per poi ingabbiarla nel solito recinto dorato.
Le avrebbe intestato una boutique in via della Spiga? Un lavoro a cinque stelle in cambio dell'esclusiva?
L'avrebbe trasformata da escort di lusso ad amante di lusso facendola appassire con lo scorrere inesorabile della clessidra del tempo.
A quarantuno anni voleva continuare a cavalcare la sua onda, come se non ci fosse una fine senza farsi intrappolare un'altra volta.
Riaccese il telefono, and su whatsapp e registr un audio da inviare a Cedrik.
Quaranta secondi per salutarlo e avanti un altro.
Un'ora dopo Cedrik aveva ascoltato pi volte quell'audio fino a stufarsi.
Per metabolizzare la delusione di esser stato scaricato scelse di spompare il fisico e di pomparlo svuotando il serbatoio delle energie.
Mezz'ora di body-sculpture, poi una partita di squash con un istruttore.
Cinquanta minuti di sudore e rabbia sputata con la racchetta, prendendo a schiaffi quella maledetta pallina di gomma. Poi, per defaticamento, una ventina di minuti di corsetta a 10 all'ora sul tapis roulant.
Alle 21 erano quasi tutti liberi, ne scelse uno a caso.
Infil gli auricolari e sintonizz il display del monitor su RaiNews24.
Sull'attrezzo a fianco si posizion una tipa nuova molto vistosa.
Fisico atletico, quarta di seno siliconata, volto da attrice porno. Lo colpirono gli occhi chiari, azzurrissimi, a contrastare con i capelli nero corvino.
Stava smanettando con il monitor, non riusciva a regolare l'inclinazione della pedana. Borbott in francese.
Cedrik arrest la corsa e si offr di aiutarla ottenendo un bel sorriso come benvenuto nel suo nuovo mondo.
Poi ripresero a correre, salutandosi al rientro nei rispettivi spogliatoi.
Il volto non gli era del tutto nuovo. Probabile che l'avesse gi incrociata in qualche locale.
Prima di andarsene fece il pieno di bamba travestita nelle solite compresse di aminoacidi ramificati, allungate dalla mano amica di Cherasca.
Gi di corda?
Troppo lavoro.
Se ti serve una per variare...
Mora? domand, riferendosi alla francese appena intravista.
Bionda, biondissima...
Target?
Venticinque anni, ucraina. Fisico stellare
Uhm, no, non stasera.
Come vuoi.
Piuttosto, quella francese che correva di fianco a me?
Sul volto di Cherasca si apr in un sorriso felino.
Vicky, una new entry... non male, vero?
Sposata? Mantenuta?
Nessuna fede al dito.
Ottima info.
Figurati.
A proposito.
Dimmi.
Ti servono una decina di aragoste per il ristorante?
Cherasca rimase stupito per la domanda.
Boh, non le abbiamo mai avute nel men.
Fai un'eccezione.
Annu poco convinto.
Va bene, dammi l'indirizzo del fornitore.
Sono a casa mia, manda qualcuno al mattino quando ci sono i cingalesi che mi fanno le pulizie.
Come vuoi, quanto mi fai?
Nulla, offre la ditta.
D'accordo, dammi un paio di giorni per organizzarmi.
Nel sotterraneo della Questura, in silenzio, senza rompiballe o telecamere, Farris stava facendo due chiacchiere con il rumeno fermato il giorno prima.
Tipo dal brutto carattere e pure maldestro. Continuava a inciampare dalle scale e a sbattere la faccia, che poi non ci fossero le scale quella era un'altra storia... i vecchi quarantotto, ovvero la compilation di saccagnate che gli interrogati si cuccavano dagli sbirri nelle caserme e nei commissariati. Una volta era un trattamento che valeva per tutti, poi, via via, la pattuglia dei destinatari si era sfoltita.
Toccare un cittadino italiano significava finire sotto procedimento disciplinare, e penale, e giocarsi la carriera. E infatti nessun italiano ormai confessava pi nulla, tutelato da silenzi, codici e avvocati. Per cui ceffoni e carezze con gli stracci bagnati erano concessi ormai solo con gli stranieri, soprattutto i balcanici, tanto quelli non correvano a frignare dall'avvocato. Per te la giuravano e magari un giorno, quando tornavano liberi, te la facevano pagare, una sera, al buio.
Rischi del mestiere. Li conoscevano bene entrambi.
Al quarto sganassone Popescu trov finalmente il dono della parola e quello della memoria.
Non conosceva nessuna sudamericana e non aveva stuprato nessuno.
Ma la paura di un'accusa di violenza sessuale serv per sciogliergli la lingua sul resto.
Alla fine ammise di conoscere Lobont, uno che invece con le donne ci andava gi pesante. Uno che la sera, ultimamente, bazzicava un bar nel cuore di Corvetto, in piazzale Ferrara non lontanissimo dal dormitorio di viale Ortles.
Farris si accarezz il palmo della mano destra, gonfio e arrossato.
Si era portato a casa la pagnotta.
La cocaina lo costringeva a stare sveglio. Due binari tirati in mezz'ora.
L'insonnia era scontata, ma almeno restava su di giri, lontano da pensieri del cazzo.
Cedrik scoppi a ridere senza motivo. Una risata da pazzo che si disperse nel cielo illuminato di Milano.
Riascolt per l'ennesima volta l'audio di Lady, lapidario e definitivo. Non lo voleva pi incontrare.
Conosceva abbastanza quel tipo di donne per sapere che la mossa successiva non poteva toccare a lui. Inutile cercarla, inutile insistere.
Sarebbe tornata a farsi viva quando il suo portafogli l'avrebbe costretta.
Intanto che andasse affanculo lei e quelle sue cazzo di aragoste.
L'indomani avrebbe cambiato repertorio come sempre.
Vive la France.
Mezzanotte, l'ora delle streghe e dei dannati. L'ispettore Farris si domandava se avesse fatto la scelta giusta.
Entrare nel bar o attenderlo fuori? E se quel romeno al bar non ci fosse andato?
Si ripeteva la stessa domanda da oltre un'ora, fino a quando due brutti ceffi uscirono, allegri e vocianti, con bottiglie di birra in mano, incamminandosi lungo via dei Panigarola.
Secondo me  quello a destra borbott l'agente Foglia, al volante.
Dietro c'era l'agente Zanella, sulla vettura di appoggio gli agenti Larini e Sinato.
Si decise.
Dai, adiamo.
L'Alfa 156 scatt risoluta, superarono i due uomini rallentando una decina di metri pi avanti. L'altra Alfa, alle loro spalle, si piazz di traverso ostruendo l'entrata della strada.
Foglia inchiod: scesero scattando come molle, Farris con la pistola in pugno, i due agenti pronti ad afferrare i rumeni che ridevano, barcollando, ubriachi o quasi. Solo all'ultimo si accorsero dei tre che gli andavano incontro.
Uno dei due fracass la bottiglia contro il muro, armandosi di cocci.
La mano stretta sul collo di vetro. Come fosse un replay dell'aggressione al barbone nel parco Ravizza.
Farris punt deciso verso di lui: un balzo e allung la gamba sferrandogli un calcio alla mano.
La bottiglia si frantum sul marciapiede.
Quello, con i riflessi appannati dall'alcol, non fece in tempo a muoversi: un secondo dopo un diretto dell'ispettore lo centr in pieno sulla guancia.
L'altro indietreggi di corsa, vedendo subito gli altri due agenti. Si volt con gli occhi della belva in gabbia, arrendendosi.
Li ammanettarono senza tanti riguardi, caricandoli sulle due auto di servizio.
Ardig si era fatto i soliti giri di Piola, un giro tondo inutile per mezz'ora fino a quando lei era arrivata direttamente dalla circonvallazione.
La solita tuta nera, la bandana azzurra stavolta... doveva averne un sacco.
Hai fatto tardi la rimbrott bonariamente.
Ho fatto dei mestieri in casa. Non pensavo di trovarti qui.
Lui arross mentre si dirigevano al solito giardinetto, il loro ritrovo, manco fossero due adolescenti.
Volevo fumarmi l'ultima sigaretta con te.
Wow, l'ultima Marlboro.
Lui mostr il pacchetto di Chesterfield.
Veramente ho questo.
Lei ammicc osservando avidamente la bionda in attesa di quel suo tiro, quella piccola boccata di trasgressione e di vita.
In realt dopo il primo tiro ne fece un altro, e un altro, e un altro ancora.
Lui si accese un'altra sigaretta per farle compagnia e sentirsi pi vicino a lei. Come se quelle due bionde potessero unirli, come in un abbraccio, come in un orgasmo.
L'ultima boccata, poi lei lo guard.
Uno sguardo intenso, a radiografargli l'anima.
Una corrente sotterranea li agitava.
Pi lui di lei, che infatti si alz.
Bruno, non possiamo.
Non ho fatto niente.
Ma lo stavi pensando, e pure io.
Lui prese un'altra sigaretta.
Lei gli soffi un bacio con la mano allontanandosi.
Ho gi trasgredito una volta, per stanotte ho esaurito il bonus. Ci vediamo bel tenebroso.
Nel verbale avevano scritto che i due romeni avevano opposto resistenza all'arresto per giustificare i lividi e le escoriazioni con cui li avevano consegnati all'ufficio matricole del carcere cittadino di San Vittore. Li avevano ammanettati poco dopo mezzanotte, li avevano scodellati ai colleghi della Penitenziaria intorno alle 4.
In mezzo tre ore di chiacchiere nello scantinato della Questura, nella stanza non siamo qua, quella insonorizzata, senza telecamere o microfoni, dove una volta chiusa la porta nessuno sente o vede.
Il trattamento Farris era servito per far ammettere a Lobont di aver stuprato una ragazza sudamericana qualche mese prima ma sul delitto del barbone aveva negato su tutta la linea.
Prima di andarsene a dormire l'ispettore aveva atteso l'arrivo del commissario.
L'alone di barba, gli occhi arrossati per il sonno, la mano destra arrossata per altre ragioni e l'alito impregnato di caffeina, il telefonino in mano.
Sul display la foto di Lobont inviata con un mms alla Gravina e la risposta negativa della donna.
Alle 9 cal il sipario sulla caccia all'uomo sbagliato.
Non  stato lui. Intanto lo possiamo sbattere dentro per violenza sessuale e lesioni all'ecuadoregna, ma non per l'omicidio del clochard.
Nelle ore successive avrebbero ricostruito scrupolosamente i suoi spostamenti e verificato che la notte dell'omicidio era stato ospite del campo rom di via Idro. Dalla parte opposta della citt.
Alcuni connazionali, interrogati dagli agenti, avrebbero confermato l'alibi. Si erano sbattuti come matti solo per ammanettare uno stupratore, non il killer del barbone.
Ardig prese atto del buco nell'acqua.
Sperava in una confessione del malvivente romeno.
Si era illuso di avere un caso banale, che si sarebbe risolto in un battito di ciglia e si era sbagliato per la seconda volta in pochi giorni.
Il transessuale non era stato ucciso da un cliente o da un protettore.
Era stato ucciso perch era l'Ingordo, per punirlo dei suoi peccati.
E il senzatetto non era stato ucciso da un romeno o da un altro barbone.
Era stato ucciso perch era l'Inerte.
Stavano correndo dietro a un fantasma.
Comunque cerc di vedere il bicchiere mezzo pieno, due delinquenti romeni in galera.
Uno di loro, con l'accusa di stupro, ci sarebbe rimasto parecchio, meglio di niente. Del resto tra i compiti della sezione Omicidi e reati contro la persona c'era anche la caccia e la cattura, degli stupratori.
Ma l'assassino del trans e del clochard restava ignoto e libero.
Libero di preparare un altro fantoccio di cartapesta.
...
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...
CAPITOLO QUARTO.
...
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IL VANAGLORIOSO.
...
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...
Girovagando Raffaello aveva finito per perdersi nel parco che contornava l'area delle piste. Sul fondo degli alberi, il buio e un po' di requiem.
Cercava solo la quiete dopo la tempesta elettronica. Punt verso il recinto, nella zona pi oscura, per provare a vomitare in santa pace.
Un paio di ragazzi correvano qualche metro pi in l, o forse li stava sognando.
Barcoll, poi quasi centr un albero con la fronte: apr la patta e via un altro scroscio inzuppandosi anche i jeans. Quindi rigett.
Si sent un po' meglio e in quel momento la vide.
Stava ancora viaggiando in Paradiso?
Perch Chicca era nuda, come mamma l'aveva fatta, come lui la sognava quando voleva sentirsi un maschio e restare ancorato a quella sfera sessuale da cui si stava allontanando inesorabilmente. Solo i sandalini ancora ai piedi.
Forse era davvero un sogno.
La musica, la gente intorno, il prato.
Lei era quasi nascosta dietro gli alberi.
Si muoveva senza alzarsi. Lo guardava.
Uno sguardo invitante, accogliente.
Pareva confusa, sbronza, i vestiti sparsi intorno a lei.
Lui aveva ancora l'uccello gocciolante fuori dai jeans e quello improvvisamente si raddrizz, fiutando la grande occasione per sentirsi finalmente uomo.
Qualche passo, lei si contorceva, lenta, inebetita, incapace di armonizzare i movimenti. Le pasticche l'avevano imbambolata.
Le gambe si aprirono, o forse erano gi aperte mostrando quel bocciolo di rosa, invitante, a chiamarlo.
Successe tutto confusamente, come in uno di quei sogni strani, dove non sei nemmeno sicuro di dormire, ma neppure di essere sveglio.
Le mont sopra.
Non sapeva come fare.
Spinse come poteva, fatic a trovare il pertugio, poi lo individu e spinse ancora pi forte con l'arnese, diventato duro come un punteruolo.
In qualche modo la penetr.
Era calda, bagnata di mille liquidi.
Lei non si opponeva, ma nemmeno partecipava.
Era strana, rantolava, non si muoveva, come se manco ci fosse.
Una coppia di ragazzi spunt all'improvviso da dietro un albero.
Fecero dei commenti, urlarono, se ne andarono.
Lui continu, ancora qualche colpo poi non si trattenne e venne, un po' dentro di lei e un po' fuori.
Manco aveva messo il preservativo, manco lo aveva...
Si ritrov sdraiato, ansimante, un cielo che rendeva onore al nome di quella discoteca, tutto stellato manco fossero al planetario.
Per un istante lo stupore lo invase.
Era successo.
Proprio con lei, proprio con Chicca.
La sua confidente, la sua psicologa, la sua gemella.
Tutto sarebbe cambiato adesso?
Le allung la mano, stringendola.
Si addorment per alcuni minuti.
Milano, giugno 2017
Altri giorni passati senza storia.
Alle 6 Ardig correva come ogni mattina per esorcizzare i fantasmi notturni, quelli che lo tormentavano appena chiudeva gli occhi.
Ancora quel pozzo nero, senza appigli a cui aggrapparsi, solo mattoni senza fessure.
E quel tunnel laterale da cui provenivano versi bestiali, come se un mostro, un rettile, un coccodrillo, stesse per sbucare fuori da quell'antro per divorarlo orribilmente.
Lo sentiva, vedeva i suoi occhi verdi accendersi come fanali nella notte. E lass, fuori, un volto che non riusciva a mettere a fuoco.
Si era svegliato sudato e non aveva pi dormito, cos era uscito a correre prestissimo.
Piazzale Piola, viale Romagna, largo Rio de Janeiro, viale Campania, viale Mugello, viale Molise, piazzale Cuoco.
Poi lo stretching in piazzale Martini, respirando l'aria buona di quel polmone verde, il parco che avrebbe visto ogni mattina se avesse preso in affitto quel bilocale.
In tasca aveva 1 euro per il primo caff della giornata in un bistrot arredato solo con mobili di legno e vasi di piante, una piccola pergola a sovrastare i tavolini. Un posto da sogno per riconciliarsi con il mondo dopo una notte di incubi.
Dieci minuti di lettura. La Gazzetta per la sua Olimpia eliminata dai playoff. Squadra da ricostruire, come la sua vita.
Poi un'altra corsa per tornare, pensando stavolta ad Angela.
Si erano incrociati altre due volte, le solite sigarette.
Lei sembrava distratta, o meglio, lontana. Aveva messo una distanza tra lui e lei, forse per proteggersi.
Rientrato si spar una razione di 100 flessioni sul pavimento della cucina, quindi doccia e via.
Un altro giorno in attesa di novit e della morte annunciata dalla righe riviste di Pavese.
Verr la morte.
Ancora non si era vista, non davanti a lui, non a guardarlo direttamente negli occhi, solo intorno a lui.
Prima un transessuale, poi un senzatetto.
Erano davvero due peccatori?
Verr un angelo nero. Verr Asmodeus.
Non si era visto neppure lui finora... qualcuno si divertiva a farlo friggere nell'attesa che magari si sarebbe protratta per settimane, per mesi, per anni obbligandolo a trascorrere ogni istante della sua esistenza stando sul chi vive, aspettandosi il peggio da un minuto all'altro.
Piomb in ufficio poco dopo le 9.
Dopo aver consumato il rito del secondo caff al solito baretto in via Cardinal Federico, il cellulare vibr nella tasca mentre stava posando il culo sulla seggiola dietro la scrivania.
Un numero che da anni non compariva sul display del suo cellulare, una telefonata di trenta secondi e un invito per un altro caff.
Dietro le sbarre.
Marco Fontana stavolta non viaggiava da solo.
La strada era sempre la stessa, l'autostrada A4 di cui ormai conosceva a memoria ogni uscita. Sesto San Giovanni, Agrate, Cavenago, Trezzo, Capriate. E poi Dalmine, la porta per le valli.
Al suo fianco il vecchio religioso teneva gli occhi chiusi ma non dormiva, si era fatto annunciare la sera prima con un sms.
Un Caino aspetta di incontrarla. Padre Harald.
Adesso erano diretti verso un monastero sperduto per parlare con un'anima nera.
Guidando verso la periferia meridionale della citt il commissario Ardig rifletteva su Ricci Baldi.
Un presente da clochard, un passato nemmeno troppo remoto da tossico, da rapinatore e da detenuto.
Distratti dai ritratti elogiativi della Gravina e della bella avvocatessa filantropa, la De Romanis, avevano sviato da una retta via facile da seguire: quella della piccola criminalit, quella di strada, e di galera.
Ogni tanto capitava che i conti aperti nei raggi venissero saldati fuori, una volta tornati in libert, quando non c'erano pi i secondini a pararti il culo.
Teoria che faceva vacillare l'idea che si era fatto dopo aver raccolto quel pupazzo in Duomo, ovvero che fosse lui l'Inerte.
Forse si era sbagliato, forse era stato solo un regolamento di conti tra balordi e forse per quello aveva ricevuto quella telefonata.
Oltre allo storico penitenziario di San Vittore, nel cuore del centro cittadino, Milano disponeva di altre due case di reclusione nell'hinterland: il carcere di massima sicurezza di Opera, a sud ovest della citt, una struttura dei primi anni Ottanta, un bunker di cemento armato, e quello pi moderno di Bollate, nell'area nord ovest, adiacente all'area del sito utilizzato per l'Expo, ancora in fase di smantellamento, una struttura pi moderna inaugurata con l'inizio del nuovo millennio.
Nel corso della sua custodia cautelare Pierluigi Ricci Baldi era transitato prima a San Vittore, dove aveva scontato i primi mesi di detenzione, poi era stato spostato a Opera, in un raggio che ospitava i reclusi con problemi di tossicodipendenza.
Un braccio apposito, separato, nell' utopico tentativo di evitare che i tossici si facessero anche dentro di cocaina, anfetamine e pasticche varie che circolavano nelle sezioni dei detenuti comuni.
Cazzate, perch poi in cortile, in mensa, in infermeria, negli spazi ricreativi, culturali o in quelli adibiti ai percorsi professionali i detenuti si incontravano e si mischiavano.
Inutile quindi illudersi di segregare i tossici. Molti di loro ricevevano regolari somministrazioni di metadone, sotto controllo medico, per alleviare i sintomi dell'astinenza.
Dentro quel fortino di cemento armato, sorvegliato da garitte con vetri antiproiettile e guardie con le mitragliette, Ardig c'era stato una volta sola, alcuni anni prima, quando si era trovato a indagare su un assassino-giustiziere che accoppava criminali della peggior specie in una sua vendetta privata. Un'indagine dai contorni torbidi, su un uomo perbene che aveva scelto di sporcarsi le mani del sangue cattivo di anime nere.
Un'indagine che lo aveva condotto dentro il cuore blindato di quel penitenziario, dove si era fatto un amico, l'ispettore Pietro Labate, un cinquantacinquenne di origine campana dall'aria arcigna e dal fisico massiccio. Era stato lui, poco prima, a chiamarlo per fissare un appuntamento fuori da quei bracci, dove neanche un vicequestore di Polizia poteva accedere senza un permesso apposito dei magistrati.
Lo avrebbe incontrato nel limbo, in quel perimetro interno alle mura, ma esterno al secondo livello di protezione, dove erano dislocati i magazzini, i depositi e tutto quanto serviva per far funzionare ogni giorno quella cittadella, dove vivevano 600 persone che vedevano il mondo da dietro le sbarre e un altro centinaio tra personale di sicurezza e amministrativo.
Si accomodarono a un tavolino del bar esterno, quello per i fornitori e i dipendenti. Intorno un nugolo di agenti con le loro divise azzurre, pantaloni con le tasche laterali e polo con lo stemma della Penitenziaria.
Labate era invecchiato rispetto al loro precedente incontro: i capelli del tutto ingrigiti e pi radi, qualche chilo in pi, le rughe ancora pi profonde. Le mani grandi, con quelle dita che sembravano tondini di ferro.
Stretta di mano rapida e convenevoli rimandati al successivo incontro.
A che debbo il piacere? chiese Ardig.
L'ispettore parl a bassa voce.
Gira voce tra i comuni che da qualche tempo  sparito di circolazione uno che qua si  fatto la muffa.
Ardig drizz subito le antenne.
Di chi si tratta?
Santino Firicane.
Mai sentito.
Labate fece un cenno al barista.
Vanno bene due caff?
Il commissario accett.
L'altro riprese.
Non lo conosci perch tu non ti occupi dei criminali, quelli veri protest prima di alzarsi a recuperare le due tazzine fumanti.
Aveva ragione. Il responsabile della Omicidi non era uno sbirro come gli altri che si sporcava ogni giorno le mani con i malavitosi, quelli che lucravano sui traffici peggiori, che utilizzavano la violenza esercitata e la paura inculcata nel prossimo come strumenti per il loro business.
Lui si occupava di altro: assassini.
La maggior parte di loro era incensurata, gente che non aveva mai commesso reati, con la fedina penale immacolata e una buona reputazione a precederli. Menti cattive, malate, occultate nelle teste di persone perbene e difficili da snidare e sradicare.
Dopo aver bevuto il caff Labate attacc.
Nel braccio dei normali si dice che questo Firicane  sparito dalla circolazione. Da una ventina di giorni. Cos, puff...
Schiocc le dita evocando un gioco di prestigio.
Chi  questo Firicane?
Tante cose.  stato ricettatore, rapinatore, usuraio, estorsore. Mo' dicono che riga dritto, fa la sicurezza ai locali a luci rosse di certi albanesi amici suoi.
Che albanesi?
E mica tutto io ti devo dire, no? I colleghi tuoi alla Mobile sanno vita, morte e miracoli di tutti 'sti qui.
Ardig si accese una sigaretta in attesa che Labate arrivasse al punto.
Perch se aveva contattato lui, il capo della Omicidi, e non quello della Mobile, significava che in ballo c'era un morto.
Ho letto di quel ragazzo, il barbone, quel Ricci Baldi.
Ragazzo, aveva trentanove anni...
Lo conoscevi?
Come no? Qua si  fatto un bel transito.
Che tipo era?
Ne parlavamo ieri con gli altri ragazzi. Mai dato rogne.
Lapidario e sintetico.
E che altro?
Niente altro. Un tossico, uno zombie.
Secondo te si era fatto dei nemici qui dentro?
Labate si prese un secondo di riflessione.
No, quando mai. Quello era uno invisibile. Sempre rimbecillito dai tranquillanti, stava in branda e non rompeva le palle a nessuno. E poi...
Poi?
Uno cos, se volevano dargli una lezione ci mettevano un minuto e manco ce ne accorgevamo. Lo appendevano a un lenzuolo, suicidio e caso chiuso in mezz'ora.
Vero. Quasi ogni settimana, nel sistema penitenziario italiano, un detenuto, depresso, fragile, si ammazzava appendendo stracci o lenzuola alle inferriate.
Secondo i PM erano tutti suicidi che poi archiviavano, assecondando la pressione dei direttori del carcere.
Molti in realt venivano suicidati dai compagni di sventura. Nel nuovo millennio non c'erano pi i killer delle carceri - gli ergastolani che sventravano con i punteruoli, tanto una condanna in pi o in meno per loro non cambiava nulla - non c'erano pi semplicemente perch non c'erano pi gli ergastolani, perch ormai per un omicidio si usciva al massimo dopo dieci anni e nessuno voleva prendersi sul groppone un'altra condanna. In carcere si moriva solo di malattia o di suicidio... magari assistito, molto assistito.
Ardig spense la sigaretta e fiss negli occhi il suo interlocutore.
Cosa mi devi dire?
Che  strano no? Che questo Ricci Baldi viene ucciso e alcuni giorni prima Firicane sparisce dalla circolazione. Secondo me c' un collegamento tra la scomparsa di Santino e l'omicidio del ragazzo. Non credi?
Poteva crederlo. Lo credeva.
Labate intanto si era zittito in attesa di una sua risposta.
Che legame ci vedi?
Che qualcuno ha sbudellato il barbone perch gli stava sulle palle per qualche torto o perch sapeva troppo di qualche affare losco che magari riguardava proprio Santino. E magari a sbudellarlo sono stati gli amici albanesi di Santino che secondo i comuni stanno pazziando nelle periferie per sapere che fine ha fatto l'amico loro. E magari il ragazzo sbudellato...
Non lo hanno sbudellato, gli hanno reciso la carotide con un coccio di bottiglia precis Ardig.
La grossa mano di Labate si agit fendendo l'aria.
Per me il ragazzo sapeva qualcosa di troppo oppure aveva fatto un torto a Santino o agli albanesi.
D'accordo, cerchiamo questo Firicane. Ti ringrazio.
Di nulla, lo sai che qui ti dobbiamo sempre un favore chios Labate, rifilandogli una manata sulla schiena per congedarlo.
Si lasci alle spalle il pesante cancello in ferro del penitenziario, accese una bionda per riassaporare il ritorno nel mondo dei liberi.
Santino Firicane, chi era? Un altro peccatore? Che fosse lui il Blasfemo che ancora mancava all'appello?
Il suo Carneade per lui era un emerito signor nessuno. La sua memoria escludeva di averlo incrociato in qualche indagine.
Prima di salire in auto inizi a smanettare con il cellulare mandando una raffica di whatsapp a Scalise e Sironi per fissare una riunione al volo per studiare il profilo di questo Firicane.
Poi invi un messaggino alla bella avvocatessa De Romanis sperando fosse libera a pranzo.
Lo era, appuntamento alle 13 in Duomo.
Il piccolo monastero non aveva il nome di un santo n una storia importante e neppure un indirizzo da impostare sul navigatore.
Si trovava nel cuore della Val Taleggio, una diramazione della Val Brembana incastrata tra i monti che separano la provincia di Bergamo da quella di Lecco.
Un luogo bellissimo e suggestivo, la montagna aspra e rude, non ancora contaminata dall'uomo. Poco cemento, poco asfalto.
Padre Harald conosceva a memoria la strada.
Percorsero la provinciale della Val Brembana, svoltarono a San Giovanni Bianco e si inerpicarono fino a una svolta prima del Comune di Taleggio.
Il monastero era infrattato in un'area boschiva, affacciato su una gola si ergeva su un vista spettacolare.
Quello  l'orrido dei Serrati spieg il vecchio officiale.
Poi aggiunse: Gutta cavat lapidem indicandogli quella gola scavata dall'acqua di un torrente che nei secoli aveva eroso la roccia delle montagne.
Lasciarono l'auto in uno spiazzo erboso e si avviarono al portale d'ingresso, munito del solito campanaccio con cui i visitatori si dovevano annunciare.
I monaci, quando erano pi giovani e in forze, producevano il tipico formaggio di quella valle. Invecchiando, senza un ricambio generazionale a rimpiazzarli, quella struttura montana, cos isolata, circondata dal silenzio, era stata convertita in una sorta di casa di riposo dove erano confluiti benedettini e cistercensi, diversi per ordine di appartenenza e per il saio che indossavano ma accomunati dall'et e da quell'ultima missione: spegnersi serenamente tra la preghiera e il riposo.
Erano accuditi da alcuni religiosi pi giovani, polacchi, cechi, slovacchi, uomini dell'Est dalla tempra dura, adatti per quella montagna.
'Sto cazzo di Firicane ci fa esaurire il toner della stampante... Allora, condannato a nove anni e quattro mesi per violenza, lesioni, minacce, estorsione nel 1984, poi condannato a sei anni e otto mesi, nel 1999, per sfruttamento della prostituzione, violenza...
Il capo della Mobile, Sironi, sembrava un conduttore di Tutto il calcio minuto per minuto che snocciola le formazioni in campo.
Ardig afferr una sigaretta, brandendola per stopparlo. Lasciamo perdere il casellario giudiziario. Cosa sappiamo veramente di lui?
Sironi allarg le braccia: Da giovane gravitava nella galassia dei clan siciliani, gente del Giambellino e del Gratosoglio, quelli vecchio stampo, che campavano con il racket e quelle robe da due lire. Poi si  messo in proprio aprendosi un locale suo, ma da qualche anno  entrato nel giro degli albanesi, quelli che ripuliscono il denaro sporco con attivit lecite.
Secondo i colleghi si occupava della security in un night di viale Montenero, il Dark Side of Venus.
Pure quello  loro, degli albanesi, anche se ufficialmente appartiene a una societ con sede alle Isole Marshall nell'emisfero australe.
Non doveva aggiungere altro.
Il nostro Santino - prosegu il collega - si occupa della gestione del locale, del reclutamento delle ragazze e ovviamente della security, insieme a tre sgherri.
Ardig osserv le schede dei tre radiografandoli fin dalle prime righe.
Brutti ceffi con la fedina penale sporca, per non parlare della coscienza, che di giorno facevano i corrieri o gli estorsori e quando arrivava la sera si mettevano la giacca e gli auricolari e diventavano irreprensibili bodyguard, impeccabili nei loro completi scuri.
Un profilo lo colp in particolare.
Era una vecchia conoscenza, si chiamava Toni Calabria. Ardig era appena entrato in Polizia quando aveva partecipato al suo arresto: aveva sventrato un protettore nell'ambito di una faida per il controllo della prostituzione.
Dopo una decina d'anni era tornato in circolazione e adesso lo avrebbe incrociato nuovamente ma non subito.
Prima avrebbe incontrato la De Romanis.
Ho un impegno a pranzo. Dopo faccio un salto in questo locale, vediamo se sanno dirci qualcosa.
Ad accogliere i due ospiti fu padre Arkadiusz, un sessantenne dai capelli radi, occhi chiari, lineamenti tirati. Conosceva padre Harald e attendeva il loro arrivo.
Gli diede il benvenuto con il suo accento duro, spiegandogli che nella foresteria erano ospitati da anni tre laici, tre ex detenuti che avevano scelto di isolarsi tra quelle mura, in quel bosco, fuggendo dal mondo reale dove non c'erano affetti ad attenderli, ma solo pregiudizi nei loro confronti. Svolgevano i lavori pesanti, badavano alle mucche nella stalla, curavano l'orto, tagliavano la legna.
Fontana intravide gli altri due impegnati proprio nella stalla. Erano avanti con gli anni, oltre la sessantina.
Si domand chi fossero e quali delitti avessero commesso nella loro precedente vita.
Il terzo uomo, il loro uomo, era nell'orto. Dissodava il terreno in pantaloncini logori e canottiera verde militare, ai piedi degli scarponi da montagna, con calze di lana.
Alberto Parona gli apparve come un uomo di statura media e di corporatura gracile. Il volto anonimo, gli occhiali rotondi e una barbetta incolta gli conferivano un'aria da intellettuale. A vederlo regalava l'illusione di un omino innocuo, uno che fuori di l sarebbe passato inosservato.
Invece in un'esistenza precedente aveva reciso le vite di due ragazzini, con un martello aveva aperto la testa a due minorenni che aveva adescato per soddisfare i suoi desideri omosessuali.
I fatti risalivano ai primi anni Novanta.
Con quell'aria mite e quelle spalle strette sembrava quasi un pretino, tuttavia gli occhi emettevano una luce strana, a intermittenza, un po' come predatori dei documentari, freddi, glaciali, rapaci.
Fontana ci lesse la cattiveria di un essere oscuro che seguiva un'indole criminale semplicemente perch quella era la sua natura.
Una natura malvagia che nessuna forma di preghiera e di espiazione avrebbe potuto correggere, nemmeno la detenzione.
Ancora una volta si domand se la pena di morte, applicata in diversi Stati occidentali, non rappresentasse l'unica soluzione per soggetti di tal fatta. Uomini perduti.
Rimedi estremi per mali estremi.
Parona si era preso venticinque anni per il suo duplice delitto e ne aveva scontati sedici, i soliti due terzi.
Una media di otto anni per ogni omicidio, uno sfregio alla memoria delle sue vittime che si sarebbero rivoltate nella tomba.
Piazza del Duomo, il salotto di Milano, la casa dei milanesi.
Curiosamente Ardig, pur avendo l'ufficio a poche decine di metri, ci transitava di rado.
Poco amante della calca, al limite dell'agorafobico, allergico ai negozi e allo shopping, il capo della Omicidi preferiva muoversi nelle viuzze riparate, quel dedalo di stradine storiche racchiuse nel triangolo tra piazza Vetra, Cordusio e Sant'Ambrogio, dove, a eccezione di via Torino, bazzicava poca gente e giravano poche auto.
E invece ci stava ritornando, pochi giorni dopo la visita alla statua del San Bartolomeo.
Certo incontrare l'avvocato De Romanis, con la sua bellezza austera ed essenziale, non era come fronteggiare un martire scuoiato.
L'appuntamento era alle 13 sotto i portici davanti alla Mondadori. Nell'attesa osservava perplesso le palme impiantate mesi prima, al centro di uno tsunami di polemiche sui media e sui social.
A lui non piacevano, stonavano con l'austerit della piazza, ma alla fine non  che gliene fregasse poi molto.
La De Romanis arriv con qualche minuto di ritardo e l'aria trafelata.
Pantaloni scuri, giacca scura in mano, top avorio e scarpe basse. Elegante e formale.
Ho solo mezz'ora. Dove andiamo?
Le va bene il McDonald's l avanti?
Gli regal uno sguardo compassionevole, come se fosse un totale deficiente.
No, per carit, preferirei un'insalata. Ma non quella del Mc...
Non replic, accettando docilmente di seguirla in via Mazzini.
Un posto inevitabilmente strapieno a quell'ora. Uno di quei maledetti locali con men rigorosamente bio. Niente fritti, maionese e tutto quanto lo stomaco di Ardig era abituato a trangugiare.
Lei ordin un'insalata con cereali, noci e scaglie di Grana, roba da rifilare ai piccioni del sagrato del Duomo.
Lui scrut i tramezzini con aria sconsolata, tutta robaccia sana. Stava per arrendersi quando intravide le ultime focacce, prese al volo quella con tonno e pomodoro. Chiese la maionese, ma il ragazzo dietro il bancone lo fulmin con lo sguardo.
Non abbiamo salse.
Spremute per entrambi.
Parlarono a bocca piena, dato che avevano poco tempo.
Esord lei, avendo saputo del fermo di Lobont.
Purtroppo non  lui l'assassino, ma deve comunque rispondere di violenza sessuale le spieg il commissario con un pizzico di delusione che vibrava nelle sue corde vocali.
Se fosse stato il rumeno sarebbe stato tutto pi facile.
Avete altri clochard di cui sospettate?
No.
Vorrei farle una domanda.
Prego.
Pierluigi le ha mai raccontato qualcosa del suo periodo in detenzione? Magari le ha accennato a qualche episodio avvenuto...
No, mai.
Tranciante e sicura.
E non ricorda che abbia mai avuto problemi...
No, mi spiace.
Tranciante anche questa volta e altrettanto sicura.
Fine della pista.
Per qualche istante tacquero entrambi.
Perch mi fa queste domande? Voglio dire, non pensate a un'aggressione tra senzatetto?
Non possiamo escludere nessuna opzione.
Lei annu perplessa intuendo che il commissario le stesse nascondendo qualcosa.
Ardig avrebbe voluto tanto accendersi una sigaretta, ma in un bar non poteva. Terminarono in silenzio l'insalata e la focaccia.
Torniamo fuori? propose.
Il conto lo pag lui: 19,50 euro per quelle schifezze.
Un furto.
Moll 20 euro sul tavolo, resto mancia.
Si incamminarono verso piazza Missori.
Da quanto tempo non vedeva Ricci Baldi?
Non molto, un mese circa. Lo studio  vicino al parco, ogni tanto vado anch'io a correre in pausa pranzo. Vantaggi di essere il datore di lavoro di me stessa...
Ah, corre?
S, anche lei?
Ogni mattina.
In che parco?
In circonvallazione. Mi faccio tutta la Est su e gi.
Un altro sguardo di compatimento.
Con tutto quello smog? Peggio che fumarsi trenta sigarette al giorno.
Ne fumo anche quaranta se  per questo.
La De Romanis rise.
Commissario, ma lei si vuole proprio male. Mangia da Mc, corre in circonvallazione, fuma due pacchetti...
Rise anche lui.
Mettendoci sopra una battuta che misurava il suo stato d'animo.
Diciamo che voglio facilitare il lavoro a chi mi vuol fare fuori...
E la lista  lunga?
Pi di quanto crede. E qualcuno adesso  diventato molto insistente.
Stavolta non risero.
Mi stava dicendo di Pierluigi.
L'avvocato scosse la testa.
Negli ultimi mesi Pierluigi era peggiorato, si era imbruttito, aveva iniziato a bere di pi, cartocci di vino uno dopo l'altro, spesso era ubriaco.
E diventava molesto? Aggressivo?
No, no, era ancora pi penoso, piangeva, biascicava frasi incomprensibili, chiedeva scusa. Credo si rivolgesse alla madre, per le sofferenze che le aveva provocato. Secondo me Pierluigi cercava di punirsi per espiare il senso di colpa nei confronti della madre...
Plausibile, se davvero da viva l'aveva fatta dannare, una volta morta era stato sepolto dai rimorsi. Una storia tristissima, come il suo epilogo.
Eccoli i peccati del clochard.
Arrivarono alla scala della metro.
Commissario, mi perdoni, ho un cliente che mi aspetta in studio, torno in Porta Romana.
La ringrazio, vada pure al lavoro.
Si salutarono con una stretta di mano e un'occhiata che trasmetteva una corrente emotiva che finsero di ignorare.
La segu con lo sguardo mentre spariva inghiottita dalla scala della metropolitana e poi si avvi verso l'ufficio.
Strada facendo chiam Santoni, avvertendolo di prepararsi.
Andavano in vita.
Un sms bipp mentre camminava.
Se una sera ha voglia di un aperitivo... un abbraccio, Arianna.
Ardig sorrise come l'emoticon che sigillava il messaggino.
Ricambi con un'altra faccina sorridente.
E un molto volentieri, Bruno.
Parona li accolse impassibile continuando a rivoltare la terra sassosa.
Qui va bene per le patate.  terreno secco li inform prima di mostrare loro, con orgoglio, l'orto grande circa come un campo da tennis.
Fagioli, coste, spinaci, l ci sono le carote. E poi l'insalata.
Solo verdura per le zuppe.
Complimenti, un ottimo lavoro.
 l'unica cosa buona che ho fatto nella vita rispose prontamente.
Come se volesse variare il livello del dialogo. Un ufficiale dei Carabinieri e un assassino non potevano conversare di ortaggi.
Lo sapevo che un giorno sarebbe arrivato qui uno come lei.
Fontana non replic, stava studiandosi il soggetto.
Che grado ha lei?
Capitano.
Addirittura un capitano... ora comincio a capire.
Cosa?
Lo sa qual  l'unico vizio che mi ha lasciato la vita?
No.
Il caff. Quello buono, cremoso. Quello del bar. Cos un giorno alla settimana, quando mi mandano in paese per fare le compere e per prendere le medicine, passo al bar e mi gusto un espresso.
Lo lasci proseguire.
Quanto ti abitui a fare a meno di tutto un piccolo piacere come un caff diventa... come faccio a spiegarglielo mica lo so.
Ancora una volta Fontana non rispose.
Va beh, al bar ci sono i giornali sul tavolo e quando ho letto di quel corpo nel cimitero...
Cosa ha pensato?
Che il passato ritorna sempre, che il male ritorna sempre, che non puoi scappargli. Neanche in questo buco di culo fuori dal mondo. E infatti adesso arriva persino un capitano. Tanta roba per uno come me.
Tipo sveglio, parlantina facile.
Cosa faceva lei prima di...
Prima di essere arrestato? Ero in banca, con il mio bel diploma di ragioniere da 56/60. Mi occupavo di investimenti. Ero bravo, il mio portafogli clienti aumentava.
Un cervello da calcolatore.
Fontana decise di mettere le carte sul tavolo.
Il corpo nel cimitero di Perego sul Brembo  stato carbonizzato dentro un'edicola votiva.
Ah.
Prima lo hanno massacrato a sprangate, poi gli hanno dato fuoco quando era ancora vivo.
Parona assorb la notizia con distacco anche se un lampo guizz nei suoi occhi. Un assassino non poteva rimanere indifferente sentendo parlare di un altro omicidio.
Riteniamo si sia trattato di un rito satanico.
L'uomo annu senza mostrare stupore.
Chi  il morto? Uno di noi, un Caino?  per questo che  venuto fin quass? borbott riprendendo a dissodare una zolla, come se non fosse realmente interessato a quella conversazione.
Fontana si prese un paio di secondi per tenerlo sulle spine.
Quel corpo  di don Corrado Robbiani. Il suo padre Giuda.
La vanga si blocc, come se la terra smossa l'avesse imprigionata. Stavolta negli occhi di Parona saettarono luci diverse: paura, sorpresa, forse anche invidia.
Chi ha ucciso padre Giuda?
Questo dovrebbe dirmelo lei.
La vanga si liber dalla terra, un paio di zolle smosse.
Poi Parona rispose.
Ne  passato tanto di tempo. Sono confinato qui da pi di sei anni, ma sembra che siano sei secoli.
 stato uno di voi?
Il Caino depose la zappa, andandosi a sedere sul parapetto, sotto di lui l'orrido della Val Taleggio. Una distesa di sassi, acqua e piante.
Lo odiavamo tutti.
Anche lei?
Assolutamente. Ci umiliava, ci vessava, tirava fuori il peggio da ognuno di noi. Eravamo come quelle tigri del circo ammansite con le fruste. Fino a quando si rivoltano ed escono dalla gabbia.
Parlava bene, si capiva che Parona aveva studiato.
Nessuno di voi per si  ribellato.
Eravamo come anestetizzati. Ognuno di noi aveva intrapreso quel cammino con l'illusione di diventare migliore, per tornare a essere una persona normale, che baluba che eravamo...
Invece?
Storia vecchia ormai. La Casa di Caino era l'ingresso dell'inferno con biglietto di sola andata. Padre Giuda voleva spingerci oltre il limite, gi negli abissi, lui e quegli invasati che gli facevano da pretoriani. Gente che si tagliava con pezzi di ferro, usciva nuda a dicembre per congelare e battere i denti. Era una corsa alla pazzia tra indemoniati. A farsi del male e a fare del male.
Come riusciva a tenervi soggiogati?
Con la paura e con il carisma. E anche con un paio di sgherri, gente cattiva, di malavita. Cos riusciva a farti fare quello che voleva, a importi qualunque umiliazione. E pi te lo ordinava e pi ci credevi. E lui era il peggiore di tutti, altro che scagliare la prima pietra.
Perch?
Lui era il male. Gli era entrato dentro. Ce l'aveva nelle viscere, ne era impregnato. Godeva nel vedere il male, nel distribuirlo, nel fartelo subire. E il male sapeva contagiarlo, farlo entrare sotto pelle a chi era a contatto con lui. Sapeva pure venderlo a chi lo voleva.
Fontana drizz le antenne.
Si riferisce alle prostitute uccise?
Di notte alcuni Caini, quelli del suo cerchio magico, potevano uscire con il furgoncino. Oppure arrivava a prenderli gente da fuori, gente di Milano, con i macchinoni con i vetri oscurati. Li usavano per chiss quali porcherie, andavano nei cimiteri, facevano robe da brivido e tornavano con mazzette di banconote che poi servivano a padre Giuda per mandare avanti la baracca. Ha capito cosa sto dicendo?
Fontana non mosse un muscolo facciale, stava solo ricevendo una conferma di quanto ormai aveva compreso.
Parona riprese.
Non avete capito un cazzo di come funzionano certe cose. Siete ancora tutti convinti che i satanisti siano ragazzi con i capelli lunghi e tatuaggi con simboli demoniaci, quelli che ascoltano la musica metal, non avete capito un cazzo. Quella  gente con carriere, conti in banca, conoscenze importanti, persone perbene in giacca e cravatta, con la faccia pulita, gente che non si sporca le mani. Gente che mette a letto i figli e poi si beve il sangue di una poveraccia sotto la luna piena. Andate a cercarli nei consigli di amministrazione, nei posti di comando che tanto quelli non li tocca nessuno, per questo si credono il Dio di loro stessi.
Il quadro ormai era chiaro.
La Casa di Caino serviva come serbatoio di rifornimento per satanisti: l potevano trovare gente con le mani cos lorde di sangue da prestarsi a esaudire i loro desideri senza rimorsi di alcun genere: il sacrificio umano di una giovane donna acquistata dai clan albanesi, o semplicemente l'eliminazione di una testimone scomoda, una ragazzina ingaggiata per una notte per soddisfare i capricci, per i rituali, per giocare a spargere il primo seme sotto la luna per poi chiuderle la bocca per sempre.
Oppure, anche se non voleva neppure pensarlo, una ragazzina innocente, vergine, pura dal peccato, una da rapire, da prelevare a due passi da casa e da uccidere in un campo gelido perch qualcosa era andato storto.
Scacci quel pensiero tremendo.
Chi erano quei due? Quelli sepolti?
Lo sapete anche voi, altri Caini.
E quello trovato morto di overdose.
Un altro Caino.
Cosa avevano fatto per essere uccisi?
Parona si alz e riprese la zappa.
Capitano, io vi ho gi detto tutto quello che dovete sapere, chi era padre Giuda, cos'era la Casa di Caino.
Il resto ve lo dovete scoprire da soli. Non ho altro da dirvi.
Perch?
Perch quelli l sono ovunque, hanno tanti amici, mi troverebbero anche qui.
Uno come lei ha paura di morire?
Parona si irrigid, poi gli indic due vecchi monaci, zoppicanti, che arrancavano con il bastone lungo il porticato esterno.
Li vede? Loro attendono la morte come un sollievo, come il viaggio pi bello verso la pace eterna. La preghiera li accompagna, la fede li protegge. Ma io sono un'anima nera.
Quando arriver quel giorno dovr pagare le mie colpe e ho paura. Certo che ho paura, per questo voglio vivere, per espiare qui.
E adesso lasciatemi solo per favore.
Non mi ha ancora detto chi ha ucciso padre Giuda.
Non lo so, davvero. Gi gliel'ho detto, chiunque di noi. Davvero non so chi di noi lo abbia ucciso. Tommaso, Simone, Francesco. Ognuno di noi avrebbe potuto farlo.
Ho bisogno di rintracciare i suoi compagni. Impossibile, mica avevamo i cognomi, manco i nomi, non saprei come aiutarla. C'era Gennaro, lo aveva chiamato cos perch era di Napoli. C'era uno di Roma, ovviamente era Pietro. Gli altri non li ricordo, anzi mi ricordo solo che negli ultimi mesi che c'era una poveretta, l'unica a non avere un nome da santa, Ludovica.
Una donna in quella comunit?
Mica una vera donna, era un travone.
Un transessuale?
Ecco, uno di quelli l. Era poco pi di un ragazzo, credo avesse trent'anni o gi di l. Sembrava veramente una femmina. Credo si prostituisse, era un poveretto. Raccontava che era stato incastrato per un omicidio che non aveva commesso.
Chi aveva ucciso?
Una ragazzina, credo fosse la fidanzata, ma non ricordo come fosse morta. Era un'anima tormentata, si dannava per aver profanato il cadavere di quella ragazza.
A ogni modo si era preso una condanna leggera, ma in carcere a Milano gli avevano aperto il culo e si era pure ammalato, a ogni modo un giorno aveva rimediato una lama e aveva cavato un occhio a uno dei suoi aguzzini, non lo aveva ucciso, ma cos si era fatto dentro parecchi anni, una decina. Poveretto, in carcere a quell'et, quando hai tutta la vita davanti. Era bello, indifeso, capirai uno cos... Era stato l'ultimo ad arrivare da noi. E padre Giuda...
Cosa?
Lo sodomizzava con la scusa di redimerlo, lo tormentava ogni notte. E lo faceva sodomizzare da quegli altri, che inferno che ha vissuto.
Fontana annot tutto mentalmente.
Perch era chiamato Ludovica?
Penso fosse il suo vero nome. Oppure il nome d'arte, quello che usava per i clienti.
Potrebbe averlo fatto fuori lui?
Quando mai, quello era un debole, pieno di rimorsi. Lui non era come noi, non era un assassino. Era finito in una storia pi grande di lui. Era una vittima, di tutti, giudici, poliziotti, criminali. E di padre Giuda.
Fontana annot mentalmente questo profilo cos anomalo per un Caino.
Parona concluse tranciante: No, per me  stato uno degli altri, uno di quelli del suo cerchio magico. Quelli erano i peggiori, dei sadici, dei violenti. Saranno tornati a uccidere anche loro, ci scommetterei.
E perch?
Lei ha mai ucciso capitano?
Ho sparato, ma senza mai togliere una vita.
E le fa orrore, vero? La spaventa? Pensa che non dormirebbe di notte? Che i tormenti la ossessionerebbero?
Fontana annu sgomento.
Tutte cazzate. Noi siamo animali. E il buon Dio ha concepito gli animali per uccidersi tra loro.  la legge della natura.
Cosa crede, che uccidere un fagiano o una lepre sia diverso dall'accoppare un cristiano?
Una risata argentina accompagn le ultime parole.
Fa spavento solo la prima volta, poi diventa normale. La morte fa parte della vita, uccidere fa parte della vita. Anche gli altri saranno tornati a uccidere. Caini eravamo e Caini restiamo.
E lei tornerebbe a uccidere?
Parona riprese la vanga, poi rispose senza esitazione.
Certamente. Per questo ero andato alla Casa di Caino e poi mi sono sepolto qui. Altrimenti in citt avrei ucciso qualche ragazzino voglioso, per dargli una lezione.
Il tono era gelido, come se a parlare fosse una pietra.
Il carabiniere abbass lo sguardo, confuso pi che inorridito, domandandosi se anche lui avrebbe potuto uccidere.
Magari un essere immondo come quello, uno cos avrebbe potuto anche ucciderlo.
Molte delle sue certezze, di uomo di legge, vacillavano pericolosamente.
Lei per ha paura della morte.
Invecchiando la senti, capisci che arriver. S, ho paura di quello che ci sar dopo. Ma la paura non  il rimorso per quello che ho fatto. Lo so che ho sbagliato, ma se tornassi indietro tanto so che lo rifarei.
La saracinesca, a maglie metalliche, era abbassata a met, dalla porta socchiusa filtrava musica, un ritmo da discoteca.
Ardig e Santoni si chinarono per infilarsi nel pertugio, il Dark side of Venus era illuminato a giorno da luci al neon.
Due ragazze, decisamente dell'Est, decisamente bruttine, facevano le pulizie.
Una decina di metri oltre il balcone altre due ragazze, pure loro dell'Est, queste decisamente belle. Struccate. Scalze, in perizoma e reggiseno si dimenavano intorno al palo, provando il numero serale.
A osservarle due brutti ceffi con bicchieri in mano.
Un trentenne e un cinquantenne.
Il pi vecchio era uno di quelli delle foto segnaletiche. Era Toni Calabria ingrassato e imbruttito.
Per un paio di secondi i due poliziotti restarono nel cono d'ombra, godendosi la scena poi si avviarono, i loro passi pesanti ad annunciarne la presenza. Calabria li ferm.
Siamo chiusi, che volete?
Il tono era arrogante, minaccioso.
Ardig avrebbe tanto voluto riservare all'energumeno il trattamento con cui in passato ammansiva quelli della sua risma: il calcio della pistola utilizzato come tirapugni, per fracassargli il labbro. A un paio di malcapitati colleghi era gi successo negli anni scorsi.
Tanto quelli mica lo denunciavano... ma era l per un'indagine ufficiale per cui si limit a estrarre il tesserino, anche se le presentazioni erano superflue.
Vicequestore Bruno Ardig. Dobbiamo farvi qualche domanda.
I due li osservarono in cagnesco.
Il giovane tacque, parl solo Calabria.
Non abbiamo nulla da dire alla Polizia.
Il commissario non si scompose.
Fate voi. Possiamo parlare qui oppure vi trasciniamo in Questura aggiunse per essere pi chiaro.
Una sola occhiata decisa di Calabria e le due spogliarelliste si eclissarono.
Ardig afferr uno sgabello e si accomod con lo schienale appoggiato al petto, intuendo immediatamente di aver fatto un viaggio a vuoto.
Scommetto che quelle sono maggiorenni e hanno i documenti in regola, non  vero?
Calabria rispose deciso.
Qui tutto  in regola, ok? E poi avete un mandato per venire qui a romperci il cazzo?
Stiamo cercando Santino Firicane.
L'uomo si aspettava quella domanda e aveva pronta la risposta.
 via,  in vacanza.
Dove?
Zanzibar, Polinesia, quei posti l.
Un oceano a separarle.
Zanzibar o Polinesia?
Non lo sappiamo, sono affari suoi.
Avevano gi controllato: Firicane non era espatriato da nessun aeroporto italiano. Al massimo era in uno Stato comunitario, non certo dall'altra parte del mondo.
Lo spiattell al buttafuori.
Il suo passaporto non  stato registrato in nessuno scalo. Per cui non raccontarmi la favoletta di Zanzibar, altrimenti ti faccio passare la voglia di prendermi per il culo.
Quello non si scompose, era uno con le spalle larghe.
Lo domando ancora: avete un mandato?
No, nessun mandato.
E allora fuori dai piedi.
Prevedibile reazione, per questo aveva gi preparato una contromossa.
Prese il cellulare, accese il vivavoce e chiam in piazza San Sepolcro.
Nessun bluff stavolta. Le palle gli stavano girando sul serio.
Rispose Scalise.
Da adesso voglio una volante fissa, con due agenti, per piantonare l'ingresso del Dark side of Venus, in viale Montenero. A ogni persona che entra o esce devono essere controllati i documenti.
Calabria sbianc.
Non potete farlo.
Certo che possiamo.  la legge. Stiamo cercando Firicane e finch non lo troviamo...
Si alz sistemandosi il colletto della giacca e sorrise.
Vedrai quanti clienti entreranno da stasera vedendo la volante con il lampeggiante acceso. Buon lavoro, ammesso che ne avrete...
Lampi d'odio trapassarono il responsabile della Omicidi.
Dal bar dall'altro lato della strada Ardig e Santoni attendevano la volante bevendosi un caff al ginseng.
Faceva schifo, sembrava liquirizia e contribuiva a rendere ancora pi scuro l'umore perennemente nero del commissario.
Richiam Scalise per ordinargli di far localizzare il tracciato del cellulare di Firicane. Santoni attese che terminasse.
Sai cosa pensavo?
No, non ho il dono della veggenza.
Il vice abbozz per stemperare.
Pensavo a quel tizio strano, quello che gestiva quel bordello, quello della tizia strangolata...
Un flash illumin la memoria confusa di Ardig riportando alla luce un personaggio fosco.
Rocco Sardella, per tutti il Risorto.
Un vecchio arnese dell'estinta Mala milanese, un altro eterno ultimo giapponese sull'isola che non esisteva pi da oltre tre decenni. Lo aveva incrociato una decina di anni prima.
Una ragazza uccisa nel suo appartamento in viale Piave. Una breve indagine di tre giorni, il tempo di appurare che la ragazza riceveva uomini nel proprio appartamento, di giorno, ma la sera timbrava il cartellino in uno di quei moderni bordelli, mascherati da alberghi, spuntati come funghi dalle ceneri delle case chiuse. Un appartamento con stanze interne, un'ex battona ripulita da signora a fare gli onori di casa e un sessantenne malavitoso vecchio stampo a tirare le fila dal bar sottostante. Avrebbe potuto far chiudere quel bordello, invece aveva preferito chiudere un occhio, soltanto per non trovarsi una marea di adempimenti burocratici inutili da scarabocchiare. Tanto poi quello il suo bordello lo avrebbe riaperto un mese dopo in un altro appartamento e la sua giostra avrebbe ripreso a ruotare.
Uno cos vuoi che non sappia molte cose su questo Firicane?
Quella di Santoni poteva essere una buona idea.
Perch no?
Il bordello non  lontano. Ci facciamo un salto?
Attraversarono l'elegante viale Caldara, risalendo da corso XXII Marzo.
Avevano voglia di sgranchirsi le gambe e Ardig aveva bisogno di far viaggiare i neuroni, liberi, senza briglie. Un'indagine del cazzo, su un cazzo di barbone ucciso in una rissa tra poveracci, si stava trasformando in qualcosa di ben pi intricato.
Se aveva ragione Labate c'era un nesso tra la scomparsa improvvisa di Firicane e l'uccisione di Ricci Baldi. E pure il suo istinto insisteva nell'indicargli un nesso tra questi due uomini, due ex galeotti, due che qualche peccato dovevano averlo commesso, e la sua vita da accorciare.
Ma quale nesso?
Strada facendo gli fece compagnia il ricordo del Risorto, non un malavitoso qualunque.
Rocco Sardella era partito a fine anni Sessanta, da ragazzino, come buttafuori nelle case chiuse, quelle abusive, quelle che dopo la legge Merlin avevano proseguito l'attivit come se nulla fosse e poi, dopo qualche anno, si era messo in proprio, diventando titolare di un piccolo bordello in corso dei Plebisciti, arrotondando con i soliti traffici loschi, contrabbando, ricettazione.
Lo chiamavano cos perch era una sorta di immortale, avendo rischiato di andare all'altro mondo almeno tre volte, sempre per delle coltellate. L'ultima in carcere, a met anni Ottanta quando la stella del suo capo, Francis Turatello, si era eclissata.
Lui, Faccia d'Angelo, sbudellato nel 1981 in un penitenziario sardo, i suoi uomini accoppati negli anni successivi dai sicari dei clan rivali.
Sardella era stato tre volte a un passo dalla morte, ma le lame che avevano trafitto il suo addome non avevano mai perforato organi vitali. Lass qualcuno aveva deciso che non era ancora giunta la sua ora.
Lui aveva accettato quei regali del destino promettendo di cambiare vita.
Ma quando era uscito, a met anni Novanta, pur predicando bene aveva ripreso a razzolare male, continuando a campare nell'illegalit, gestendo una casa di appuntamenti clandestini.
Risorto, ma non redento.
Per verificare la storia raccontata dal Caino a Fontana erano bastate due telefonata e una mezz'ora di ricerche nel sistema intranet del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria.
La vicenda risaliva al 2002 ed era accaduta a San Vittore.
Un recluso, Gaetano Salvaggio, aveva perso l'occhio destro durante l'ora d'aria. L'aggressore, condannato a otto anni e quattro mesi per tentato omicidio, lesioni gravi e aggressione, si chiamava Raphael Sauzee, un francese. All'epoca dei fatti era un ragazzino di ventun anni, gi condannato in primo grado a nove anni per un omicidio preterintenzionale.
Si precipit in Tribunale a cercare il fascicolo dell'omicidio.
La figura dell'informatore era stata cruciale per le indagini delle forze dell'ordine per decenni, fino agli anni Novanta. Fino a quando, con il nuovo sistema di Procedura Penale introdotto nel 1988, con le indagini affidate alla responsabilit di un pubblico ministero da 110 e lode di laurea ma zero esperienza investigativa, la possibilit di utilizzare malviventi come collaboratori degli inquirenti era stata accantonata. Con la sola eccezione dei pentiti, i collaboratori di giustizia, riconosciuti e arruolati dallo Stato e inquadrati in un macchinoso sistema di protezione.
Per alcuni anni Polizia e Carabinieri avevano continuato a mantenere a libro paga dei soffia, ma i drastici tagli di risorse avevano impedito, nell'ultimo decennio, di continuare a foraggiarli.
Per questo l'ultima moneta di scambio era diventata la convenienza reciproca. Alcuni informatori, in particolare italiani, vendevano informazioni per azzerare la concorrenza o per avere protezione da nuovi concorrenti, specie quelli stranieri. Oppure per riconoscenza, in cambio di un occhio chiuso al momento giusto.
Come aveva fatto Ardig, in quella vecchia indagine su quella prostituta strangolata nella propria alcova.
Una decina di anni dopo il Risorto era tornato al suo vecchio business, un bordello travestito da hotel a una stella.
Lo aveva chiamato Il Giardino di Loto.
La facciata era anonima, una rampa di scale portava a un ammezzato,
e a un mondo nascosto dalla luce del sole, pur essendo dietro l'angolo.
Ragazze orientali in ciabattine e vestaglie.
Erano piccole, di statura e di et, minute. Sembravano bambine.
Non erano cinesi, ma del sud est asiatico, tailandesi prevalentemente.
La globalizzazione aveva mutato anche il mercato del sesso, rottamando le vecchie battone di casa nostra con quelle arrivate dall'altro capo del mondo.
A fare gli onori di casa c'era una megera oltre la sessantina. Lei s, italiana. Camicia sbottonata su due mammellone che sembravano angurie, un'esperta della vita e del mestiere.
E di uomini come quei due che catalog in un amen come poliziotti.
Gente che portava guai.
Per questo li fece accomodare e si precipit a chiamare il padrone che si materializz da una porticina laterale.
Rocco Sardella aveva passato i settanta e da mezzo secolo campava scimmiottando i gangster che a Milano si erano estinti come dinosauri al crepuscolo dei mitologici anni Settanta, quelli dei vestiti vistosi, delle mance a pioggia, dei modi da guascone.
Era un uomo di bassa statura, il volto rugoso, un abito grigio dal taglio obsoleto, abbottonato fino allo sterno.
Alle mani anelli vistosi, una pochette rossa spuntava dal taschino.
A Cinecitt lo avrebbero potuto scritturare per una fiction sugli anni Sessanta.
Si accomodarono su un divanetto, senza stringersi la mano e senza preamboli.
Bel posticino, chiss cosa ne pensa la Buoncostume se la avvertiamo esord Ardig.
Sardella deglut saliva che sembrava cemento.
Che vi serve?
Informazioni.
 una merce pericolosa.
Ardig afferr una sigaretta squadrandolo in tralice.
Intanto hai un debito con me. E poi te lo ripeto, se faccio venire qui la Buoncostume...
Voi lo sapete cosa rischio.
Un'esagerazione di uno che non contava pi nulla.
Ragionava con vecchi codici applicati in un mondo criminale che non esisteva pi, in una citt che viveva solo nei ricordi dei matusa.
Roba che valeva nella Milano Calibro 9 degli anni Settanta, non in quella Milano del 2017, dove gli affari grossi, appalti, cantieri e cocaina, erano in mano ai calabresi e ai siciliani, e quelli meno redditizi e pi rischiosi, come lo spaccio dell'erba e la prostituzione, se li spartivano africani e albanesi.
Ditemi cosa vi occorre.
Cerchiamo Santino Firicane.
Una risatina sfugg al vecchio.
Raccontano che sia andato all'estero, per un affare improvviso.
A noi hanno detto che  in vacanza.
E vi hanno detto una balla.
Scommetto che tu ne sai di pi, vero?
So solo quello che dicono, che  scomparso una notte, dopo essere uscito dal suo locale. E da quel momento  sparito nel nulla.
E i suoi compari non lo stanno cercando?
Lo stanno cercando, come no? Ma con discrezione, perch gli albanesi non vogliono muovere le acque. Per non far svegliare voi sbirri.
Gli albanesi?
Santino sta con una ragazza albanese, una del suo giro. Ma quella dicono che non sa nulla.
Un momento, la ragazza non potrebbe averlo...
La ragazza  la sorella di Ibrahim Shaqiri.
E chi ?
Il proprietario del Dark Side. E sono proprio i suoi uomini che stanno rivoltando la citt come un calzino alla ricerca di Firicane. No, era il suo braccio destro, non  stato lui a farlo...
Si interruppe non sapendo come proseguire.
A farlo fuori? Stavi per dire questo?
Non  detto che sia cos. Per come la vedo io ci sono due strade.
Quali?
La prima  che Santino deve averla fatta grossa, deve aver pestato i piedi a qualcuno in alto. Perch mettersi contro Shaqiri significa mettersi contro la mafia albanese. Capito?
Uhm... e l'altra?
Sardella si sfil gli occhiali da vista e alit sulle lenti per appannarle.
Vi racconto una storia che vi interesser. Lo sapete cosa faceva quel travone che hanno fatto a pezzi una decina di giorni fa?
Natale Fortunato?
Proprio quello. Solo che una ventina di anni fa si faceva chiamare Evelyn Fortuna, andava in giro con stivaloni, perizoma e boa di struzzo ed era l'attrazione dei mercoled extra - li chiamavano cos - all'Ametista che era il locale del vostro amico Santino.
Per cui...
La Evelyn ci portava i travoni amici suoi e Santino i clienti. Chiaro? Per cui se facessi il vostro mestiere di merda, dello sbirro, mi domanderei se Santino aveva un motivo per farlo fuori e poi tagliare la corda o, viceversa, se il travone ha accoppato Santino e poi gli albanesi gli hanno saldato il conto...
Improvvisamente la scia di sangue che stava seguendo lo portava in una direzione diversa, lontana da fantocci, demoni e poeti maledetti.
La strada pi logica era quella della comune delinquenza: due malavitosi legati al business della prostituzione e un ex detenuto, un rapinatore tossico impegolati in qualche affare losco e ammazzati brutalmente per quello.
Poi chi aveva ucciso chi e perch lo avrebbe compreso successivamente.
Altrimenti cercherei qualcuno che a quei due deve avergliela giurata concluse il ragionamento Santoni.
Il vecchio malavitoso annu con aria solenne.
Ecco, bravi, per adesso andate via, perch non abbiamo altro da dirci e i nostri conti li abbiamo pareggiati.
Un passo avanti.
Doveva riparlare con Toni Calabria, stavolta senza tanti riguardi.
Chiam Farris ordinandogli di andare a prelevarlo.
Trovare i fascicoli dei vecchi casi, quelli archiviati prima della rivoluzione digitale,  un lavoro complesso.
Ogni fascicolo  catalogato con un codice alfanumerico e inserito in qualche scaffale dove la polvere si  depositata negli anni.
L'archivista del Tribunale aveva superato i sessanta e contava i mesi che ancora lo separavano dalla pensione facendo un lavoro superato dal tempo e dal progresso.
Quando quei fascicoli sarebbero stati digitalizzati un solo clic di mouse avrebbe fatto quello che incombeva a lui da decenni, spingendo una pesante scala in ferro, con le ruote in gomma che si incollavano sul pavimento.
Ancora pochi mesi e lui e il suo mestiere sarebbero stati il passato e per lui sarebbe cominciata una nuova vita.
Intanto il presente era un robusto fascicolo processuale contenente gli atti di un processo svoltosi nel 2002 con un giudizio immediato, quello in cui si salta l'udienza preliminare e si va direttamente in fase dibattimentale, perch le prove contenute nel fascicolo accusatorio garantiscono un grado di certezza tale da giustificare il rito processuale, senza bisogno dell'esame intermedio del gip.
Fontana si prese un'ora per leggersi le carte.
Farris ritorn un'ora dopo.
Toni Calabria non aveva fatto storie per seguirlo.
Massiccio, pi grasso che grosso, mole da rugbista. Capelli rasati a zero, soliti tatuaggi dai mille significati sparsi a casaccio sulle braccia e sul collo lasciti degli anni trascorsi in casanza.
Farris chiuse la porta appoggiandosi con la schiena.
Ardig lo fronteggi un istante.
Uno sguardo dei suoi.
Gelido.
Se stavano giocando al poliziotto buono e a quello cattivo di sicuro lui non era quello buono.
Il tuo capo  sparito. Un transessuale con cui era in combutta  stato tagliato a pezzi e gettato in una discarica a Rogoredo. A un barbone in un parco che era stato al gabbio con il capo tuo hanno tagliato la gola. Dimmi cosa sta succedendo.
Calabria sputacchi, imprecando.
Perdete tempo, non so nulla.
Ardig appoggi le mani sulla scrivania e scosse la testa. Prese un bicchiere di carta, lo riemp dell'acqua del boccione e lo porse all'energumeno.
Fece trascorre un paio di secondi, armeggiando con dei fascicoli.
Un duro come te, lo sapevo che non avresti parlato.
Il pregiudicato non mosse un muscolo, limitandosi a sorseggiare l'acqua.
Lo sai che in Parlamento hanno appena approvato una legge che hanno chiamato contro la tortura? Lo sai, vero?
Quello annu, incerto.
In pratica stabilisce che noi poliziotti, quando abbiamo tra le mani un pezzo di merda come te, non possiamo torcergli un capello. Altrimenti finiamo noi nei guai. Hai capito?
L'altro annu nuovamente perplesso.
Ardig gli prese il bicchiere ancora mezzo pieno, passandolo a Farris con un cenno di intesa.
L'ispettore scompar in corridoio per qualche secondo.
Per cui se non vuoi parlare io non posso farti nulla, non posso costringerti. Posso chiederti di aiutarmi, ma se tu ti rifiuti...
Stavolta Calabria sorrise, rinfrancato.
Te lo chiedo nuovamente. Davvero non sai nulla?
No. E se anche ne so qualcosa mica lo dico a voi.
Eh gi...
Ardig gli pass alle spalle, rifilando una pacca al buttafuori.
Se avete finito...
No. Non abbiamo ancora cominciato replic glaciale.
Lo vedi questo?
Gli mostr un foglio bianco.
Che significa?
Il commissario si accese una sigaretta.
Su questo foglio la nostra squadra Scientifica scriver che sul corpo del transessuale  stato trovato del DNA salivare appartenente a un soggetto di sesso maschile. Saliva che i miei agenti stanno portando dentro un bicchiere di carta da cui ha appena bevuto uno stronzo.
L'altro lo squadr indeciso.
I miei uomini stanno andando dritti all'istituto di medicina legale per versare l'acqua sul cadavere del trans, da cui rileviamo il tuo DNA. Che dici?
Cazzate. Non potete farlo.
Lo stiamo gi facendo, tempo un'ora e ti inchiodo per omicidio volontario. Il movente  legato agli affari tra Santino e il transessuale. Tanto un pezzo di merda come te in carcere ci dovrebbe marcire comunque. E poi mica  tortura, non ti stiamo torcendo un capello.
Calabria si ammutol, riflettendo.
L'istinto gli suggeriva di balzare dalla sedia e strozzare quel commissario con le sue mani, ucciderlo come un cane. Ma non era un ammasso di muscoli e lardo senza neuroni come appariva.
Sapeva che il commissario stava bluffando, ma andare a vedere le carte significava farsi qualche settimana in galera, forse anche mesi.
Decise di abbozzare.
Ho diritto al mio avvocato.
Uno come te non ha diritti.
Ardig si rivolse a Farris.
Quanto ci vuole ai nostri per arrivare all'obitorio?
Dieci minuti al massimo.
Il pregiudicato faceva correre gli occhi da uno sbirro all'altro.
Quei due figli di puttana lo stavano incastrando.
Si arrese.
Che volete sapere?
Tu dicci dove  Santino.
Non lo sappiamo, veramente.
Non ci credo.
 la verit... va bene, sentite: Santino sta con la sorella di Shaqiri.
Lo sappiamo gi con chi sta.
Ecco, ma siccome ci piacciono le donne, e non solo le donne, e non pu portarsele a casa, c'ha i suoi scannatoi fuori, in provincia, ma non sappiamo dove.
E li state cercando?
S, s. Con gli agenti immobiliari, stiamo ribaltando tutta Milano.
Uhm, e il transessuale?
Quello erano mesi che non si vedeva al locale.
Che rapporto aveva con Santino?
Erano... come dire... A Santino non ci piacevano solo le donne, ci piacevano anche i femminielli, i ragazzini, gli piaceva metterglielo in culo. Era una cosa che aveva iniziato a fare in carcere, prendeva gli sbarbati, li faceva truccare e se li inculava sulla branda...
E fuori dal carcere?
Si vedeva con quella travona quando aveva voglia, tutto qui.
Quindi potrebbe essere stato Santino a...
No, no, no. Santino non c'entra un cazzo con quella storia l. Erano amici loro. E poi Santino era gi...
Era gi cosa?
Era gi sparito quando avete trovato quello morto. Era sparito da almeno una settimana.
Utilizzava l'imperfetto, un riflesso condizionato.
Anche per lui Santino non c'era pi.
Ardig fece due conti: il transessuale era stato ucciso al massimo tre giorni prima del suo ritrovamento. Ergo Firicane si era volatilizzato da una decina di giorni.
Come  scomparso Santino?
 venuta una donna al locale una sera. Ha agganciato Santino e lui le ha dato le chiavi di una casa.  stata lei. Ma  sparita.
Chi era?
Che ne so, era una professionista, una escort, mai vista prima.
Descrivila
Mora, tette grosse rifatte, aveva un bel culo. Una di quelle di lusso, ma non lo so, era buio.
L'et?
Trentacinque, forse quaranta.
Chi poteva avercela con Santino?
Non lo so, nessuno sano di mente. Perch se lo troviamo lo facciamo a pezzi.
Stavolta era sincero.
Non poteva cavargli altro.
Rodarri stava correndo sul tapis roulant.
Nelle orecchie la voce di Bruno Mars pompata dagli auricolari. L'iPhone appoggiato sul bordo, vicino al display da cui seguiva distrattamente, senza audio, le immagini del tg regionale.
La scia di profumo francese annunci al suo collaudato olfatto l'arrivo di una creatura femminile sulla pedana al suo fianco. Il secondo senso, la vista, la registr squadrandola.
Era lei, la francese che aveva gi corso al suo fianco la sera precedente.
Diversi attrezzi liberi, eppure aveva scelto quello vicino a lui.
Gli occhi di un azzurro da perdersi, come in quella scollatura.
Non era giovanissima.
Meglio cos.
Dopo Noemi aveva scelto di alzare il tiro anagrafico.
Uno scambio di sguardi, poi di sorrisi.
Lei armeggiava con il display regolando la pendenza e la velocit.
Lui non perse tempo.
Cedrik.
Vicky.
Lei fece scattare la pedana.
Lui la squadr con occhio professionale.
Carrozzeria arrapante e un volto che gli diceva qualcosa. Forse l'aveva conosciuta in una vita precedente, prima che il chirurgo le cambiasse i connotati.
Il bello e il brutto della chirurgia estetica.
Non era la prima che rivedeva rimodellata dopo pochi anni e non riusciva neppure a riconoscere.
Ludovica non era il nome d'arte con cui si prostituiva un transessuale.
Era il nome di una ragazza che non aveva fatto in tempo a diventare donna.
Ludovica Moggiani era deceduta a soli ventidue anni.
Era residente a Lecco, dove risultava essere nata nel 1979 ed era iscritta alla facolt di Medicina a Milano.
Secondo il referto del medico legale era deceduta per un'asfissia cardio-respiratoria indotta dall'assunzione di sostanze stupefacenti e aveva subito violenza sessuale.
Le testimonianze messe a verbale da due giovani che si trovavano la notte del 9 settembre 2001 nell'area esterna della discoteca il Parco delle Stelle indicavano senza dubbio nell'imputato Raphael Sauzee il giovane che totalmente nudo stava consumando un rapporto con la ragazza che appariva priva di conoscenza.
Nel fascicolo era riportata anche la testimonianza dell'investigatore che aveva siglato la richiesta di fermo giudiziario presentata al magistrato: il commissario di Polizia di Stato, dottor Bruno Ardig.
Testimonianza resa in fase preliminare al giudice per le indagini preliminari e acquisita a verbale senza essere ripetuta in sede dibattimentale, dove era stata allegata dal pubblico ministero.
Allegate c'erano anche le deposizioni dell'ispettore capo della sezione Omicidi e reati contro la persona, Pasquale Velluti, e dell'ispettore della Polizia Stradale, Giovanni Ferroni.
Quelle poche pagine inchiodavano l'imputato, sommerso da una valanga di indizi unanimi.
Era alla guida dell'auto della vittima.
Sul sedile del passeggero aveva la sua borsetta, con documenti, portafogli e telefonino.
I due si conoscevano, risiedevano nello stesso convitto per studenti in viale Umbria.
Erano amici, erano arrivati insieme in quella discoteca.
E condividevano persino un tatuaggio.
Mancava per la prova schiacciante, la cosiddetta pistola fumante.
La Barona, periferia sud est della metropoli.
Un quartiere di palazzi spuntati come funghi negli anni Settanta, con edifici tutti uguali, dove si erano ammassati gli immigrati meridionali chiamati a fare la manovalanza alle grandi fabbriche milanesi, che sfuggiva al clich standardizzato di periferia degradata.
Tutt'altro. Era un quartiere a misura d'uomo, con piccoli esercizi commerciali, spazi verdi tra i condominii e piazzette animate.
L tutti conoscevano tutti.
Labate aveva smontato dal turno e lo aspettava sotto i portici, in un bar. Sorseggiava un succo di frutta a un tavolino all'aperto, da cui sorvegliava un gruppo di marmocchi che giocavano a pallone sul cemento. Gli zaini al posto dei pali delle porte.
Ardig si accomod e adocchi i ragazzini.
I tuoi figli?
Il grande ha undici anni e indic la mischia intorno al pallone.
E il piccolo ne ha appena fatti otto e stavolta gli indic il portiere.
Il commissario non batt ciglio.
I figli, un sistema solare lontano anni luce dal suo pianeta oscuro fatto di solitudine, buio, emozioni negative. Le luci e i sorrisi di una famiglia non avevano mai illuminato il buco nero che lo stava risucchiando.
Nessun cameriere veniva a prendere le ordinazioni per cui si alz, entr nel piccolo bar e chiese una bottiglietta d'acqua al bancone.
Ho saputo che stai torchiando gli uomini di Santino. Ne parlano anche nei bracci...
Ardig sorseggi l'acqua senza commentare.
L'altro prosegu.
I comuni, gli italiani, ma anche gli albanesi, dicono che il delitto di Santino  collegato a quello del transessuale scannato a Rogoredo. Ti risulta?
S, mi risulta. Facevano affari insieme, il trans procacciava carne fresca per le serate dei pervertiti nel locale di Santino. Una cosa che facevano sia dentro sia fuori.
E perch lo hanno fatto fuori il trans? Una vendetta?
Temo sia una storia molto pi grande.
Labate assimil la notizia.
E il ragazzo del parco? Il tossico?
Pure lui per lo stesso motivo.
Ma cosa c'entra con uno come Santino?
Dovresti essere tu a dirmelo.
Nessuno dei miei si ricorda nulla lo fredd Labate.
Eppure qualcosa che lo lega a Santino c' e secondo me risale al periodo in cui erano detenuti insieme.
L'ispettore della Polizia penitenziaria tentenn.
Non so, forse mi sono sbagliato io nel farti un collegamento tra quei due. E poi c' un altro problema: il transessuale non  mai stato a Opera. Me lo ricorderei.
 vero, ricord Ardig: era stato dentro solo a San Vittore.
Qualcosa non gli quadrava.
Sembrava quell'indovinello del barcaiolo che doveva trasportare da una sponda all'altra il lupo, la pecora e il cavolo e poteva trasportarne solo uno per volta.
Ma come fare?
Se avesse portato il lupo nel frattempo l'agnello si sarebbe mangiato il cavolo, portando il cavolo sarebbe stato il lupo a sbranarsi l'agnello.
Un po' come questi tre ex galeotti.
Ripresero a sorseggiare le rispettive bibite.
Fine delle supposizioni.
Millesimato, bollicine fluttuanti e tartine.
Il fornitissimo bar delle Terme di Marte e Venere offriva un aperitivo degno dei migliori bistrot di Brera.
Non erano rientrati nello spogliatoio.
Il sudore era rimasto sulla pelle, scaldamuscoli e canotte erano impegnati dei loro umori e dei loro feromoni.
Vicky se lo mangiava con gli occhi che dicevano una sola cosa: scopami.
Cedrik l'avrebbe accontentata volentieri, ma aveva il turno nel torneo di squash. Disertarlo significava essere battuti a tavolino. Non gli andava di perdere l'ennesimo trofeo da mettere in bacheca.
Non per una scopata qualunque. Glielo spieg.
Lei sorrise e accett. Avrebbe assistito da dietro il vetro.
La scopata era solo rimandata.
E anche la risposta a quella domanda che gli frullava nel cranio.
Si era gi incontrati in passato?
S, sicuramente.
Prima di andare a dormire Ardig scaric la frustrazione accumulata con la solita passeggiata serale.
Con Frog al guinzaglio si diresse fino alla stazione ferroviaria di Lambrate.
Sosta nel piazzale antistante per acquistare una birra a un chiosco mobile, birra rigorosamente in bottiglia, alla faccia dei divieti sulla vendita di alcolici in involucri di vetro. Quindi si era spostato verso un drago verde, le tipiche fontanelle pubbliche cittadine, cos denominate per la struttura colorata del verde che negli anni Sessanta contraddistingueva anche i taxi, e per la tradizionale scultura ferinoforme in metallo dorato da cui zampillava il getto.
Avevano entrambi sete, il commissario e il quadrupede.
Erano entrambi silenziosi e pensierosi.
Indecifrabili i ragionamenti del cane, prevedibili quelli dello sbirro solitario.
Improvvisamente comprese che la preoccupazione che lo attanagliava da giorni era qualcosa di pi oscuro e profondo, era diventata paura.
Un nemico invisibile che per la prima volta lo stava assediando e lo faceva sentire ancora pi solo.
Per questo allung verso piazzale Piola in cerca di Angela.
Non c'era.
Si accomod su una panchina per aspettarla.
Marco Fontana passeggiava da solo.
Scendeva da corso XXII Marzo verso Porta Vittoria.
La sagoma solenne del Palazzo di Giustizia si stagliava nel buio con le sue imponenti scritte a ricordare che la legge trionfava sempre.
Quel IVSTITIA impresso a caratteri cubitali seguito dal monito Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere/alterum non laedere, suum cuique tribuere.
Ne conosceva a memoria il significato.
I precetti del diritto sono questi: vivere onestamente, non recare danno ad altri, attribuire a ognuno il suo.
Un'illusione. La giustizia degli uomini era fallace come ogni azione di un essere umano.
Si domand se per quel ragazzo francese la legge fosse stata davvero giusta o fosse stata solo legge.
Come dicevano i latini?
Dura lex sed lex. La legge  dura, ma  legge.
Ma quando non coincide con la giustizia?
La lettura degli atti del processo per l'omicidio di Ludovica Moggiani lo aveva sommerso di dubbi. Un processo indiziario in cui l'unico imputato pareva gi condannato prima ancora di aprire il dibattimento.
Il pubblico ministero aveva prodotto una montagna cartacea di elementi a carico del ragazzo, inducendo il giudice a sorvolare su approfondimenti che avrebbero potuto alleggerire la sua posizione.
Per esempio: dove si era procurato le pasticche risultate letali per la povera Ludovica?
Lo studente, ancora provato dai postumi dell'incidente stradale e scioccato dall'intera vicenda in cui era precipitato, sosteneva di averle avute da due ragazzi di cui non ricordava il nome.
A difenderlo un avvocato d'ufficio non ancora trentenne, uno alle prime armi, uno che ti fa condannare di sicuro.
Alle 23 Cedrik e Vicky camminavano lungo la rinata Darsena ammirando le chiatte di legno, riempiendo lo spazio che ancora li separava con le solite banali chiacchiere su Milano, su come la citt fosse cambiata in meglio grazie all'Expo, robe cos, passeggiando il tempo volava.
Il campanile di via Corsico batteva undici rintocchi.
Hai fame? Andiamo al Brellin, a quest'ora la cucina  ancora aperta, ti va?
Preferirei a casa, a casa tua... almeno mi tolgo i tacchi che iniziano a farmi male...
Rodarri radiograf quegli stiletti da 12 cm, roba da professionista. Per un istante si domand se Vicky fosse una di quelle, se alla fine gli avrebbe presentato la parcella.
No, non l'avrebbe pagata, rispose a se stesso.
Poi rispose anche a lei.
Perfetto, abito qui vicino. Ti faccio una carbonara, la mia specialit.
D'accordo.
Oppure l'aragosta, ti andrebbe?
Ne vado pazza. Ma  fresca?
Le mie sono freschissime, vedrai.
Ridacchi pensando all'acquario sul carrello.
Tornarono verso viale Gorizia, dove li aspettava il Suv Maserati del chirurgo insieme a una contravvenzione piazzata sotto il tergicristallo.
Rodarri la ignor, senza neppure controllare l'ammontare, con un gesto che trasudava arroganza.
Ho cambiato idea. Hai voglia di bere una birra al volo? domand lei.
Una birra?
Lo aveva spiazzato.
Ho voglia di patatine, hamburger...voglio farmi un po' schifo... ammicc birichina.
Lo so, sono capricciosa, cambio subito idea.
Lo disse arricciando quella erre in un modo cos sensuale che non poteva deluderla.
Non saprei dove portarti. Non sono tipo da hamburger.
Qui vicino c' una birreria, la Fabbrica della birra in una traversa di Ludovico il Moro.
Rodarri accett poco convinto. Non gli piacevano quei posti da sfigati, da studentelli squattrinati, ma ormai era in ballo, per cui...
L'auto percorse l'Alzaia del Naviglio di Ripa di Porta Ticinese e devi verso San Cristoforo.
Ecco, gira di l, in via Bussola, cos trovi parcheggio ordin Vicky.
Via Bussola? E come fai a conoscerla? si stup il chirurgo.
Ho vissuto qui a Milano in un'altra vita.
E quante vite hai avuto?
Tante, ma non te lo dico, se no scopri quanto sono vecchia.
Svoltarono in una zona fatiscente, buia, il retro del Naviglio e della circonvallazione. Una di quelle zone incredibili di Milano, rimasta addormentata nel letargo degli anni Settanta, quando nel frattempo la Milano da bere era diventata la metropoli, la City, la New York italiana, con mille luci a brillare sotto la Madonnina, grattacieli e vetrine ovunque.
Non l: uno spaccato urbano da noir, vecchi capannoni scrostati, alcuni lampioni malinconicamente spenti.
Caspita, ma dove siamo?
Accosta dietro a quella l continu lei, indicando una Mondeo metallizzata.
Dai, spegni un attimo il motore.
Ma perch?
Lei rispose allungandogli voluttuosamente una mano sulla cerniera.
Rodarri si stup di trovarsi in un simile frangente. Era in una via del cazzo, male illuminata e sperduta, con una sconosciuta con il nome da serie tv americana, nera come un corvo, di poche parole e tanti misteri.
A casa mia saremmo pi comodi indugi confuso.
Dai, facciamolo qui, mi sto gi bagnando...
La mano inizi ad abbassare la cerniera.
Non volevi l'hamburger?
Ho voglia di carne fresca.
Lo baci con avidit.
Ti ho detto che cambio idea, sono capricciosa...
Lei gli accarezz il viso, solcandogli le labbra con l'indice, poi scese gi con la testa. Cominci a mordicchiarlo, poi a leccarlo.
Ho una sorpresa per te.
Gli piazz una mano sugli occhi, offuscandogli la vista.
Ti piace giocare, eh?
Lei si allung nel sedile posteriore dove aveva lasciato il borsone da palestra. Tir fuori una specie di giacca a vento nera.
La sbirci, era di lattice, simile a quelle che si utilizzano d'inverno per correre all'aperto. Una sorta di tenuta da cat woman.
Cos non vale, chiudi gli occhi ordin lei, quasi isterica, inguainandosi in quella tenuta sadomaso.
Riprese a leccarglielo, poi inizi a spompinarglielo.
Duro come un punteruolo.
Pronto per l'uso.
Ti piace, vero? Dai, dimmi che ti piace.
Certo che mi piace... balbett lui un po' confuso.
Per chiudi gli occhi che mi eccito di pi.
Rodarri cerc di lasciarsi andare pur essendo a disagio, all'aperto, in macchina, in una strada buia.
La sentiva che armeggiava nuovamente con la borsa, mentre con la mano destra avvolta dal guanto in lattice lo masturbava.
Bravo, stai bravo...
Si stava muovendo verso di lui.
In quel finto buio forzato la mente si concentr sul viso di Vicky.
Il naso, i lineamenti, lo sguardo. Un particolare che lo assillava da ore.
Il volto, quel volto...
Un flash nel buio.
In quell'istante si ricord, giusto in tempo per sentire la paura cascargli addosso come un secchio di acqua fredda.
Le scost la mano riuscendo soltanto a vedere il movimento e l'altra mano infilata nel lattex che impugnava qualcosa di lucido, di brillante. Il resto successe troppo in fretta.
Un'altra secchiata, stavolta vera, bollente, sul volto, sul collo.
Il male che lo aggred era cos forte da essere irreale.
L'acido sfrigolava sulla pelle, friggendola, divorandola. Raggiunse immediatamente anche i nervi, regalando un temporaneo black out del dolore.
L'endorfina pompata a mille restitu a Cedrik una crudele lucidit improvvisa, insieme all'orribile consapevolezza di quanto gli stava accadendo. Eppure rimase immobile, pietrificato, come se fosse spettatore di quella scena assurda, come se non stesse succedendo proprio a lui, come se rimanendo fermo potesse bloccare la devastazione che stava cancellando la sua bellezza.
Non vedeva nulla, non riusciva nemmeno a parlare, anche la lingua stava bruciando.
Si agit, convulso. Tent un movimento, ma la cintura di sicurezza che lo imbragava e lo choc lo bloccarono fino a un nuovo terribile dolore.
L sotto, come se lo avessero evirato.
La luce gli si spense.
Svenne.
No vide la lama del bisturi che brillava nel buio dell'abitacolo.
Pochi minuti dopo Vicky, fasciata nel suo completo scuro, comode ballerine ai piedi, le scarpe con il tacco a riposare nel borsone da palestra, risaliva lungo via Ludovico il Moro senza fretta.
Il corpetto in lattice si era sciolto superficialmente in alcuni punti, quelli in cui erano rimbalzate lo gocce di vetriolo.
Ma aveva tenuto, perch non avvertiva bruciature.
Ne era uscita senza un graffio.
Solo lo schifo in bocca di quel bacio e di quell'accenno di pompino.
Rise, Una risata isterica.
Adesso ne restava uno solo.
Il pi difficile o forse il pi facile.
Perch la superbia rende ingenui.
Pass sotto il cavalcavia della circonvallazione. In una traversa vide l'insegna accesa di un bar senza pretese, ancora aperto con dentro un paio di extracomunitari e il barista che strabuzz gli occhi vedendo entrare una cos.
Un cognac s'il vous plat...
L'uomo intu solo cognac, prese una bottiglia e gli riemp un bicchierino.
Lo tracann al volo, per cancellare il sapore amaro della lingua e del glande del dottor Rodarri.
Un altro.
Stavolta aggiunse per favore.
L'uomo riemp nuovamente il bicchiere.
Trangugi anche quello tutto di un fiato, poi lasci 10 euro sul bancone metallico e usc.
Senza neppure ascoltare il barista che blaterava un signorina offre la casa...
Ardig si era ostinato a passeggiare per oltre un'ora intorno a piazzale Piola e in tutte le stradine fino alla stazione di Lambrate sperando di incrociare Angela, ma niente.
Alla fine era tornato a chiudersi nel suo bilocale senza coricarsi.
Cos alle 2 di notte sorseggiava un bicchiere di rum, invocando il dio Morfeo, invidiando il resto di una Milano che dormiva.
In via Gran Sasso, dal suo balconcino, poteva vedere solo una microscopica fetta della citt, una minuscola cartina di tornasole, sufficiente per fotografare tutta la metropoli: poche macchine, nessuno in giro a piedi.
La saracinesca era calata sotto la Madonnina, tranne in corso Como o in Brera, dove la notte finiva soltanto con il cappuccino nei bar all'alba. Dormivano tutti.
Si coric anche lui.
Il cellulare suon mezz'ora dopo, quando aveva appena preso sonno.
Ad avvertire la Polizia, poco prima delle due, erano stati tre ragazzi usciti dalla birreria. La loro Mondeo era parcheggiata oltre la Maserati.
Testimoni inutili, li avrebbero riascoltati senza fretta.
Ardig si teneva lontano dall'alveare, tutti a blaterare, a dire cazzate, a fare supposizioni. Succedeva ogni volta e ogni volta di pi ne aveva le scatole piene.
Fumava una bionda mettendo insieme il mosaico.
Un delitto di una ferocia ripugnante.
Un uomo elegante, pantaloni neri di Trussardi, mocassini Tod's, polo Lacoste e una Maserati sotto il culo.
Un uomo facoltoso massacrato in una strada dimenticata da ogni Dio. Edifici fatiscenti, baracche di lamiera, lampioni al minimo del consentito, una via chiusa alle spalle. L non ci passava mai nessuno e non era zona di prostitute.
Cosa abbiamo?
Abbiamo tutto, ma proprio tutto: cellulare, portafoglio, non manca nulla rispose l'ispettore capo Farris, escludendo a priori la rapina prima di elencare le generalit della vittima.
Cedrik Rodarri, nato a Milano nel 1978, celibe, professione medico, residente in viale Beatrice d'Este.
Ardig sent il sangue gelarsi nelle vene.
Con quel nome cos, Cedrik, non poteva trattarsi di un omonimo. Il chirurgo eroe, quello che aveva separato le gemelline siamesi, trucidato in una via buia, buona solo per imboscarsi.
Cosa ci faceva uno cos, uno con mazzi di carte di credito in tasca, infrattato dietro la circonvallazione?
Eppure la scena criminis raccontava quello: l'uccello fuori dai pantaloni, la camicia sbottonata. Il resto potevano solo immaginarlo.
Un agente infil un iPhone in un sacchetto decontaminante.
Perch l'assassino non ha voluto portare via il cellulare per rallentarci?
Lo domand a s stesso, nessuno gli rispose.
Del resto, una delle prime regole dettate da CSI  proprio questa: far sparire il cellulare con la SIM all'interno. Un altro agente stacc dal tergicristalli una contravvenzione.
Dottore, guardi.
Ardig non credeva ai suoi occhi, troppa grazia, troppa fortuna.
La contravvenzione era stata presa alle 22,37 in viale Gorizia. Chiam Santoni in commissariato ordinando di procurarsi tutti i video delle telecamere di quella strada.
Con un orario preciso e un luogo preciso la ricerca si preannunciava facile, persino troppo facile. Si allontan per fumarsi un'altra bionda in pace e non contaminare l'area con la cenere. Come se quello fosse un ambiente incontaminato... una strada dove chiss quante persone potevano essere transitate prima del loro arrivo.
Le uniche risposte interessanti potevano arrivare dall'auto e infatti i tecnici della Scientifica si erano infilati nell'abitacolo per i soliti rilievi.
Gett il mozzicone lontano, avvicinandosi per visionare meglio il cadavere.
Uno spettacolo terrificante: gli occhi si erano dissolti, liquefatti, i tessuti epidermici carbonizzati, la polo si era sciolta appiccicandosi alla pelle bruciata, di un nero nauseante.
Sotto il collo un medaglione annerito dal quel liquido corrosivo.
Il pene ridotto a una specie di pezzo di carbone.
Raggiunse il medico legale, Salerno si stava sfilando i guanti in lattice.
Ho rilevato fendenti inferti alla carotide.
Dottore, l'arma del delitto?
Il coroner sfil gli occhiali da vista mostrando un'espressione stanca.
Potrebbe trattarsi di un bisturi.
Ardig rabbrivid, prima il transessuale, ora il chirurgo.
Quello non era un delitto a sfondo passionale, quella era l'esecuzione di un peccatore. Mancava solo la rivendicazione e l'annesso pupazzo.
Sarebbero arrivati a breve, ne era certo.
Lo attendeva una notte insonne e un magistrato del cazzo in arrivo.
Se ne and lasciando a Farris l'onere di sorbirsi il sostituto procuratore Deborah Pollini, la sua ex.
Gli agenti borbottavano davanti al distributore automatico, Ardig bestemmiava. A Milano, nella citt delle mille luci che non dorme mai, non si pu bere un espresso alle 4 del mattino: i locali notturni hanno tirato gi la saracinesca e i bar non l'hanno ancora sollevata.
Dobbiamo comprarci una cazzo di macchinetta di quelle a cialde smoccol, rivolgendosi al povero Scalise, tirato gi dal letto un paio di ore prima e costretto alle solite ricerche.
Stava stampando una montagna di scartoffie, passandole a Santoni.
Cazzo.
Che c'?
Questo Cedrik  il figlio di quel Paolo Rodarri decapitato in Uganda.
Un lampo illumin la mente del commissario.
La torrida estate del 2013, il cadavere di una donna decapitata riemerso dalle acque basse del Naviglio, un tatuaggio sull'inguine con tre rose bianche.
Quelle tre rose - lo avrebbe scoperto al termine di un'indagine assurda - simboleggiavano luce, amore e vita, da intendere come virilit, salute, fecondit, ricchezza e longevit.
Un rituale esoterico da consumarsi solo nella notte del solstizio d'estate, quando si univano in cielo la luna e il sole, cio l'uomo e la donna che si univano, accoppiandosi carnalmente, in un rituale pagano, dionisiaco e orgiastico, per sprigionare energie del corpo e della mente e ottenere appunto luce, amore e vita.
La donna decapitata era la prima delle tre rose. Le altre due le avrebbe trovate successivamente, l'ultima nascosta in un pozzo sotto un parco cittadino, un tempio ipogeo dove quella notte di solstizio tre donne, tre prostitute ingaggiate per questo, le tre lune, si erano accoppiate con tre uomini, i tre soli.
Solo che qualcosa era andato storto: una di loro era morta e in un terribile domino criminale erano state eliminate anche le altre due, testimoni scomode di un segreto da occultare anche a costo di uccidere.
Uno di quei tre uomini era stato sacrificato per le stesse ragioni, perch stavano arrivando a lui.
Un altro - presumibilmente l'organizzatore materiale di tutto - era invece stato ucciso in un altro mondo, nella savana dell'Uganda, decapitato dal suo fedele servitore della trib dei Bant, forse per punirlo per quanto accaduto alle tre rose, le tre prostitute con il tatuaggio floreale sull'inguine.
Non aveva collegato immediatamente quel cognome, Rodarri. Un noto imprenditore, un immobiliarista che stava investendo nella grande distribuzione.
Improvvisamente realizz la complessit di quanto aveva di fronte.
Intanto Santoni continuava a smanettare in rete, lui non sapeva dei fantocci e delle poesie di Pavese. L'approdo della sua navigazione virtuale era il porto comune di Facebook.
Questo Rodarri era uno che si divertiva. O l'ha seccato un marito cornuto o una donna scaricata.
Hai gi trovato qualcosa?
La pagina Facebook di questo tizio, ovviamente open, sembra quella di Christian Grey...
E chi diavolo ?
Il protagonista di 50 sfumature di grigio. Cavolo Bruno, ma in che mondo vivi?
Massimo  tardi, ho sonno, sono stanco, mi sta venendo mal di testa e ho le palle che girano, ok?
Non ti incazzare, dai, semplicemente volevo dirti che questo Rodarri , anzi era, pace all'anima sua, uno piacente, amante della vita serale, frequentatore della movida. Un tombeur de femmes.
Bisogna avvertire subito la Postale di oscurare il profilo.
L'avanzare della tecnologia costringeva anche loro, gli investigatori, ad attuare nuovi accorgimenti come per l'appunto bloccare i profili social, per non gettare in pasto ai media e all'opinione pubblica la vita della vittima cos come del presunto omicida.
La lezione di quel manovale bergamasco era un monito per tutti.
Un mostro, senza il presunto a precederlo, sbattuto in prima pagina nella vetrina planetaria dei social: non c'era un italiano che non avesse visto la sera del suo arresto quella foto del muratore bergamasco con il pizzetto luciferino e l'espressione glaciale, quasi sadica, mentre abbracciava il suo bassotto. Uno cos, con quella faccia l, era colpevole per forza.
Senza andare a scorrersi le altre foto, quelle in cui sorrideva, in cui sembrava uno normale, uno di noi.
Quell'immagine era diventata il manifesto della sua colpevolezza.
Intanto Santoni stava divagando.
...Mica male questa. Una biondina, vent'anni, forse meno, vieni a vederla.
Da zero a cento gliene fregava zero.
Scopri chi  e portamela in ufficio. Io vado a farmi due ore di sonno.
Trangugi un Symflex per l'emicrania.
Non avrebbe dormito, lo sapeva. Si accontent di restare coricato per due lunghissime ore di ragionamenti contorti.
L'adrenalina come al solito pompava a mille: confrontarsi con la morte, con un corpo ancora caldo, ancora attaccato agli ultimi brandelli di una vita gi fuggita in un altrove sconosciuto, era qualcosa a cui non poteva abituarsi. Ci voleva tempo, ore, prima di levarsi di dosso l'odore di quel corpo, il pallore della pelle, l'espressione del viso.
Anche se in questo caso non c'era nessuna espressione, la pelle era carbonizzata dall'acido, l'arma dei vigliacchi che sfregiavano le donne. E gli uomini.
Era stata proprio la sua squadra ad arrestare la cosiddetta coppia diabolica dell'acido, i due pazzi criminali che avevano sfigurato e accecato due poveri ragazzi senza nemmeno uno straccio di plausibile motivo per giustificare un simile scempio. Ricordava ancora i loro occhi inespressivi mentre gli infilavano le manette. Ora erano in gabbia e ci sarebbero restati per anni.
E invece in giro ora c'era uno che con l'acido si era promosso da sfregiatore ad assassino.
Il torpore, effetto dell'analgesico, lo sorprese all'improvviso catapultandolo nel solito pozzo scuro, sempre lo stesso, senza appigli per risalire, senza acqua. Solo una galleria che si perdeva nel buio.
E quei rumori a scatenare l'incubo.
Il mostro che stava per uscire, il serpente nero, e di sopra qualcuno che lo guardava, una sagoma incappucciata.
Si svegli in quell'istante di soprassalto.
Un istante dopo, alle 6, il cellulare inizi a vibrare per una grossa novit.
Non si erano ancora procurati i filmati delle telecamere della zona di viale Gorizia ma avevano pescato un carico dal mazzo delle chat di whatsapp.
Una donna di cuori, anzi, una donna di denari. Nella rubrica era memorizzata come Lady.
Tra i due c'erano stati frequenti contatti nei giorni precedenti poi era calato il silenzio. Lei lo aveva scaricato con un messaggio vocale via whatsapp.
Il numero era registrato a Singapore, ma il segnale risultava attivo a Milano.
Lo avevano localizzato rapidamente, via Conca del Naviglio.
Santoni, due volanti e quattro agenti erano andati a prelevarla poco dopo le cinque, in quell'ora incerta, quando non  pi notte e albeggia.
Una grande sorpresa attendeva l'ispettore e una sorpresa ancora pi grande, mezz'ora dopo, attendeva il capo della Omicidi quando alle sei e qualcosa di una mattina ancora da iniziare, nel suo ufficio, entr una donna bellissima e conturbante, anche se in scarpe da tennis, scaldamuscoli e maglietta sportiva.
Ardig riusc a smaltire lo stupore in qualche secondo. L'adrenalina prevalse anche sul cuore che improvvisamente pompava a mille.
Lady era lei: era Miriam.
Quella Miriam, la sua Miriam.
La signorina Miriam Righetto la introdusse un imbarazzato Santoni
prima di lasciarli soli.
Lei era spaventata, non le avevano anticipato nulla. Ma se due volanti ti prelevano da casa in piena notte per recapitarti davanti alla scrivania del capo della Omicidi pu essere per una sola ragione per cui tagli corto.
Hanno ucciso un mio cliente, vero?
Nessun come stai, neppure un saluto.
Solo quella domanda, con l'ansia per la risposta.
Il dottor Rodarri.
Cedrik? No...
Si port la mano alla bocca, gli occhi si inumidirono subito.
Se recitava allora era diventata una brava attrice.
Del resto non si vedevano da un paio di anni. L'aveva lasciata in partenza per l'estremo Oriente e per una nuova vita, con un nuovo lui che l'avrebbe mantenuta.
Non eri andata a Shangai?
Singapore.
Perch sei tornata?
Non era la vita che faceva per me.
E quale sarebbe la vita che fa per te?
Lo sai benissimo. Mi conosci.
Ho smesso di giudicarti. Dimmelo tu.
Sono tornata perch sono una puttana, no?  quello che pensi, anche se non me lo dici. Per un po' ho finto che funzionasse, fingevo di fare la mogliettina che aspetta il manager a casa, per accompagnarlo al ristorante, ma ero solo una puttana anche l, dall'altra parte del mondo, pagata per farlo divertire. E allora ho preferito prendermi una vacanza da tutto, anche dalla mia vita...
E dove sei andata, su Marte?
Quasi: sono stata in Australia, Nuova Zelanda, Tasmania. Ti giuro, sono arrivata fino alla fine del mondo. Ma alla fine non puoi scappare da te stessa.
E poi?
Viaggiare costa parecchio, ho dovuto rimettermi a lavorare.
Ho fatto qualche mese negli alberghi a Dubai e poi sono tornata qui.
Da quanto?
Qualche mese.
E il dottor Rodarri?
Miriam stir il viso in una smorfia che, per la prima volta, svelava i primi segni dell'inevitabile avanzare degli anni.
Suo padre era un mio cliente, non so chi gli abbia dato il mio numero. Non ci siamo visti molte volte, tre o quattro, ma era speciale, era diverso, mi attraeva.
C'era qualcosa tra di voi?
Lei abbass lo sguardo, non serviva rispondere.
Ardig trattenne la rabbia.
Era spaventato da qualcosa? Era nervoso?
No, me ne sarei accorta.
Non gli interessava sapere altro.
La conged. Da lui. Da loro.
Santoni ti far mettere a verbale le tue dichiarazioni. Ne avrai per qualche ora. Resta a Milano nei prossimi giorni. E trovati un buon avvocato, non si sa mai.
Scese al bar per un caff, quattro passi per smaltire il nervoso.
Si sentiva stanco, di una stanchezza che mai aveva avvertito in vita sua. Era deluso, da se stesso pi che da lei.
Il suo cuore, sempre protetto dal buio della sua corazza che lo rendeva impermeabile al mondo esterno, si era illuminato solo per una cos. Per una puttana che non lo aveva voluto per andare a fare la mantenuta dall'altra parte del mondo e che si era fatta sbattere dagli sceicchi negli alberghi di Dubai. Forse era lei il suo peccato, quello da cui davvero doveva spurgarsi.
Risal in commissariato, erano appena le 9.
Nell'ufficio di Santoni entravano due uomini in giacca e cravatta, entrambi sulla sessantina, uno era un noto principe del foro. Scortavano una ragazzina dal corpo stupefacente, in jeans e maglietta, struccata, la faccia di una bimba, una liceale in lacrime.
Il vice lo raggiunse in corridoio.
Quelli chi sono?
Lei  la ragazzina che si bombava Rodarri. Uno  il padre, l'altro l'avvocato.
Ardig annu.
Sentila tu.
And a barricarsi in ufficio in attesa di notizie.
Cedrik Rodarri era un peccatore come suo padre. Ne era sicuro.
Doveva solo aspettare la solita lettera che annunciasse per quale peccato era stato punito.
Le notizie volano, fluttuano nell'aria, nell'etere, nella rete.
Radio e web avevano captato la notizia di un feroce omicidio a Milano, sui Navigli.
Alle 9 del mattino decine di migliaia di milanesi erano in metro o sui tram con gli occhi incollati allo schermo del telefono o dell'iPad.
Le edizioni online dei quotidiani ci aprivano ignorando per il nome della vittima.
Al momento si sapeva solo che in una traversa di Ludovico il Moro era stato rinvenuto un cadavere carbonizzato dentro un auto di lusso.
Solo nelle ore successive si sarebbe saputo che era stato sfigurato con l'acido.
Le telefonate del questore e del prefetto, prima uno e poi l'altro, erano arrivate intorno alle 9,30.
A differenza dei cronisti loro sapevano che il morto era il professor Cedrik Rodarri, il nuovo eroe cittadino che certo non era crepato da martire, anzi.
Ardig pass una decina di minuti a fornire spiegazioni inutili provando a rassicurarli.
Stiamo sentendo alcune donne che frequentava e stiamo raccogliendo i filmati dell'area della Darsena, dove riteniamo che la vittima abbia trascorso la serata.
Bast per tranquillizzarli. Per il momento.
Del resto non poteva certo spiegargli che attendeva un pupazzo di cartapesta e colla con versi poetici a profetizzare la morte per capire il perch di quell'omicidio.
L'omicidio di un peccatore.
Marco Fontana preferiva leggersi gli articoli online che ascoltare i pettegolezzi dei commilitoni che manco erano stati sul luogo del delitto, ma ne parlavano come se sapessero tutto.
Conosceva Rodarri, conosceva la sua famiglia, la loro storia, il loro destino, belli e dannati come i personaggi delle tragedie.
Tale padre tale figlio rifletteva: simili nella vita, identici nella morte. Chiuse le pagine web per iniziare a scaricare le mail ricevute.
Dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria era arrivata la scheda su Raphael Sauzee.
Nato nel 1980 a Nizza, risultava risiedere nell'appartamento intestato alla madre a Mentone. Il padre era scomparso nel 1986, per cui era cresciuto senza una figura paterna.
Seguivano le schede redatte da psicologi e assistenti sociali che avevano seguito il percorso detentivo del ragazzo francese.
I primi dieci mesi trascorsi nei gironi dell'inferno dantesco dei sei raggi di San Vittore. Poi, dopo l'aggressione al detenuto accecato con una ferro da laboratorio, nell'ottobre del 2002 era stato trasferito nel carcere di via Gleno a Bergamo, dove aveva terminato di scontare la sua pena, abbreviata di trenta mesi dall'indulto del 2006 e dalla solita regoletta dei 45 giorni scontati ogni semestre con la buona condotta.
Le porte della libert si erano riaperte nel settembre del 2010.
Negli anni trascorsi nel penitenziario di Bergamo presumibilmente aveva conosciuto padre Norman e padre Giuda, per questo aveva poi bussato, per chiedere accoglienza, alla porta della Casa di Caino.
Dalla sua scheda risultava che la madre era deceduta nel 2008, si era tolta la vita.
Sauzee era entrato in carcere da ragazzo e ne era uscito da uomo, solo, orfano: senza famiglia, senza mestiere, senza nulla da cui ricominciare. Tranne la voglia di riscattarsi, di espiare, con la preghiera e con la sofferenza fisica.
Da un'altra scheda risultava che a Bergamo il ragazzo aveva lavorato in un laboratorio artigianale dove realizzavano giocattoli e piccoli oggetti per l'arredamento che venivano rivenduti attraverso una cooperativa sociale.
Sauzee dunque aveva imparato un mestiere da artigiano. Dal terminale dell'Arma aveva poi rinvenuto una denuncia di ospitalit presentata alla stazione dei Carabinieri di Lecco risalente all'aprile del 2011.
La signora Celeste Caroldi dichiarava di aver affittato il suo appartamento al signor Raphael Sauzee.
Allegati c'erano i documenti, il contratto di locazione e gli estremi catastali dell'appartamento.
Chiuse il fascicolo riflettendo su questo Sauzee.
Se il ragazzo aveva intrapreso un percorso per mutare la sua identit sessuale, assumendo il nome di Ludovica, proprio come la ragazza che aveva ucciso - stando alla giustizia - o che aveva profanato ma non ucciso - stando alla sua verit - allora doveva cercare una donna.
Nei sei anni trascorsi in libert poteva essersi sottoposto a interventi chirurgici e a cure farmacologiche per assumere definitivamente i connotati femminili.
Nella sua testa echeggiarono improvvisamente le parole del Caino interrogato nel monastero della Val Taleggio. Padre Giuda aveva perso la testa per lui... lo sodomizzava con la scusa di redimerlo... lo tormentava ogni notte...
L'esperienza nella Casa di Caino era stata relativamente breve, appena pochi mesi, ma probabilmente peggiore del carcere per quel ragazzo che Parona aveva tratteggiato come un debole, aggredito dai rimorsi.
Era un'anima tormentata, si dannava per aver profanato il cadavere di quella ragazza...
E poi quella laconica conclusione sulla crudelt del destino di questo sventurato essere umano.
Lui non era come noi, non era un assassino... Era finito in una storia pi grande di lui. Era una vittima. Di tutti: giudici, poliziotti, criminali e di padre Giuda...
Una vittima di padre Giuda e forse il suo carnefice anni dopo.
Lecco sarebbe stata la prossima tappa della sua indagine.
Verso le 11 Ardig si present all'Istituto di medicina legale in via Celoria. Una spremuta al bar interno, poi sal nel gabinetto del coroner.
Salerno pareva un fantasma, era sul punto di collassare. Sulla sua scrivania un involucro isolante di nylon, dentro un bussolotto piegato, il dettaglio che mancava nel mosaico.
Era nel corpo di....
Il coroner era spaventato, quasi balbettava.
Era... era nell'esofago...
Ardig non si scompose.
Era stupito dall'ansia di Salerno, un professionista tutto di un pezzo. Poche parole, mai una battuta, freddo come le celle frigorifere dove ospitava i suoi morti, eppure era sconvolto come non lo aveva mai visto.
Scesero al bar per un bicchiere di whisky.
L'anatomopatologo riprese colore e lucidit poi risalirono nel suo gabinetto.
Le confermo che il decesso  stato provocato dal doppio fendente che ha reciso la carotide provocando una letale emorragia nell'area tracheale. L'assassino si trovava sul sedile del passeggero e si  sollevato per colpire con una traiettoria leggermente discendente dall'alto in basso.
Mim il tipo di scena.
La posizione era scomoda per l'assalitore che si trovava sbilanciato e in uno spazio stretto. Non ho riscontrato la presenza di ecchimosi superficiali, per cui escludo qualsiasi tipo di colluttazione.
Ha inferto altri fendenti?
Meno violenti e profondi. Non sarebbero stati letali. In tutto nove colpi, in pratica ha tracciato una sorta di mezza luna intorno all'ombelico, sul lato destro, e poi  sceso sotto con due specie di tagli pi profondi, perpendicolari, quasi abbia cercato di sventrarlo. Le foto necroscopiche le saranno certamente di ausilio per comprendere la modalit che le sto anticipando. Anche in questo caso l'assassino ha colpito muovendosi dal lato destro, quello del passeggero.
Gli allung alcune immagini del cadavere dopo il lavaggio sul tavolo settorio.
La pelle, ripulita con dei solventi, era diventata grigio fuligginoso laddove era stata erosa dall'acido.
Altro?
La vittima aveva ingerito cocaina dalle vie respiratorie e non ho dubbi che fosse un consumatore abituale: attendo la conferma dall'esame tossicologico che ho gi richiesto ai nostri laboratori. Non aveva ancora cenato, pur avendo ingerito una non rilevante quantit di alcool e non ha consumato alcun rapporto sessuale.
Certo che non mi fate mancare nulla...
De Piccoli li accolse cercando di sdrammatizzare mentre maneggiava uno scanner, l'occhiataccia di Ardig bast per interrompersi.
Non c'erano dubbi: stesso carattere, stessa tastiera e stessa stampante. Stesso stile.
Nell'ossario di San Bernardino troverai quello che cerchi.
Lo stesso pazzoide.
Il responsabile della Scientifica lo squadr.
Ancora il mitomane del pupazzo?
Gi.
Per cui c' un collegamento tra questo delitto e quello del transessuale?
Non poteva raccontargli degli altri fantocci e dei peccatori.
Per il momento acqua in bocca.
Ludovica Moggiani riposava da sedici anni in una tomba di un cimitero nei pressi della statale che conduce in Valtellina, a poche centinaia di metri dal lago che costeggia la citt, regalando un panorama incantevole.
Sulla lapide c'era una foto di lei ventenne. Sorridente e radiosa.
Appoggiata al marmo una bambola, un manufatto artigianale, forse realizzato con della cartapesta e della colla.
Era ottimamente conservata, doveva essere stata portata da poco. Anche i fiori, degli allegri girasoli gialli, testimoniavano che quella defunta aveva ricevuto una visita di recente.
Osserv le date impresse in caratteri bronzei sul granito della lapide.
In basso la data della dipartenza da questo mondo terreno: 9/9/2001.
La data del suo arrivo era stata il 16/6/1979.
Avrebbe compiuto trentotto anni pochi giorni prima e qualcuno era venuto a trovarla il giorno del suo compleanno portandole dei girasoli e quella bambola disegnata con i capelli scuri rivestita con un camice bianco da medico. Il suo sogno irrealizzato.
Alle 13 piazza Santo Stefano brulicava dei soliti studenti in fase di cazzeggio. Panzerotti e pizzette, bibite, sigarette e canne e nessuna voglia di studiare con quel sole cos attraente. L fuori tutto splendeva, sorridendo alla vita.
L'opposto di quanto li attendeva una volta varcato il pesante portale in legno.
Vanner arriv con passo veloce. Una macchia nera bersagliata dai raggi del sole.
L'appuntamento stavolta era nei giardinetti adiacenti alla chiesa di San Bernardino alle Ossa, un altro luogo simbolo milanese meta delle immancabili orde di turisti stranieri sempre pi numerosi. Nell'ultimo biennio Milano, grazie al volano dell'Expo, stava registrando un boom di visitatori attratti dal variopinto catalogo di bellezze che la metropoli pu offrire allo sguardo di chi la scopre per la prima volta.
Immancabile, nel tour cittadino, la tappa in questa piccola basilica caratterizzata da un ossario con nicchie colme di ossa e teschi. Un luogo sacro contaminato dal fascino del macabro.
Un mix irresistibile per i turisti, meno per i milanesi che, in genere, in San Bernardino ci entravano una volta nella vita, quasi sempre da ragazzini, si riempivano gli occhi con la vista di quei resti umani vecchi di secoli e poi basta, amen, non li incontravano pi per decenni.
Valeva anche per Ardig che in quella chiesa c'era entrato un trentennio prima con lo zaino a spalle e le scarpe da tennis ai piedi.
Avvert un brivido quando rivide quell'ossario, lo ricordava pi piccolo. E meno evocativo della metafora esistenziale.
Qualunque possa essere la nostra corsa, veloce o lenta, davanti agli altri a precederli, o ultimi del gruppo, lo striscione finale, per tutti noi, rester sempre il medesimo: ossa e polvere.
La polvere aleggiava nell'aria stantia.
Le ossa, e i teschi, apparivano puliti. Riposavano in pace, dietro quelle griglie metalliche.
Sopra di loro un affresco seicentesco, con angeli alati a sorvegliare quel monito permanente sull'unica certezza della nostra vita: la morte.
Che verr comunque, anche senza essere annunciata da una poesia inviata da un anonimo.
Vanner, compiaciuto, contemplava la folla di teschi, quasi stesse comunicando con loro.
Lo sa chi sono? Sono lebbrosi, sono appestati. Prima di erigere questa chiesa qui c'era un lebbrosario che hanno poi trasformato in un santuario per pregare quei morti.
Indossava il solito completo nero con la giacca appoggiata sulle spalle, senza infilare le braccia nelle maniche, come fosse un mantello.
Restava di spalle, in modo ostentato, continuando a fissare la nicchia principale di ossa e teschi collocati appositamente per formare una croce, contornata da altri lugubri teschi con ossa incrociate.
La morte umana era utilizzata come monito, per incutere la paura in altri uomini e costringerli alla preghiera, a rivolgersi a Dio, per liberarli dal male, dalla paura.
Paradossalmente era quello che riteneva di fare anche il suo assassino: liberare dal male, dal peccato, uomini che avevano commesso delle colpe terrene.
Era l per trovare un messaggero di cartapesta, per cui si guard intorno.
Lo vide subito, in un angolo, vicino a un vecchio braciere.
Non poteva essere l da tanto, quel luogo veniva regolarmente pulito a fine giornata.
L'assassino doveva essere stato l poche ore prima. Aveva calcolato i tempi, probabilmente lo sorvegliava, magari anche in quel momento.
Il pupazzo sembrava un pistacchio, per via del colore, un verde ospedaliero.
Gli aveva cucito addosso una sorta di divisa e una specie di benda sulla bocca, come fosse la mascherina. Quella di un chirurgo, quella del dottor Rodarri.
Tutto combaciava alla perfezione, anche nel retro.
Srotol il foglietto appiccato sulla schiena.
Era pi voluminoso del solito.
Erano tre foglietti, il primo era il solito A4.
Verr la morte quando il sole e la luna si uniranno nel sigillo del cielo nero.
Verr la stessa morte che ha punito anche il Vanaglorioso.
E un angelo nero ti condurr alla fine.
Apr gli altri due fogli.
Articoli stampati, entrambi dalla versione web de Il Giorno. L'edizione era quella di Bergamo.
RINVENUTO CADAVERE FEMMINILE
Il corpo di una giovane donna trovato in un'area rurale di Palazzago titolava il primo, datato 25 giugno 2010.
Il secondo era quasi identico.
SOMBRENO, SCOPERTO CORPO DI DONNA
Era nel bosco, il cadavere nudo, congelato datato 30 dicembre 2010.
Erano articoli brevi, tipici di una prima edizione online, quando le notizie sono ancora scarne.
Colloc geograficamente le due localit: in provincia di Bergamo.
Torn a visionare la lettera.
Il Blasfemo, l'Ingordo, l'Inerte.
Stavolta era stato il turno del Vanaglorioso.
E adesso sarebbe toccato a lui.
Ma per quale peccato sarebbe stato punito?
Vanner lo anticip, dando forma di parola ai suoi pensieri.
 un messaggio volutamente monco, incompleto. L'assassino non vuole regalarle un vantaggio annunciandole il suo peccato, per non fornirle uno spunto fondamentale per risalire a lui.
Secondo lei quale peccato mi vuole attribuire?
Andrei per esclusione. Intanto annunciando il nuovo peccatore punito ci parla di un vanaglorioso. La kenodoxia, la vanagloria. Nella concezione dei vizi capitali redatta negli scritti di Evagrio Pontico, e ripresa successivamente anche da San Gregorio Magno, la vanagloria  intesa come un desiderio disordinato e incontrollabile di accumulare gloria, di bramare lodi.  un peccato che sconfina nell'ingordigia, perch obbliga a competere e a sopraffare gli altri, per ottenere appunto una gloria che non ci spetta, per mettersi in luce oscurando gli altri e i loro meriti. E sconfina nella superbia, perch la luce della gloria conquistata immeritevolmente tende a oscurare l'unica vera luce: quella di Dio.
Ma la vanagloria  anche la iattanza, l'ipocrisia, la pervicacia. Nella mitologia greca lo stesso Ulisse era definito un vanaglorioso, perch per soddisfare la sua sete di scoprire, per mettere alla prova la sua intelligenza, non ha esitato a sacrificare i propri affetti, i propri uomini, persino gli anni migliori della propria esistenza.
Era questo il ritratto dell'ultima vittima?
Un chirurgo di fama internazionale che salvava bimbi con operazioni complesse, che in Uganda raccoglieva fondi per medicine e ospedali, poteva essere un peccatore?
Oppure era un peccatore come suo padre, un satanista che si comprava il corpo delle donne per consumare riti orgiastici nelle notti dei solstizi estivi?
A questo punto, andando per esclusione, avrebbe gi punito la blasfemia, l'accidia che identifichiamo nell'Inerte, la gola che identifichiamo nell'Ingordo, e ora la vanagloria. All'elenco di Evagrio Pontico mancherebbero l'avarizia, la lussuria e la superbia. Si riconosce in uno di questi peccati?
Ardig non rispose, non sapeva cosa rispondere, n a s stesso n al demonologo.
Si guardava in uno specchio immaginario che rifletteva il film della sua vita passata ma non trovava una riposta.
Vanner ripart.
E poi c' l'orgh, l'ira, la collera, quel desiderio di giustizia che trascende nella vendetta, opponendosi alla virt della carit e del perdono verso i peccati altrui. Un peccato mortale.
Che ammetto mi si addice maggiormente.
Vanner annu, indicando l'ossario.
Non manca molto commissario, tra poco scoprir la verit.
Lei dove cercherebbe?
L'esperto in dottrine esoteriche si prese un istante di riflessione poi si fece passare i due articoli stampati annuendo con aria solenne.
In questi giorni ho riflettuto su un fatto. Una traccia il suo assassino gliela sta fornendo. Assodato che si tratta di una sorta di giustiziere che vuole saldare i peccati ai vari peccatori...
Assodato questo?
L'assassino, come abbiamo verificato, sta utilizzando probabilmente la classificazione dei peccati capitali redatta da Evagrio Pontico e questo mi suggerisce uno spunto: proprio qui - e indic i due articoli - nella Bergamasca, in Val Seriana, esiste una piccola comunit di frati Disciplini, che predicano un credo estremo, fatto di rinunce, lavoro, vita ascetica e sofferenza per combattere le tentazioni. In una parola si flagellano e si puniscono corporalmente seguendo la tradizionale classificazione dei peccati redatta da Evagrio.
Uhm...
Le segnalo questa bizzarria perch alcuni anni fa un loro fratello, padre Norman se non sbaglio, diede vita l nelle valli bergamasche a una comunit di recupero per ex assassini.
Che vuol dire ex?
Mi correggo, per ex detenuti colpevoli di omicidio, uomini che avevano scontato la loro pena detentiva, ma prima di rientrare nella societ volevano ulteriormente espiare attraverso la preghiera, il lavoro e appunto il dolore. Avevo avuto modo di visitare questa casa, che aveva un nome a dir poco inquietante: la Casa di Caino. Ed era gestita da un laico che in precedenza era stato sacerdote e si faceva chiamare padre Giuda.
Un campanello d'allarme trill nella testa di Ardig.
In ogni stazione dei Carabinieri c' sempre una memoria storica, uno che ricorda sempre tutto.
Alla stazione di Lecco l'archivio vivente era l'appuntato Filippo Ingrosso.
Dietro la scrivania teneva appeso un gagliardetto del Lecce, una sola consonante a distinguerlo da Lecco, 1000 km a separarlo. L'accento salentino lo aveva smarrito, annacquandolo negli oltre vent'anni di servizio in riva al lago.
Fontana and subito al punto: Sauzee.
Me lo ricordo s quel francesino.  rimasto qui per parecchi mesi, forse anche un annetto.
Che tipo era?
Strano, come se cercasse di passare invisibile, tanto poi tutti lo notavano da un chilometro.
Perch?
Come perch? Uno cos, un uomo con le tette? Siamo mica a Las Vegas qui...
Come mai se lo ricorda?
Lo tenevamo d'occhio, la storia della ragazza della discoteca la sapevamo anche noi. Lui era qui per lei, andava al cimitero ogni giorno, ce lo ha detto il custode, e infatti aveva trovato un appartamento poco lontano.
Che lei sappia aveva rapporti con la famiglia Moggiani?
No, impossibile, non vivevano pi qui da anni. La figlia pi grande stava gi in Liguria, al mare. E qualche anno dopo la morte della Ludovica i genitori erano andati l anche loro, per fare i nonni. Tornano giusto per i Morti, per mettere un fiore alla figlia. Ma qui non si sono mai pi visti.
Cosa faceva Sauzee per campare?
E cosa vuole che facesse uno cos? Batteva no?
La sera, sulla provinciale, non  che di questi viados ne girino molti da queste parti, per cui c'aveva il suo mercato, venivano su dalla Brianza a cercarlo.
E voi?
Chiudevamo un occhio. Cosa dobbiamo fare? Se battono di notte, fuori dalla citt, qui siamo in quattro gatti...
Altro?
Si era preso anche una cantina dove faceva dei mestieri, roba di falegnameria, costruiva giocattoli, pupazzi, quelle robe l. Poi li rivendeva nei mercatini del sabato e ci faceva due lire.
Ha mai dato problemi?
Assolutamente no. Non parlava con nessuno, si faceva gli affari suoi. Nessuno si  mai lamentato.
E poi?
Poi si deve essere stufato ed  tornato a casa sua in Francia. A qualcuno ha detto che aveva uno zio anziano, credo sia andato ad accudirlo.
Lo attendeva una gita in Costa Azzurra. Ma prima sarebbe tornato a Bergamo.
Al rientro in ufficio aveva trovato Pinton ad attenderlo con la faccia piena di novit.
Abbiamo effettuato la perquisizione nello studio del chirurgo. Abbiamo controllato il suo computer e guarda qui...
Ancora articoli online, stavolta riguardanti l'omicidio di Ricci Baldi.
Sono quelli che ha visionato Rodarri nei giorni scorsi, ho stampato la sua cronologia. E sai il perch?
Lo conosceva?
Eccome. Stessa classe alle superiori al Leonardo. E giocavano pure a tennis nello stesso club. Questi due erano pappa e ciccia. Fino a quando Ricci Baldi ha iniziato a farsi.
Tutto verificato?
Al mille per cento. Ho parlato con negozianti, baristi, portinai, tutto il quartiere li conosceva.
Ecco il legame che univa il chirurgo ricco e in carriera, il primo di tutti, all'ultimo degli ultimi, il clochard ripudiato dal mondo intero.
Dal gabinetto della Scientifica, intanto, era trapelata la prima anticipazione preceduta dai soliti mille tecnicismi che indicavano un dato inconfutabile: il DNA estratto da tracce di saliva rilevato sul corpo di Rodarri era maschile. L'assassino era stato a contatto con lui lasciando la sua firma genetica.
Peccato che in Italia non esistesse una vera banca dati genetica di chi ha commesso crimini contro la persona, ne esisteva solo una parziale legata ai reati sessuali commessi dopo il 2006.
Solo da quel momento era cominciata la schedatura dei codici genetici di chi  stato riconosciuto colpevole di un reato a sfondo sessuale. In pi occorrevano giorni per comparare quel DNA con quelli schedati per poi compararlo con quell'altro DNA maschile rinvenuto sul corpo del transessuale.
Si domand se si potesse fare un raffronto anche con i DNA isolati dal cadavere del clochard.
Troppo impegnativo, troppo costoso.
Ad ucciderlo dunque era stato un uomo.
Possibile che uno sciupa femmine come Rodarri andasse anche con gli uomini? Oppure quella cerniera slacciata e quel pisello fuori dai pantaloni erano solo una messa in scena dell'assassino?
Santoni irruppe senza bussare.
Vieni di l.
Sinato stava facendo scorrere sul monitor un video in bianco e nero, le solite immagini poco nitide.
Sono quelle della filiale della banca di fronte, ecco quella  la Maserati...
Alle le 23,16 Cedrik Rodarri arrivava dalla Darsena.
Rideva con una donna. Nei primi frame la sua sagoma oscurava quella dell'accompagnatrice, poi lui si spostava regalandole un'inquadratura. Mora, formosa, appariscente. Tacchi altissimi.
Eccola l'esca per abbordarlo, per condurlo nella trappola di via Bussola dove ad attenderlo c'era un uomo come sosteneva il DNA maschile.
Gli assassini erano due. Un uomo e una donna. Inform i suoi uomini di quanto appena appreso dalla Scientifica.
Santoni ricostru l'accaduto in un secondo: La tizia lo ha agganciato e lo ha portato al complice che lo ha massacrato, sputacchiando e lasciandoci il DNA sul corpo.
Filava, anche troppo. Ardig riguard il video pi volte. In quei pochi metri Rodarri, il tombeur de femmes, il puttaniere, se la rideva, precedendo quella donna vestita di nero, curvilinea, sensuale. Una che poteva convincerlo a imboscarsi in un vicolo buio, per scambiarsi effusioni, per un rapporto sessuale.
Una lei, non un lui.
Fece scorrere quel video quasi a consumarlo, consumandosi gli occhi e le meningi.
Cedrik Rodarri nell'ultima immagine della sua vita era con una donna ma, nell'abbraccio con la morte, pochi minuti e pochi chilometri pi avanti, era con un uomo. Una coppia diabolica.
Come la coppia dell'acido, un film gi visto che gli fece scattare un sospetto.
A che punto siamo con i negozi e i bar dell'Alzaia del Naviglio?
Ci stanno lavorando quelli della Mobile, con alcuni dei nostri rispose Santoni.
Ok, tienimi aggiornato, io devo vedere una persona a Bergamo.
Scese a prendere la macchina per fiondarsi in autostrada. Doveva spegnere il campanello che gli squillava in testa dopo il confronto con Vanner.
Quegli articoli e le parole del demonologo gli avevano ricordato una vecchia storia.
La strada che collega Lecco a Bergamo  una provinciale che si inerpica sotto le Prealpi, tagliando in due i paesini di confine di quelle valli, per poi giungere ancora una volta nella zona dell'Isola bergamasca, piccolo ombelico del mondo di questa inchiesta.
Prima di confluire nella tangenziale esterna che conduce al capoluogo la provinciale termina in una galleria adiacente a un centro commerciale: anni prima, quando era ancora un cantiere, i cani molecolari giunti dalla Svizzera portarono l, con il loro fiuto, il branco di inquirenti che cercava quella ragazzina sparita nel nulla in una sera di fine autunno. Non l'avrebbero trovata l, ma in un campo abbandonato ad alcuni chilometri di distanza.
Prima di imboccare il tunnel Fontana alz lo sguardo, osservando alcuni di quei campi e, in lontananza, la sagoma della rotonda di San Tom che celava alle sue spalle i ruderi della casa di Caino.
Mentre la Giulietta correva lungo l'autostrada A4 Ardig ripensava a uno spettro, Lorenzo Odorisio, un turpe assassino.
Il suo primo vero caso da commissario: un culturista non ancora trentenne, con il cervello intossicato dagli anabolizzanti che spesso provocano disfunzione erettile come in quel caso.
Odorisio era andato in un hotel a una stella in via Benedetto Marcello. Era stato mezz'ora in camera con una ragazza entrata senza documenti, con la solita mancia al proprietario.
Due ore dopo, nel parchetto l vicino, avevano rinvenuto il corpo di una giovane prostituta macedone, una ragazzina di soli vent'anni. Il collo spezzato come quello di una gallina, compresso a mani nude, fino a rompere l'osso ioide.
Non gli serviva aprire l'incartamento per ricordare tutto: era la fine dell'estate, quei giorni in cui agosto diventa settembre.
Ardig era il dirigente in reggenza alla Omicidi.
Doveva essere solo in transito, poi lo avrebbero assegnato alla Mobile e probabilmente trasferito alla Narcotici.
Era un apprendista, ma ricordava tutto di quel giorno.
Le lenzuola disfatte nella camera, il proprietario della stamberga terrorizzato e un netturbino che dall'angolo con via Vitruvio aveva notato un tizio palestrato, un mulatto, con i capelli rasati e una maglietta nera, che appoggiava la ragazza su una panchina.
Lo avevano preso tre giorni dopo a casa dei genitori che ovviamente gli avevano fornito un falso alibi, smontato dopo qualche ora.
Ricordava tutto.
Ricordava che lui, il boia, un uomo di ventinove anni, non era un mulatto ma solo un lampadato, che da lontano pareva un immigrato.
Ricordava la sua arroganza mentre li scrutava con uno sguardo assente.
Pareva uno di quegli alligatori che si vedono nei documentari, con quegli occhi gelidi.
E ricordava di un caso analogo, di pochi mesi prima.
Un'altra ragazzina, sempre dell'Est, sempre con il collo spezzato a mani nude. L'avevano rinvenuta in una traversa di viale Zara, archiviando troppo rapidamente il delitto come un regolamento di conti tra bande.
Quell'osso ioide spaccato invece raccontava che anche a lei, giovane come l'altra, avevano stretto il collo con due mani forti come fossero tenaglie.
Era stato lui, abitava in quella zona, ma erano passati tre mesi e non avevano nulla per imputargli quel primo omicidio.
Avrebbe pagato solo per il secondo.
Ma la giustizia con la g minuscola, quella degli uomini distratti, che male la amministrano, gli aveva regalato i soliti sconti di pena tra rito abbreviato, indulti e svuota carceri.
Si era fatto dieci anni per aver straziato una ragazzina e averne uccisa un'altra, in seguito era sparito nel nulla.
Poi un giorno erano stati i colleghi della Mobile di Bergamo a riportare in vita quel fantasma: lo sospettavano per l'omicidio di una prostituta albanese. Gli avevano detto che Odorisio era ospite di una strana comunit di recupero gestita da un frate, dove erano ospitati solo assassini.
Ardig gli aveva trasmesso via fax l'incartamento.
Quell'indagine, a quanto ricordava, non aveva portato a nulla. E lui distratto da altri casi, da altri omicidi, non aveva pi chiesto come fosse finita.
Aveva proprio ragione il prefetto Rossetti quando, parlandogli della squadra speciale, aveva calcato la mano su un passaggio: E poi, lo vede, le Procure non dialogano tra loro, e pure voi investigatori non dialogate. Basta che un omicidio capiti in un'altra provincia, 30 km pi in l, ed  come se avvenisse su un altro pianeta. Cos non fate collegamenti banali....
La casa circondariale di Bergamo, il carcere di via Gleno,  situata alla periferia orientale della citt quasi al confine con Seriate.
Fontana ci arriv percorrendo un viale alberato. Il carabiniere parcheggi all'esterno la vettura di ordinanza e si sottopose con pazienza ai capillari controlli.
Nemmeno una divisa dell'Arma consentiva un ingresso agevolato tra quelle mura che non ospitavano criminali di grosso calibro. Il detenuto pi illustre, mediaticamente, era il muratore accusato dell'omicidio di Brembonate.
Nemmeno l'archivio interno era enorme. Per ottenere la pratica relativa a Raphael Sauzee dovette attendere mezz'ora.
Il fascicolo era scarno, le solite tabelle sulle attivit ricreative e professionali svolte. Un detenuto modello che non aveva mai creato problemi.
Nella scheda redatta dallo psicologo un mare magnum di termini tecnici e un'annotazione finale.
Si rilevano elementi di disturbo della personalit a carattere istrionico e narcisistico. Il soggetto presenta sintomatologia istrionica tipica, ostinandosi nel drammatizzare l'espressione dei sentimenti nel tentativo di attirare l'attenzione sulla sua figura, esprimendo conseguentemente un desiderio di essere considerato e accudito. L'individuo tende a instaurare rapporti superficiali o poco sinceri, dimostrandosi insofferente alle critiche o ai rifiuti altrui... Il soggetto inoltre presenta sintomatologia da disturbo narcisistico, presentando un senso esagerato del proprio ego, mostrando costante bisogno di essere ammirato pur non avendo empatia con altri soggetti.
Quindi una chiosa che pareva un monito sulla pericolosit di Sauzee: Se tali soggetti vengono offesi o ridicolizzati possono essere offuscati da impeti di rabbia distruttiva, detta rabbia narcisistica.
Il vicequestore Fabio Mercuri in servizio alla squadra Mobile di Bergamo era uno dei pochi amici su cui Ardig poteva contare. Avevano lavorato insieme in passato.
Uno a posto. Infatti non faceva carriera e restava confinato in provincia.
La vicenda riportata nei due articoli la ricordava bene, un doppio caso irrisolto. Un caso collegato che lo faceva masticare amaro a distanza di sei anni.
Gli offr un caff al bar, per riempire il tempo per reperire l'incartamento.
I fatti risalivano al 2010.
Due omicidi fotocopia, a fine giugno e a fine dicembre.
I corpi nudi di due giovani prostitute albanesi, appena maggiorenni, ritrovate senza vita in aree boschive, all'imbocco delle valli Imagna e Brembana, nell'Isola bergamasca.
Le foto di quei due cadaveri ricordavano in qualche modo il caso ben pi famoso della ragazzina di Brembonate.
Stessa zona, stessi prati, stesso periodo.
Le due albanesi battevano sulla Grumellina, la strada che da Bergamo conduce a Dalmine. Le colleghe ricordavano di averle viste montare su un furgone, di quelli vecchi, ma si confondevano sul modello, sul colore, sull'ora, persino sulla data.
Primo passo falso per l'accusa.
E anche sull'identit del cliente non erano coincidenti: sui quarantacinque anni, sui cinquanta, forse di meno, forse di pi.
Un'altra prostituta aveva parlato di un tipo strano, che passava la notte con un furgoncino: pelato, muscoloso, tatuato.
Tramite una segnalazione anonima erano risaliti a Lorenzo Odorisio. Lo avevano fermato e torchiato.
Due uomini gli avevano fornito un alibi per quella notte.
Uno era Mirko Bonorandi. Alcuni anni dopo il suo scheletro sarebbe riemerso da un prato di erbe cattive, insieme a quello di un altro disgraziato della sua stessa risma.
L'altro era Corrado Robbiani, padre Giuda. Era stato lui a scagionare Odorisio.
Furono giorni infernali quelli. Stavamo torchiando questi pazzi, ma non avevamo nulla in mano se non quelle contraddittorie dichiarazioni delle prostitute albanesi. Poi venne trovato il cadavere della bambina di Brembonate. E cos il caso delle due prostitute...
Ardig lo ferm.
Dove si trova la Casa di Caino?
A una dozzina di chilometri da qui, ma oggi  un rudere.
Portami subito. E mentre andiamo mi racconti bene questa storia dei Caini e delle prostitute.
Tornando a Milano, lungo la solita autostrada intasata di camion e furgoni, Fontana riordinava le idee.
Raphael dunque era un istrionico e un narcisista che nascondeva la sua personalit sotto un'altra forma esteriore: quella di una donna. Una donna formosa a detta dei Carabinieri di Lecco che lo avevano conosciuto negli anni successivi.
Una donna pericolosa, instabile mentalmente, in grado di sprigionare una rabbia distruttiva: Ludovica, morta nel prato di una discoteca e risorta quindici anni dopo nel corpo del suo migliore amico. Un uomo con una personalit affetta da disturbi istrionici e narcisisti.
Il bene pu generare il male?
No, ora ne era sicuro.
Il racconto di Mercuri sui satanisti che infestavano le notti buie di quelle valli, nei cimiteri abbandonati, dove consumavano orge e altri riti, gli aveva regalato un quadro abbastanza chiaro dell'orrore in cui stava scavando.
In quel confine indistinto dove gli adoratori del Maligno, gli insospettabili con le mani pulite e le coscienze lerce, si mischiano e si contaminano con i criminali, quelli che lucrano sulla schiavit della prostituzione e della droga.
Altri adoratori di un dio malvagio, il dio denaro.
Sesso, droga e sangue.
Gli albanesi che controllavano il mercato della prostituzione fornivano le ragazze per i riti, le affittavano o le vendevano, e gli altri, quelli che pagavano, le sfruttavano per il sesso o addirittura le sacrificavano per esercitare il potere della morte, utilizzando i Caini per il lavoro sporco, per uccidere e far sparire i cadaveri.
Mentre si aggirava all'interno dei ruderi della Casa di Caino Ardig rifletteva sul percorso di morte, vera e annunciata, enigmi e simboli che lo avevano portato fin l, in un monastero abbandonato in un bosco, dove un ex sacerdote aveva deciso di raggruppare un branco della peggio umanit, gli assassini, per farli punire dal pi spietato dei giudici: loro stessi.
Con il dolore fisico, le umiliazioni, le privazioni.
Il male per sconfiggere il Male e ritrovare il Bene.
Una follia ben fotografata secoli prima da quell'affresco del Foppa nella nicchia di Sant'Eustorgio. Quel diavolo travestito da Madonna, un travestimento perfetto, salvo le corna a rivelarne l'inganno.
Come per la Casa di Caino, dove il male era travestito da bene per ingannare il prossimo. E lui, padre Giuda, somigliava tanto a quel San Pietro da Verona, diventato santo dopo aver ucciso, torturato, fatto del male ad altri esseri umani per difendere la verit assoluta del dogma della sua Chiesa. Martire per essere stato ucciso dai suoi nemici, da quelli che combatteva.
Un altro inganno, proprio come tutto quello che lo circondava in quei giorni folli, come quell'incubo che veniva a torturarlo ogni notte.
Quel mostro in fondo al tunnel, dentro quel pozzo, quegli occhi verdi a brillare nel buio.
Verr la morte. Verr Asmodeo. Verr l'angelo nero. Lorenzo Odorisio aveva portato la morte a quattro ragazze innocenti. Era un angelo nero.
Doveva solo procurarsi il suo DNA per raffrontarlo con quello prelevato dal corpo di Rodarri e chiudere il cerchio che ormai si stava formando nella sua mente.
Un cerchio del male in nome del Male, un cerchio disegnato su inganno colossale per depistarlo.
Dietro a questa catena di morti c'era una vecchia storia di ragazze uccise e di satanisti irraggiungibili dietro le loro maschere.
Il mosaico prendeva forma, doveva solo incasellare i tasselli.
Santino Firicane, scomparso nel nulla, forse davvero fuggito all'estero con documenti falsi, era l'uomo degli albanesi, un procacciatore di carne umana.
Natale Fortunato era un procacciatore di travestiti.
E Pierluigi Ricci Baldi? Forse un manovale usato per i lavoretti sporchi, un galeotto in cerca di soldi per farsi?
Probabilmente a introdurlo in quel giro maledetto era stato Cedrik Rodarri che c'era dentro in quanto figlio di un satanista, di cui probabilmente aveva raccolto l'eredit paterna anche nei riti oscuri.
Mentre Lorenzo Odorisio doveva essere il boia di quelle notti maligne e anche di questa catena di delitti che doveva concludersi con la sua morte.
Eccolo il suo peccato, quello previsto da Vanner.
L'Ira: lo voleva uccidere per giustizia, per bloccare un assassino, e per vendetta, per fermare un vecchio nemico pericoloso.
Il resto, i pupazzi, le poesie, i demoni orientali, erano tutte cazzate, per depistarlo.
Ma adesso conosceva il suo volto, il suo nome.
Doveva solo tenere la guardia alta e prepararsi a chiudere i conti.
Risalirono in auto diretti verso Clusone.
Era arrivato il momento di fare due chiacchiere con questo padre Giuda.
Un'ora pi tardi Ardig e Mercuri assistevano a una scena che mai avrebbe immaginato di vedere in vita loro.
Un gruppo di uomini, avanti con gli anni, sudati e sanguinanti, che si flagellavano la pelle nuda con scudisci e corde.
Sopra di loro la morte affrescata ghignava beffarda, godendosi il suo trionfo, adulata da un pubblico omaggiante.
I due poliziotti attesero una decina di minuti che il supplizio di questi sventurati terminasse tra dolori e assurdi sorrisi di sincera felicit per il male infertosi, per il suo potere espiatorio.
Il priore li fece attendere ancora qualche minuto, il tempo di rinfrescarsi e intabarrarsi in quel saio grigio di lana grezza.
Dentro le pesanti mura in pietra l'estate dell'esterno lasciava il posto all'autunno. Ecco il perch della lana, comprese Ardig mentre sorseggiava acqua fresca. Scalpitava.
Fontana aveva riempito il borsone sportivo calcolando di stare via per una settimana.
Prima di partire per la Costa Azzurra si domand se fosse il caso di confrontarsi o meno con chi aveva infilato le manette ai polsi al giovane Sauzee sedici anni prima.
Bruno Ardig.
Non si vedevano da due anni.
Lo immaginava indaffarato a inseguire i suoi di Caini, quello che aveva ucciso il transessuale - un caso che ancora trovava risalto sui quotidiani milanesi - e poi l'assassino del chirurgo Rodarri, un caso da prima pagina.
Decise per di lasciar perdere, la sua era un'indagine sotterranea e tale doveva rimanere.
Gli avevano imposto massima riservatezza per cui avrebbe obbedito agli ordini rinunciando a quella telefonata.
Padre Giuda  morto?
Lo chiese tre volte manco fosse San Pietro.
Il priore annu con aria solenne.
Sono stati i Carabinieri a informarci. Hanno adempiuto i loro controlli e hanno la sicurezza che purtroppo quelle misere spoglie siano del nostro fratello.
Il resto quasi non lo ascolt nemmeno, la mente stava gi correndo altrove.
A Milano. Dai satanisti, che avevano deciso di chiudere per sempre la bocca all'unico che avrebbe potuto far saltare il coperchio del vaso di Pandora dei loro terribili segreti e da quei bastardi dell'Arma, i cugini, che sapevano tutto e insabbiavano tutto accontentando le richieste della curia. Forse addirittura della Santa Sede.
Ne aveva abbastanza.
Doveva togliersi un ultimo dubbio, ma per quello sarebbe bastata una telefonata.
La telefonata si era trasformata in un aperitivo che si era trasformato in una cena.
Ardig e la De Romanis si incontrarono alle 21 in Porta Romana.
Entrambi stanchi dopo una lunga giornata di lavoro.
Ci diamo del tu, vero? esord lei informale e ancora pi bella.
Indossava calzari rasoterra mutuati dal look dell'antica Roma, una gonna al ginocchio, una maglietta nera. E quel sorriso disegnato da Raffaello che da solo bastava a scacciare via tutti i demoni e i fantasmi che tallonavano il commissario.
Si era presentato scortato da Frog.
Una passeggiata in viale Montenero.
Ricci Baldi era un criminale. E temo della peggior specie le annunci mentre camminavano.
Lei non replic, prendendo tempo.
Cosa hai scoperto?
Che non lo ha ucciso un balordo in una rissa. C' dietro una storia complessa, dai risvolti orribili.
Legata allo spaccio?
Molto peggio. Ho solo bisogno di sapere qualcosa di pi su di lui. Per esempio: sai dove si trovava nel 2010?
Arianna abbass lo sguardo per riflettere.
Era nella bergamasca, in una comunit di recupero. Sull'Adda.
Tac, un altro tassello che si incastrava.
E fino a quando c' rimasto?
Ti direi un paio d'anni.
Un altro incastro perfetto.
Ho un'altra domanda: aveva mai avuto disponibilit di denaro? Voglio dire, per farsi doveva trovare i soldi per comprarsi la roba.
Credo che si arrabattasse con furtarelli, elemosina, magari anche prostituendosi.
Sei sicura che non avesse avuto dei soldi da qualcuno?
Sicura no, ma se li avesse avuti non avrebbe fatto quella vita. Ha passato l'inverno nei dormitori della Caritas, da maggio stava al parco...
Qualcuno poteva ricattarlo?
Non che io sappia.
Ti ha mai parlato di qualche brutto personaggio che aveva conosciuto in carcere?
No, mai.
Ardig scosse la testa.
Tuttavia se lo hanno ucciso doveva esserci dentro anche lui.
Essere dentro in cosa?
Niente, mangiamo qualcosa?
Volentieri.
Si accomodarono in una trattoria con il dehor esterno.
Filetto di orata per lei, orecchia di elefante per lui, insalata e pomodori per entrambi. E la carne trita in una ciotola per Frog, accucciato sotto il tavolo.
Parlarono di Milano, poi di lei, dei suoi viaggi, l'Asia come meta preferita, mare e spiritualit.
Ho bisogno di viaggiare. Mi piace scoprire: il mondo, le persone, i sapori. Tutto. A volte mi sento piccola, un granello di sabbia in una spiaggia infinita. Ti capita mai?
No, al limite mi sento l'unico abitante di un pianeta periferico. Tipo Plutone.
Che nella mitologia greca era il dio degli inferi e delle tenebre.
Diciamo che mi si addice.
Lei lo scrut scavandolo con gli occhi.
Occhi neri contro occhi neri.
Una radiografia muta senza emettere un responso.
Presero un sorbetto al limone e ripartirono quasi in silenzio di nuovo verso Porta Romana.
Risalirono corso Lodi fino allo slargo circolare di piazzale Buozzi, fino al portone di un elegante condominio.
Sono stata bene. Mi ha fatto piacere. Anche a me.
Il bacio del saluto.
Poi un altro bacio, vero. Intenso.
Lei lo prese per mano estraendo la chiave.
Lui la ferm.
 meglio che vada.  meglio per te, credimi.
Milano, giugno 2017
Il solito incubo che lo tormentava da settimane stavolta era venuto ad agitarlo intorno alle quattro, prendendola alla larga.
Prima c'era il sole, il verde, c'erano gli alberi, c'erano anche Arianna e Angela, forse erano nude.
Poi di colpo era nel pozzo, senza esserci caduto dentro, come se fosse normale stare l sotto e avere paura.
C'era la solita galleria, fredda e umida che scompariva nel buio.
Il mostro non gli appariva, non lo sentiva neppure.
Forse non fece neppure in tempo.
Si svegli con in testa un solo pensiero.
Lorenzo Odorisio, il peggiore dei Caini.
Per trovarlo pensava di dover scendere direttamente all'inferno o a patti con qualche demone che gli rivelasse il suo nascondiglio.
Niente di tutto questo.
Alcuni minuti di ricerche in rete, nei vari terminali interconnessi del Viminale, poi un paio di telefonate di conferma in alcuni uffici comunali.
Odorisio era rimasto a vivere nella casa dei defunti genitori in piazzale Massari.
Mezz'ora di passeggiata da casa sua.
Era l che gli aveva infilato ai polsi gli immobilizzatori, quelle che nei film si chiamano manette. Era successo sedici anni prima.
Decise di aggiornarsi prima di addentrarsi nella tana del lupo.
Facebook poteva fornirgli qualche prima risposta, altri dieci minuti di navigazione. Poi si stacc dal monitor interrotto dal suono di un messaggino whatsapp.
Ardig osserv il display.
Sperava fosse di Arianna, invece era di Miriam.
Rimase stupito.
Chiam Santoni in ufficio.
Il vice si stup per l'espressione corrugata.
Qualcosa non va?
Sappiamo qualcosa di un acquario di aragoste?
Santoni sorrise, lo sapeva.
Le aragoste lo fissavano da dietro il vetro, libere e felici.
Il cingalese con le chiavi di casa si stava occupando di loro.
Miriam gli aveva scritto perch voleva adottarle: voleva portarsi a casa quei crostacei salvati dalla bollitura. L'avrebbe accontentata facendole recapitare quell'acquario e l'annesso carrello.
Il suo ultimo regalo, senza chiederle nulla in cambio.
In quel momento la sentiva vicinissima, come se lei fosse l, con lui, in quel lusso di cui aveva fatto parte per qualche notte, bellissima tra oggetti bellissimi.
L'attico di Rodarri pareva il set di uno spot televisivo.
La cucina, dove legno e marmo si mischiavano, aveva un tavolo enorme per cucinare e un altro per cenare. Il salotto, che dava sul terrazzo, ospitava dipinti futuristici e piante da vivaio.
Due splendide areche malesi scortavano la doppia finestra che affacciava sul cielo di Milano.
Il terrazzo era pi grande del bilocale di Ardig, una sorta di appartamento senza soffitto, con una piccola piscina con gradini e fontana a forma di brocca sorretta da una sirena, e un tavolo sotto un patio con pergolato e divani in bamb.
Le altre camere le aveva quasi ignorate: l'alcova, le due stanze per gli ospiti, la stanza adibita a palestra, quella trasformata in studio, oltre ai tre bagni.
Uno spazio enorme per un uomo solo che da lass, sicuro del suo successo, del suo potere, del suo denaro, si credeva un dio.
E per questo era stato punito, per la sua vanagloria.
Non aveva altro da vedere in quel paradiso artificiale e ingannevole, anche nei sentimenti... altrimenti a scaldare il letto di quel satanista non ci sarebbe stata una donna da tassametro come Miriam, anzi Lady.
Nella libreria volumi di medicina ovviamente, ma anche di economia e di edilizia. Rodarri era pur sempre il figlio di un immobiliarista.
Alcuni libri sulle filosofie orientali, ma nulla che facesse riferimento al satanismo.
Fontana guidava piano.
La riviera del Ponente ligure scorreva lenta intorno a lui.
La Range Rover viaggiava poco oltre i 100 km/h.
Non aveva fretta di arrivare a Mentone dove non aveva ancora ben compreso che cosa lo attendesse.
Un assassino con il volto da donna e il cuore colmo di rabbia e veleno per il male subito negli anni.
Un angelo vendicatore.
Un angelo nero, che aveva portato la morte a un'anima pi oscura della sua.
H2SO4.
Cos', un nuovo cellulare?
No,  la formula chimica dell'acido solforico di cui erano intrisi i brandelli di epidermide facciale e toracica che mi hanno spedito dall'istituto di medica legale.
Acido solforico... e dove si trova?
De Piccoli si alz dallo sgabello e scosse il testone: un sorriso innocente illumin la sua faccia a luna piena, anzi pienissima. Ingrassava mezzo chilo al mese e pi si ostinava a mettersi a dieta e pi mangiava schifezze a non finire.
 semplice vetriolo, non hai idea di quante ditte o laboratori artigianali lo utilizzino. Oppure quelli delle pulizie, ma anche i fabbri, i vetrai... basta diluirne due dita in un litro d'acqua e puoi sciogliere le ossa di un maiale...
Il commissario sent la pelle accapponarsi.
Gi che ci sei ti faccio vedere un'altra cosa.
Dentro una teca c'era un medaglione.
Era quello che aveva al collo la vittima?
Lo abbiamo ripulito con dei solventi.  di onice pura, il vetriolo lo aveva solo stinto.
Un ambigramma della simbologia orientale.
Una sfera divisa in due anime combacianti, la bianca con all'interno un puntino nero e la nera con all'interno un puntino bianco.
Parevano quelle immagini sfocate delle prime ecografie che mostrano due gemelli accovacciati dentro il feto.
Google e Wikipedia avevano gi fornito ogni spiegazione, prontamente stampata da De Piccoli. Stavolta si sarebbe evitato la solita spiegazione cattedratica di Vanner, tanto i significati erano sempre quelli.
Lo Yin, il nero, simboleggiava la notte e il fuoco che si sviluppa verso l'alto. Lo Yang, il bianco, rappresentava il giorno e l'acqua che scende verso il basso.
Questo simbolo  alla base delle due maggiori filosofie orientali: il Taoismo e il Confucianesimo. Le due polarit sono identiche e simmetriche, come il bene e il male, perch uno ha la radice nell'altro e senza uno non pu esistere l'altro.
La solita allegoria che ormai ben conosceva.
Ma anche un'allegoria della vita e della morte di Rodarri: un chirurgo che con il bisturi sconfiggeva il male facendo trionfare il bene, la vita, ucciso paradossalmente proprio con un bisturi. E forse quel medaglione racchiudeva la vera essenza di quell'uomo, il medico e filantropo che appariva alla luce del sole, e il peccatore che gli subentrava al calare delle tenebre.
A che punto siete con la tizia misteriosa di Rodarri? domand il collega.
Per ora niente.
Salut De Piccoli spostandosi in zona viale Marche.
Lasci l'auto un po' pi in l, nel piccolo quartiere della Maggiolina, cos denominato per via di un'omonima cascina che aveva caratterizzato quell'area fino ai primi anni del Novecento, quando la cascina era stata abbattuta e nei dintorni erano state edificate delle casette fiabesche su pressione di alcuni giornalisti dell'epoca che, dalle pagine dei loro quotidiani, invocavano investimenti nell'edilizia popolare per favorire anche le classi della media borghesia come la loro.
In seguito una delle strade principali era stata intitolata a Torelli Vollier, lo storico fondatore del Corriere della Sera, cos il quartiere Maggiolina aveva finito per diventare il villaggio dei Giornalisti, una zona residenziale immersa nel verde.
Come il rione adiacente, il piccolo quartiere Mirabello, l'altra parte della Maggiolina, cos denominato per via di un'omonima villa.
Ardig aggir con sguardo curioso quella costruzione cinquecentesca prima di ritrovarsi in piazzale Massari.
Si infil in un bar per un panino al prosciutto e birra.
Pochi clienti, come immaginava, era una zona con pochi uffici e zero fabbriche. La gente a quell'ora pranzava altrove.
Prima del caff butt l due domande al barista, un ometto vicino alla settantina, l'aria stanca e il sorriso forzato per i clienti.
Avevo un amico in palestra che mi pare abitasse qui. Uno che sollevava anche 150 kg di panca.
L'altro rispose subito.
Il Lorenzo?
S, mi pare... ne sono passati di anni...
Eh... ha avuto un bel po' di problemi, poi i suoi se ne sono andati...
Mi spiace, non lo sapevo.
Abita ancora qui, su al quarto piano.
Chiss se  sposato, se ha figli...
Quello? Si figuri... solo come un cane. Uno cos.
Pag il conto.
Magari allora passo una sera a trovarlo.
Ma la sera mica lo trova, quello lavora fino alle 5 della mattina nei locali.
Allora niente. Arrivederci.
Mentone baciata dal sole estivo di giugno era un incanto.
La stagione turistica non era ancora esplosa e la cittadina rivierasca non era stata ancora invasa dall'orda di vacanzieri agostani. A giugno c'erano soprattutto britannici e scandinavi con la pelle chiarissima e le creme per non scottarsi.
Fontana abbandon l'auto in un parcheggio a pagamento e si incammin sul lungomare fermandosi alla prima agenzia immobiliare che incontr.
Un'ora dopo aveva gi un bilocale con vista mare pronto a ospitarlo. Mille euro di pigione per una settimana, pagamento anticipato.
Tanto poteva permetterselo.
Al rientro in commissariato lo attendeva una novit.
Scalise sventolava fogli con cifre e date.
Abbiamo i tracciati del cellulare di Firicane, risulta spento dal 7 giugno. L'ultimo segnale intorno alle 4 del mattino  stato agganciato dalla cella della zona centro di Sesto San Giovanni sintetizz l'agente, con la solita espressione spenta.
Contattiamo il nostro commissario a Sesto. Giriamo alla Polizia municipale il numero di targa della sua auto.
Stando al Pubblico Registro Automobilistico Firicane possedeva una Mercedes Classe C Coup.
Nemmeno il tempo del solito caff al baretto.
La Mercedes aveva collezionato contravvenzioni per divieto di sosta dal 7 giugno in un parcheggio con sosta consentita di un'ora al massimo in largo Marinai d'Italia ed era stata rimossa e trasportata in un deposito della Polizia municipale.
Sesto San Giovanni  una citt di oltre 80.000 abitanti conosciuta per via del suo storico appellativo di Stalingrado d'Italia, una citt a storica vocazione industriale, una citt simbolo della resistenza e del lavoro. A separarla da Milano solo dei cartelli a indicare il cambio di Comune e il senso di appartenenza.
Guai a definire milanesi quelli di Sesto, orgogliosamente comune autonomo dalla metropoli.
La Mercedes di Firicane era rimasta per una settimana nel parcheggio di largo Marinai d'Italia, uno spiazzo di cemento circondato da condomini eleganti all'inizio dell'area del centro storico, il salotto di Sesto, con i caff accoglienti, le boutique e i portici.
La prima contravvenzione riportava come orario le sette, poi diverse altre fino a quando era arrivato il carro attrezzi a portarsela via.
Tutto combaciava.
Il cellulare di Firicane aveva smesso di ricevere segnali intorno alle quattro di quella stessa notte, era l che il malavitoso era scomparso nel nulla.
Gli agenti del commissariato locale avevano gi iniziato a passare al pettine i bar e i negozi.
Ardig sbuff accendendosi una sigaretta.
Ci attende un lavoro del cazzo, ci vorranno ore. Prima almeno andiamo a farci un caff come si deve.
A Mentone il vecchio Pierre Sauzee lo conoscevano tutti. Gestiva un ambulatorio veterinario, un tipo bislacco a sentire un barista dalla memoria buona e dalla lingua lunga.
Fontana aveva studiato francese alle medie e al liceo e da giovane trascorreva le estati in Corsica, per cui masticava discretamente la lingua d'Oltralpe.
Una bottiglia di Pastis per accompagnare il fritto misto contribu a rendere pi loquace l'oste che non si fece pregare raccontandogli di questo medico un po' pazzo, che di giorno curava non cani, gatti e canarini ma animali delle fattorie dell'entroterra, e la sera, a casa sua, una villa sulle alture nei pressi del cimitero, si dilettava allevando nelle teche scorpioni, lucertole e persino serpenti velenosi.
Da alcuni anni per era in un ospizio accudito dal nipote.
A seguire una smorfia eloquente sul nipote che da giovane era un uomo, anche se di quelli dell'altra sponda, si capiva. Poi quando era tornato, dopo anni trascorsi in carcere in Italia, era diventato una donna.
Un altro avventore si inser nella conversazione con il commento tipico di ogni maschio davanti al bancone di un bar, una mimica universale e disegnare due grandi tette e labbra da pompini.
Una lunga giornata inutile.
Ardig, Farris e Santoni stavano facendo tardi in ufficio, tirando le fila di un pomeriggio inconcludente.
Nel centro di Sesto nessuno pareva aver mai visto il brutto muso di Santino Firicane. Gli unici occhi ad averlo inquadrato erano quelli elettronici delle telecamere di sorveglianza di una banca, affacciata proprio sul parcheggio di largo Marinai d'Italia.
Alle 3,48 le immagini sbiadite, spesso a intermittenza, avevano inquadrato la Mercedes che entrava nel parcheggio.
Un minuto dopo nell'inquadratura appariva un uomo tarchiato, andatura pesante, un bestione infilato in un gessato passato di moda da quando c'erano le lire. Camminava tranquillo, da solo, poi scompariva dal raggio d'azione, inghiottito dal buio del guasto della telecamera successiva, mentre infilava la strada diretta alla piazza principale.
Scalise caricava un filmato dietro l'altro, quasi fosse la stessa scena ripetuta da angolazioni sempre diverse.
Niente.
Alle 21,30 si arresero e si avviarono verso una rinomata bisteccheria argentina in fondo al Carrobbio, un posto elegante, con una clientela selezionata, bazzicato da calciatori e prezzemoline televisive e per una sera da tre sbirri in cerca del miglior filetto da masticare lentamente rimandando di un'ora la preoccupazione per il conto salato che li avrebbe attesi a fine serata.
Black Angus al sangue per tutti con patate al forno e un classico nero della Patagonia.
Frog accucciato sotto il tavolo ronfava come suo solito.
Mangiarono in silenzio.
Poi Ardig si decise a parlare per metterli al corrente della proposta di trasferimento ricevuta da Roma. Gli avevano offerto di cambiare ufficio, ruolo, pettorina, pur restando a Milano e c'era posto, con annessa promozione, anche per loro.
Che ne pensate?
Santoni non rispose.
Farris inizi a ripulire il piatto con il pane, prima di borbottare:  strano, perch non  un lavoro da 007, ma sempre da poliziotti. E allora perch devono essere i Servizi a formare un gruppo di questo genere?
Perch come poliziotti avremmo maggiori vincoli e meno mezzi.
Non mi convince troppo...
Neppure a me convenne Santoni.
Ordinarono gli amari, Braulio con ghiaccio per tutti.
Ma nel caso io accettassi, vi interesserebbe?
Per un istante i due ispettori si osservarono, come se stessero cercando di concordare una risposta. Poi Santoni annu e Farris afferr il bicchierino, facendo ondeggiare il liquido scuro.
Siamo una squadra da anni, una squadra vincente. Sarebbe un peccato dividerci.
Lo prendo come un s?
Il vice alz ancora il bicchierino.
Vada per il s.
Si salutarono intorno all'una, qualcuno sbadigliava.
Ardig osserv l'orologio, lo attendeva una notte ancora lunga.
In piazza San Giorgio il Caff omonimo era ancora aperto, il barista stava passando lo strofinaccio sul bancone.
 troppo tardi per un espresso?
L'altro lo guard stupito per quella richiesta a quell'ora, ma lo accontent.
No, no, ho ancora la macchinetta accesa.
Ardig gust il caff lentamente, la notte che aveva davanti si prospettava lunghissima.
Torn in commissariato lasciando Frog che si acciambell sulla solita coperta, poi usc a piedi con una felpa con un cappuccio.
Il display del cellulare segnava le 2 di notte.
Arianna non si era fatta sentire e lui non aveva trovato le parole giuste per scriverle qualcosa di sincero.
Sul lungomare tanti turisti, britannici e russi, uomini e donne avanti negli anni. I giovanotti andavano in vacanza ad agosto, non a giugno, e alla Costa Azzurra preferivano le Baleari o le isole greche.
Fontana passeggiava da solo pensando a Raphael Sauzee, alias Ludovica.
Inseguiva un nemico senza volto, che aveva cambiato nome, vita e sesso, inseguiva Vicky, che un avventore del bistrot dove aveva conversato nel pomeriggio gli aveva descritto come bella come un angelo.
Il campanile aveva battuto i quattro rintocchi da qualche minuto, il silenzio era infranto solo dal cigolio dell'ascensore.
Sal lentamente producendo un tonfo metallico quando attracc al piano, la porta si apr.
L'uomo non fece in tempo a infilare le chiavi nella serratura. Un colpo secco, dall'alto verso il basso, tra il collo e la spalla, lo fece stramazzare esanime a terra per un tempo indefinito.
Quando riemerse dal buio mentale Odorisio percep l'altro buio, quello intorno a lui.
Era sul pavimento, un dolore lancinante sulla nuca. Fece per muoversi, ma si busc un calcio e un altro a seguire.
Poi un fascio di luce illumin la canna di una Beretta puntata verso di lui.
Era l'unica cosa che vedeva in quel buio.
Un altro calcione lo centr nel petto strappandogli un acuto di dolore.
Sst.
Un uomo con un timbro di voce molto deciso.
L'altro gli appoggi un piede sul petto senza premere, solo per tenerlo fermo.
Fece scivolare nella tasca il pettine prelevato poco prima in bagno e infilato in un sacchetto di cellophane, poi posizion la torcia su una sedia per avere la mano libera.
Un lunghissimo istante di silenzio e un piccolo rumore, qualcosa che si girava, che si avvitava, come un cavatappi che ruota al contrario.
Odorisio sent il sangue gelarsi.
La luce della torcia torn a danzare, illuminando un silenziatore posizionato sulla canna.
Chi sei?
 il giorno del giudizio. Lo sai che significa?
La voce era calma, glaciale.
Accento milanese.
Si agit. Ora il piede premeva sul suo sterno.
Ma che cazzo vuoi?
Sono venuto a rimetterti dai tuoi peccati terreni. Te li faccio espiare tutti in una volta. Un colpo in fronte e pareggiamo tutti i tuoi conti in sospeso.
Ma di quali conti parli?
Quella poveretta in viale Zara, tanti anni fa... Te la ricordi? Te lo ricordi come l'hai strozzata?
Il culturista tent di alzarsi, ma il piede lo schiacci a terra.
Il silenziatore era l che lo fissava, pronto a sputargli la morte addosso.
L'uomo cerc di guadagnare tempo.
Ho pagato per quell'omicidio, ho pagato il mio debito con la giustizia.
Una risata accennata fu la prima risposta del suo aggressore.
Tu hai uno strano concetto di giustizia. Ti sei fatto otto anni per aver ucciso una ragazza che non aveva ancora vent'anni. E manco un giorno per quell'altra. E poi sul conto ci dobbiamo mettere anche quelle altre due albanesi nelle valli bergamasche.
Odorisio non ribatt nulla.
Quell'accenno alle albanesi suonava come la sentenza di condanna.
Avevano deciso di eliminarlo per evitare che parlasse.
Chi sei? domand ancora.
Sono quello che tra un istante ti fa saltare il cervello e ti manda all'inferno.
Scarrell la Beretta infilando il colpo in canna.
L'uomo inizi a piagnucolare, supplicando. Aspetta... posso esservi ancora utile, posso servirvi ancora.
Il silenzio che ebbe in risposta pesava come un macigno togliendogli il respiro, fino a quella prima sillaba a rimandare l'esecuzione seguita da una domanda che non si sarebbe mai atteso.
Voglio sapere tutto della Casa di Caino.
Improvvisamente il criminale realizz.
Quella voce.
Tu... sei tu, sei quello sbir...
Il piede si alz e lo scalci sul volto, pestandolo alla cieca, sulla bocca.
Poi una ginocchiata, sul petto, scaricandogli sopra 85 kg.
Il silenziatore si appoggi sulla guancia.
Non ho niente da perdere. Qualcuno di voi ha deciso di farmi fuori e per me sei proprio tu...
Non so di cosa stai parlando, io non c'entro nulla.
O mi dici subito quello che voglio sapere o ti faccio fuori. Poi tra qualche giorno vengo qui e inizio un'indagine dove infangher la tua memoria, facendo girare la voce che ti hanno fatto fuori gli albanesi per saldare i conti con le prostitute che avevi strozzato. Hai capito?
Un tono cos duro da oltrepassarlo.
Il silenziatore sempre appoggiato sullo zigomo.
Odorisio incroci gli occhi del suo Torquemada, li intravide nella fessura del passamontagna, occhi neri come la morte.
Non so nulla, non li ho mai visti in faccia. Avevano le maschere, giravano con le auto con i vetri scuri, non so chi fossero. Solo padre Giuda li conosceva, lo giuro, te lo giuro...
Non giurare, uno come te non ne ha diritto.
Il cuore martellava nel petto, spingeva per fuoriuscire.
Odorisio ormai era oltre ogni paura.
Te lo giuro,  cos. Quelli venivano un paio di volte l'anno, per i solstizi... padre Giuda ci faceva rubare i galli e i gatti, dovevano essere neri, per i sacrifici, ci mandava a prendere le puttane sulla provinciale, andavamo al cimitero. Quelli facevano le messe nere e poi tutto finiva l e ci davano i soldi.
E poi cos' successo?
Volevano di pi, non gli bastava il sangue del gallo e poi... non lo so come... si sono comprati le ragazze degli albanesi, ma oltre a scoparsele da vive dovevano averle anche da morte... ma dovevano essere morte da poco, i loro corpi dovevano essere ancora caldi perch cos potevano prendersi le loro energie vitali, erano pazzi...
E serviva ucciderle senza deturparne i corpi, torcendogli il collo, giusto?
Me lo hanno ordinato, io non potevo oppormi.
Il manrovescio lo colp in pieno volto.
Brutta merda che non sei altro.
Non potevo... io non volevo...
Il silenziatore si appoggi sulla fronte.
Avanti, finisci di raccontarmi.
Non lo so... quelli erano matti, volevano una vergine, volevano una bambina innocente per i loro sacrifici, non gli bastavano pi le puttane, poi padre Giuda ha iniziato ad avere paura, c'erano alcuni che volevano andare a raccontare tutto ai Carabinieri e allora...
E allora vi ha fatto uccidere i due Caini che mettevano in pericolo i vostri segreti e ha chiuso baracca e burattini.
Da allora io ho cambiato vita, ho sempre rigato dritto.
Raccontami dei peccatori.
Quali?
Chi  il Blasfemo?
Non lo so.
Pareva sincero.
E gli scritti di Evagrio Pontico?
Ma chi cazzo ? Io non so nulla.
Pareva davvero sincero.
Dimmi di Cedrik Rodarri.
Non so chi sia, lo giuro.
Decise di bluffare.
Due sere fa eri sui Navigli, ho i filmati delle telecamere...
Non sono io... non ci vado da mesi sui Navigli. Ero in corso Garibaldi, nel mio locale, al lavoro, dalle 22 alle 4. Puoi controllare con i miei colleghi, ero l.
Sembrava veramente sincero e l'alibi lo avrebbe controllato in fretta.
Ma se non era lui allora chi era l'assassino di Rodarri, quello del DNA maschile?
Parlami di Santino Firicane
Non lo vedo da anni,  la verit.
E Natale Fortunato?
Anche di lui erano anni che non avevo notizie, io non c'entro nulla...
Terrorizzato, al limite della crisi di nervi ma sincero.
Chi di voi mi vuole far fuori?
Non lo so, non lo so, saranno loro, i satanisti... io non ne so nulla. Controlla il mio telefono, i miei spostamenti, controlla quel cazzo che vuoi.
Era davvero sincero.
Ardig si rialz, innestando la sicura, poi volt la pistola afferrandola per il cane.
Deluso, furente. Odorisio aveva ucciso le due prostitute nella bergamasca, ma non c'entrava nulla con i peccatori.
Un buco nell'acqua. La rabbia esplose improvvisa, incontrollabile.
Un colpo fortissimo con il calcio.
Un dente saltato all'istante, il labbro superiore distrutto producendo un rumore sinistro seguito dai guaiti di dolore del pregiudicato.
Uno come te dovrebbe finire dritto al campo santo. Ti  andata bene, vedrai che il dentista avr la mano pi leggera della mia. Ora rispondi a questa mia ultima domanda, altrimenti ti ficco una palla in cranio.
Odorisio mugol qualcosa.
Ripens alle immagini delle telecamere alla Darsena.
Una mora formosa insieme a Rodarri e poi quel DNA maschile sul corpo del chirurgo. Ripens alla Madonna cornuta e all'inganno del maligno.
Improvvisamente realizz.
L'inganno.
Era sotto i suoi occhi.
Voglio sapere dei tuoi compagni nella casa di Caino, voglio sapere se tra loro... Il poliziotto abbass la voce.
La domanda dello sbirro lo sorprese.
Rispose di s, sputando sangue.
Poi un altro colpo sulla tempia lo sped nel mondo dei sogni.
Un attimo prima di sentire il saluto del suo aguzzino: La prossima volta che ti rivedo ti spedisco all'inferno.
...
.
...
CAPITOLO QUINTO.
...
.
...
IL LUSSURIOSO.
...
.
...
L'eco di un grido lo scosse dal torpore.
Una coppia sbraitava a un metro da lui.
Lei strepitava come una matta, lui chino su Chicca la stava tastando.
Poi scapparono.
Soltanto in quell'istante realizz che aveva il cazzo fuori e che lei era nuda a fianco a lui.
La chiam. La tocc. La scosse.
Era immobile, gli occhi spalancati. Non respirava.
Cazzo le aveva fatto?
Istintivamente la guard laggi: perdeva sangue.
Proprio da l.
La scosse di nuovo. Lei nulla.
Inizi ad agitarsi, a urlare.
Niente di niente.
In un secondo fu tutto chiaro. Purtroppo.
Lei era morta e lui l'aveva stuprata.
Un terribile gelo lo avvolse catapultandolo in una situazione irreale, nel peggiore dei film dell'orrore.
La sua vita in un secondo era in frantumi.
Nessuna laurea, nessuna carriera, nessuna bella vita. Sarebbe finito in carcere.
L'istinto di sopravvivenza decise per lui.
Negare l'evidenza, nascondere la realt.
Senza accorgersi la sollev.
Pesava tanto per lui, per quei muscoli fragili che non aveva mai allenato.
Barcoll per pochi passi, il cancelletto del recinto spalancato: prosegu qualche metro, fino a un prato. La appoggi per terra. Una ninfa nel verde.
Dormiva con gli occhi aperti.
Un istante dopo stava gi correndo via da lei, dal corpo ancora caldo di Chicca, con il suo fantasma a inseguirlo senza dargli fiato.
Richiuse il cancelletto, afferr il vestitino, gettandolo in un cestino esterno.
Tranne il perizoma.
I viali della circonvallazione erano vuoti alle 4 della mattina. I semafori lampeggianti invitavano alla prudenza.
La Polo metallizzata di Chicca sfrecciava in discesa dal cavalcavia della ferrovia verso viale Toscana.
Super il primo incroci.
Il ragazzo acceler e affront il successivo.
Il camion della nettezza urbana procedeva lento, come un pachiderma stanco e appesantito.
Grande e grosso, con il lampeggiante giallo a proiettare una luce fastidiosa. Impossibile non vederlo.
Eppure la Polo and a sbriciolarsi contro la fiancata, facendo sobbalzare i netturbini, nascosti nel retro a raccogliere i sacchi.
Vetri infranti, lamiere accartocciate.
Il ragazzo alla guida incastrato nell'abitacolo rantolava.
I soccorsi arrivarono rapidissimi, seguendo le procedure standard.
L'ispettore Ferroni della PolStrada si era gi fatto una sua idea, confermata dalle parole dei netturbini.
L'utilitaria arrivava a forte velocit, aveva bruciato il semaforo e centrato il mezzo dell'AMSA.
Come cazzo aveva fatto a non vederlo?
Per immaginare la risposta bastava il timbro della discoteca: alcol e pasticche.
Si era bevuto il cervello. Come gli altri, quelli delle stragi del sabato notte.
Un solo particolare non gli quadrava.
Quel perizoma sul sedile del passeggero.
Lei, quella che si era sfilata quelle mutandine, dove diavolo era?
Dal cruscotto prelev il libretto dell'auto intestata a una ragazza.
Ludovica Moggiani che insieme al perizoma si era persa anche la macchina.
La radio di servizio gracchiava istruzioni ai colleghi.
In un'area verde tra Corvetto e Rogoredo era stato appena rinvenuto il cadavere di una giovane donna completamente nuda.
Milano, giugno 2017
Il solito incubo, il solito pozzo scuro, con il serpente nero e quella figura che non riusciva a mettere a fuoco.
La solita corsetta, le solite flessioni.
La prima tappa di Ardig non fu in ufficio ma sull'Alzaia del Naviglio dove lo attendeva l'agente Foglia in un bar da due soldi, in una traversa anonima a due passi dal cavalcavia della circonvallazione. Il barista era un uomo calvo, con barbetta e occhiali. L'aria di uno che ne ha passate tante e non vuole guai, soprattutto con la Polizia.
Il pomeriggio precedente gli avevano sottoposto le immagini sbiadite delle telecamere e gli era sorto un dubbio: la donna immortalata con Rodarri poteva essere una entrata da lui, una di quelle che si ricordano a lungo.
Era dopo mezzanotte. Ne sono sicuro.
Perch?
All'una tiro gi la saracinesca. E un'ora prima inizio a pulire il bancone. E quella  entrata mentre stavo pulendo.
Cominci a descriverla.
Sembrava la stessa descrizione fatta qualche giorno prima da Toni Calabria: bella, mora, occhi chiari, tette esplosive. Solo che ai piedi non aveva i soliti sandali dal tacco stratosferico, ma delle ballerine.
Ecco, ci ho fatto caso perch era cos bella, cos perfetta che poi c'aveva quelle scarpe cos brutte... mi ha stupito. Una cos?
Ardig studi quell'uomo che si era studiato quella donna bella e fuori portata, per il suo status e per le sue tasche.
Ricorda altro?
Che si  scolata due bicchieri di cognac cos, come fossero cedrata.
Cognac? Non whisky?
No, no, cognac. Secondo me era francese.
Ardig drizz le antenne.
Come fa a dirlo?
Perch quando ha ordinato ha farfugliato qualcosa che non ho capito, secondo me era in francese.
Trasal senza darlo a vedere.
Una francese.
 sicuro che non fosse inglese?
Non fece in tempo a recepire la risposta.
Il cellulare stava squillando.
Il numero del commissariato di Sesto San Giovanni.
Un'agenzia immobiliare del centro, un anno prima, aveva affittato un appartamento in piazza Petazzi a Firicane.
Non a Santino, ma a Massimo.
Dal controllo telematico con l'anagrafe risultava essere il suo unico figlio che, dalla pagina Facebook, raccontava di essere a Miami da mesi.
Piazza Petazzi, il salotto buono dei sestesi,  squadrata, il santuario a chiuderla, sui lati condomini di una decina di piani. Panchine con anziani che leggevano il giornale.
Ardig e Farris erano accompagnati da due agenti in divisa del commissariato di Sesto e dal dirigente locale, un romano stranamente taciturno e di poche battute.
Non c'era un portiere, ma una signora residente al primo piano li fece entrare aprendo loro il portone lamentandosi in dialetto della spussa. Aveva ragione, l'olfatto li guid a colpo sicuro.
Un odore pestilenziale aleggiava sulle scale, proveniva dal pianerottolo del quinto piano e stava impestando l'intero edificio. Nessuno aveva le chiavi di quell'appartamento.
Provarono a suonare ripetutamente. Nulla.
L'appartamento, stando alla sciura che gli aveva aperto, era disabitato da parecchio. Attesero un paio di minuti prima di decidersi a forzarla con un cacciavite.
Un paio di colpi, la serratura si arrese facendoli passare.
Una zaffata di un fetore putrido come benvenuto, un nugolo di mosche blu ronzavano nel salotto.
Rabbrividirono.
Pistola scarrellata in mano, colpo in canna, lo sciame di mosche li indirizz lungo il corridoio fino a una porta socchiusa. La spalancarono con un calcio, tenendo le Beretta spianate.
Un metro.
Si bloccarono come statue.
Secondi interminabili.
Le mosche li aggredirono insieme a un olezzo infernale.
Il primo conato di vomito fece venir su il cornetto e il cappuccino al commissario romano che li scortava.
Ardig si era illuso di averle viste tutte dopo una vita in Polizia, convincendosi di non potersi pi impressionare.
Sbagliava.
Assassini crudeli, guidati da istinti ancestrali e menti malate, si ostinavano a smentirlo, materializzando orrori che superavano i peggiori incubi, come quello che stava fronteggiando.
Il pi terrificante degli spettacoli.
Lo osservava raccapricciato sperando di non vomitare anche lui, sarebbe stata la sua prima volta.
L'uomo era quasi nudo. Le braccia tirate.
Legato alle spalliera del letto con due foulard rosa. Foulard di seta.
Un altro foulard, viola, a stringergli la bocca per tacitare le sue grida di dolore e di aiuto.
Tent di concentrarsi sulla scena ma il fetore era insopportabile.
Davanti a lui c'era l'inferno, ma non quello affrescato dai grandi pittori rinascimentali. Era diverso dagli affreschi.
Nessun demonio, sparito chiss dove lasciando l quell'orrore per loro. Niente fuoco che pulisce con le sue fiamme, l era tutto sporco, putrescente.
Nugoli di vermi bianchi che si contorcevano isterici, ovunque, su quel povero corpo. E quelle mosche, le maledette mosche blu, a infestare la stanza.
Roba da estrarre la Beretta e sparare a tutti quei mostri.
Quasi non credeva ai suoi occhi.
Carne marcita, epidermide recisa, sangue raffermo, urine e feci.
Con un'occhiata fotograf tutto il corpo per la prima presa di contatto.
Un corpo scempiato.
Eccolo, Santino Firicane era davanti a lui.
Fine della caccia e inizio di un'altra caccia a chi gli aveva riservato una fine cos raccapricciante.
Osserv ancora quell'ammasso di vermi bianchi, in un isterico aggrovigliarsi, quasi stessero ballando su quel corpo, con le mosche a danzargli intorno.
Istintivamente arretr e si allontan per non vomitare, lasciando la scena al circo Barnum della Scientifica e a tutti gli altri invitati a quella mostra dell'orrore.
Sul tavolo in cucina c'erano una bottiglia di champagne aperta, vuota, e una bottiglia di whisky intonsa.
Nient'altro: gli scaffali vuoti, manco lo zucchero o il caff.
L non ci metteva piede nessuno da un bel po', nemmeno quella mente deviata che si divertiva a prenderli per il culo.
Si era scolato lo champagne mentre la sua vittima agonizzava e aveva abbandonato l quel whisky per loro.
Ardig decise di stare al gioco, si infil i guanti in lattice, svit il tappo sigillato e si tracann una sorsata.
De Piccoli, appena arrivato, lo guard malissimo poi gli fece segno di tornare nella camera dell'orrore. Un insetticida aveva allontanato le mosche.
Tanto quelle non ci servono e i vermi li abbiamo gi repertati sentenzi il capo della Scientifica che inizi a blaterare. Parlava a raffica per scacciare l'angoscia e il ribrezzo.
Ardig non lo ascoltava, era concentrato solo sul quel cadavere violaceo, decomposto, martoriato teatralmente.
L'assassino aveva messo in scena quel macabro spettacolo solo per i loro occhi, esattamente come aveva fatto nella discarica di Rogoredo con il transessuale.
Aveva inviato loro un messaggio difficile da decifrare: prima di togliere la vita a quell'uomo lo aveva privato della sua connotazione maschile nella maniera pi tremenda possibile, con la pi feroce delle mutilazioni.
Sull'inguine una voragine scura. In fondo al letto un grumo di carne, peli e sangue: lo aveva evirato.
Ma non solo, lo aveva anche depilato sulle gambe, sul petto, sulle braccia, procurandogli graffi e tagli.
Firicane indossava un reggiseno di pizzo rosa sul torace, una parrucca mora in testa e autoreggenti nere, fino a met coscia, strappate in diversi punti, il volto pesantemente truccato.
Tutto faceva sembrare che si fosse agghindato da donna per consumare un rapporto particolare, un rapporto omosessuale.
Oppure, non poteva escluderlo, ad agghindarlo in quel modo era stato proprio l'assassino, prima o dopo averlo torturato.
Ma perch?
Stavolta il conato di vomito lo aggred, salendo fino alla trachea con un rigurgito acido.
Riguadagn la cucina, scolandosi altro whisky, sempre a canna, cercando di respirare come fosse uscito dall'apnea come tutti gli altri, come quelli della sezione Scientifica che somigliavano a fantasmi infilati nelle loro tute bianche, come il medico legale, come tutti gli investigatori della Mobile e della Omicidi.
Tutti tranne il PM di turno.
Il maratoneta, il giovane Gerbaudo, un magistrato piemontese con cui Ardig si era gi interfacciato in un paio di indagini, aveva poco pi che trent'anni. Un secchione tutto codici e procedure, uno che rischiava di rigettare quando incrociava un morto ammazzato con un semplice colpo di pistola, figuriamoci questa volta.
L'ispettore Pinton, pure lui pallido come uno spettro, lo aveva sconsigliato di entrare e quello si era fidato sulla parola.
Li aveva aspettati in salotto, limitandosi a respirare l'aria salubre di Sesto, insaporita dallo smog metropolitano, che entrava dalla finestra del balcone, un polmone di ossigeno in quella camera a gas.
Quelli della Mobile stavano relazionando il PM.
Santino Firicane. Un delinquente vecchio calibro che si era fatto dentro parecchi anni.
Ardig non li ascoltava, ormai di questo Firicane sapeva tutto tranne il perch di quella fine cos orribile.
Non poteva essere un regolamento di conti, troppo sofisticato, troppo sadico.
La memoria del commissario corse a un vecchio caso di cronaca, che aveva seguito sui quotidiani dell'epoca, quando ancora non immaginava di diventare uno sbirro.
Una storia dai contorni indefiniti, forse ingigantiti dalla stampa: la storia di er Canaro.
Forse il pi cruento delitto nell'Italia repubblicana, consumatosi sul finire degli anni Ottanta, in una borgata romana, dove il titolare di un negozio di toelettatura per cani, detto appunto er Canaro per quel mestiere, stufo di essere vessato, umiliato e taglieggiato da un delinquente di quartiere, suo vecchio complice, lo aveva attirato con l'inganno nel retro del suo negozio, stordito con una bastonata, cinghiato sul tavolo che utilizzava per lavare i cani e, una volta tirata gi la serranda, lo aveva sottoposto per due giorni alle pi terribili sevizie e mutilazioni, compresa l'evirazione, cercando di mantenerlo in vita il pi a lungo possibile, cauterizzandogli le ferite.
Un delitto che aveva inorridito l'Italia, anche se er Canaro era assurto al rango di figura mitologica nelle file della peggio giovent delle periferie.
Il medico legale, il dottor Salerno, li raggiunse. Aveva bisogno anche lui di riprendere fiato e colore.
Si sfil gli occhiali cominciando a snocciolare una prima diagnosi.
Per quanto concerne l'evirazione, lo ha sezionato con un bisturi a utilizzo chirurgico.
Ancora il bisturi, come per il transessuale.
Dopo l'esame necroscopico le fornir maggiori ragguagli.
 stata una morte rapida?
Non immediata, non ha reciso arterie, nemmeno durante l'evirazione - garant il patologo forense - tutte le altre ferite sono superficiali, graffi o poco altro, ma non sono in grado di essere pi preciso.
Il commissario ritorn nella camera per un istante.
Studi ancora una volta quell'orribile mutilazione e le tante altre piccole ferite lungo tutto il corpo nudo, dove si erano addensati i vermi che stavano ancora banchettando con la pelle e i tessuti penetrando nelle cavit interne.
Sent l'esofago stringersi per il raccapriccio, figurandosi la scena, con le urla soffocate dal bavaglio.
L'olezzo emanato da quel corpo ormai era eccessivo anche per uno stomaco forte come il suo. Decise di levare le tende.
Ordin ai suoi uomini di perquisire meticolosamente l'appartamento in cerca di un foglio A4 o di un biglietto e scambi un'occhiata eloquente al dottor Salerno. Quella lettera poteva essere da qualche parte dentro al corpo di Santino.
Scese in piazza entrando nel primo bar dove tutti si facevano gli affari propri, indifferenti allo spettacolo di quel corteo di volanti con i lampeggianti accesi a ingolfare il corso.
Cos, tanto per non dare nell'occhio.
L'unico curioso era il barista che impieg meno di un secondo a inquadrarlo.
Lei  un poliziotto, vero?
Annu.
Sono il vicequestore Ardig.
 vero, ho visto la sua foto sul giornale. Quello che ha catturato il serial killer del rasoio? Onorato di conoscerla.
Mi versa un Fernet per favore?
Ma  vero che hanno ucciso uno? domand, allungandosi per afferrare la bottiglia dalla vetrinetta a specchio alle sue spalle.
Un impiccione curioso e loquace.
Ardig decise di approfittarne mentre si faceva servire l'amaro per mettere a posto lo stomaco dato che le due sorsate di whisky non erano servite.
 cos, hanno assassinato un uomo, sulla sessantina, uno robusto, sempre elegante. Lo conosce?
Gli mostr la foto di Firicane.
Il barista afferr un paio di tazzine contornate dal solito alone marrone del caff consumato da chiss chi poi si strinse nelle spalle.
Non me lo ricordo, non credo abitasse qui.
Conosce tutti qui?
Pi o meno, perch?
Perch magari ha visto in giro qualcuno di strano.
Ah, non so, non mi faccio i fatti degli altri.
Capito. Quanto le devo?
Offre la casa, buon lavoro.
Un'ora nella sede della gendarmeria locale.
Quattro chiacchiere e un caff per avere ulteriori riscontri.
In tarda mattina Fontana affront la salita che portava al vecchio cimitero e alla zona collinare, la zona pi elegante, la terrazza affacciata su quel mare cos blu da far diventare azzurra quella costa.
La villa dei Sauzee era in realt una bella casetta a due piani, bifamiliare, una costruzione di fine anni Sessanta contornata dal tipico giardino con pini marittimi.
Dai pettegolezzi raccolti aveva saputo che il proprietario, l'anziano veterinario, da un paio di anni era ricoverato in una casa d'accoglienza per anziani non autosufficienti e in quel villino ci abitava solo il nipote.
Da quelle parti Raphael era rimasto un uomo anche se la donna che era nascosta in lui aveva prevalso, emergendo alla luce e prendendone il posto.
Le imposte chiuse erano di un blu intenso, molto francese. Sembrava fossero state dipinte da poco.
L'erba nel giardino era corta, gli aghi ingialliti caduti dai rami dei pini erano pochi, segno che erano stati raccolti di recente.
Qualcuno abitava l e non poteva essere il vecchio veterinario.
Scese dalla Range Rover e rest l guardandosi intorno.
Poi decise di fare due passi, risalendo la strada di villette tutte uguali, con pini marittimi e pergolati.
In fondo alla strada una villetta con delle imposte verniciate di fresco.
Di un blu intenso, come quello utilizzato per la casa dei Sauzee.
In commissariato erano tutti nervosi.
La solita bionda accesa, appena si furono accomodati.
La ricostruzione sembrava suggerirsi da s: un partner, maschile o femminile, che aveva finto di sedurlo proponendogli di travestirsi per un gioco erotico, forse del bondage, che lo aveva legato con lacci di seta alle sbarre del letto, imbavagliato e, una volta immobilizzato, aveva gettato la maschera e rivelato il suo volto di assassino sadico.
Banali congetture.
Nessuno di loro sapeva dei pupazzi e delle lettere, dei peccati e di tutto quanto aveva omesso di condividere con i suoi uomini.
Ma adesso i delitti avevano un punto in comune: quel bisturi a uso veterinario utilizzato per scannarli.
Ma non solo.
L'agente Scalise, condannato alle ricerche telematiche, aveva trovato i riscontri di quanto anticipato dal Risorto.
Santino Firicane era stato proprietario dell'Ametista, un locale che aveva chiuso i battenti nel 1998. Un topless bar che da fine anni Ottanta aveva intrattenuto un paio di generazioni di arrapati giovani milanesi, con il solito repertorio di ragazze nude a ballare intorno al solito palo e a deliziare i clienti ai tavoli facendosi palpare o slinguare con la canonica banconota infilata nel perizoma. Un locale dove saltuariamente si esibiva anche un transessuale, noto al pubblico come Evelyn Fortuna. Ardig azzard una ricostruzione plausibile.
Firicane e Fortunato erano stati soci in affari, nel locale a luci rosse di Santino, l'Ametista, ed erano stati dentro insieme a San Vittore. Santino era stato dentro a Opera con il barbone Ricci Baldi, quindi possiamo desumere che avessero instaurato un rapporto di qualche genere.
Nessuno lo interruppe per cui prosegu.
E Rodarri sappiamo che era un amico in giovent del Ricci Baldi. Inoltre era un consumatore di cocaina e frequentava prostitute. Senza contare che la sua abitazione  poco lontana dal Dark Side of Venus. Per cui possiamo ipotizzare che si conoscessero.
E che Santino o il transessuale gli procurassero donne o magari anche trans aggiunse Santoni.
Quello che adesso dobbiamo scoprire  il movente di questa catena delitti e l'esecutore. Adesso che abbiamo individuato il bandolo della matassa dobbiamo solo sbrogliarlo. Diamoci da fare.
Si rivolse a Farris.
Spremi i buttafuori del Dark Side of Venus e se fanno storie niente mano leggera, chiaro? Voglio un identikit della donna che avrebbe abbordato Santino e vediamo se coincide con la tizia mora che era in compagnia di Rodarri la sera del suo omicidio.
Ardig riprese in mano il casellario giudiziario di Firicane scorrendo la sfilza di carichi penali accumulati prima di sentenziare: Un porco, uno sfruttatore, bisognerebbe dare un premio a chi lo ha fatto fuori, altro che mettergli le manette.
Santoni e Scalise smisero di leggere l'elenco con la sfilza di condanne dello scomparso, il commissario tacque appoggiando le labbra in un mezzo sorriso, anche Sironi sghignazz.
Un modo cinico per esorcizzare la paura.
Un essere umano che scompare nel nulla, dopo aver fatto una brutta fine, libera le peggiori paure che albergano nell'animo, era quello il primo sentimento.
La piet per la vittima e il ribrezzo per la sua morte arrivavano solo nel minuto successivo insieme all'umanissimo sollievo di non essere al suo posto.
Anche Ardig ormai conosceva la paura.
Non quella di morire, non di chiudere gli occhi in un buio eterno, lasciando una vita di cui, a quarantatr anni, aveva gi percorso oltre la met del prevedibile cammino. La sua paura era di soffrire, come tutti di gridare piet, di desiderare la morte come anestetico definitivo al dolore. Come probabilmente era successo a questo Santino: aveva urlato per chiedere aiuto e piet.
Roba da far accapponare la pelle.
Anche per quello, per stemperare quella tensione emotiva, indossava la maschera sprezzante del cinico, sempre e comunque.
Quello che sbottava uno di meno, meno lavoro per la Polizia, meno spese per lo Stato.
Certo quando la vittima era un farabutto, uno che da vivo aveva fatto piangere o tremare gli altri, l'ottica dell'indagine cambiava e quello che rappresentava un atto di giustizia verso Abele, verso il morto e i suoi parenti, diventava un semplice adempimento professionale, da esperire con il minimo impegno sindacale.
A dipingere quelle imposte di quel blu cos intenso era stato il pennello di un ragazzo italiano. Non un artista, ma un semplice imbianchino, Luigi.
I proprietari delle villette ricordavano solo il nome, ma non il cognome. Nessuno di loro aveva il suo cellulare ma erano tutti sicuri che arrivasse da Ventimiglia o da qualche altro Comune italiano vicino al confine.
Recapitare la pi brutta delle notizie  il compito pi ingrato per ogni poliziotto.
Marco Pinton si sent sollevato non appena si apr la porta dell'appartamento di Santino Firicane, un trilocale in un condominio a sei piani, affacciato su piazzale Bande Nere.
A fare gli onori di casa c'era un tizio cinquantenne, in jeans e giacca blu, un albanese di Valona.
Negli anni aveva imparato a riconoscerli rispetto a quelli di Tirana, era come distinguere un milanese da un romano.
Si present come il fratello della compagna di Firicane.
Lei, Adana, non era una ragazzina. Era una quarantenne col volto da bambolina, ma truccata da troia, un fisico snello che si muoveva su tacchi alti anche mentre armeggiava nel tinello. Stava radunando le sue cose in un paio di borsoni sportivi.
Nessuna lacrima da versare.
Non ci voleva molto a intuire che a legarla a Firicane fossero stati solo una carta di credito a sua disposizione, la cocaina e i rapporti con il fratello. Rapporti di lavoro, naturalmente.
In ogni caso Pinton sprec il fiato per un paio di domande di prassi.
Stavamo insieme da due anni, era un uomo gentile, mi faceva fare la bella vita sintetizz lei con sano pragmatismo, indicando la casa.
Un salone ampio, con mobili moderni e quadri di vario genere.
Il fratello spiaccic pochi monosillabi di circostanza, a un tipo cos non avrebbero strappato una parola di troppo.
Si fece dare i loro recapiti e salut.
Sotto c'era un ristorante di pesce, L'acqua pazza, dentro i camerieri stavano pranzando. Entr, mostrando subito il distintivo.
Il titolare, un campano, dall'aria sveglia e il sorriso simpatico, lo invit ad accomodarsi offrendogli un bicchiere di Vermentino.
Fontana aveva riattraversato la galleria che separa la Francia dall'Italia per iniziare un pellegrinaggio nelle stazioni dell'Arma, intenzionato a risalire fino a Sanremo, se fosse stato necessario.
Luigi si muoveva in scooter, per cui non doveva abitare lontano da Mentone.
Alla stazione di Ventimiglia, per, non conoscevano nessun Luigi sui venticinque anni che facesse l'imbianchino.
Da Ventimiglia si spost a Vallecrosia.
Un lungo pomeriggio inutile, almeno fino alle 18.
Poi, ancora una volta, erano state le telecamere delle banche a regalare un passo avanti. Passi veloci, decisi.
Come quelli di una donna mora, in gonna scura e camicia bianchissima, che intorno alle 2,30 scendeva da un taxi, una Freemont che avrebbero rintracciato facilmente insieme alla chiamata della cliente, al suo numero di cellulare e a tutto il resto.
Era lei, era la mora della Darsena, quella che accompagnava Rodarri nel suo ultimo tragitto di vita prima di quella morte orribile.
La donna era appesantita da un voluminoso borsone da palestra e si guardava intorno spaesata in piazza Petazzi prima di orientarsi e puntare verso il centro della piazza, dove poi spariva nei buchi neri delle altre telecamere guaste.
Ardig se la studi a lungo sicuro di non sbagliare.
Poi si sofferm su alcune riprese dell'ora successiva.
Prima di staccare Ardig e Santoni scesero al baretto di via Cardinal Federico per una birra, una riunione informale, davanti a un vassoio di patatine e popcorn.
Santoni aveva raccolto informazioni sulla vita di Firicane.
L'unico che lo avrebbe pianto, e rimpianto, sarebbe stato il figlio trentenne, oggi gestore di un night a Miami dopo aver fatto un transito pure lui in carcere di qualche mese per spaccio.
Nessun altro familiare dopo la scomparsa del fratello morto di tumore una decina di anni prima, pure quello dopo essersi fatto un po' di annetti per reati analoghi, dall'estorsione all'usura.
Pinton li raggiunse quando si erano scolati la prima pinta, ordinarono un secondo giro.
Dalla ragazza albanese niente. Muta come una pietra.
Almeno avevano capito cosa ci facesse Santino a Sesto nell'appartamento del figlio: lo usava come punto d'appoggio per le scappatelle non potendo portarsi le amanti a casa.
In compenso - riprese Pinton - ho chiacchierato con il ristoratore che lo riforniva a cena. Questo Firicane viaggiava a spaghetti all'astice e via andare, roba da un migliaio di euro al mese. Gentile, sorridente, battuta pronta, mance abbondanti. La ragazza, una mantenuta che bighellonava in centro tra negozi alla moda e palestre.
Combaciava con le informazioni acquisite da Santoni e del resto uno che viaggiava in Mercedes classe C coup non aveva certo il problema di arrivare al 27 del mese.
Terminarono le birre, poi Ardig prese Frog per la consueta lunga passeggiata di fine giornata.
Malerba lo chiam mentre attraversava i giardini di via Palestro.
Un delitto di una ferocia impressionante. Tutto farebbe pensare a un delitto passionale.
Questo Firicane per non era uno stinco di santo obiett Federico.
S, ma non lo hanno freddato a colpi di pistola. Fidati, c' sotto qualcos'altro e temo sia una brutta storia rispose all'amico giornalista prima di fornirgli qualche spunto per il suo articolo.
Riattacc e riprese a camminare e riflettere su quattro morti agli antipodi: un barbone che viveva su una panchina coprendosi con indumenti luridi, un transessuale che campava vendendo la sua doppia sessualit e quella dei suoi compagni di ventura, un chirurgo figlio di un satanista, viziato e vizioso, e un criminale pregiudicato ripulitosi nei panni eleganti del gestore di un night, uno che pasteggiava nei ristoranti da guida Michelin.
Chiss se alla fine della corsa ci sarebbe stato solo il buio, o il silenzio, o qualcos'altro, un qualcosa di diverso, un parcheggio di anime tormentate dove si ritrovavano tutti quelli che in vita avevano superato il limite del consentito.
E chi li avrebbe giudicati?
Un'altra passeggiata solitaria sul lungomare.
Da Mentone fino a Roquebrune.
Le luci delle case si riflettevano sull'acqua scura, la risacca lo cullava con un piacevole sottofondo.
Alla seconda tappa del suo tour, alla piccola stazione di Vallecrosia, aveva trovato il suo Luigi, di cognome faceva Burlando. Gli avevano fornito il cellulare e il ragazzo aveva risposto subito.
Quella sera era a Imperia con gli amici ma l'indomani sarebbe venuto a Mentone.
Stavolta era peggio delle altre.
Le mutilazioni subite da Santino, i vermi, le mosche.
Quelle immagini infernali non se ne andavano nemmeno dopo un bicchiere di rum. Ardig se ne vers un secondo consecutivo.
Lo ingoll tutto d'un fiato calcolando quanto alcol aveva ingurgitato in quella giornata del cazzo, whisky, Fernet, le birre, ora il rum... roba da farsi venire una cirrosi... sorrise ironicamente... cos la morte sarebbe arrivata davvero molto prima.
Usc avviandosi verso corso Buenos Aires nella direzione opposta di Lambrate.
Non voleva incontrare Angela, non ancora.
Non quella sera, non era pronto.
Nella mente proiettava l'immagine delle telecamere che avevano immortalato quelle due donne sfocate e lontane, eppure identiche, alla Darsena e a Sesto San Giovanni.
More, occhi chiari, fisico da calendario, tacchi vertiginosi, tirate all'inverosimile come quei manichini che stava guardando nelle vetrine delle boutique di Baires, che parevano donne vere, arrapanti. Un inganno per catturare l'attenzione dei clienti, maschi e femmine. Un inganno per catturare un peccatore.
Del resto il diavolo era astuto nel cambiare forma, nell'assumere sembianze rassicuranti, o seducenti. Salvo poi dimenticarsi le corna in bella vista, come quella Madonna del Foppa.
San Pietro da Verona lo aveva intuito.
In quell'istante, osservando i manichini vestiti con abiti da sera, riconsider l'acume dell'inquisitore ucciso dagli eretici.
Aveva svelato l'inganno di Lucifero, ma si era fatto ingannare da uomini. O forse dalla sua sicurezza.
...
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...
Milano, giugno 2017.
...
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...
La solita corsa, le solite flessioni.
I soliti pensieri ma meno ingarbugliati.
Un sms di Scalise lo informava che il taxi che aveva portato la mora dagli occhi chiari a Sesto San Giovanni era stato chiamato dal numero fisso del Dark side of Venus.
Avrebbero sentito il taxista.
Ma ormai per Ardig era tutto chiaro.
Sal in auto per recarsi all'istituto di Medicina Legale.
Adesso conosceva il volto di Asmodeus e sapeva che sarebbe arrivato molto presto, che era l, vicino a lui.
Solo ne ignorava il perch. Solo quello.
L'ultimo messaggio lo attendeva nel corpo martoriato di Santino.
Forse se lo sentiva anche Salerno che pareva un trapassato. Era abituato a rovistare nei corpi di sventurati esseri umani alla ricerca di verit nascoste. Cercava le risposte recidendo ossa e cartilagini, ma trovare nella cavit anale un involucro isolante di nylon, con dentro un bussolotto piegato, era troppo anche per uno come lui.
Ardig lo aveva previsto.
Era nel corpo di Firicane?
Il coroner era inorridito, quasi balbett.
Era...era nell'ano...
Il commissario non si scompose.
Mi servir l'intero pomeriggio per stilare il referto necroscopico.
Non c' urgenza, tanto non lo leggerei comunque. Mi faccia la solita sintesi chiese Ardig.
Uno scempio la prima diagnosi del coroner.
Poi aggiunse: Il decesso  avvenuto per miocardite.
Infarto?
Ritengo provocato dal dolore prodotto dagli sfregi, dall'affaticamento coronario accelerato dalla sofferenza e probabilmente dalla paura. Il cuore era letteralmente spaccato in due. Posso confidarle una cosa?
Prego.
Stiler un referto di almeno una decina di pagine, tuttavia non trover nulla che la possa agevolare nella sua indagine. Semplicemente questo poveretto  stato torturato e mutilato, ma non  dall'autopsia che ricaver elementi utili per identificare il mostro che ha agito con cos grande crudelt ai danni di questo sventurato.
Da una parte il mostro, il carnefice.
Dall'altra la vittima, lo sventurato.
Le parole avevano sempre un peso relativo riflett il capo della Omicidi mentre si spostava in Questura.
Chi aveva trucidato Firicane era animato da un odio smisurato, un odio superiore a quello riservato alle precedenti vittime.
E per esperienza Ardig aveva compreso che l'odio non si poteva comprare o noleggiare: un sicario poteva uccidere, infierire su una vittima, torturarla, ma non fino a questo punto, non oltre la soglia della crudelt.
Una soglia che riuscivano a oltrepassare solo gli uomini mossi dagli istinti peggiori come la rabbia o la vendetta.
Con la memoria improvvisamente si ritrov sulla massicciata ferroviaria di Milano Fiorenza, in una fredda mattina di dicembre di quattro anni prima.
Un uomo legato ai binari: il suo aguzzino lo aveva condannato a essere tranciato da un treno in corsa e prima lo aveva pestato e torturato. La peggiore delle esecuzioni, dettata da un odio umanissimo e comprensibile.
Al termine di quell'indagine Ardig si era ritrovato senza accorgersene dall'altra parte della barricata, perch quell'Abele era il peggiore dei Caini e come tale era stato punito da un uomo migliore di lui, diventato poi una belva sanguinaria.
Stava succedendo di nuovo?
Ancora una volta quello che sembrava Caino era stato invece un Abele?
Se cos fosse stato, allora anche lui aveva commesso un peccato che aveva generato del male, facendo soffrire Abele?
La domanda lo accompagn fino ai sotterranei della Questura dove arriv guidando piano, come se non avesse fretta di scoprire il contenuto di quel macabro. Tastiera e stampante, stesso stile.
Il Lussurioso ha trovato la soluzione al suo peccato. Il Superbo trover le SUE risposte alla Certosa.
Lo sapeva, se lo sentiva.
Lo stesso pazzoide.
Tutto sommato non c'era da stupirsi.
De Piccoli lo scosse.
Gi che sei qui ti relaziono su alcune novit su questo povero Cristo.
Guarda che non era un povero Cristo. Che vuoi dire?
Lo sai anche tu: Firicane era un criminale di quelli mica da ridere, chiss quante ne aveva fatte prima.
De Piccoli scosse la testa.
Si era assuefatto al distacco, rasente al menefreghismo, con cui il capo della Omicidi si approcciava ai delitti su cui doveva fare luce e anche al suo giudicare le vittime, attribuendo un diverso peso al valore delle loro vite e delle loro morti.
Vuoi dire che solidarizzi con l'assassino?
Ardig si accese una sigaretta.
Non  che in tanti piangano la scomparsa di questo criminale.
Il responsabile della Scientifica appoggi la cartelletta con il referto.
Toglimi una curiosit.
Prego.
Non ti sei ancora stancato di questa merda? Omicidi, assassini... hai mai pensato di fare altro?
Il commissario aspir la prima boccata.
Che uno dei suoi ispettori gli avesse spifferato della proposta dei Servizi? Oppure la gola profonda erano proprio loro, quelli dei Servizi...?
E cosa dovrei fare?
Il questore per esempio. Quanti anni hai? Quarantadue?
Vado per i quarantaquattro.
Appunto, puoi anche lasciare la prima linea. Fatti mandare in provincia, stipendio pi alto, lavoro d'ufficio... non penserai di andare avanti cos per sempre?
Non mi ci vedo in ufficio.
De Piccoli si vers una busta di intruglio color sabbia in un bicchiere d'acqua.
E quella roba cos'?
Zenzero, aiuta a drenare.
Non si direbbe.
Non cambiare discorso.
Non so cosa risponderti.
Sapeva benissimo cosa rispondergli: che aveva una proposta di trasferimento, nei servizi segreti, per un incarico diverso e pure stimolante.
Invece rimase zitto cedendo al responsabile della Scientifica il compito di ripartire.
L'esame dei tessuti  quasi completato. Ma posso anticiparti che abbiamo rilevato tracce di alcol e zucchero in quantit...
Che significa?
Che quello champagne che avete rinvenuto nel tinello non  servito per brindare. Glielo ha versato sul corpo per attirare gli insetti.
Per cui  cos che sono arrivati quei maledetti vermi.
De Piccoli scosse nuovamente la testa.
No.
Vuoi dirmi tutto o devo aspettare la prossima puntata?
Te la faccio breve: i vermi erano pieni di carne trita andata a male. Vuol dire che l'assassino li ha trasportati con un sacchetto e li ha sparsi sulle ferite.
Quindi non sono larve di mosche?
Non tutti. Chiaro che nell'arco di 48 ore le uova si sono schiuse e si sono aggiunte le larve. Ma a quel punto la vittima era crepata da un pezzo.
Ardig si avvicin alla finestra del sotterraneo affacciata sul pavimento del cortile.
Si sent soffocare al pensiero di quell'orrore.
Un sole radioso illuminava Milano, una giornata bellissima per la City.
Fuori.
Dentro la Giulietta nera che sfrecciava lungo corso Sempione i due uomini tacevano scuri in volto. L'ultima corsa insieme.
Il capitolo finale sarebbe stato scritto al singolare. Ardig al volante, il passeggero silenzioso raccolto all'Arco della Pace osservava la strada.
Dario Vanner era stato coinvolto anche per quest'ultima volta.
Il custode, allertato per telefono, li stava gi aspettando nel cortile esterno.
La facciata bianca della Certosa si stagliava luminosa e imponente scendendo da una strada residenziale che tagliava quel lembo periferico di Milano, un quartiere popolare stretto tra quell'abbazia e l'enorme complesso del Cimitero Maggiore.
L vivevano tutti grazie ai morti, intorno a cui ruotavano le poche attivit commerciali di quel rione: tutti marmisti e fiorai. E un paio di bar.
Tutto quanto occorre per il pi grande cimitero cittadino: tombe per seppellirvi i morti, lapidi per ricordarli, fiori e lumini per non dimenticarli e un paio di bar per brindare alla loro memoria.
Il sacrestano era un immigrato dell'Est, un moldavo sulla quarantina.
Aveva spalancato il portale dell'abbazia sapendo del loro arrivo.
Il pupazzo stavolta lo videro appena entrati, era rivestito di scuro con un abito buono, un gessato.
A sbalordire Ardig era la collocazione scelta.
Il fantoccio era appoggiato sotto un dipinto che il commissario conosceva benissimo. Un angelo alato con la spada puntata verso un angelo nero caduto su un suolo roccioso.
Una delle tantissime versioni rinascimentali dell'episodio biblico della cacciata dal paradiso di Lucifero, l'angelo ribelle, condannato agli inferi. Una copia di qualche artista minore, sempre in stile scuola leonardesca.
Un'allegoria, il bene ritratto in quel San Michele Arcangelo che sconfigge il male usando la violenza, la spada, imponendo la legge del pi forte.
Il biglietto, il solito A4, era incollato sulla schiena del fantoccio di cartapesta.
Viene la morte a ghermire il Superbo.
Viene il settimo angelo a infrangere l'ultimo sigillo.
Poi sar tutto compiuto.
Morire per te sar come vedere nello specchio riemergere un viso morto.
Vanner lesse quelle poche righe farneticanti e lo anticip come sempre rilevando come il tempo dell'arrivo della morte fosse stato modificato dal futuro al presente.
Eccolo dunque il suo peccato, commissario, la Superbia. Il pi grande dei peccati.
In che senso?
Perch  il peccato che ha generato Satana e l'inferno, come ha imparato anni or sono durante l'indagine sugli Angeli di Lucifero.
Ricordo tutto borbott Ardig, indicandogli il dipinto.
Vanner annu e riprese.
Nella concezione biblica e nella prima concezione cristiana la superbia  il massimo peccato, perch  quello che porta l'uomo, con il suo libero arbitrio, a opporsi a Dio, a ergersi al suo stesso livello, a voler essere come Dio, a sfidarlo come fece Lucifero, l'angelo portatore di luce diventato l'angelo nero. L'uomo che dice: Io sono Dio.
Il motto dei satanisti, la base del loro credo.
Ma non di quello di Ardig, che non credeva in Dio e non credeva di essere un Dio.
E io avrei sfidato Dio? Non mi ricordo di averlo fatto.
Lei avr commesso un errore, come ne commettiamo tutti. Un errore di superbia, ritenendo di essere nel giusto.
E quale errore sarebbe?
La sua luce, quella che illumina il suo percorso di vita, e quello lavorativo, non dovrebbe essere la giustizia?
Non dovrebbe, .
E allora questa  la sua colpa, commissario, essersi posto al di sopra della giustizia. Perch il giudizio tocca a Dio, non agli uomini, nemmeno ai commissari. Si guardi indietro commissario, si guardi dentro. Anzi si guardi allo specchio come le sta dicendo chi ha deciso di ucciderla, o meglio di giustiziarla.
Morire per te sar come vedere nello specchio riemergere un viso morto.
In quei manichini non aveva riconosciuto nessun viso morto.
Il diavolo era stato abile nell'ingannarlo.
Osserv il biglietto.
Questo lo scrive Cesare Pavese, non la Bibbia protest.
Un poeta che ha scelto di punirsi con la morte, di punire i propri peccati togliendosi la vita. Uno che si  eretto a Dio di se stesso, condannandosi alla morte: un altro superbo, per questo lo ha scelto tra tanti poeti. Commissario, sta arrivando al capolinea di questa storia. I peccatori sono stati puniti, ne manca solo uno: lei, il Superbo.
Si prepari ad affrontare il suo passato, il suo nemico. E si prepari subito. Perch la lettera non  al futuro, ma al presente, significa che chi intende ucciderla  gi qui, vicino a lei. Cerchi un angelo nero e trover il suo Asmodeus, il demonio della giustizia ma anche del furore e quindi della vendetta.
Vanner parlava come se sapesse gi tutto.
Aveva ragione, il suo demonio del furore era vicino a lui.
Molto vicino. Sotto forma ingannevole.
Come ha detto che veniva chiamato Asmodeus dai babilonesi?
Aeshma Daeva, in quanto era ritenuta una divinit che poteva assumere sembianze femminili.
Come la falsa Madonna del Foppa e come i manichini in Buenos Aires.
Vanner lo guard confuso incerto su come rispondergli.
Ardig non gliene diede il tempo e se ne and, lasciandolo l, inseguito dalla voce del demologo: Buona fortuna commissario.
Al commissariato di piazza San Sepolcro sfilavano personaggi poco raccomandabili. Malviventi e malavitosi che popolavano il mondo a tinte fosche dove aveva vissuto Santino Firicane fino a qualche settimana prima. Gente che campava sul racket della prostituzione e sullo spaccio.
Albanesi come Shaqiri, e vecchi criminali italiani. Tra i tanti c'era anche Toni Calabria.
Ardig lo incroci mentre stava uscendo, ricevendo uno sguardo da pitbull trattenuto alla catena.
Il commissario ricambi con un sorriso beffardo.
Aveva aperto un altro conto, ma non temeva Calabria.
Non era lui l'Angelo nero.
Temeva un nemico dal volto mascherato, da ricercare nel suo passato.
Temeva un Abele diventato il peggiore dei Caini.
Temeva Asmodeus, occultato sotto mentite spoglie.
Rassicuranti e indifese, come una madre con un bimbo.
Il ragazzo era di Vallecrosia e come tanti italiani ogni giorno varcava il confine per lavorare in Francia e arrotondare.
Luigi faceva il magazziniere a Bordighera, ma la sera si spostava in Costa Azzurra per fare dei lavoretti manuali, per fare l'imbianchino e per curare i giardini, incluso quello della villa dei Sauzee.
Il tesserino mostrato dal capitano dei Carabinieri bast per convincerlo a mollare pennello e vernici e a farsi offrire un aperitivo.
Scesero sul lungomare in un baretto che aveva i tavoli sul marciapiede attaccato alla battigia e il locale dall'altra parte della strada. La cameriera, magra, piccola ma con poppe da pin up, era costretta a fare lo slalom tra le auto in coda per portare le consumazioni dal bancone ai tavoli.
Bianco frizzante per entrambi.
Certo che la conosco la signora Vicky.
Signora?
S, insomma, per me  come se fosse una donna. E che donna...
Anche lui mim le tette.
Tutti uguali gli uomini, sempre a quello pensano. E cos si perdono tutto il resto.
...poi mi hanno detto che s, insomma, che era un maschio, per se non me lo avessero detto mica l'avrei capito.
E cosa fa la signora Vicky?
 una che viaggia molto, resta qui qualche giorno e poi riparte e sta via un paio di settimane.  costretta a tornare qui perch  in cura.
Per cosa?
Qualcosa di brutto, va all'ospedale di Nizza a farsi curare, ma non  che me l'abbia detto lei... sono stati i vicini quando ho fatto il loro giardino.
Dunque dovr tornare qui?
Penso di s.
Posso contare sulla tua riservatezza, vero?
Certo, certo.
Fontana lasci 20 euro sul tavolo e ne allung altri 20 a Luigi che ringrazi e si alz per andare a recuperare lo scooter con cui si spostava lungo il confine.
Prima di andarsene per aveva un ultimo dettaglio da riferire.
Capitano... nella cantina, gi di sotto... se dovesse entrare, non scenda laggi... dicono che ci sono dei serpenti,  pericoloso.
Mi sembra una storiella di quelle dei bar...
No, guardi che  vero, lo zio della signora Vicky faceva...
Tu ci sei stato?
Per l'amor di Dio, mi cago sotto solo a parlarne. Ho il terrore anche delle bisce.
Ti ringrazio lo conged Fontana allontanandosi.
Per tutta la giornata Ardig si fece portare dall'archivio vecchi incartamenti cercando di incrociarli con i dati del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria.
Aveva arrestato decine di assassini, molti erano gi tornati liberi.
Si sarebbe potuto trattare di uno di loro, ma c'erano anche i loro parenti o complici e poi chi aveva sofferto per la mancata giustizia di veder catturare chi aveva ucciso un loro caro, magari per un suo errore.
Era una lista troppo lunga, avrebbe avuto bisogno di tempo e non ne aveva.
Dall'armeria si fece consegnare una seconda Beretta e un piccola 38.
Le ripul, le smont, le rimont e le caric.
Poi chiam l'ufficio dei tecnici della Questura.
Mi serve del materiale per un'operazione sotto copertura.
Alle 23 Ardig usc in tenuta sportiva.
Faceva caldo, eppure aveva rinunciato ai bermuda.
Nike ai piedi, pantaloni blu della tuta, maglietta scura sempre della Nike, felpa sempre blu con cappuccio e tasche legata in vita. Un borsello a tracolla per il portafogli e le chiavi.
La solita passeggiata serale con Frog diretti verso i giardinetti di piazzale Piola.
La tuta scura la videro da lontano, come la bandana verde fosforescente.
Angela era sulla panchina.
Era felice di vederla. Acceler per andare da lei, trascinando il cane, meno deciso del padrone.
Era accasciata sul bordo.
Angela? Angela?
Era truccata come sempre, ma sembrava confusa, stordita.
Come ti senti?
Male, sto male...
Ti porto al San Raffaele, ho la macchina qui vicino.
No, no...
Perch no? Dai, andiamo.
Lei alz lo sguardo.
Gli occhi neri, come i suoi.
Occhi color buio, color notte. Occhi senza luce, senza vita.
Al San Raffaele, non mi conoscono l. Ti ho ingannato... sono in cura in Francia. Sono scappata per tornare qualche giorno dai miei genitori, per stare a casa... basta, non ho pi la forza per le terapie... basta...
Lui lo abbracci per infonderle calore e speranza.
Devi subito tornare in ospedale.
Lo so, lo so... ma non voglio.
Le accarezz la fronte. Era fredda, non aveva la febbre.
Cosa ti senti?
Mi sento debole.
Dove sei in cura?
A Nizza.
Devi tornare l.
No, non so... poi mio padre  vecchio e in treno  lunga.
Ardig si accomod al suo fianco.
Lei gli appoggi la testa sulla spalla in cerca di calore, di protezione.
Gli venne istintivo abbracciarla.
Una donna sola, malata, disperata, una persona fragile, che stava peggio di lui.
Riflett un lungo istante e decise.
Dove hai la tua roba?
Qui dai miei, perch?
Andiamo a prenderla, ti porto subito a Nizza e domani mattina sei gi in ospedale.
Davvero? Ma  lunga...
Ho il lampeggiante di servizio, in tre ore andiamo e io in tre ore torno.
Il lampeggiante? Ma perch?
Sono un funzionario di Polizia.
Lei lo guard meravigliata.
Non mi avevi detto che eri un poliziotto.
Andiamo?
Va bene. Allora faccio fare da mia madre anche un thermos di caff per il viaggio.
Mezz'ora dopo la Giulietta attraversava Lambrate diretta in tangenziale.
Ardig aveva portato Angela sotto casa dei suoi, poi era tornato a casa per lasciare Frog e fare qualche telefonata. Venti minuti dopo era di nuovo da lei.
Angela usc poco dopo dal portone con una borsa da viaggio e un sacco di plastica.
Mezzanotte, l'ora delle streghe e dei fantasmi.
E Frog dov'?
A casa. Inutile portarlo dietro, tanto alle 7 io sono di nuovo qui.
Ma se trovi traffico, se c' una coda...
Pazienza, al massimo fa i suoi bisogni sul balconcino, non preoccuparti.
Lei non protest, incupendosi.
La A7, sgombra, sembrava la pista di un autodromo. La Giulietta correva oltre i 150, la luce blu lampeggiava nel buio.
Non parlarono, Angela si assop.
Riemerse dal torpore quando erano gi sulla riviera di Ponente che scorreva veloce alla loro sinistra. Arenzano, Celle, Varazze.
Ardig sbadigliava.
Gli occhi fissi sulla strada buia.
Lei sonnecchi fino a Savona, poi si stiracchi.
Sembrava serena, quasi felice.
Lo vuoi il caff?
Ardig beveva solo quello del bar, cremoso, nella tazzina. Ma avevano fretta per cui decise di fare uno strappo alla sua regola.
Il liquido scuro tremava nel bicchiere di carta, faceva schifo ed era amarissimo. Lei insistette per il bis, lui rifiut pentendosi di aver fatto quell'eccezione.
Acceler sfiorando i 200 per accorciare il viaggio.
Il sonno avanzava con il passare dei chilometri.
Imperia, i ponti sospesi nel vuoto, le gallerie di Sanremo.
Gli occhi rischiavano di chiudersi.
Tir gi il finestrino per farsi sferzare dall'aria, per tenersi sveglio, ma la stanchezza della precedente notte insonne gli stava presentando il conto.
Posso riposare qualche ora da te?
Ma certo, io per abito a Mentone,  la prima uscita autostradale.
Hai detto Mentone? Perfetto grid ripetendolo ad alta voce. Mentone, andiamo a Mentone.
Non  meglio che prendi un altro sorso di caff?
Avrebbe preferito del cianuro, ma le palpebre stavano crollando per cui accett. Bordighera, ancora venti minuti.
Trangugi quella venefica pozione nerastra.
Accidenti a lui e accidenti a lei.
La Giulietta romb intorno ai 200. Dieci interminabili minuti di sofferenza in un impari braccio di ferro contro Morfeo.
Ti conviene non fare il confine, esci a Ventimiglia. Usciamo a Ventimiglia ripet lui, quasi dovesse convincersi facendo rimbombare la sua voce nell'abitacolo.
Cos uscirono a Ventimiglia e presero la galleria che separava l'Italia dalla Francia, la frontiera naturale. Poi l'altra frontiera, quella di Porta Ludovica, presidiata da gendarmi armati per respingere gli immigrati.
Mentone apparve improvvisamente girando la collina. Alle 3,30 di una notte di fine giugno era una citt fantasma.
Saliamo verso la citt vecchia, sto l sopra.
Dammi l'indirizzo che metto in navigatore.
Non serve.
Preferisco, dai insistette, anche per non darla vinta al sonno.
Rue de vieux chateau.
Lo ripet ad alta voce, il navigatore non si impost, ma ormai erano arrivati.
Ardig intravide delle sagome, una chiesa e croci dorate.
Ecco,  il vecchio cimitero, abito poco oltre.
Va bene, supero il cimitero url nuovamente, come se fosse ubriaco. L'ultima fatica, prima di un riposo mai cos agognato.
Sui tornanti della salita la Giulietta sband.
Ardig parcheggi stremato, segu come un automa Angela.
La villetta aveva le imposte chiuse, pareva abbandonata.
Una manciata di secondi e apparve una branda.
Svegliami alle 7, devo tornare a Milano,  importante fu la sua ultima richiesta.
Ma certo sussurr lei stampandogli un bacio sulle labbra socchiuse.
Nonostante la mente intorpidita dal sonno Ardig prov un piccolo brivido, mentre si abbandonava sul letto.
L'ultima immagine che capt prima di crollare fu una foto incorniciata sul comodino.
Due ragazzi, ventenni: lei sorridente, lui meno.
Li registr in un istante troppo veloce per riconoscere quei volti lontani, dimenticati dal tempo.
Morire per te sar come vedere nello specchio riemergere un viso morto.
...
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CAPITOLO SESTO.
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IL SUPERBO.
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Milano, marted 11 settembre 2001.
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Erano tutti con gli occhi rivolti verso l'alto, dove erano posizionati gli schermi disseminati in Questura.
Ognuno con la sua idea.
Sono stati gli iraniani. No, Gheddafi. Ma va... quella  opera di Saddam. Guarda che gli arabi...
Questa  un'altra storia alla Kennedy, se lo sono fatti da solo, ma ti pare che quattro beduini rubano degli aerei e li fanno schiantare sul Pentagono?
Il questore stava facendo il giro delle sezioni, l'ultima fu la Omicidi e reati contro la persona. Il giovane commissario era anche lui con gli occhi rivolti al monitor.
A che punto siamo con il caso della ragazzina della discoteca?
L'investigatore brand il fascicolo.
Ludovica Moggiani, per gli amici Vicky.
Una ragazza del lago, scesa dalle sponde del Lario per realizzare il sogno di diventare medico, un sogno svanito in una folle notte di fine estate insieme alla sua vita.
Tutti gli elementi inchiodano il ragazzo, quello in coma al San Carlo. Ha superato l'intervento, si sta riprendendo. Ma devo approfondire per capire chi gli abbia venduto le pasticche e...
Nessun approfondimento per un caso del cazzo come questo. Consegni tutto al PM e chiuda il fascicolo. Ho gi sentito il procuratore capo, lo manda in giudizio immediato cos si risparmia tempo e denaro dei contribuenti.
Veramente ho diverse zone d'ombra da chiarire. A cominciare da dove abbia rimediato le pasticche. Non vorrei peccare di superbia, ma a mio modo di vedere occorre approfondire...
Il questore lo zitt.
Ardig, mi ha sentito? Il caso  chiuso. Ha detto di non voler essere superbo? Benissimo, stia zitto e obbedisca. Ho bisogno di tutti voi per schedare i musulmani presenti a Milano e in provincia. Lo vuole capire che da oggi siamo in guerra? O vuole aspettare che ci facciano saltare la Madonnina 'sti arabi del cazzo?
Il commissario non era affatto convinto.
Le mucose vaginali della ragazza raccontavano che aveva consumato uno o pi rapporti protetti con dei condom, e uno non protetto con eiaculazione.
E sull'uccello del ragazzo ricoverato in rianimazione non c'erano segni dell'elastico del preservativo e neppure tracce del lubrificante rilasciato dalla gomma. Non si era lavato, era sporco di sangue e materiale vaginale.
Dunque Vicky con chi aveva avuto il rapporto protetto? E se ci fosse stato un complice? O se invece...
Il questore alz la voce.
Ardig glielo devo ripetere? Chiuda il caso e lo passi al magistrato.  un ordine.
Il giovane sbirro annu scacciando le paranoie.
Il caso era chiuso. Anzi, risolto.
Il ragazzo si era calato le stesse pasticche, aveva avuto un rapporto sessuale con la ragazza, era sdraiato vicino a lei con il pene fuori dai pantaloni secondo un testimone, le aveva sottratto l'auto e viaggiava con il perizoma di lei, di Ludovica, sul sedile e stava scappando quando si era schiantato.
Non potevano esserci dubbi.
Era lui l'assassino. Omicidio preterintenzionale.
Le aveva fatto assumere l'ecstasy per trombarsela, lei si era sentita male e lui l'aveva lasciata crepare.
Si sarebbe preso quindici anni.
Giusto cos.
...
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...
Mentone, 30 giugno 2017.
...
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...
La mente era offuscata da un sonno profondo, a svegliarlo furono gli urti.
Ardig era in uno stato indefinibile, come se il corpo fosse vigile, ma la testa no. Si lasci trascinare sul pavimento freddo e poi gi per quell'interminabile rampa di scale, sobbalzando a ogni gradino.
Sbatt con la schiena, con il culo, con le braccia.
Gli urti lo obbligarono a recuperare lucidit.
La luce era fioca, quella di una lampadina.
Stava scendendo in una cantina, qualcuno lo trascinava per i piedi. Realizz che le mani erano bloccate dietro la schiena. Era legato, con qualcosa che stringeva, quelle fascette da lavori manuali, da elettricista.
Era scalzo, gli avevano tolto le Nike.
Di colpo ricord tutto.
La corsa in macchina da Milano, quella stanchezza improvvisa, il bacio di Angela.
Il bacio di Giuda, anzi della Madonna cornuta.
L'ultimo tonfo annunci un pavimento freddo in un ambiente buio.
Si ritrov sdraiato di schiena, il muro alle sue spalle.
Intorno a lui c'era qualcosa. Sembravano scaffali con vetrine, forse era un laboratorio artigianale.
La sagoma alle sue spalle si spost, la sent allontanarsi. Poi improvvisamente sotto il fascio di luce proveniente dalle scale apparve lei.
Angela.
Le gambe infilate in stivaloni di gomma, in mutande e canottiera, le cosce tornite e toniche, le tettone a riempire il tessuto.
Sulle spalle alcuni tatuaggi, a sinistra un cuore con intrecciato un gambo di rosa e due angeli svolazzanti, a destra in numeri romani era incisa una data.
La osserv, era struccata e calva.
Finalmente era tutto chiaro, senza inganno.
Angela, la tuta nera anche con 30 gradi, il trucco pesante.
Era comparsa nella sua vita esattamente in coincidenza con l'arrivo del primo messaggio.
L'incubo si era materializzato, eccolo il suo pozzo scuro.
E lass, sul bordo, una figura che non era riuscito a mettere a fuoco fino a quel momento.
Via la maschera di rossetto, fondo tinta e rimmel ed ecco apparire un viso dove i tratti maschili riemergevano da sotto il botox. Un viso non del tutto sconosciuto.
Morire per te sar come vedere nello specchio riemergere un viso morto.
Guard in quello specchio deformato dagli anni quel viso morto, cancellato dalla vita, dagli anni, dal dolore, dai farmaci e dagli interventi chirurgici. Faceva fatica a mettere a fuoco, poi quella foto sul comodino gli venne in soccorso.
La ragazza sorridente... la ragazza della discoteca, i giorni degli attentati a New York.
Hai capito chi sono? Ti ricordi di me?
Ricordamelo tu.
Raphael Sauzee, uno studente di Medicina che hai trasformato in un criminale.
Incass in silenzio quella presentazione.
Lo sai chi  l'arcangelo Raffaele?
Lui scosse la testa.
L'angelo della medicina, l'angelo che guarisce il male. Quella era la mia vita, il mio destino prima che arrivassi tu, maledetto.
Lei come si chiamava?
Vicky.
Ludovica... ora la ricordo. E ricordo di te. Uno stupratore che aveva fatto morire la sua ragazza con delle pasticche.
Raphael si irrigid. Gli sferr un pestone strappandogli un istintivo lamento.
Non ti preoccupare, non sar io a farti del male. Te lo farai da solo, sceglierai tu quando...
Frase sibillina.
Ardig non reag, doveva guadagnare tempo.
Almeno spiegami tutto prima di accopparmi. Ho il diritto di sapere...
Tu non hai nessun diritto. Tu me li hai tolti tutti i miei diritti.
Sauzee si avvicin.
La chirurgia estetica e la farmacologia avevano fatto un ottimo lavoro: sembrava davvero una donna, una bella donna.
Guardami, mi vedi? Sei stato tu a farmi questo.
 quello che diceva anche quel pazzo del Joker a Batman, prima di precipitare dalla torre...
Il secondo calcio gli arriv sul femore. Stavolta Ardig trattenne in gola ogni lamento.
Stronzo, pagherai tutto, pagherai la tua superbia.
Che superbia?
Quella per cui mi hai condannato. Credevi di avere la verit assoluta. Se tu avessi indagato, se avessi cercato di capire... invece no, per te era tutto chiaro, dovevo pagare solo io.
Lui scosse ancora la testa per uscire dal torpore.
Chi altro doveva pagare?
Loro, quelli che ci hanno impasticcati, che hanno avvelenato Ludovica e che mi hanno fatto uscire di testa.
Ma tu l'hai violentata.
Forse, forse  successo, non ero in me, non avevo il controllo del mio corpo, ma non l'ho uccisa. Non dovevo pagare io per la sua morte. Io non ho ucciso lei, ma tu hai ucciso me, tu hai ucciso Raphael.
E tu chi sei oggi?
Sono diventata lei, Vicky. Lei continua a vivere con il mio corpo, lei vive al mio posto. Lei sono io.
Vicky... io ho conosciuto Angela.
Lei gli indic il tatuaggio sulla spalla.
Noi siamo due angeli, siamo essere unici, senza sesso. E lo sai chi sono gli angeli?
Ardig era preparato in materia.
Sono messaggeri divini.
Appunto. Io ho portato il messaggio che aspettavate, vi ho portato la morte per curare i vostri peccati. Te lo avevo scritto, verr un angelo nero. Te lo dicevo, ma tu non volevi capirlo.
Ardig abbass lo sguardo umiliato.
Avevo tutto sotto gli occhi, non credevo che...
Lo vedi? La vedi la tua superbia?  bastata la mia malattia per non farti vedere altro. Eppure se tu avessi letto bene i miei messaggi, se avessi guardato oltre la punta del mio naso. Se non ti fossi fermato a guardami le tette. D la verit: per te ero solo quello? Una che volevi scoparti, ma ti facevo pena per la mia malattia.
Chapeau mademoiselle, hai vinto tu.
Abbiamo perso tutti per colpa tua, per colpa della tua ottusit.
Va bene, hai vinto. Ma almeno raccontami la verit.
Angela si avvicin guardandolo con gli occhi spiritati, occhi che bruciavano di rabbia e di odio.
Povero stupido.
Chi mi ha aperto il culo in carcere a San Vittore secondo te? Quel maiale di Firicane. E infatti come un maiale  crepato.
E il mio compagno di cella, quell'altro porco che si ingozzava con i suoi soldi, con la sua protezione, era stato lui a vendermi a Santino...
Evelyn?
Quel ciccione, l'Ingordo. In carcere mangiava come se fosse in un hotel cinque stelle. Campava sul mio dolore, ingrassava con le mie lacrime.
E gli altri due?
Erano quelli che ci avevano dato le pasticche e che hanno violentato Vicky. Loro, non io. Uno si  fatto macerare per anni dal rimorso,  diventato un drogato, un ladro, un senzatetto, ma  rimasto un vigliacco e non ha mai detto una parola per scagionarmi, si  tenuto tutto dentro, si  punito da solo. L'Inerte. L'ho incontrato nel carcere di Bergamo, non aveva il coraggio nemmeno di guardarmi in faccia. Ma almeno lui ha pagato anche in vita, per questo gli ho regalato una morte veloce.
E il chirurgo?
Quello meritava tutto il male che ha ricevuto. Ha vissuto nella gloria, con la fama, i titoli sui giornali, si divertiva a fare anche il filantropo. Avessi avuto pi tempo avrebbe sofferto pure di pi.
E il Blasfemo chi ?
Uno che aveva giurato di servire Dio e di aiutare una come me. Invece ha tradito tutti i suoi giuramenti prendendosi il mio corpo e la mia anima.
Ma tu sei cos ottuso da non esserti nemmeno accorto della sua morte.
Padre Giuda.
Ci sei arrivato troppo tardi. Comunque  una storia troppo lunga da spiegarti.
Aspetta, dimmi dei satanisti. Quelli delle messe nere in quel cimitero bergamasco.
Cosa vuoi che me ne freghi di quegli invasati. Ci penseranno i tuoi colleghi a punirli, no? Non saranno tutti ottusi come te...
Raphael si spost in un angolo, raccolse dei cavi e armeggi con una sorta di carrucola. Probabilmente voleva appenderlo a testa in gi, sollevandolo con un argano.
Ardig aspett, tremando per la paura e per il dolore che avrebbe dovuto subire.
L'argano venne issato, collegato a dei cavi poi il transgender gli pass due leve.
Bene, da adesso sei padrone del tuo destino. Buon divertimento.
Il transessuale indietreggi, quindi accese una luce al neon che illumin uno spettacolo orrendo intorno a lui: l'inferno, quello dei suoi incubi.
Questa volta per non c'era la galleria che portava al pozzo a separarlo dal mostro, stavolta erano l i mostri.
Serpenti. Tanti.
Dieci, dodici, forse quindici.
Lo puntavano da dietro il vetro delle teche appoggiate su cavalletti con rampe di legno posizionate a scivolo per farli scendere.
In un istante realizz il perch di quelle carrucole.
Raphael sghignazz mentre gli passava le leve indicandogli il complesso sistema di carrucole che pendevano dal soffitto.
Se restano tirate gli schermi delle teche rimangono abbassati, ma se molli la presa si sollevano e loro escono a farsi un giro. Dipende da te...
Il sonno, quel sonno che lo aveva tormentato dalla Liguria in poi, non serviva solo a stordirlo, ma ad annebbiargli la mente, a togliergli le forze per quello.
Nel momento in cui si fosse addormentato sarebbe stata la sua fine, ecco perch lo aveva drogato infilandogli chiss quale intruglio nel caff.
Per farti divertire ancora di pi ti regalo il brivido di una roulette russa, chiamiamola cos. Non sono tutti velenosi... solo alcuni di loro sono letali, per cui attento, se liberi quello sbagliato, addio ad Ardig il Superbo.
Raphael si avvicin a una teca. La apr afferrando un serpente a mani nude. Non era uno di quelli velenosi. Nero come i suoi incubi si contorceva tra le mani esperte del trans che gli bloccavano il collo.
Avvicin il muso ai piedi di Ardig, la lingua saettava nell'aria.
Il commissario trattenne il fiato terrorizzato.
Poi Raphael torn verso la teca e ripose il rettile nel suo loculo.
Non  lui che devi temere.
Una risata isterica, da pazzo.
Hai poco da ridere. Tempo qualche giorno e i miei uomini ti troveranno e te la faranno pagare.
Il transessuale se la ghign ancora.
Io sono gi condannato a morte, da te e dagli altri. Mi avete portato il male dentro. Mi rimangono ancora pochi mesi. Per cui ci rivedremo presto all'inferno, tutti insieme.
Estrasse una pistola da sotto la maglietta, una vecchia Browning.
Io me ne vado con questa, un colpo e via. Tra qualche mese, per, prima voglio concedermi una vacanza. Poi mi punir per la mia rabbia, per la mia ira. Cos anche l'Iracondo sar punito.
Un matto totale.
Ardig non replic, non aveva la forza per farlo, avrebbe voluto solo chiudere gli occhi e addormentarsi.
Di provare a liberarsi neanche ci pensava. I polsi e anche le caviglie erano bloccate dalle stesse fascette da elettricista.
Lo aveva condannato a crepare in quel buco, avvelenato dal morso di un serpente, una morte pulita, migliore di quelle riservate agli altri peccatori.
Raphael riprese la scala.
Vado in ospedale per la mia terapia, torno fra tre ore. Spero di trovarti ancora vivo.
L'eco della risata pazzoide si allontan, la luce rest accesa.
Quattro giri di chiave annunciarono che era stato murato l sotto.
I cavi della carrucola scorrevano intorno alle sue spalle e scendevano fino a dietro la sua schiena.
Tenerli in tensione, con le mani bloccate, provocava un dolore intenso alle clavicole come quegli attrezzi da palestra per potenziare la muscolatura. Non sarebbe riuscito a resistere molto, questione di minuti.
Cerc di spostare la schiena, di appoggiarsi al muro, per avere una postura meno dolorosa.
Nell'incubo della sua prigione sghignazz anche lui. Un ghigno di disperazione e ammirazione: Raphael, o Angela, o Vicky, aveva pensato a tutto.
Il tempo inizi a scorrere interminabile, intorno a lui l'aria immobile.
I serpenti c'erano, ma era come se non ci fossero, fermi, invisibili, acquattati dietro i loro vetri. Ne percepiva la presenza maligna.
Da bambino, in montagna, appena uscivano dal centro abitato il rischio erano le vipere. Li obbligavano a indossare i calzettoni anche d'estate, perch la lana pesante tratteneva il veleno in caso di morso e avevano il divieto di infilarsi nell'erba alta, nei cespugli o tra i sassi dove si annidavano le vipere.
Le odiava quelle vipere, qualcuna l'aveva anche uccisa a bastonate, ma aveva le mani libere e le scarpe ai piedi mentre adesso era scalzo.
Sarebbero stati i suoi piedi il bersaglio ideale per quei mostri.
Cerc di pensare ad altro per non sentire il dolore alle articolazioni e per tenersi sveglio.
Pens a Miriam, la donna pi bella di Milano, la cosa pi bella della sua vita. L'aveva trattata male anche l'ultima volta che si erano visti.
Pens ad Arianna, una donna completamente diversa che non aveva fatto in tempo a conoscere.
Poi improvvisamente pens al suo funerale.
Chi ci sarebbe stato?
I suoi uomini, certo.
L'amico Malerba.
Qualche collega della Questura.
Sicuramente De Piccoli.
E poi? I suoi genitori, suo fratello che non vedeva da anni, qualche curioso.
Magari anche dei politici in cerca di voti che avrebbero sfruttato le sue esequie per fare passerella elettorale.
Non lo avrebbero pianto in tanti, in compenso molti avrebbero riso.
Il Cardinale, quell'altra merda di Toni Calabria.
E poi Lorenzo Odorisio che l'avrebbe fatta franca per sempre. Avrebbe dovuto piazzargli una palla in testa l'altra notte, invece gli era mancato il coraggio di spegnere la vita di quel Caino.
E adesso gli mancavano le forze, non resisteva pi.
La testa era un macigno avvolto dalla nebbia.
Improvvisamente sent che stava cedendo al sonno. Basta! Non ce la faccio pi. Basta!
Grid.
Una, due, tre volte.
Il suo grido and a sbattere contro il muro, rimbalzando sul soffitto e perdendosi.
Basta url ancora per qualche minuto.
Sopra di lui solo il silenzio.
Raphael se ne era andato.
...
.
...
L'ospedale di Nizza  situato nella zona interna dove la splendida citt costiera diventa un aggregato urbano periferico con quartieri popolari e zone industriali.
Marco Fontana si era recato all'ufficio della Gendarmeria. Due agenti svogliati leggevano i fogli gialli de L'quipe, la Gazzetta d'oltralpe.
Indugiarono sul tesserino da Carabiniere poi si fecero offrire un caff nel bar interno.
Mezz'ora dopo risaliva in macchina dirigendosi verso le alture dove scorre l'autostrada.
Doveva correre a Mentone.
Ardig stava assopendosi quando sent la chiave girare nella toppa.
Passi pesanti.
Farris apparve come un attore dei film americani. Grande e grosso, muscoloso e cattivo, la Beretta spianata e altre pistole nella fondina. Scendeva i gradini guardingo.
Forza, dobbiamo uscire di qui.
I serpenti, non devono scappare.
Sono dentro le teche, non preoccuparti.
No, la carrucola, se mollo la presa...
L'ispettore diede una scrollata alle carrucole. Erano immobilizzate, non scorrevano.
Raphael lo aveva preso per il culo.
Ardig appoggi le leve sul pavimento: le teche restarono abbassate, non si potevano sollevare con quelle leve. Il bastardo si era solo divertito a farlo soffrire.
Il vice estrasse un coltellino dalla tasca e con un piccolo strappo fece saltare le fascette. Prima quelle alle caviglie, poi quelle dei polsi.
Ardig si rialz dolorante.
Risalirono la scala.
La luce dell'ingresso accesa.
Gli stivaloni di gomma erano vicino alla porta, un pupazzo di cartapesta vestito con una giacca e una camicia scura.
Non gli somigliava ma era lui.
Su un ripiano c'era la Browning, con un bisturi e altri strumenti da veterinario. Altro che il veleno del serpente, voleva tagliarlo a pezzi come aveva fatto con Firicane e Fortunato.
Le braccia liberate gli facevano male, le spalle erano in fiamme.
Le sue scarpe da running erano l, le infil come fosse il costume di Batman che adesso aspettava il suo Joker nella caverna, ma con una Browning in mano, e c'era pure un silenziatore.
Quello star via almeno due ore.  andato a Nizza in ospedale comunic al vice guardandosi intorno.
Il bagno era in fondo al corridoio.
Inizi a spogliarsi. Via la maglietta e via la fascia adesiva in cui aveva occultato il microfono grazie al quale Farris, che lo aveva seguito fin da Lambrate, era sempre stato all'ascolto di tutto.
Aveva seguito il lampeggiante sempre acceso nel buio della notte in autostrada e aveva ascoltato ogni parola pronto a intervenire se le cose si fossero messe male.
Ardig si catapult sotto la doccia, il getto freddo per svegliarlo del tutto e per pulirsi, per togliersi di dosso l'odore della paura.
Perch aveva avuto paura, fin dal primo minuto al parchetto, per tutto il viaggio, per tutto il tempo.
Hai corso un bel rischio.
Sapevo che c'eri tu a pararmi il culo... poi non mi avrebbe mai accoppato subito. Ero il suo ultimo divertimento, dovevo essere il suo capolavoro.
Cosa ti ha messo nel caff?
Qualcosa a lento rilascio, melatonina credo. Non poteva rischiare che crollassi al volante. E se si fosse offerta di guidare io avrei mangiato la foglia. Voleva solo intontirmi.
Si rivest e infil nella tasca della tuta la sua Beretta e la P38 che il collega gli aveva portato.
Ci vorrebbe un bel caff...
Farris non rispose facendogli segno di tacere.
Rumori all'esterno.
I due poliziotti si acquattarono sulla scala che portava al piano di sopra in un'attesa infinita.
La chiave non entrava nella serratura, qualcuno stava armeggiando con un ferro. Poi si accorse che la porta era aperta.
Si muoveva silenzioso, stava ispezionando gli ambienti.
Ardig fece cenno a Farris che scese un paio di gradini e si appiatt contro il muro sentendo che l'altro si stava avvicinando.
La finestra aperta ne proiettava l'ombra.
Quello attendeva, intuendo che qualcosa non andava, eterni istanti di silenzio.
Poi l'uomo si mosse.
La sua ombra allungata raccontava che aveva una pistola e il braccio teso.
Farris attese pronto a scattare.
Un passo, un altro passo.
Un secondo dopo schizz fuori afferrandolo per il braccio, la pistola svolazz per terra, l'uomo fin contro la parete prima di prendersi una spallata da Farris con i suoi 100 kg.
Tent di girarsi ma Ardig da dietro lo colp sul collo con il calcio della pistola, facendolo stramazzare a terra esanime.
I due poliziotti non fecero in tempo a riprendersi dalla sorpresa.
Un'altra doccia ghiacciata.
Marco Fontana riprese conoscenza nel peggiore dei modi, sotto quel getto gelido.
Bestemmi, agitandosi.
Poi riconobbe Farris.
Ma che cazzo...
L'altro lo sollev porgendogli un asciugamano che profumava di donna.
Bell'accoglienza.
Ardig si materializz in corridoio, la Beretta in pugno.
Che cazzo ci fai qui?
Quello che ci fate voi suppongo. Sono qui per Raphael Sauzee.
I due poliziotti si scambiarono uno sguardo mentre tornavano in salotto per accomodarsi sul divano.
Come sei arrivato fin qui?
Sauzee ha ucciso un religioso in un cimitero della Bergamasca.  una storia troppo lunga da raccontare.
La storia di padre Giuda, della Casa di Caino, dei satanisti che sacrificavano le prostitute nel cimitero di Perego sul Brembo?
Fontana annu massaggiandosi la nuca dolorante. Accidenti a voi, a momenti mi mandate all'altro mondo.
Questo succede a chi non condivide le informazioni lo rimbrott Ardig.
Da che pulpito... comunque complimenti a te, ne sai di cose ricambi Fontana, prima di farsi serio.
Sauzee  in ospedale a Nizza,torner tra un'ora circa.
Lo sappiamo.
Il capitano dei Carabinieri squadr i due sbirri realizzando che erano soli, senza una squadra a guardare loro le spalle.
Questa  la mia indagine, ho la delega della procura di Milano e la chiudo io. Ora chiamiamo la gendarmeria e anche i miei colleghi di Ventimiglia e facciamo circondare la casa. Lo prendiamo e lo portiamo subito in Italia ordin Fontana.
No. Bastiamo noi tre.
Quello avr un'arma, magari arriva anche con un complice. Cosa ne sapete?
Ardig si spost in cucina, apr il rubinetto dell'acqua fredda per bere a canna.
Torna da solo, vuol divertirsi a torturarmi l sotto.
Hai ragione, ma...
Ardig si rivolse a Farris.
La porta era chiusa a chiave?
Con quattro mandate.
E gli stivali?
Erano appoggiati alla porta.
Bene, aspettatemi qui.
Scese la scala e scomparve per una manciata di secondi.
Poi risal, richiudendo la porta con quattro mandate e appoggiando gli stivali alla porta.
Ora andiamo al piano di sopra. Colpo in canna e silenzio.
Te lo ripeto, quello non torna per un pezzo assicur il carabiniere.
Ardig si sdrai su un letto.
Lo sapevi dei serpenti?
Me lo avevano detto. Erano la passione del suo vecchio zio, un veterinario con qualche rotella svitata. Stavo tenendo d'occhio la casa da qualche giorno, sapevo che sarebbe tornato per farsi curare in ospedale.
Ardig sorrise rivolgendosi all'ufficiale dell'Arma.
E poi dicono che voi carabinieri non capite un cazzo...
Lo prendo come un complimento.
Ma come hai fatto ad arrivare fin qui?
Te l'ho gi detto,  una storia lunga.
Raccontamela, di tempo ne abbiamo e io devo stare sveglio.
Te lo ricordi quel corpo carbonizzato trovato in un cimitero delle valli bergamasche?
S, padre Giuda, vero?
 tutto iniziato quando un anziano, per caso, ha scoperto che avevano infranto il lucchetto di un cimitero abbandonato...
Raphael rientr stanco e accaldato, voleva farsi una doccia e riposare.
And in cucina, sciolse una busta di integratori di potassio e magnesio in un bicchiere d'acqua, poi si spogli, infil gli stivali e una maglietta.
Una visita al suo ospite era doverosa, ormai aveva probabilmente ceduto. Magari stava dormendo illudendosi di averla scampata.
Sorrise al pensiero di quello che gli avrebbe riservato nelle ore successive. Il bisturi brillava sul ripiano.
Anni e anni da ragazzo ad allenarsi con le carcasse degli animali soppressi dallo zio. Mai avrebbe immaginato che quell'arte gli sarebbe tornata cos piacevolmente preziosa.
Avrebbe iniziato recidendogli le falangi dei piedi, poi le orecchie.
Gli occhi li avrebbe rimandati al giorno successivo.
Aveva tutto il tempo per divertirsi con il suo ultimo peccatore.
Gir la chiave con la mente assorta, totalmente rivolta al suo elaborato piano di torture.
Apr la porta e accese la luce.
Era distratto.
Solo all'ultimo il suo sesto senso lo avvert che due cose non andavano.
Non vide la sagoma del suo prigioniero e sent un rumore felpato alle sue spalle.
Non riusc neppure a voltarsi. Uno spintone gli fece perdere l'equilibrio e lo fece ruzzolare gi.
La porta si richiuse, le mandate furono sempre quattro.
Raphael url di terrore.
Alcune teche erano sollevate.
Fontana lo squadr inorridito.
Non possiamo lasciarlo laggi.
Lo sguardo di Ardig era glaciale.
Ha gli stivali, non credo che lo uccideranno i morsi dei serpenti.
I due investigatori si fissarono negli occhi.
Giustizia contro vendetta, in mezzo la legge a dividerle come una rete in un campo da tennis.
Il transessuale gridava dalle scale, urla di terrore puro.
Fontana gli si par davanti.
No, non lo faccio morire cos.
Ardig lo fronteggi, per un secondo. Occhi cattivi.
Farris gli appoggi una mano sulla spalla. Poi il Caino che si era impossessato di lui lo abbandon andandosene altrove.
Gli occhi si normalizzarono.
Va bene, hai ragione, arrestalo tu.
Fece girare la chiave in senso inverso, con le solite quattro mandate.
Il trans balz fuori terrorizzato.
Farris lo accolse con un ceffone da staccargli la testa, facendolo stramazzare sul pavimento.
Mentre Fontana ammanettava Sauzee il commissario si gir verso il ripiano con gli strumenti per la sua tortura.
La Browning con il silenziatore aveva la matricola abrasa, una pistola da criminale.
La imbosc nella tasca della tuta.
Poi si inchin per fronteggiare Raphael.
Lo choc si stava trasformando in una crisi isterica. Scalpitava come una belva imprigionata, cercando di liberarsi dalle manette.
Ardig gli moll un manrovescio.
Questo  per le botte che mi hai dato prima.
Gli occhi neri dei due uomini si incrociarono, gli stessi occhi di Angela nel corpo di un'altra persona.
Eccolo l'inganno, la sua Madonna cornuta.
Ma lui non era San Pietro da Verona, non era un sanguinario inquisitore. Era solo un poliziotto che aveva commesso un umanissimo errore senza comprenderlo.
Per un istante si vergogn, compiangendo l'amara sorte riservata al ragazzo francese diventato mostro. Se avesse approfondito le indagini, se il questore non lo avesse pressato, se non ci fossero stati gli attentati dell'11 settembre...
Aiut il transessuale ad alzarsi e lo fece accomodare sul divano.
Crollata l'adrenalina anche Raphael si stava sgonfiando, come un pallone bucato. Ora lo vedeva solo per quello che era: un essere umano, malato, con una vita amara avviata al pi crudele dei capolinea.
Aveva braccato un Caino, aveva preso un Abele.
L'ennesimo inganno di quella storia.
L'appartamento che Fontana aveva preso in affitto a Mentone era incantevole.
Il mare era una tavolozza blu su cui si infrangevano i raggi del sole.
Farris era gi partito per Milano.
Ardig si era fatto una doccia, aveva dormito un paio d'ore e aveva rubato una polo e dei pantaloni leggeri dalla valigia del carabiniere.
L'iPad lo aveva preso solo in prestito.
Ora era al tavolo di un baretto, dove stava consumando un'insalata di pollo, alle 5 del pomeriggio di una giornata campale.
Repubblica.it raccontava che un ufficiale dei Carabinieri, di cui ancora si ignorava l'identit, aveva catturato al confine francese un pericoloso assassino, ritenuto il responsabile della catena di delitti che aveva insanguinato Milano e lo aveva condotto nella stazione dei Carabinieri di Bordighera, dove alle 18 si sarebbe tenuta una conferenza stampa per rendere noti i particolari dell'arresto.
Divor l'insalata leggendo gli articoli.
Poi riaccese il cellulare.
Lo cercavano tutti via whatsapp o via sms.
Molti erano di Malerba: anche lui stava correndo in riviera.
Risal in auto e ripart verso l'autostrada. Non aveva fretta, durante il viaggio verso Milano avrebbe aggiornato i suoi uomini e i suoi vertici.
Avrebbe dato una risposta anche al prefetto Rossetti.
Anche lui lo aveva cercato.
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EPILOGO.
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Milano, luglio 2017.
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Roma caput mundi. Per gli altri.
Per Marco Fontana, premiato con un solenne encomio dall'Arma e rimandato gi nell'Urbe. Anzi, nel perimetro ovattato della Citt del Vaticano tra misteri e segreti. Come la fine di padre Giuda, archiviata e silenziata insieme agli orrori della Casa di Caino e a tutto il resto, incluso Raphael Sauzee.
Aveva confessato tutto, senza reticenze.
Era stato rinchiuso in carcere a Genova per qualche settimana, finch le sue condizioni di salute lo avessero consentito. Poi sarebbe stato trasferito a Parma in una struttura di reclusione specializzata per garantire tutte le cure necessarie anche ai peggiori criminali.
Anche il capo dei capi stava terminando l i suoi giorni terreni.
Ardig correva sull'asfalto tra lo smog anche in quella mattina di met luglio. Correva riavvolgendo il nastro della sua estate convulsa.
Pass sotto il balcone di piazzale Martini.
Il cartello AFFITTASI era stato rimosso, qualcuno se lo era preso.
Niente trasloco dall'altro lato della circonvallazione e neppure nell'altra capitale.
Al prefetto Rossetti aveva risposto no, grazie.
Quell'altro non l'aveva presa bene profetizzandogli una carriera in un buco di culo di provincia. Un problema in meno.
Ora Ardig correva verso casa, verso Frog, verso la sua solitudine rassicurante, verso il suo futuro senza progetti e desideri, ma voltandosi indietro non vedeva nessuno che lo inseguisse: demoni e fantasmi erano spariti.
Correva e sorrideva pensando di aver rimesso tutti i suoi debiti e anche quelli di altri peccatori, di tutti i peccatori.
Il cellulare era rimasto volutamente silenziato.
Quando arriv in commissariato Santoni lo accolse trafelato.
 successo un casino stanotte.
Chi hanno ucciso?
Nessuno, ma ci  mancato poco.
Andiamo a farci un caff al baretto.
Santoni lo segu stupito dalla calma dell'amico che non domandava nulla.
Presero le tazzine e si appartarono a un tavolino.
Il vice ripart.
Ci sono stati dei regolamenti di conti. Sono tutte nostre vecchie conoscenze.
Raccontami tutto.
Intorno a mezzanotte un sicario ha sparato a Vincenzo De Vitis, davanti a un bar in piazzale Siena.
Il commissario osservava la tazzina.
Non lo hanno seccato?
Macch, un avvertimento. Ha tirato alle gambe sia a lui sia al suo guardaspalle. Li ha gambizzati entrambi e si  eclissato.
Brutta storia.
Eh s, comunque se la caveranno.
Buon per loro.
E non  finita. Verso le 3,30 hanno gambizzato un'altra nostra vecchia conoscenza, si chiama Lorenzo Odorisio.
Ma chi, il culturista?
Quello, l'assassino della prostituta in Benedetto Marcello, quello che non avevamo incastrato per l'altro omicidio...
Me lo ricordo.
Ecco, qualcuno lo ha aspettato sotto casa, in piazzale Massari, ma con lui ha avuto la mano pi pesante: due colpi, uno in una gamba, l'altro nell'altra.
Due colpi?
Un tiratore scelto, ha mirato alle rotule, mandandogliele in frantumi. Lo hanno gi operato, rimarr zoppo per tutta la vita.
Poveretto, che disgrazia. A volte il destino  ingrato. Santoni si zitt incredulo. O forse no.
A sparare  stata la stessa arma. Una vecchia Browning, con silenziatore.
Ah, chiss da dove  spuntata...
Stavolta il vice non aggiunse nulla.
Pagarono le consumazioni e si avviarono verso piazza San Sepolcro.
Un sole accecante irradiava Milano.
Bella giornata vero?
Bellissima, senti che pace, che armonia.
Certo - osserv Santoni - nessuno si dispera se De Vitis e Odorisio sono all'ospedale.
Che vuoi dire?
Che criminali come quelli dovrebbero stare all'ergastolo.
Chi siamo noi per giudicarli per i loro peccati terreni? Lo far il padre eterno a tempo debito.
Mi pare che stanotte lo abbia fatto qualcun altro. Beh, ora indagheremo.
Il vice scosse la testa.
Non troveremo nulla. Sar un professionista che avr gettato la pistola in qualche buco introvabile.
Oppure nel Lambro borbott Ardig.
Figurati, allora non troveremo mai nulla.
La facciata del commissariato li accolse.
Ardig taceva.
Santoni concluse per avere l'ultima parola come sempre.
Indago io se sei d'accordo, ma tanto non trover nulla. Comunque sai chi ha dato la notizia per primo? Malerba sull'online del Giorno alle 8 del mattino. Chiss da chi lo avr saputo.
Gi, chiss... bravo Malerba.
Posso dirti una cosa.
Dilla.
Il vice gli appoggi una mano sulla spalle.
Quanto ammiro lo stronzo che ha sparato stanotte a quelle due merde. Finalmente un po' di giustizia....
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FINE.
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NOTA DELL'AUTORE.
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Come gi accaduto nei miei precedenti romanzi in questo libro torno sul fenomeno del satanismo come gi fatto nel mio primo noir Gli angeli di Lucifero.
Ho inserito alcuni episodi di cronaca nera purtroppo realmente accaduti a Milano e in Lombardia negli anni scorsi, episodi lontani e dai contorni oscuri, in una trama di pura fantasia dove ogni riferimento a fatti e persone  da intendersi come puramente casuale e privo di attinenza con la realt.
Il libro  ambientato in prevalenza a Milano e in parte a Bergamo e nelle valli bergamasche, luoghi che ho imparato a conoscere e ad amare da quando, nel 2015, seguendo il cuore e l'amore, mi sono trasferito da Milano a Bergamo.
Perego sul Brembo non esiste, per raccontare questo luogo mi sono liberamente ispirato a Crespi D'Adda, uno dei siti lombardi diventati patrimonio Unesco, lo splendido villaggio operaio oggi abbandonato, e al suo annesso cimitero che ho cercato di fotografare con il mio racconto, dove sono accaduti episodi di satanismo all'inizio degli anni 2000.
Una parte del libro  ambientata in una zona che definisco impropriamente l'Isola bergamasca, anche se alcuni dei luoghi raccontati si trovano nelle valli Imagna e Brembana.
Nella Val Taleggio non esiste nessun monastero affacciato sull'orrido, ma nelle altre valli ci sono altri monasteri che hanno ispirato questo luogo.
A Clusone potrete visitare il meraviglioso Oratorio dei Disciplini, con l'affresco del Trionfo della Morte, ma non esiste un monastero di frati che si dedicano all'autoflagellazione, un rituale del XIII secolo che ebbe grande seguito nei territori bergamaschi.
La rotonda di San Tom ad Almenno  un luogo splendido e suggestivo che invito a visitare in una gita domenicale, ma alle sue spalle non troverete nessun rudere abbandonato.
La Casa di Caino non esiste e spero non esista mai.
La vicenda della bambina rapita e uccisa nell'immaginaria Brembonate richiama una ben nota e tragica vicenda di cronaca nera accaduta in quei luoghi alcuni anni fa, ma anche in questo caso non ci sono attinenze con i fatti realmente accaduti e ogni riferimento  puramente casuale.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Durante la stesura di questo libro, nel dicembre del 2017, la vita mi ha riservato una di quelle trappole che, senza distinzioni o eccezioni, pu capitare prima o poi a ognuno di noi: un piccolo nodulo dentro cui si annidava un mostro, per fortuna dormiente e innocuo. Per cui una disavventura a lieto fine.
Grazie alla professionalit e all'umanit del professor Ivano Vavassori e a quella del professor Antonino Lembo e alla sua straordinaria quipe della clinica Gavazzeni di Bergamo: grazie a ognuno di voi!
Un grazie a Roberto Calderoli, che nel momento del bisogno si  dimostrato un vero amico, e a Paolo Grimoldi.
Grazie a chi, nel mio piccolo mondo lavorativo, mi ha dedicato un pensiero o un sms: grazie ai colleghi della redazione sportiva de Il Giorno, grazie all'editore di Superbasket Giampiero Hruby e al direttore, il mitico coach Dan Peterson, per la sua splendida mail, grazie al Bergamo Basket 2014 e grazie all'Atalanta, al suo ufficio stampa e al gruppo di giornalisti, ormai miei amici, che seguono la Dea. Grazie a ognuno di voi.
Venendo al libro come sempre sono tante le persone che devo ringraziare, sapendo che qualcuna verr dimenticata.
Grazie al mio editor Dario Mione, giornalista bergamasco che ha puntigliosamente rivisto tutte le bozze, dando un contributo fondamentale anche in termini di idee e suggerimenti e di conoscenza dei luoghi in cui il romanzo  ambientato.
Grazie alla mia gemella astrale Elena Cartotto, studiosa di astrologia, simboli e discipline di confine, nonch collaboratrice della trasmissione televisiva Voyager per i suoi spunti e le sue critiche.
Grazie come sempre a tutto lo staff Mursia, grazie ad Antonella, Huguette, Lorenza e Raffaella.
Grazie a chi, con grande disponibilit, mi aiuta nelle presentazioni, in particolare la giornalista Debora Bionda con cui ho un debito infinito.
Grazie a Marco Oliva e alla sua quotidiana trasmissione Lombardia nera, su TeleLombardia e Antenna 3: una vetrina importante per far conoscere i miei romanzi e farmi conoscere meglio la fosca realt dei delitti che avvengono in Lombardia.
Grazie alla collega Valentina Di Rienzo per le splendide proposte grafiche per le mie copertine.
E infine un grazie a tutti voi che mi leggete e mi spronate a scrivere, grazie per le vostre mail, grazie per esserci alle mie presentazioni e un grazie ai 17.000 che in metropolitana a Milano hanno scaricato la versione ebook de Gli angeli di Lucifero, regalandomi una soddisfazione che mai avrei immaginato di vivere.
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FINE.